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CIBO E FAVOLE

A cura di Alessandra Mallarino

Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli delle fiabe, se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più!” (Albert Einstein).

FavoleLe fiabe hanno molteplici finalità, quale quella di creare un mondo immaginario nel quale il bambino possa lasciarsi andare con la mente, sviluppare la fantasia, riconoscersi in alcuni personaggi, provare emozioni diverse, provare il piacere di stare con un adulto (genitore, nonni, ecc) che gli sta dedicando la sua attenzione e il suo tempo. Un tempo speso bene perché “intimo”. La favola, inoltre, se ben raccontata può comunicare sicurezza, offrire rassicurazione e far capire al bimbo che tutto ha un inizio e una fine, l’esistenza di un ordine, un senso di giustizia ecc.
Attraverso le fiabe si apre il mondo interiore dei bambini, che è ricco di sentimenti e di emozioni spesso non conosciute, ma che attraverso il racconto si riescono a manifestare e rendere evidenti. Dalle favole fuoriescono sentimenti magari anche molto diversi tra loro, ma tutti da considerare nel migliore dei modi.
I bambini si possono identificare nel personaggio della fiaba, capire che anche i grandi o piccoli ostacoli possono essere superati, si può essere Re o Regine, maghi, cavalieri e riuscire a compiere imprese rocambolesche, così come semplici soldati e dimostrare un immenso coraggio. Tramite la fiaba si vanno a rafforzare l’Io infantile, la fiducia negli altri e nel futuro, combattere i fantasmi delle paure personali, delle insicurezze, delle ansie più nascoste, senza dimenticare che con la crescita il bambino impara poi a leggere da solo le fiabe e le storie, aumenta le sue conoscenze, riconosce i propri sentimenti, passando magari anche a concepire lui stesso delle storie fantastiche.
Il simbolismo nelle favole è un elemento tra i più importanti, legato alla vita, alle regole, ai sacrifici, alla magia, all’amore e anche al cibo.

Il cibo nelle favole può assumere diverse connotazioni: da una parte può rappresentare genericamente “il cibo nutrimento” mentre dall’altra parte può avere per ogni singola fiaba un significato più specifico.
Una famosa e bella favola di Hans Christian Andersen, “Brodo di Stecchino”, racconta una storia in cui il Re dei Topi, durante un banchetto, fa un’insolita richiesta, ovvero quella di sfidare chi riesce a creare la ricetta del brodo stecchino, dando come tempo un anno. Chi ci fosse riuscito sarebbe diventato regina.
In questo caso si parla in modo velato di una tavola povera, fatta di alimenti semplici, con i quali è però possibile riuscire a ottenere con un po' di fantasia un piatto dal leccarsi i baffi, in questo caso quelli di un topo!
Ed ecco quindi quattro topoline che s’impegnano in questa ricetta da creare e inventare; una, in particolare, racconta alle altre di essere nata all’interno di una biblioteca in cui l’unico cibo erano ovviamente i libri, ed ecco allora che i suoi pasti erano costituiti da libri di pagine delicate e facili da mangiare, mentre lasciava da parte le croste perché troppo dure, le copertine dei libri davvero indigeste anche per un topo. In questo caso grazie alla sua particolare dieta, dal suo stomaco lei era in grado di ricavare molta conoscenza, adatta anche per creare delle semplici ma buone ricette proprio come quella richiesta dal re.
Il cibo svolge quindi qui il ruolo di raggiungere un obiettivo, ad esempio diventare un Re o una Regina, raggiungere la ricchezza e la fama, avere per sempre l’amore della persona amata.

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Spesso nelle fiabe si parla di cibo proprio quando questo scarseggia nella vita. È il caso di favole nate in periodi di guerra, durante i quali era almeno libera la possibilità di sognare una tavola imbandita di ogni bontà, oppure quelle in cui padri e madri hanno difficoltà a dare da mangiare ai propri figli. Ad esempio, nella favola di Pollicino i genitori sono obbligati ad abbandonare con un inganno i propri figli in mezzo al bosco, per l’impossibilità di poterli sfamare, ma grazie all’intelligenza e all’arguzia di Pollicino lui e tutti i suoi fratelli dopo varie peripezie riescono a trovare la strada di casa, grazie a delle molliche di pane, simbolo di semplicità e di unione familiare.

