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I PESTICIDI

A cura di Alessandra Mallarino

PESTICIDI

Con il nome pesticida, o fitofarmaco, si intende una vasta gamma di sostanze chimiche tra le quali gli erbicidi, i disinfettanti, i repellenti ecc, utilizzati in agricoltura per evitare la formazione di funghi, muffe, sviluppo di insetti o erbe infestanti. Tra queste, vi sono sostanze inorganiche come il cloro, lo zolfo e il rame, sostanze organiche non volatili (Nvoc) e sostanze semivolatili (Svoc).
L’utilizzo dei pesticidi in agricoltura – regolamentato a livello europeo - è aumentato attraverso gli anni in conseguenza alla trasformazione dell’attività agricola sempre più orientata alla “monocoltura”, con esigenze di alta produttività che richiedono una costante ed efficace protezione dei terreni dall’attacco di organismi nocivi.
Se è indubbio, però, che la tecnologia e la scienza applicate all’agricoltura permettono ottimi risultati dal punto di vista della produzione, è altrettanto vero che l’utilizzo dei pesticidi pone non pochi interrogativi rispetto alla loro sicurezza e quindi alle conseguenze che possono avere sulla salute.
Si ricorda qui, tra i tanti casi, quello avvenuto negli anni ’80 in Val Padana ove l’atrazina, un pesticida diserbante, è penetrato fino alle falde acquifere rendendo l’acqua locale non più potabile. La sostanza è stata messa quindi al bando da alcune amministrazioni locali già a partire dal 1986, diventando proibita su tutto il territorio nazionale nel 1992 e qualche anno dopo in tutta Europa.

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Studi tossicologici
Prima che qualsiasi tipo di pesticida venga commercializzato, esso viene sottoposto a studi di tipo tossicologico per valutare i potenziali, eventuali effetti sulla salute dell’uomo, così come le ricadute a breve e a lungo termine sull’ambiente. Ne consegue una classificazione in virtù della nocività che in qualche caso può essere attiva anche a seguito dell’inalazione di bassissime quantità. Allo stato attuale (2011) in Europa esistono in commercio più di 400 tipi di pesticidi con diversi gradi di pericolosità. Sull’etichetta di ciascuno di loro è riportata la composizione chimica, il livello di pericolosità, la classificazione in qualità di “irritante” o “sensibilizzante cutaneo”.
Al momento dell’uso, l’agricoltore deve attenersi scrupolosamente a tali indicazioni, verificando le dosi e le modalità di utilizzo, oltre ad attenersi a quanto riportato sulle etichette relativamente alle protezioni da adottare come ad esempio indossare guanti, mascherine, occhiali o attivare macchinari con sistema di filtraggio dell’aria durante l’erogazione sul campo.

Patentino
In caso di prodotti “molto tossici” o “nocivi”, il loro uso è vincolato a personale munito di specifico patentino, rilasciato dalle autorità provinciali al termine di un corso tenuto da agronomi della durata media di 5 giorni, con frequenza obbligatoria e un esame scritto finale. Il corso verte essenzialmente sull’insegnamento delle modalità d'azione delle diverse sostanze chimiche, delle tecniche e delle cautele d'uso, dei rischi per l'uomo, per gli animali e per l'ambiente.
Il patentino ha validità di 5 anni ed è rinnovabile. I laureati in Scienze Agrarie, i periti agrari e gli agrotecnici sono esentati dalla frequenza del corso e dalla valutazione.

