Un grande passato di tradizione e cultura gastronomica, uno sfavillante presente
di innovazione e proiezione nel futuro. Tra tapas e texturas, tra le influenze straniere che hanno contribuito a gettare le fondamenta della
cucina tradizionale e la nuova cucina di Ferran Adria, non c’è dubbio che uno
dei paesi europei più interessanti, dal punto di vista dell’evoluzione a tavola,
sia la Spagna.
Come ogni paese affacciato sul Mediterraneo, nella cucina locale ha pesato, nei
secoli, l’influenza greca, soprattutto tramite il contatto con la civiltà romana,
e successivamente quella araba; senza contare lo strettissimo legame che la Spagna
ha avuto con i paesi del nuovo mondo: è proprio nella penisola iberica che si
è creato il ponte che ha permesso il passaggio di prodotti come caffè, cacao,
pomodoro, patate, dall’America all’Europa. L’evoluzione della gastronomia si è
potuta strutturare su materie prime eccezionali, dagli ulivi “esportati” dai Romani
ai prodotti sconosciuti nel vecchio continente che i conquistadores hanno portato
dai loro viaggi attraversando l’Atlantico; a cui si aggiungono la ricchezza di
prodotti ittici della penisola iberica, il clima favorevole alla coltivazione
di frutta e verdura, i rilievi montuosi e le tradizioni dell’entroterra che hanno
privilegiato l’alimentazione a base di carne. Con simili presupposti, il risultato
è stato un’arte culinaria in continua sperimentazione, che ha poi portato alla
nueva cocina, per approdare infine a El Bulli, forse il ristorante più famoso del mondo,
gestito da quello che viene definito “el mejor cocinero”, Ferran Adria. La punta
di diamante della scuola della gastronomia molecolare, che in ogni paese, Spagna
compresa, trova ferventi appassionati così come feroci detrattori; ma che, aldilà
delle critiche positive o negative, delle posizioni “tradizionaliste” o di quelle
“innovative”, è stato senza dubbio lo chef che più di chiunque altro ha saputo
attirare sul suo operato un’attenzione mediatica e globale senza precedenti nella
storia della ristorazione e dell’evoluzione della gastronomia.
Per analizzare al meglio le tradizioni culinarie spagnole è bene partire dall’osservazione
del territorio, vasto ed eterogeneo: come per l’Italia e la Grecia si può parlare
anche nel caso della Spagna di cucina mediterranea, ma tenendo presente che in una regione così ampia, che presenta sia vastissime
coste sia importanti rilievi montuosi, che risente dei secoli di colonizzazione
soprattutto in America, di un ampio entroterra, parlare di “una” cucina tradizionale
sarebbe riduttivo. La Spagna ha più di un’anima, anche a tavola; e se piatti come
tapas o paella sono conosciuti in tutti il mondo, questo non vuol dire che esauriscano la ricchezza
del ricettario nazionale, né che siano in grado di definirne pienamente lo spessore.
Le regioni costiere, atlantiche e mediterranee, hanno naturalmente una cucina
in cui spiccano i piatti di pesce, frutti di mare e crostacei. Si spazia dai gamberi
al tonno, dalle aragoste alle capesante. Nel nord c’è un’importante tradizione casearia, che se anche non mette la Spagna al livello di Francia o Italia per produzione
di formaggi offre comunque una produzione abbondante. Se le vallate permettono
la coltivazione di frutta e ortaggi, soprattutto nelle zone, come al sud, dove
il clima è più mite, entroterra e rilievi montuosi sono il fulcro della pastorizia
e dei piatti a base di carne. Quando si parla di carne rossa in Spagna si parla prevalentemente di cacciagione e di suini: i prodotti che provengono da determinati allevamenti di maiali sono pregiatissimi
e celebri a livello internazionale. La parte meridionale del paese è quella che
ha subito di più l’influsso della cultura araba e che offre una maggiore varietà
non solo di agrumi e piatti a base di riso, ma anche di spezie. Per quanto riguarda
le tapas, considerato ormai piatto nazionale, sono in buona parte originarie dell’Andalusia,
così come un altro piatto celebre, il gazpacho. Le Isole Canarie hanno tradizioni gastronomiche che differiscono in parte dal
resto del paese; tra le peculiarità, i mojos, salse speziate.
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