Dall’altra parte vi son storie e fiabe in cui è lo stesso paesaggio a diventare cibo, basti pensare alla casa di marzapane e dolciumi di Hansel e Gretel, o al Paese della Cuccagna in cui tutto è rappresentato da cibo e l’abbondanza è la peculiarità.
Ecco una piccola parte descrittiva del Paese sopra citato in cui tutto è riferito al cibo in molte sue forme e presentazioni: “Fiumi di farina e brodetto nero, ribollendo, scorrevano colmi tra sponde strette, con bocconi di pane già preparati e pezzetti di galletta. Lungo i fiumi, pezzi di carne farcita e rocchi bollenti di salsicce venivano ammucchiati, sfrigolanti, su grossi piatti; vi erano fette di pesce da taglio, cotti a modo, in salse di ogni sorta ed anguille con grandi contorni di bietole”.

Il cibo in abbondanza simboleggia spesso, nelle favole, la ricchezza: le tavole delle persone ricche sono caratterizzate da cibo ricercato, pregiato, cacciagione, vino di prima qualità, pane di tutti i tipi mentre le tavole dei poveri sono quasi vuote, descritte con tozzi di pane raffermo, scuro, grezzo, minestre di legumi semplici e pochissima carne o pesce, tutto a simboleggiare e sottolineare le differenze di ceto e quindi sociali; in questo caso il cibo ha anche un’inevitabile connotazione antroposociologica.

Nella “Bella Addormentata” la tavola è apparecchiata finemente e le posate ricche di pietre preziose, lasciando immaginare al lettore la sontuosità e la ricchezza di quella casa e della famiglia che vi abita, il messaggio simbolico è assolutamente chiaro.
In “Pinocchio” il cibo non è sempre presente ma quando entra in scena riesce a sottolineare simbolicamente la differenza tra abbondanza, ricchezza e il suo contrario cioè la povertà, basti pensare alla famosa descrizione della cena del Gatto e della Volpe, presso l’Osteria Gambero Rosso ricca di cibi “ricchi” quali soprattutto carne, mentre l’alimentazione del povero Pinocchio è fatta soprattutto di pane e noci in quantità modeste.
Nel bellissimo libro “Favole in Tavola. Il cibo raccontato ai bambini” Chiara Pucci sofferma la propria attenzione sulle favole nelle quali i diversi personaggi hanno un qualche legame particolare con il cibo come ad esempio in “Alice nel paese delle meraviglie” dove è presente il Tè dei Matti, un simbolico rito che riunisce vari personaggi seduti intorno ad un tavolo che parlano insensatamente di argomenti diversi. Nella favola di Cappuccetto Rosso, invece, il cestino di buone cose da portare alla povera e vecchia nonna sarà mangiato dall’affamatissimo lupo, ingordo di leccornie alimentari e non …!

La fiaba può essere utile da analizzare e utilizzare con i bambini anche per affrontare i problemi alimentari che affliggono una società in cui sempre più bambini sono colpiti dall’obesità e il cui rapporto con il cibo è spesso non corretto, nascondendo problematiche di vario genere, legate a relazioni familiari o scolastiche.
Attraverso il racconto di una fiaba si può fare anche educazione alimentare, prendendo spunto dalla trama e analizzandola con il bambino, che molto probabilmente accetterà con maggiore facilità un’analisi di un comportamento distorto, proiettando sul personaggio le proprie paure, timori e ansie e, scaricando in questo modo la tensione, sarà più facilitato ad affrontare serenamente anche eventuali problemi legati al cibo.
A tal proposito viene in soccorso un bellissimo libro scritto da Susanna Tamaro, “Cuore di Ciccia”, la storia di un bambino e di un frigorifero. Il bambino Michele soffre di bulimia e, a causa di questo problema, non riesce a controllare il proprio comportamento alimentare, orientandosi a qualsiasi ora del giorno verso il frigorifero per ingurgitare tutto ciò che in esso può essere contenuto. In questo modo cerca soprattutto di trovare un’alternativa alla noia.

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In ultimo, il cibo non solo è presente nelle favole ma anche in racconti religiosi, basti pensare alla “manna” che discende dal cielo per sfamare gli Ebrei in fuga dall’Egitto, simbolo di miracolo, di potenza divina, di carità religiosa nei confronti di chi sta vivendo di stenti e di sacrifici. Anche questi episodi possono essere raccontati ai bambini, facendo cogliere loro il significato intrinseco legato al sacrificio e a una ricompensa simbolica, costituita appunto da cibo.

Leggi anche: Fiaboterapia

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