IL CIOCCOLATO Peccato di gola o alimento benefico?
CIOCCOLATO
"Chiunque abbia troppo accostato alle labbra il calice della voluttà; chiunque
abbia occupato nel lavoro gran parte del tempo destinato al sonno; chiunque, essendo
uomo intelligente, si sente momentaneamente svanito; chiunque non possa sopportare
l’aria umida, il tempo lungo, l’atmosfera pesante; chiunque sia tormentato da
un’idea fissa che gli toglie la libertà di pensare: tutti costoro si prendano
un buon mezzo litro di cioccolata ambrata..."
... è il consiglio di quel bontempone e buongustaio di Anthelme Brillat-Savarin
(1755-1826), giurista e magistrato, la cui fama però è legata a un divertente
libretto Fisiologia del gusto, ovvero Meditazioni di gastronomia trascendente,
pubblicato nel 1825 e ancor oggi di piacevolissima lettura.
Alcune affermazioni del gastronomo Brillat-Savarin (per esempio, sugli effetti
benefici dell’ambra) farebbero inorridire i moderni nutrizionisti, ma sulla cioccolata,
che furoreggiava nell’800, lo scrittore francese è una miniera di notizie. I primi spagnoli, che sbarcarono nelle foreste vergini del Sudamerica, spinti
dalla sete dell’oro e di altri minerali preziosi, scoprirono coltivazioni altrettanto
preziose come lo zucchero e il caffè, la patata e appunto il cacao.
Importato in Europa nel 1600 il cacao, sposato con lo zucchero ed altre sostanze,
come la vaniglia o la cannella, divenne "la cioccolata", una bevanda molto diffusa
dapprima in Spagna poi in Francia con Anna d’Austria, figlia di Filippo II e moglie
di Luigi XIII.
| Il naturalista svedese Carl von Linné, italianizzato in Carlo Linneo (1707-78),
che si dedicò a classificare gli esseri viventi con la denominazione latina, chiamò
il cacao theobroma , cioè "alimento degli dei": "gli uni attribuirono questa enfasi al fatto che allo scienziato la cioccolata
piaceva moltissimo; altri al desiderio che egli aveva di far piacere al suo confessore;
altri infine alla sua galanteria, poiché la prima a introdurre la cioccolata era
stata una regina ". | |
L’albero del cacao, coltivato oggi in molte regioni (Sudamerica, Africa, Asia
del sud-est, Nuova Guinea, Ceylon), raggiunge un’altezza da quattro a otto metri
e porta fiori tutto l’anno, situati curiosamente proprio sul tronco. Il frutto
ha la forma di un cetriolo e contiene i semi che vengono essiccati, fermentati,
torrefatti e macinati per ottenere la polvere di cacao, il burro di cacao, la
cioccolata intesa come bevanda e ora, grazie ai procedimenti industriali, il cioccolato
spalmabile o in tavoletta, nelle sue infinite varianti (fondente, al latte, alle
mandorle ...) fino agli irresistibili biscotti al cioccolato.
Ma all’epoca di Brillat-Savarin, quando la produzione di cioccolata era ancora
artigianale, egli si serviva dal signor Debauve, via san Pietro 26, fornitore
del re.
"Farmacista egregio", questo signor Debauve doveva essere uno che ci sapeva fare,
tanto che riceveva ordinazioni anche dall’estero e teneva alto l’onore francese
in concorrenza con l’ottima cioccolata spagnola e a dispetto di quella pessima
italiana che pare avesse "il cacao troppo abbrustolito".
Brillat-Savarin, di solito parco di elogi, non li risparmia al suo fornitore
prediletto, signor Debauve, e alla sua squisita cioccolata che "ci dà una colazione bastante la mattina, ci delizia a pranzo, nelle creme, e
ci rallegra ancora, alla fine della serata, nei gelati, nei croccanti e in altre
ghiottonerie da salotto, senza contare il piacevole divertimento di pastiglie
e confettini, con o senza foglietti dentro ".
Alla cioccolata non resistevano le signore e "anche più i frati" tanto che "il
reverendo padre Escobar, la cui metafisica era sottile quanto accomodante era
la sua morale, dichiarò formalmente che la cioccolata sciolta nell’acqua non rompeva
il digiuno, stiracchiando, in favore delle sue penitenti, l’antico adagio: "Liquidum non frangit jejunium " (Il liquido non rompe il digiuno)". | |
È il caso di dire: evviva i peccati di gola!
Non priviamo i bambini di questa sofferta golosità per dare loro magari un altro
dolce che contiene più grassi ed ha meno effetti salutari. Ed anche i grandi,
che seguono una dieta equilibrata, possono cedere qualche volta a quest’antica
dolce tentazione. Tanto più che il cacao contiene degli alcaloidi attivi a livello del sistema nervoso, come
la caffeina e la teobromina, che hanno un effetto positivo sulla concentrazione
mentale e sulla prontezza psico-fisica agendo a livello cardiocircolatorio e muscolare. Addirittura, secondo una ricerca condotta dalla Scuola di Sanità Pubblica dell’Università
di Harvard su 7.841 persone intorno ai 65 anni seguite per 5 anni, il cioccolato
allunga la vita "grazie a una sostanza, il fenolo, che previene l’ossidazione
dei grassi nel sangue e la costrizione delle arterie".
Insomma i moderni scienziati dell’alimentazione, nella descrizione degli effetti
benefici della cioccolata, si spingono ancora più là del nostro simpatico Brillat-Savarin
che, senza tante parole difficili ma con molto buon senso e buon umore, si limitava
a dire: "Le persone che fanno uso di cioccolata sono quelle che godono di una salute più
costantemente uguale e che sono meno soggette a una quantità di malucci che insidiano
la felicità della vita ".
E allora diamogli retta: lasciamoci tentare, almeno qualche volta.
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