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L’ALIMENTAZIONE SANA DEL GATTO 1/2

A cura di Valerio Guiggi

L’alimentazione del gatto deve essere compresa da chi se ne prende cura. Per due motivi: il primo è di natura fisiologica e metabolica, mentre il secondo è di natura comportamentale.

Una nota definizione del gatto è quella di carnivoro stretto. Questo significa che il gatto è un carnivoro, esattamente come il cane, ma che ci sono dei “limiti metabolici” che lo rendono molto più dipendente del cane dalla carne e dalle sue componenti.

Tra le differenze che contraddistinguono l’alimentazione del gatto rispetto a quella del cane e dell’uomo:
• A causa di un turnover più rapido delle proteine, il gatto ne ha una necessità molto più alta rispetto a quelle di cui necessita un cane;
• Il gatto non ha la capacità di trasformare la provitamina A, molecole come il beta-carotene che si trovano in diversi alimenti vegetali (come le carote, appunto) in vitamina A nella sua forma attiva, a differenza di quanto accade nell’uomo. Questo significa che la vitamina A deve essere già stata convertita da altri animali, di cui il gatto si ciba (la maggior parte delle specie animali è in grado di effettuare questa conversione metabolica);
• Il gatto necessita di acido arachidonico, un acido grasso che nelle altre specie viene convertito in maniera autonoma a partire da un altro grasso, presente nella maggior parte degli alimenti vegetali, che è l’acido linoleico. Non essendo in grado di convertirlo, ha necessità di assumerlo quando è già stato convertito.
• Il gatto necessita di un amminoacido essenziale in più rispetto alle altre specie come il cane, che è la taurina. Non essendo in grado di produrla in modo autonomo (a causa di un deficit enzimatico) per la composizione delle proteine, questa deve essere necessariamente integrata per mezzo dell’alimentazione.

Le proteine sono, all’atto pratico della composizione dell’alimento, le basi da tenere in considerazione quando si formula un’alimentazione per il gatto; se l’alimentazione è di produzione casalinga deve essere a base di carne, mentre se è industriale l’azienda produttrice deve far sì che queste componenti essenziali siano tutte presenti nell’alimento finale (molte di queste vengono, ad esempio, degradate dalla cottura).

Ci sono poi altre particolarità dell’organismo del gatto, che però non sono direttamente implicate nella formulazione di una dieta ma sono soprattutto di interesse fisiologico. Tra queste l’incapacità di convertire il triptofano in niacina, una sensibilità alla carenza di arginina che non c’è nel cane e un metabolismo energetico diverso da quello delle altre specie animali.

Il gatto ha anche altre particolarità che interessano, anche se indirettamente, l’alimentazione, e la più importante è che il gatto ha un comportamento alimentare molto particolare. È molto difficile far accettare a un gatto un nuovo alimento in poco tempo, specialmente dopo diversi anni durante i quali il gatto ha mangiato sempre lo stesso tipo di prodotto. Se quindi si ha intenzione di cambiare alimentazione è importante iniziare precocemente e soprattutto insistere molto nel proporre il nuovo prodotto.
In linea generale, sarebbe importante interessarsi all’alimentazione del gatto fin dal suo arrivo in casa o, se possibile, quando è ancora in presenza della madre (in questo caso accetterà più facilmente nuovi cibi).

Quante volte mangia un gatto?
Se un cane può anche evitare di mangiare tutti i giorni, rispecchiando un comportamento naturale per cui non sempre ha l’alimento a disposizione in natura, il gatto può arrivare a mangiare anche 20 volte al giorno, rispettando la sua natura di cacciatore. Il gatto cattura prede piccole, spesso poco caloriche o difficili da digerire, e la sua alimentazione consiste soprattutto nella quantità di pasti che riescano a soddisfare I suoi fabbisogni giornalieri.

