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ALOE VERA OGGI

A cura del Dott. Rocco Longo


1. Introduzione e nomunclatura
Il sostantivo ALOE proviene dal nome “Alloeh” con cui le popolazioni arabe chiamano la pianta. Aloe vera (famiglia Aloacee) è una pianta robusta, di aspetto simile alle agavi ornamentali delle nostre riviere, provvista di lunghe foglie spinose e fiori gialli caratteristici; a seconda dei botanici che l'hanno descritta, viene pure chiamata con i sinonimi latini vulgaris (Lamarck) o barbadensis (Miller). Di origine africana, è oggi diffusa e coltivata in tutte le regioni temperate, Italia compresa, ma prevalentemente nell'America Centrale (Cuba, Piccole e Grandi Antille) da cui le denominazioni di aloe delle Antille, delle Barbados o Curalao (l'isola a ridosso della costa Nord del Venezuela). Si conoscono più di 400 specie di aloe, tutte caratterizzate da due gruppi di sostanze attive fogliari: le lassative, colorate in giallo (aloine, antrachinoni), degli strati compatti, esterni ed il gel, cicatrizzante, dei tessuti molli, spugnosi, interni.

2. L'uso tradizionale dell'aloe
Non solo la terapia a base di aloe, nelle forme e nelle miscele più diverse, risale a migliaia di anni or sono, ma lo stesso impiego fu tentato ed esteso ovunque e ad ogni indicazione immaginabile, tanto che la pianta può definirsi il vero “toccasana di tutti i mali” dell'antichità . In base ai documenti accessibili, ciò sembra però competere al succo totale che sgocciola dalle foglie incise o tagliate, il quale comprende la miscela completa dei componenti, nella quale predominano gli antrachinoni, facilmente riconoscibili dal colore (giallo), dal sapore (amaro) e dall'azione sull'apparato digerente. L'impiego del gel senza antrachinoni, quale protettivo e curativo cutaneo, sembra sia iniziato alle Antille dove, nel corso del 1600, si era diffusa l'aloe africana la quale, a fine secolo, giunse in Europa come aloe delle Barbados (nel 1693 a Londra e, l'anno seguente, a Parigi). All'inizio del 20° secolo, dopo la scoperta dei raggi Ràntgen (1895), si spalmavano con AloeGel le parti del corpo irradiate e la ditta tedesca Kneipp raccomandava il gel come cicatrizzante che, nell'uso popolare, iniziava a sostituire la tintura di iodio per disinfettare le piccole ferite; ulteriori studi americani ne evidenziavano l'azione contro gli eczemi, le ustioni e le ulcere del femore. L'impiego cutaneo esterno del gel ne suggerì, come conseguenza, l'uso orale come cicatrizzante dei tessuti lesionati (antiulcera) definendolo così idoneo sia per indicazioni cosmetiche e dermatologiche esterne che curative interne.

3. Come si ottiene l'AloeGel
Le operazioni per ottenere un gel fogliare di elevata qualità (vedi sotto al punto 6) sono complesse e richiedono attenzioni e manipolazioni particolari, eseguite tutte a temperatura ambiente (estrazione a freddo). Già la coltura delle piante va eseguita con criteri biologici, cioè in assenza di antiparassitari sintetici che lasciano residui, mentre la raccolta delle foglie deve avvenire nel periodo di massimo rigonfiamento idrico della pianta (irrigazione). Dopo un primo lavaggio, le foglie vengono tagliate trasversalmente alla base e sospese, in modo da perdere, per sgocciolatura, la soluzione gialla antrachinonica che potrebbe colorare il gel e renderlo amaro; esse vengono poi svuotate, per spremitura, del tessuto gelatinoso interno da cui, per omogeneizzazione e centrifugazione, si ricava il gel. Qualora il gel sia stato colorato in giallo dalle aloine, è invalso l'uso di trattarlo sotto agitazione con polvere di carbone decolorante; con tale operazione, però, si sottraggono sia aloine che sostanze attive. Malgrado ogni attenzione per evitarne la contaminazione microbica, si rende necessaria una sua successiva sterilizzazione UHT (come per il latte) soprattutto se, come nei migliori prodotti, si vuole evitare l'aggiunta di conservanti. Si giunge così ad un aloegel di coltivazione biologica, sterile, privo di antrachinoni, residui antiparassitari e conservanti, ricco di principi attivi, estratto a freddo.

