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IL PROFUMO

A cura di Adelaide Valle

Le origini
Il termine 'profumo' deriva dal latino 'per fumum', ovvero ‘attraverso il fumo’ ma le prime testimonianze di 'profumeria' risalgono a 4000 anni fa, ai tempi dell'antico Egitto e della Mesopotomia. Le sostanze odorose, bruciate e ridotte per l'appunto in fumo, venivano usate in un primo tempo solo nei riti religiosi, una pratica che era monopolio assoluto dei sacerdoti che attraverso i “profumi” pensavano di comunicare con l'Aldilà ed ottenere protezione.
Un altro antico utilizzo era parte del rito dell'imbalsamazione dei Faraoni che, svuotati dei visceri, venivano lavati con essenze di pino e riempiti di mirra, cassia, resine profumate, cedrone e alla fine avvolti in bende ancora impregnate di oli aromatici. La qualità di queste fragranze era un segno tangibile della funzione ricoperta in vita con cui dovevano presentarsi al cospetto delle Divinità. Con il tempo, tuttavia, gli stessi Egizi scoprirono anche il 'piacere' individuale dell'impiego delle sostanze odorose che entrarono così nella prassi dell'igiene quotidiana. Pare che a loro si debba anche l'invenzione della ‘boccetta portaprofumo’, l'Alabastron, un vasetto in alabastro per conservare gli olii profumati, cui venivano aggiunti anche grassi animali.
Nella storia millenaria del profumo, particolare rilevanza assume la spedizione navale della regina Hatsepsuth da Tebe fino al 'Paese di Punt' (regione forse dell'Africa orientale) dove crescevano resine odorose, mirra, incenso e opoponax. Piuttosto famoso, nell’Antico Egitto, l'aroma del 'Kyphi' che sembrava avesse il potere di infondere grande e profonda serenità, anche alla vita intima della coppia. Nei tempi moderni, una ricercatrice francese ha tentato di ricostruirne la composizione attingendo a fonti storiche tra le quali lo scritto "Iside ed Osiride" di Plutarco: tra gli ingredienti indicati dallo scrittore e filosofo greco vi erano miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa, ai quali bisognava aggiungere lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico, ma la miscela tra i vari ingredienti non doveva essere effettuata casualmente bensì rispettando la formula indicata nei libri sacri.

Alla civiltà ellenica si deve la diffusione dei profumi. Se pure, in un primo tempo, anche qui le sostanze odorose venivano utilizzate solo per scopi rituali, più tardi se ne ampliò l'impiego nella cura dell’aspetto fisico.
Alla risorse della terra greca si deve l'olio di oliva, utile per fissare il profumo così come numerose piante aromatiche. Con Alessandro Magno si aprì quindi 'la via delle spezie' (sandalo, noce moscata, benzoino, costus). In seguito si fece strada anche l'utilizzo di profumi di origine animale ed è sempre nell'epoca ellenistica che il profumo acquistò dignità di prodotto esportabile. I Greci svilupparono, infatti, la costruzione di vasellame di terracotta o ceramica per la conservazione delle essenze e ne estesero l'impiego agli atleti che partecipavano alle gare sportive.
Grazie ad Erodoto, si è venuti a conoscenza del procedimento di estrazione dell'incenso e della mirra mentre agli Arabi di origine islamica si deve invece l'uso dell'alcol e dell'alambicco con cui idearono il processo di distillazione. Fino a quel tempo, infatti, i profumi erano in forma di essenze che però nel tempo si alteravano.

Con i Romani e la scoperta della tecnica del ‘soffiaggio’ per ottenere oggetti in vetro, comparirono le prime ampolle per conservare i profumi, disponibili in diversi colori e forme. Si era intanto passati ad un deciso utilizzo 'estetico' del profumo: oltre al corpo, anche i capelli, gli abiti, il letto, la schiava prediletta (ma anche i cavalli, i cani, gli uccelli) diventarono oggetto di attenzione 'profumata' ma il profumo permeava persino l’interno dei templi, le vele delle navi e le portantine. Le terme romane, simbolo di cura massima, contenevano uno spazio detto 'unctuarium' ricco di unguenti e oli profumati. E tutti potevano lavarsi con il 'sapo', antesignano del sapone, pasta a base di grasso di capra e cenere di saponaria. Uno dei testi basi della profumeria antica è proprio il 'Trattato degli odori' di Teofrasto. Con l'età imperiale il profumo raggiunse quindi la sua massima diffusione.