Ciò è confermato anche dal fatto che il gatto ha problemi con il digiuno: mentre un cane può sopportare più giorni di assenza di alimentazione, quando un gatto supera le 24-48 ore senza cibo si innescano una serie di processi metabolici che mobilitano in massa i grassi presenti nel suo corpo, che possono accumularsi all’interno del fegato; questo provoca una patologia detta lipidosi epatica, molto difficile da trattare per un medico veterinario e che quindi, con diverse soluzioni, deve essere evitata.

Particolare nota riguarda il quantitativo di acqua assunta dal gatto. L’animale che ha provenienza desertica, in natura non beve praticamente mai perché è in grado di assumere tutta l’acqua di cui ha bisogno dalle proprie prede, senza necessità di assumerla a parte (cosa che non è semplice in ambienti secchi). Questo significa che l’alimento del gatto dovrebbe essere il più possibile ricco d’acqua e per questo è da preferire quello umido rispetto a quello secco, perché quest’ultimo non contiene acqua e porta il gatto a bere, assumendo però meno acqua rispetto a quella che assumerebbe dal cibo. Ciò, a lungo andare, può portare all’insorgenza di patologie derivanti da una scarsa diluizione delle urine e soprattutto la formazione di calcoli vescicali che devono essere disciolti o, secondo le tipologie, necessitano di un intervento chirurgico per essere rimossi.

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I nutrienti nell’alimentazione del gatto
Come accade con l’alimentazione umana, il gatto ha bisogno di alcuni nutrienti fondamentali per la sua sopravvivenza. Vediamo quali.

Le proteine
Le proteine sono nutrienti essenziali che dovrebbero essere presenti in maggiore quantità rispetto a tutti gli altri nell’alimentazione del gatto, almeno se si rispetta l’alimentazione in natura. I fabbisogni proteici nel gatto sono molto alti, molto più che nel cane, e almeno un terzo delle sostanze che ingerisce devono essere proprio proteine, perché il metabolismo di queste sostanze è molto rapido. Questo è il motivo per cui un gatto non può sopravvivere con un alimento commerciale che soddisfi i fabbisogni minimi per il cane.
Le proteine, composte da unità singole chiamate amminoacidi, vengono scomposte nello stomaco, assorbite nell’intestino e poi utilizzate dall’organismo per formare altre proteine che costituiscono le strutture dell’organismo. Tra gli amminoacidi ce ne sono alcuni essenziali, cioè che il gatto non è in grado di produrre in modo autonomo, e altri non essenziali, che il corpo può produrre senza integrazioni esterne; la taurina è un amminoacido essenziale.
La cottura diminuisce, in generale, la digeribilità delle proteine e tanto più è lunga, tanto il gatto avrà difficoltà a completare il processo di digestione.
Una fonte proteica spesso utilizzata nell’alimentazione del gatto è il fegato, che è ottimo dal punto di vista nutritivo ma che se somministrato in quantità troppo elevate rischia di causare una patologia detta spondilosi, in cui le vertebre cervicali si toccano tra loro causando un altissimo dolore; è una patologia irreversibile ed è causata dall’alto contenuto di vitamina A nel fegato. Per cui, se pure questo alimento è ottimo dal punto di vista proteico, va somministrato con attenzione.
Le proteine vegetali sono poco digeribili e potrebbero non essere sufficienti a garantire tutti I fabbisogni nutrizionali di un gatto.

La taurina
La taurina, è un amminoacido essenziale che viene sintetizzato dalla maggior parte degli animali ma non dal gatto. Poiché non si trova nelle specie vegetali, il gatto deve necessariamente assumerlo da alimenti di origine animale, sia terrestri che marini.
La taurina si trova in diverse quantità nelle carni e nei singoli organi (per esempio, il cuore ne è particolarmente ricco), ma viene distrutta dalla cottura e dall’esposizione all’aria, fenomeno che si verifica, ad esempio, in lavorazioni della carne come la macinatura.
La carenza di taurina può provocare patologie molto gravi come il malfunzionamento cardiaco e il distacco della retina dell’occhio.