Quadro normativo dell’UE
La commercializzazione e l’impiego dei prodotti fitosanitari è stata regolamentata a livello europeo dalla direttiva 91/414/CEE con un sistema di valutazione su due livelli, un primo gestito dalla Comunità Europea inerente la valutazione delle sostanze attive presenti nei prodotti fitosanitari e un secondo dagli Stati membri chiamati a valutare e autorizzare i prodotti a livello nazionale.
Nel 2009 un nuovo Regolamento CEE, il n. 1107/2009, ha sostituito la direttiva 91/414/CEE ed è entrato pienamente in vigore a partire dal 14 giugno 2011, con lo scopo di alleggerire le procedure nazionali per l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari. Attualmente in Europa si fa uso di circa 400 pesticidi diversi, ove prima dell’approvazione della direttiva CEE ve ne erano sul mercato oltre 1.200. La sostanziale riduzione è la conseguenza di un’attenta prevenzione nei confronti della salute dell’uomo e della salvaguardia dell’ambiente ma va ricordato che, a prescindere dal fatto che un prodotto sia stato ritenuto sicuro e dunque approvato, esso può risultare ugualmente pericoloso se utilizzato in maniera errata o in quantità maggiori rispetto a quelle indicate sull’etichetta.

Attività svolte dall’EFSA
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) offre agli operatori agricoli una consulenza scientifica e specifica indipendente basata sulle valutazioni del rischio dell’uso dei pesticidi relativamente ad eventuali effetti nocivi sulla salute dell’uomo, degli animali, il loro effetto sui mangimi, sulle acque e in linea generale sull’ambiente. Ogni anno l’EFSA pubblica una relazione sui residui di pesticidi rilevati nell’UE, derivante dalle informazioni del monitoraggio e dai controlli ufficiali eseguiti dai 27 Stati membri dell’Unione europea e da due Paesi EFTA (Islanda e Norvegia).

I livelli massimi di residui
I “Livelli massimi di residui” (LMR) sono i limiti autorizzati della concentrazione dei residui di pesticidi interni ad un alimento o esterni ad esso ovvero sulla sua superficie (compresi i mangimi). Dal punto di vista normativo, il regolamento CEE n. 396/2005 stabilisce i livelli dei pesticidi autorizzati nei prodotti sia di origine animale sia vegetale destinati al consumo umano o animale. Tale regolamento è entrato pienamente in vigore dal settembre 2008. L’EFSA rappresenta l’unico organismo che valuta il rischio coinvolto nella procedura di fissazione degli LMR.

Disturbi a seguito contatto con un pesticida
I disturbi causati dai pesticidi possono essere diversi in base al tipo di composto ed emergono generalmente nell’arco di 24 ore dal momento del contatto. I più diffusi sono:
- Tosse;
- Irritazione agli occhi;
- Irritazioni alla gola;
- Arrossamenti;
- Irritazioni cutanee;
- Dolori addominali;
- Male alla testa;
- Nausea;
- Vomito;
- Difficoltà nei movimenti.

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Cosa fare?
L’atteggiamento più corretto in casi di intossicazione sospetta è quello di recarsi immediatamente in ospedale, evidenziando i sintomi manifesti per sottoporsi alle analisi che generalmente riguardano il sangue e le urine. Dall’accertamento della tipologia di sostanza con cui l’uomo è entrato in contatto, deriverà una diversa terapia.

Bibliografia
- Bettini, S., Grasso, A., Resistenza fisiologica degli Insetti agli insetticidi con particolare riguardo agli aspetti biochimici, in ‟Annali dell'Istituto Superiore di Sanità", 1967, III, pp. 359-377.;
- Bettini, S., Maroli, M., Aspetti tossicologici di due insetticidi non tradizionali (tossine), in ‟Rivista di tossicologia", 1973, III, 1-2, pp. 125-131.;
- Camoni, I., Gandolfo, N., Pontecorvo, D., Ramelli, G. C., Sampaolo, A., Contributo alla conoscenza delle caratteristiche dei pesticidi. Dati di tossicità acuta dei principi attivi più tossici, in ‟Annali della Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica del Sacro Cuore", 1967, VII, pp. 258-299.;
- Martin, H. (a cura di), Pesticide manual, London 1968.;
- Sampaolo, A., Contaminazioni chimiche degli alimenti, Firenze 1969.

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