I COSMECEUTICI
Il termine “cosmeceutical ” – cosmeceutico , in italiano – è stato coniato dal dermatologo americano Albert Kligman agli
inizi degli anni ’80 per indicare quel tipo di prodotto cosmetico che, per la
sua composizione, non è classificabile come farmaco pur essendo a base di principi
fortemente attivi in grado di penetrare la parte superficiale dell’epidermide.
Nonostante la loro diffusione, i cosmeceutici non sono stati ancora definiti
sotto il profilo scientifico e normativo, persistendo una ambiguità di fondo rispetto
alla legislazione in vigore sulla definizione dei prodotti cosmetici. Secondo
l’articolo 1 della legge 713/81, “per prodotti cosmetici si intendono sostanze e preparazioni diverse dai medicinali,
destinate ad essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide,
sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni), oppure sui
denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli,
profumarli, modificarne l’aspetto, correggere gli odori corporei, proteggerli
o mantenerli in buono stato .”
All’art. 2 della legge, si afferma quindi che “i prodotti cosmetici non hanno
finalità terapeutiche e non possono vantare attività terapeutiche”.
Nel rispetto della legislazione vigente, dunque, i prodotti cosiddetti cosmeceutici dovrebbero rientrare nella categoria dei farmaci e come tali soggetti a delle norme precise che vanno dall’approvazione del Ministero
della Salute all’obbligatorietà della prescrizione medica su ricetta non ripetibile
fino alla distribuzione attraverso le farmacie. Eppure le stesse sostanze contenute
all’interno dei cosmeceutici venduti in farmacia si possono ritrovare in prodotti
cosmetici venduti nelle normali profumerie. I casi, in questo senso, sono molteplici:
uno per tutti, il Retinolo che nella sua forma alcolica coincide con la Vitamina A e che può svolgere funzioni cosmetiche; lo stesso Retinolo , nella sua forma acida (acido retinoico ) è un farmaco a tutti gli effetti, spesso presente nelle creme dermatologiche.
In attesa che venga definito correttamente il confine tra cosmetico e farmaco,
ci si deve affidare attualmente al buon senso e alla correttezza delle case produttrici
che devono garantire l’assoluta sicurezza ed efficacia dei prodotti che non debbono
mai interferire con la struttura e le funzioni del corpo e i cui principi attivi
devono essere presenti in dosi scientificamente controllati. Deve essere inoltre
chiaro che i cosmeceutici possono e debbono intervenire sugli inestetismi della
pelle e non per curare e guarire delle malattie cutanee.
Tra i principi attivi non classificati come medicinali presenti nelle
formulazioni cosmetiche ci sono l’urea , gli alfa e i beta idrossiadici e, come si è detto, il retinolo ; la presenza degli uni o degli altri dipenderà dal tipo di inestetismo dermatologico
da affrontare.
Gli alfa e beta idrossiaci possiedono proprietà antixerosiche, cheratoplastiche e leviganti, ciò che li
rende efficaci nei casi di aridità e di ispessimento dell’epidermide, soprattutto
del viso.
L’urea e il retinolo sono alla base dei cosmeceutici usati nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo.
Altri principi attivi con potere antiossidante sono l’acido lipoico e il Dimetil Ammino Etanolo (DMAE): il primo potenzia l’azione delle vitamine antiradicali, contrastando
quindi i danni causati dai radicali liberi: il secondo, potenzia e stabilizza
la membrana cellulare donando tonicità alla pelle, che si manterrà più giovane
grazie anche ad una azione di contrasto della degenerazione del collagene. Buoni
risultati si possono raggiungere anche con l’associazione tra i due principi.
La forte azione esercitata dai principi presenti all’interno dei cosmeceutici,
aldilà dell’obbligo della prescrizione, induce a suggerire il loro uso a seguito
di segnalazione da parte di un medico che conosca sia la dermatologia che la cosmetologia
e che possa individuare e segnalare eventuali intolleranze.
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