NUOVE TECNOLOGIE APPLICATE AGLI ALIMENTI -IRRADIAZIONEIRRADIAZIONE |
A cura di Alessandra Mallarino |
In che cosa consiste l'irradiazione alimentare?
E' l'utilizzo di raggi gamma, raggi X o fasci di elettroni direttamente sui cibi.
In pratica, gli alimenti da irraggiare sono posti su un nastro trasportatore
e fatti passare sotto un fascio di radiazioni sprigionate da cobalto 60 o da un
generatore di elettroni.
Quali sono i motivi che hanno spinto a scegliere tale tecnologia per il trattamento
di alimenti?
Utilizzo
E' utilizzata al posto della fumigazione chimica su: cacao, caffè, erbe aromatiche
e spezie, e per l'eliminazione di particolari batteri che provocano il rapido
deterioramento organolettico soprattutto in cibi delicati (frutti di mare freschi
e la frutta a polpa tenera), ma non è estendibile indiscriminatamente a tutti
gli alimenti a causa delle variazioni di colore o di sapore che può avere su
particolari cibi.
In base al dosaggio si evidenzia una differente perdita di determinate componenti
nutrizionali (soprattutto vitamine): più precisamente un dosaggio basso o medio
comprometterà poco l'alimento, la perdita sarà comparabile a trattamenti quali
la liofilizzazione o l'inscatolamento, mentre un dosaggio elevato di radiazioni
ionizzanti causerà una vera e propria sterilizzazione.
La legislazione
Per quanto concerne l'aspetto legislativo è bene tenere presente che la Commissione
"Codex Alimentarius" insieme con altre autorità atte al controllo in ambito alimentare,
hanno disciplinato e approvato l'irradiazione di più di 60 prodotti alimentari.
A livello europeo sono state emanate due direttive: la direttiva 1999/2/CE e
la direttiva 1999/3/CE relative all'irradiamento degli alimenti e dei loro ingredienti,
sono poi entrate in vigore il 20 settembre 2000, a partire dal 20 marzo 2001,
tutti gli alimenti e i loro ingredienti irradiati sul mercato comunitario devono
ottemperare alle disposizioni delle suddette direttive.
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Dubbi e chiarimenti
Sicuramente l'irradiazione è una tecnologia fonte di dubbi e perplessità legate
il più delle volte alla paura verso l'applicazione di metodi nuovi sul cibo e
paura per eventuali conseguenze verso la nostra salute (la fobia più diffusa è
rappresentata dal "terrore" che queste radiazioni trasformino il cibo in un prodotto
radioattivo). Di fatto, gli studi scientifici su quest'argomento sono moltissimi;
facciamo menzione specificatamente di quelli condotti congiuntamente dall'Organizzazione
delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, l'Agenzia Internazionale
per l'Energia Atomica e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (FAO/AIEA/OMS)
dai quali emerge che: "l'irradiamento di qualsiasi alimento fino ad una dose massima di 10 kGy (il kilogray
o kGray è l'unità di misura dell'energia assorbita), è ritenuto sicuro" questo è giustificato dal dato che tali radiazioni non sono assorbite dal cibo.
E' opportuno infine fare differenza tra gli alimenti irradiati e quelli radioattivi.
I primi sono esposti volontariamente dall'uomo, a delle radiazioni, per bloccare
la germogliazione o distruggere i batteri, e le radiazioni cessano istantaneamente
il loro effetto nello stesso momento in cui s'interrompe la sorgente che le produce
(come succede per il microonde). I secondi sono stati oggetto di esposizione incontrollata,
non voluta e cercata dall'uomo e dunque fonte pericolosa per la salute.
Dalla parte del consumatore, resta sempre l'etichetta in base alla quale è possibile,
previa attenta lettura, decidere liberamente se acquistare o meno il prodotto
in questione. In effetti la direttiva 1993/3/CE del Parlamento Europeo e del
Consiglio, all'articolo due dice che "qualsiasi alimento irradiato in quanto tale
o che contenga ingredienti alimentari irradiati deve formare oggetto di etichettatura".
Anche in questo caso la scelta alimentare è sicuramente oggetto di libero arbitrio
e di applicazione logica delle conoscenze scientifiche supportate dal naturale
e istintivo buon senso.
Bibliografia