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LA BIOECOCOSMESI

No agli Ogm, no al trattamento con sostanze chimiche derivate dal petrolio, sì all’agricoltura biologica. Sono le nuove regole che determinano il comportamento di moltissimi consumatori in tutto il mondo ma, nonostante quello che si potrebbe pensare a una prima lettura, non riguardano il settore dell’alimentazione, bensì quello della cosmesi. O meglio, della BioEcoCosmesi, una nuova parola che si sta prepotentemente imponendo nei vocabolari di professionisti dell’economia, della cosmetica, del marketing.

Complici le allergie, soprattutto da contatto, che colpiscono sempre più persone, gli allarmi sull’inquinamento ambientale, le malattie della pelle, una più diffusa consapevolezza sui comportamenti e i consumi ecosostenibili, chi fa shopping è sempre più attento che sulle etichette dei prodotti che compra siano presenti i termini “naturale”, “non trattato” con determinate sostanze, “ecocompatibile”. Il problema è capire se ciò che è scritto su una scatola corrisponda poi a verità. Per questo motivo, dopo la nascita di organismi che controllano e certificano i prodotti alimentari, adesso è la volta anche di quelli che vigilano sui cosmetici. In Italia se ne occupa l’Icea, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, che insieme all’Aiab, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, ha elaborato un documento disciplinare che delinea gli standard per definire i cosmetici biologici e naturali e chiarisce quali sostanze non devono assolutamente essere presenti in questo tipo di prodotti.

Sono molte le aziende che si stanno adeguando, 59 alla stima effettuata nel 2007, perché si tratta di un settore di mercato tutt’altro che marginale; che oltretutto non attrae l’attenzione solo delle donne, tradizionalmente più attente sia alla cura del corpo sia al rispetto dell’ambiente, ma anche quella degli uomini; argomento di grande impatto per i professionisti del marketing perché, in tempi di recessione e calo dei consumi, le statistiche di vendita hanno più volte posto l’accento sul fatto che i prodotti di bellezza di linea maschile sono, in controtendenza col resto del mercato, in continua crescita per quanto riguarda il profitto.
Quindi, tra i prodotti naturali più venduti, tra cui spiccano al primo posto le creme per il viso, seguite da quelle per il corpo, i prodotti per capelli, i bagno-doccia e i saponi, quelli maschili hanno il loro peso; e del resto su Internet, nuovo indicatore delle mode, degli interessi e dell’attenzione del grande pubblico, i siti per la BioEcoCosmesi al maschile sono sempre più numerosi.

Ma quali problemi può comportare l’uso di cosmesi tradizionale e non certificata come naturale? Molteplici, in realtà, a cominciare dalle sostanze impiegate, continuando col modo in cui vengono testate, per arrivare addirittura all’imballaggio.
Alcune delle sostanze chimiche, derivate in parte dal petrolio, usate nella cosmesi di tipo tradizionale possono dare reazione allergiche o irritanti, tant’è che sono sempre più diffusi i prodotti ipoallergenici. Ma qui si apre un altro contenzioso, di tipo più che ambientale prettamente animalista: i cosmetici infatti vengono testati sugli animali. L’Icea ha siglato un accordo con la Lav sullo stop a questo tipo di test. La campagna, chiamata “Stop ai test su animali”, è partita dalla Coalizione Europea contro la Vivisezione, un’associazione di cui la Lav fa parte in rappresentanza dell’Italia; alle aziende che rispettano lo standard internazionale “Non testato su animali”, controllato in Italia da Icea, la Lav rilascia un’apposita etichetta. In tutto il mondo sono circa 150 le aziende che hanno aderito allo standard, che riguarda la non sperimentazione sia dei singoli ingredienti sia del prodotto finito.
Un altro problema relativo all’impatto ambientale della cosmesi tradizionale è dato non dal prodotto in sé ma dall’imballaggio, spesso non riciclabile, superfluo e quindi altamente inquinante; i prodotti della BioEcoCosmesi invece privilegiano imballaggi multipli, fatti con materiali riciclabili o addirittura a rendere.

La storia dei prodotti cosmetici naturali è molto antica; a dire il vero, è la più antica, perché una volta i cosmetici erano solo di origine naturale. Poi, il progresso nel campo del make-up è andato avanti di pari passo col progresso tecnologico e industriale; la riscoperta del naturale nel trucco e nei prodotti di bellezza è relativamente recente. Quando i termini “bio” ed “eco” hanno iniziato ad imporsi, è stato necessario proteggere sia i consumatori, sia le aziende realmente rispettose di certi canoni, con associazioni e controlli ad hoc.
Un’azienda, per ottenere la certificazione Icea, deve commercializzare prodotti in cui non sia presente, nemmeno in minima quantità, nessuna sostanza delle tantissime “vietate” dal protocollo disciplinare; che non contengano Ogm; che non siano realizzati con radiazioni ionizzanti; che utilizzino prodotti agricoli e zootecnici primari da agricoltura biologica. Superato un primo esame, l’azienda andrà poi incontro a controlli periodici nelle proprie sedi e analisi di laboratorio sui prodotti.

Il documento stilato da Aiab e Icea innanzitutto spiega gli scopi per cui è stato inventato il logo “Cosmetico Bio-Ecologico Aiab”, applicabile a prodotti testati da un organismo indipendente: in primo luogo, l’utilizzo di prodotti che rispettino l’ambiente e la salute dei consumatori. Secondo poi, promuove una serie di standard: l’utilizzo di materie prime da agricoltura biologica o da raccolta spontanea; l’assenza di materiali non ecocompatibili sia nel prodotto stesso sia nell’imballaggio, o materie prime a rischio, cioè allergizzanti, irritanti o con evidenze di probabili danni per la salute dell’uomo; la riduzione dell’impatto ambientale dovuto agli imballaggi superflui o non riciclabili; la produzione tramite le più moderne tecniche ecocompatibili; il consumo di cosmesi naturale e biologica, rendendo più facile al consumatore il riconoscimento dei cosmetici realmente naturali; la creazione di una banca dati sulle materie prime biologiche o da raccolta spontanea. La lunghissima lista delle sostanze che non devono essere utilizzate, se si vuole ottenere la certificazione Icea a marchio BioEcoCosmesi Aiab, è stata elaborata tenendo conto di quattro fattori prioritari: la scarsa dermocompatibilità, la tossicità e gli effetti indesiderati sull’uomo, la scarsa eco-compatibilità e l’origine sintetica.

Le materie prime vegetali devono provenire da agricoltura biologica o raccolta spontanea certificata, quelle di origine animale devono essere certificate da agricoltura biologica, cosicché venga garantito il benessere dell’animale. Non posso essere assolutamente utilizzati prodotti che determinino la soppressione dell’animale. Le materie prime inorganiche e chimiche non devono far parte della lista dei prodotti “al bando”; sono assolutamente “fuorilegge” gli ogm, così come qualsiasi sostanza sia stata trattata con radiazioni ionizzanti. Gli imballaggi devono essere ridotti ed ecocompatibili; l’etichetta deve essere di chiara comprensione per il consumatore, indicare le materie prime utilizzate, ed essere leggibile.

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