Decaduto l'Impero Romano, l'arte della preparazione del profumo e il suo utilizzo personale subirono una battuta d'arresto legata all’ortodossia cristiana, così che nel periodo medioevale il profumo tornò ad avere una funzione esclusivamente religiosa.
La ripresa della pratica di utilizzare il profumo avvenne in coincidenza con il Rinascimento, epoca in cui sia le tecniche di fabbricazione che il gusto per la presentazione in flaconi conobbero una evoluzione. Sul piano del costume, fondamentale fu il ruolo di Caterina de Medici che portò con sé in Francia il suo profumiere personale, Renato Bianco, alla corte del marito Enrico II. Da lui, Caterina scoprì che il profumo poteva conferire un aroma gradevole anche ai suoi guanti di cuoio; si registrò di conseguenza un grande impulso sia nella lavorazione artigianale del cuoio che nella produzione di profumo.

Ad inizio del '700 apparve la prima 'acqua di colonia', molto più leggera e delicata rispetto alle forti fragranze di allora. L’invenzione è di un italiano, Gian Paolo Feminis, un venditore ambulante che si trasferì a Colonia e qui mise a punto una bevanda dapprima ad azione 'salutare' detta 'Aqua Mirabilis' diventata poi in un secondo momento l'Acqua di Colonia che è il più antico profumo ancora usato oggi. Fra i coloni americani era diffusa invece la cosiddetta 'Acqua di Florida', composta di acqua di colonia con cassis, citronella e olio di chiodo di garofano.
Nel XVIII secolo la zona di Grasse, insieme a Parigi, avviò quella che sarebbe diventata una vera eccellenza produttiva. La crisi del commercio portò i guantai profumieri ad abbandonare la loro primaria attività per dedicarsi solo alla profumeria. Da tenere in conto anche l'affermazione, nelle abitazioni, della stanza da toilette e della sala da bagno fino ad allora sconosciuti .Si iniziò così a fare un uso 'personalizzato' del profumo. Durante il regno di Luigi XV il profumo raggiunge il massimo rilievo tanto che la sua corte era nota come 'corte profumata'. Il re pretendeva che ogni giorno i suoi appartamenti fossero profumati con fragranze sempre diverse. L'apparizione della delicata Acqua di Colonia sottolinea una sempre più forte intolleranza per le fragranze di allora, improvvisamente giudicate troppo intense per i gusti evoluti dell’epoca. Anche la tecnologia compositiva trovò nuove forme d'espressione con la tecnica dell'enflourage e la lavorazione delle scorze di bergamotto.

Nel 1800 iniziò la produzione e la vendita dei profumi in serie, un’altra importante tappa della storia del profumo che trovò nella citata città di Grasse la prima manifestazione significativa. Fino ad allora, infatti, i profumi venivano realizzati 'a misura' di richiesta. Fu la scoperta degli 'aldeidi' sintetici che fece esplodere la varietà produttiva, consentendo una moltiplicazione straordinaria di combinazioni tra elementi naturali e chimici. Con il termine generico di ''aldeide' si indica un gruppo di sostanze il cui nome deriva da alcool deidrogenato ed in natura vengono prodotte nei processi di fermentazione degli zuccheri. Si tratta quindi di preparati sintetici caratterizzati da aromi forti non sempre piacevoli che però, combinati con elementi naturali, conferiscono carattere alla composizione.
Il primo profumo che introdusse gli aldeidi fu l’oggi classico Chanel n°5ù che Coco Chanel volle unico e tale è rimasto nel tempo. Ma, tornando alla storia, l’Esposizione Universale del 1900 attestò per la prima volta il successo del profumo su larga scala: nacque di fatto la profumeria moderna. Il profumo viene da allora considerato come una creazione originale molto vicina ad una creazione artistica: non solo più basata sull’armonia, ma anche sul contrasto e su un piano via via sempre più complesso ed esclusivo. I grandi stilisti di moda si lanciarono da subito in questa avventura creativa e commerciale. E quindi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, nacquero le fragranze 'griffate' dall'Alta Moda. Nel corso del Novecento, si è perfezionato ogni aspetto legato al profumo, dal packaging fino all'evoluzione della chimica applicata ai profumi per arrivare ai nostri giorni con la diffusione di preparati di ‘nicchia’, studiati sulle diverse esigenze personali.
La profumeria italiana si à affermata da tempo come una voce economica importante, anche a livello internazionale. In sintonia con i cambiamenti del costume e della evoluzione della società, si è arrivati alla predilezione, da parte di alcuni utenti, per aromi assolutamente naturali ed 'ecocompatibili', alla nascita di fragranze unisex, all'ampliamento dell'utilizzo del profumo 'al di là' della persona umana fino al ritorno, negli ultimi tempi, ad una profumeria 'artigianale' di estrema raffinatezza e lusso destinata ad una clientela di elite.

