LA CUCINA LOMBARDA
CUCINA LOMBARDA
Riso e Oro. Ovvero, la sapienza della tradizione e l’impatto della nuova cucina italiana,
firmata Gualtiero Marchesi. Milanese doc, classe 1930, colui che è riconosciuto
come lo chef italiano più famoso al mondo e una pietra miliare dell’innovazione
dell’arte culinaria del Belpaese, con questo piatto fonde il punto d’arrivo e
il punto di partenza, la tradizionale di una regione e il nuovo charme gastronomico
di una nazione. Perché Riso e Oro non è altro che la rivisitazione, con aggiunta
di una foglia d’oro, di quella che è forse in assoluto la più celebre delle ricette
della Lombardia, il risotto alla milanese.
Alpi, Prealpi, pianura padana, Po, lago di Garda, di Como, Maggiore: la regione
si fregia di paesaggi eterogenei, che declinano dalle vette dei monti (sorgenti
dall’acque, ed elevati al cielo, come ha cantato il Manzoni in uno dei passi più
celebri de “I promessi sposi”) al verde della pianura padana, alle immense risorse
idriche. E per quanto la Lombardia, soprattutto in alcune zone, sia tradizionalmente
associata all’attività industriale, l’agricoltura (prevalentemente cereali) e
l’allevamento sono tra le risorse più importanti della regione. Il che naturalmente
coincide con una cucina regionale ricca di proposte, di ricette, di ingredienti
e piatti tipici, che spaziano dal Grana Padano alla bresaola, dalla celebre cotoletta alla milanese a quello che è ormai uno dei dolci natalizi più diffusi su tutto il territorio
nazionale, il panettone, dal salame Milano al gorgonzola, dai pizzoccheri della Valtellina alla mostarda di Cremona; oltre ai vini, della Valtellina, dell’Oltrepò pavese, della celebre zona della
Franciacorta, nel Bresciano. Una cucina così complessa che è capace di cambiare
completamente aspetto di provincia in provincia, dal nord al sud, dalla zona montuosa
a quella collinare a quella pianeggiante; in una regione in cui il ministero delle
Politiche Agricole ha riconosciuto oltre duecento prodotti agroalimentari tradizionali.
Il pasto lombardo può iniziare in tanti modi, dalla
fitascetta, torta salata realizzata con pasta di pane e cipolle, alla
bresaola, prodotto tipico che può essere accompagnato da uno dei tanti formaggi locali.
Se la bresaola, a base di carne di manzo, è valtellinese, dal Tonale arriva la
berna, con carne ovina, e dalla Val Chiavenna il
violino, a base di cosciotto di capra; poi ci sono vari tipi di salami,
da cottura,
d’oca,
crespone, il
salame di Varzi, la
coppa e la
luganega, il
cotechino e il
cuz, tipico della Val Camonica, oltre al
busecchin, un tipo di sanguinaccio. Tra i formaggi, si spazia da quelli più conosciuti
a livello locale, come
bagoss e
branzi, entrambi vaccini, ai celeberrimi
grana e
gorgonzola,
robiole e
taleggio.
I primi piatti, complici anche le temperature spesso rigide, vedono tra le ricette
un’ampia scelta di zuppe e minestre, con il
riso come grande protagonista, insieme a verdure e carne, compresi i tagli di quinto
quarto. Spazio quindi a questo cereale in minestra insieme a
verze e
rape,
piselli e
luppoli, ma anche
fegatini di pollo o
coratella, e a un altro cereale molto amato soprattutto nelle zone montane, l’
orzo, protagonista di ricette come l’
urgiada; grandi classici della cucina regionale sono inoltre la
busecca, tipica minestra di trippe del milanese, e il
minestrone, oltre alle varie zuppe di
zucca,
ceci,
cavoli, e la particolare
zuppa pavese, che si realizza con pane dorato nel burro, brodo, uova e grana; fino ad arrivare
alla
cassoeula, piatto tipico che prende il nome dal contenitore (una casseruola, in definitiva)
che lo ospita e che rappresenta un trionfo di carne suina e verdure, tradizionalmente
verze.