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4. Attività terapeutiche dell' AloeGel
Come si è accennato al punto 2, l'uso razionale consolidato dell'AloeGel nella maggior parte delle patologie cutanee, ne suggerì l'estensione all'impiego orale contro le lesioni interne dei tessuti, come l'ulcera gastrica, l'anemia, la tubercolosi, le infezioni fungine (usi popolari menzionati nella Monografia: “Aloe vera Gel” della Organizzazione Mondiale della Sanità ). Queste applicazioni si richiamano evidentemente (e forse anche inconsciamente) all'incredibile successo che i preparati di aloe (benché spesso costituiti da miscele complesse e, per noi, poco selezionate) hanno espresso, per millenni, nella storia del dolore umano e stimolano in modo inconsueto l'interesse attuale della scienza che se ne sta occupando attivamente apprestandosi a fornire adeguate giustificazioni scientifiche delle diverse indicazioni. In effetti si sono evidenziate inattese e sorprendenti attività che possono brevemente riassumersi in un rafforzamento delle membrane cellulari contro gli attacchi batterici e virali, con effetto protettivo e stimolante del sistema immunitario (sino all'osservazione dell'inibizione di alcuni sintomi dell'AIDS, per attivazione di linfociti T4) oltre che dei maggiori sistemi organici (respiratorio, osseo, intestinale, metabolico, ematico). Ciò comporterebbe, nell'utente, una sensazione di maggior benessere (il fitness degli americani) anche se trovasi già in buone condizioni di salute, e non necessariamente un paziente sotto trattamento: in altre parole, l' AloeGel sarebbe da considerarsi un integratore alimentare in grado di influire positivamente sui processi metabolici e difensivi dell'organismo.

5. I costituenti dell' AloeGel
Una vasta gamma di composti chimici anche essenziali, ciò che l'organismo deve assumere non essendo in grado di produrli, è presente nell' AloeGel. Tra questi ci limitiamo a ricordare le vitamine più importanti (vitamina A, il gruppo B, la vitamina C), i minerali (ferro, rame, calcio, magnesio, zinco) e gli zuccheri semplici (detti anche monosaccaridi) come mannosio, glucosio e fruttosio con i loro polimeri. Le lunghe catene (polimeri) di zuccheri semplici, legati fra loro da legame chimico stabile, sono dette polisaccaridi con definizione terminologica che ricorda lo zucchero di partenza (glucani sono le catene di glucosio, mannani quelle di mannosio, glucomannani quelle miste di glucosio e mannosio, ecc.). Mentre gli zuccheri semplici si sciolgono in acqua dando soluzioni limpide e scorrevoli, i polisaccaridi vi si disperdono producendo dispersioni colloidali (idrocolloidi o mucillagini) viscose e più o meno leggermente torbide, comunemente chiamate gel. Nell' AloeGel sono contenuti diversi polisaccaridi tra cui galattani, arabinani, glucomannani e mannani acetilati (cioè legati a residui dell'acido acetico). Il mannano acetilato, che viene definito “acemannano” in America ed “aloverosio” in Germania, è la sostanza rivelatasi più importante per l'attività terapeutica dell' AloeGel, pur ritenendo che i vari polisaccaridi agiscano in sinergia. Poiché l'assenza di aloverosio determina un netto calo di potenziale terapeutico, si ritiene che il suo contenuto, nei gel commerciali, non deve essere inferiore a 600 mg/litro.

6. Come si riconosce un commerciale di qualità
Attualmente sono numerosi i prodotti a base di AloeGel commercializzati in Italia e diventa sempre più difficile, all'utente finale, riconoscere un prodotto di qualità; a tale scopo, però, basta tenere presenti alcuni concetti basilari e leggere attentamente quanto dichiarato in etichetta. Per quanto riguarda la dichiarazione di “coltivazione biologica”, la Normativa europea CEE 2092/91 impone criteri che condizionano non soltanto le operazioni agronomiche produttive della materia prima vegetale (le foglie) ma anche le sue successive elaborazioni a gel. In pratica, dai tessuti interni della foglia, coltivata senza l'uso di antiparassitari chimici ed in terreno adeguatamente trattato, va estratto un gel privo di aloine, da sterilizzare con processo flash, confezionare in vetro senza aromatizzanti e conservanti non ammessi (come il potassio sorbato ed il sodio benzoato, per citare i più comuni), ricco di principi attivi; è contemplata (Normativa CEE 2092/91) l'aggiunta di acido citrico in bassa percentuale, le cui proprietà antiossidanti e lievemente acidificanti, contribuirebbero ad inibire una potenziale crescita batterica. Qualche confusione può creare, inoltre, la definizione eventualmente riportata dei principi attivi ( i cosiddetti “polisaccaridi”) e la dichiarazione del loro contenuto (vedi punto 5.). Non è esatta la denominazione di “mucopolisaccaridi” (di precipua origine animale) mentre le loro migliori definizioni sono quelle (tra loro equivalenti) di acemannano od aloverosio, con un contenuto non inferiore a 300 mg/ litro.

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