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“Dentro” il profumo
Come nasce un profumo? Pare che un creatore di profumi, cosiddetto 'naso', disponga di circa 3000-3500 sostanze, nella scelta delle quali entrano in gioco conoscenza, intuito e creatività. Soprattutto il suo speciale 'fiuto', da cui la denominazione di 'naso'. La composizione di un profumo nasce dalla scelta di un 'tema' basilare, e quindi dominante. Si tratta della chiave 'emozionale' che cattura i sensi e conquista la memoria di chi lo sceglie e lo fa proprio. Eugène Rimmel fu il primo, a fine '800, a studiare le materie prime per i profumi, proponendone una classificazione in 18 famiglie, organizzate poi in quella che si definisce la 'piramide olfattiva' che organizza i componenti secondo il loro grado di persistenza e nota dominante. Oggi si definiscono 'sfaccettature' o sottofamiglie i differenti gruppi - all'interno dei quali ci sono elementi affini per origine o caratteristiche olfattive - cui sono stati ricondotti le numerosissime materie prime , tra naturali e chimiche, che vanno a comporre la fragranza. Con l'evoluzione delle ricerche la stessa classificazione può variare secondo le industrie ma in generale si concorda su queste classi:

floreale è la più importante classe della profumeria soprattutto femminile per la gran varietà di elementi offerti in natura dai fiori che la compongono: dal gelsomino alla rosa, violetta, mughetto. In questa sfaccettatura può rientrare la classe aldeidata, la verde, fruttata e boisè;

aromatica, composta dagli aromi, quindi salvia, rosmarino, timo, lavanda cui spesso si aggiungono note esperidate e speziate. È una delle più importanti della profumeria maschile per il suo tono 'virile' e ne possono fare parte l'acquatica, l'agreste, la fresca e quella a base di felci;

orientale o ambrata comprende i muschi, la vaniglia, preziosi legni, fiori esotici e note speziate a creare un mix dall'alto potere seduttivo. Le note speziate, vanigliate floreali e boisè contribuiscono al mix. Nella versione per uomo entrano in gioco anche la resina, il tabacco, le spezie esotiche, i legni e elementi animali accentuando in tal modo note boisè, legnose e per l'appunto speziate;

esperidata o agrumata, quindi a base di ogni sorta di agrumi con talvolta accordi floreali. Di questa classe fa parte l'aromatica. Nelle fragranze maschili prevalgono bergamotto, limone, arancio, pompelmo con aggiunta di note orientali e speziate quindi aromatiche. Le prime Acque di Colonia sono nate con queste caratteristiche;

boisè, ancora per l'uomo, con la forza del sandalo e del patchouli uniti a cedro e vetiver per un esito molto ricco e sfaccettato. Può, a seconda dei componenti, essere speziata, floreale, muschiata, acquatica, aromatica/cyprè;

Il profumo può essere simbolicamente paragonato ad una sinfonia composta da un armonico ‘mix di note'. Nel caso del profumo sono classificate tre tipi di note che compongono quella che è definita la 'piramide olfattiva', una teorizzazione dei componenti di un profumo analizzati secondo il loro grado di evaporazione e persistenza e il successivo sviluppo nel tempo di tali elementi: le note di testa, rappresentate dai componenti più volatili, di solito fragranze fresche, leggere ed evanescenti (spesso note agrumate, erbacee, acquatiche e marine) che si avvertono durante i primi momenti dopo l'applicazione e creano comunque l'imprinting iniziale e lo stimolo; le note di cuore, quelle centrali, dominanti che permangono più a lungo (circa 2/4 ore). Si tratta spesso di note fiorite (gelsomino, mughetto, rosa, tuberosa, ylang-ylang), della frutta, verdi o speziate (ad esempio cannella, chiodo di garofano, corandolo, noce moscata, pepe) ed infine le note di fondo, le più persistenti (legni, muschi, spezie, note animali, vaniglia) con gli elementi più forti e meno volatili che possono durare per più giorni, dando origine alla scia e costituiscono il carattere principale del profumo, il suo tratto distintivo, quello che spesso ne determina la scelta e l’utilizzo persistente.

TECNICHE DI COMPOSIZIONE

La natura costituisce un ricchissimo patrimonio da cui attingere le materie prime con cui si realizzano i profumi. E la loro varietà ne assicura un assortimento straordinario. Basta pensare ai fiori, piante aromatiche, foglie, baccelli, semi, radici, frutta (di cui si utilizza la scorza che contiene l'olio essenziale). Niente va sprecato. Ma come si passa dallo stato vegetale all'essenza? Fondamentalmente, con la spremitura.

Spremitura (Espressione)
Grazie a una articolata sequenza di azioni meccaniche operate a freddo sulla scorza degli agrumi (raschiatura, pressione ...) si estrae la componente oleosa della loro essenza odorosa che successivamente viene centrifugata, filtrata e purificata per ottenerne l''olio essenziale' altrimenti detto 'essenza'.