I primi piatti asciutti vedono protagonisti
riso e
paste ripiene,
polenta e
gnocchi, oltre a specialità quasi sconosciute nel resto d’Italia. Tra le preparazioni
più caratteristiche, le
bardele coi marai, sorta di tagliatelle realizzate con la borragine (
marai), o i
casonsei, una pasta all’uovo ripiena con carne, grana e ingredienti che variano a seconda
anche della tradizione familiare. Sono ripieni anche i
marubini (con pane raffermo, midollo, grana), gli
agnolotti come quelli
pavesi o i
tortelli, tra cui quelli di zucca o gli
sgrasaròt del mantovano. La
polenta, vera istituzione locale, può essere
fritta alla lodigiana, accompagnata dalla
semuta, formaggio comasco, da
fagioli,
salumi, o proporsi nella versione
taragna, con grano saraceno e formaggio,
al tocch o
uncia. Se si parla di risotto, si può iniziare con una delle ricette in assoluto più
buone, quella del
riso al salto: protagonista è il risotto avanzato, di qualsiasi tipo, spalmato o schiacciato
e ripassato in padella con del burro finché non forma una crosticina, poi rigirato
e cotto anche dall’altra parte. Per quanto riguarda il tipo di risotto avanzato
da poter utilizzare, in Lombardia c’è solo l’imbarazzo della scelta: del famoso
risotto alla milanese, giallo grazie allo zafferano, si è già detto; ma poi ci sono quello
alla valtellinese, quello
in cagnone, quello con
luganega, con
formaggio e pere, o col
pesce, dal persico alle tinche. Piatto tipico della Valtellina sono i
pizzoccheri alla valtellinese, di grano saraceno, conditi con verdure, in particolare verze e patate.
Per quanto la Lombardia sia una delle poche regioni italiane senza sbocco sul
mare, ha abbondanti risorse idriche che fanno sì che anche le ricette di pesce
non manchino nel menu tradizionale: si spazia dall’
anguilla, come quella
in umido alla pavese, al
persico alla milanese, dalle
trote ai
gamberi di fiume; preparazioni tipiche sono i
misultin, agoni essiccati, e le
alborelle; c’è inoltre una vasta scelta di piatti a base di
rane, in zuppa, fritte, in guazzetto.
Se si parla di carne la scelta è ancora più ampia, ma è d’obbligo iniziare con
due grandi classici, le
cotolette alla milanese e l’
ossobuco. La cotoletta sembrerebbe un piatto semplice, e invece i puristi non mancano
di dibattere, anche accanitamente, sul giusto spessore della carne, sulla corretta
impanatura e sulla grandezza del taglio; intanto, due certezze: la vera cotoletta
milanese ha l’osso (il nome del resto deriva da costoletta), ed è fritta nel burro.
Per quanto riguarda l’
oss bus, l’osso buco, preparato in gremolada, in salsa, viene ricavato dallo stinco
di vitello; il “buco” è dato dal midollo che si scioglie in cottura. Come in altre
regioni del nord non mancano i
bolliti e gli
stracotti, i
fritti misti di quinto quarto, e ancora
fegato,
trippa,
animelle; per quanto riguarda il pollame, fanno bella mostra sulle tavole anche
capponi,
tacchini,
faraone,
anatre e
oche. Caratteristiche ricette locali a base di carne sono il
bruscitt, “briciole” di carne di vari tagli, cotta nel burro con pancetta, erbe e vino
rosso, e la
rustisciada con carne di maiale.
Le verdure locali sono tante e offrono ampia possibilità di sbizzarrirsi sia
per i contorni sia per realizzare piatti unici: si spazia da varie tipologie di
funghi a
cavoli,
cardi,
asparagi,
melanzane; tutti ingredienti base per ricette come le
melanzane fritte con impanatura, gli
asparagi con uova, le
polpette di verza, i
fiori di zucca o le
zucchine ripiene, i
porcini all’ambrosiana, il
radicchio con taleggio; e da inserire, eccezionalmente, nelle verdure vanno anche le
castagne, che sarebbero frutti ma spesso rientrano a pieno titolo tra i contorni e gli
accompagnamenti di altri piatti.
A fine pasto, oltre ai dolci tipici delle festività come il
panettone e il
torrone a Natale e la
colomba a Pasqua, le
chiacchiere a carnevale o
le fave “dei morti”, si possono assaporare tra gli altri la
sbrisolona, il
bussolano di Mantova, la
crema lodigiana, i
mostaccini, il
pane di miglio, la
meascia o
miascia, gli
amaretti di Saronno, la
torta Paradiso.
Come già detto, la produzione enoica è ricca e rilevante, con zone celebri in
tutto il mondo per il valore dei vini, come l’Oltrepò pavese, che regala etichette
che vanno dal
Barbera al
Riesling, e la
Franciacorta; rilevante è anche la produzione enoica della zona del Garda e della Valtellina.
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