I lipidi
I lipidi, o grassi, sono una delle fonti di energia principali per l’organismo felino (l’altra sono i carboidrati, ma anche le proteine possono essere usate a scopo energetico); a differenza dei carboidrati sono però essenziali nella dieta del gatto, e ne devono costituire almeno il 10% per evitare carenze.
Come per la taurina, che deve essere necessariamente assunta da alimenti di origine animale, per il gatto c’è un acido grasso essenziale, l’acido arachidonico, che gli altri animali sintetizzano in autonomia mentre al gatto non riesce, dovendolo quindi necessariamente assumere a partire da grasso animale. Per questo, non è sufficiente fornire a un gatto solo dei “grassi” in senso generale, ma bisogna fornire gli acidi grassi essenziali che gli permetteranno di formare le strutture del proprio organismo.
L’acido arachidonico fa parte della categoria degli omega-6, che è essenziale nel gatto adulto, mentre nel gatto giovane sono essenziali anche altri acidi grassi, che appartengono alla categoria degli omega-3.

I carboidrati
I carboidrati sono una componente non essenziale nell’alimentazione del gatto, seppur tollerata, digerita e assorbita in una modica quantità. Hanno funzione energetica, e rappresentano una fonte di glucosio già pronta che l’organismo può usare (invece di ricavarlo dalle proteine) per il funzionamento degli organi che per la loro energia non possono usare i grassi, come il cervello.
Non essendo essenziali si possono escludere dalla dieta, ma se si vogliono fornire a scopo energetico bisogna evitare di esagerare con le quantità, perché se in eccesso non vengono digeriti e finiscono nelle feci, provocando anche diarrea. Se si vogliono fornire, visto che di solito provengono da alimenti di origine vegetale come i semi o i tuberi, gli alimenti devono essere cotti per aumentarne la digeribilità, permettendo all’enzima amilasi prodotto, in piccole quantità, dal gatto, di digerire le catene di carboidrati complessi riducendole a carboidrati semplici.

La fibra
La fibra vegetale, oltre a non essere essenziale, non viene nemmeno assorbita. Aggiungerla all’alimento, tuttavia, può essere importante perché questo componente di origine vegetale svolge due azioni nell’intestino: la prima è quella di stimolare i movimenti intestinali permettendo una regolarità nei movimenti intestinali, quindi evitando la costipazione; la seconda è che la fibra può essere benefica sulla salute intestinale del gatto perché nutre i batteri che vivono al suo interno.
Tuttavia, le quantità di fibra che pssono essere fornite a un gatto sono molto limitate: un sovradosaggio, infatti, stimolerebbe un eccessivo movimento intestinale causando diarrea.

I minerali
I minerali sono elementi presenti in piccole quantità, ma sono molto importanti perché costituiscono parte integrante di alcune strutture fondamentali per l’organismo (dal calcio nelle ossa al ferro per la formazione dei globuli rossi).
I minerali possono essere assunti sia dagli alimenti animali che da quelli vegetali ma il calcio e il fosforo, necessari in quantità molto maggiori rispetto agli altri, potrebbero non essere sufficienti se non opportunamente integrati; I minerali essenziali sono molti, ed è importante fornirli bilanciando la dieta: la maggior parte delle patologie causate da un’alimentazione sbagliata derivano proprio da una scarsa assunzione di minerali.

Le vitamine
Le vitamine sono nutrienti essenziali per il gatto, che deve assumerne una quantità minima per evitare, anche in questo caso, le carenze nutrizionali. Le vitamine essenziali per il gatto sono molto simili a quelle essenziali all’essere umano, tranne per il fatto che la vitamina C non è essenziale, perché il gatto è in grado di produrla da solo. Tra le vitamine necessarie nell’alimentazione del gatto troviamo la A, la E, la K e poi le vitamine del gruppo B.
Le vitamine, per quanto essenziali, non devono essere fornite in quantità eccessive: in particolare la vitamina A e la vitamina D, in dosi troppo elevate, possono causare nel gatto patologie irreversibili.

 

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Alimentazione sana del gatto Le diete del gatto

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