Enfleurage
È la tecnica estrattiva più antica, nota sin dai tempi degli Egizi, oggi non più impiegata perché troppo dispendiosa. Era il sistema ottimale soprattutto per trattare a freddo i fiori più delicati come la tuberosa, i fiori d'arancia e il gelsomino, i cui petali venivano adagiati su uno strato di grasso animale sparso su un telaio di vetro. Si ripeteva la stessa operazione più e più volte fino ad ottenere, tramite la saturazione del grasso, una sorta di pomata odorosa che veniva quindi raschiata dal telaio e lavata in alcol etilico ottenendone un olio profumato che, filtrato, dava origine 'all'assoluto' da cui si ricavava il profumo. Esiste anche la tecnica di enfleurage a caldo, o macerazione, inventata nella capitale della profumeria europea, a Grasse. Si procede all'infusione di fiori ad una temperatura di 60° in una miscela di grassi purissimi. La miscela viene girata ogni due ore e i fiori freschi sostituiti quotidianamente fino alla saturazione del grasso. Ne risulta una pomata che, ancora purificata, si trasforma nella cosiddetta 'essenza assoluta'.

Estrazione con solventi volatili
L'estrazione con solventi volatili è il perfezionamento della tecnica dell'enfleurage. Il procedimento fu presentato per la prima volta nell’Esposizione Internazionale di Vienna nel 1873 e da allora viene applicato sia a materie prime essiccate che a materie prime fresche. Nell'estrattore, la materia naturale viene lavata con un solvente volatile (ad esempio l’esano, toluene, butano, etanolo) che evapora con facilità. Si riesce in questo modo ad isolare il principio olfattivo, le cere e i pigmenti. Attraverso il successivo processo di decantazione, si raccoglie da una parte il concentrato profumato e colorato, più o meno solido (concreta), e dall’altra il solvente che potrà essere riutilizzato. Dalle 'concrete' tramite estrazione con alcool, una volta purificato dei residui cerosi, si ottiene un prodotto più puro, l’assoluto.

Distillazione a vapore acqueo
La distillazione è un'altra tecnica le cui origini affondano nell'antichità. Utilizza il principio dell'evaporazione per distinguere, per differenza di densità, l'olio essenziale dall'acqua profumata di un mix costituito dal fiore (resina o altro) mescolato con una quantità di acqua pari a 5 volte il suo peso. Il vapore creato dall'acqua in ebollizione, infatti, ha la capacità di trasportare i componenti odorosi dalla colonna di distillazione ad un refrigeratore dove per l'appunto 'per decantazione' l'essenza si condensa e viene raccolta. Oggi si è perfezionata questa tecnica soprattutto nell'ottica di preservare al massimo l'odore originale dei prodotti attraverso l'uso del sottovuoto con un circuito di vapore ridotto e a basse temperature (distillazione molecolare). Oppure 'frazionando' le varie parti di un olio essenziale e conservando solo quelle più nobili, eliminando poi le meno gradevoli nell'ottica di una qualità maggiore (frazionamento).

Estrazione tramite CO2
Assenza totale di solventi, odori di qualità e purezza: sono le garanzie assicurate da un'altra sofisticata tecnica 'estrattiva ' delicata che utilizza, invece dei solventi volatili, l'anidride carbonica che diventa liquida se passata sotto pressione ad una temperatura più bassa di 40° ed acquista proprietà solventi. Il sistema ideale per trattare le spezie e in genere le materie prime secche.

Sempre più raffinati sono i procedimenti per trattare fiori e piante delicati e soprattutto riuscire a preservarne al massimo e con naturalità la loro sostanza odorosa originaria. Esiste ad esempio una tecnica che racchiude piante e fiori delicato in un microricettore dal lieve potere assorbente. Si forma così un'aria odorosa assorbita dall’apparecchio e recuperato poi per estrazione, tramite un solvente adeguato. Ogni industria sviluppa e brevetta metodi propri che apporta contributi sempre più tecnologicamente avanzati nell'ambito della complessa realtà compositiva.

I profumi in classi...
Un profumo mediamente si compone di una gamma che va da 20 ad 80 elementi profumati, scelti tra essenze naturali ed elementi sintetici. A seconda degli oli eterici contenuti vengono suddivisi nelle seguenti tipologie o classi:
- eau de solide (a bassa quantità di oli eterici, fino all'1%) sono soprattutto le fragranze estive, più delicate e fresche;
- eau de cologne (3-5%);
- eau de toilette (6-9 %), che diventa più alta nelle versioni più intense;
- eau de parfum (10-14%) che può arrivare fino ad una percentuale del 20%;
- estratto di profumo (15-30 %) nelle varianti più forti fino al 40%.

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