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STORIA DELLA BELLEZZA
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IL MEDIOEVO
Le invasioni dei popoli dell’Europa nord-orientale e lo sconvolgente mutamento
culturale che ne deriva per l’ex Impero romano, rendono superfluo tutto ciò che
non è un bisogno primario: i modelli estetici classici non hanno alcun senso e
gli invasori possono proporre, tutt’al più, l’uso di burro acido per lucidare
i capelli. Ma anche questi selvaggi conquistatori furono lentamente conquistati
dalla civiltà dei vinti.
Per ritrovare un po’ di buon gusto bisognerà arrivare all’epoca feudale ( X sec.
d.C. ), quando dai castelli franco-provenzali si diffonde il modello culturale
cortese che restituisce una qualche gentilezza al vivere civile. Ne deriva un
recupero di valori tra i quali l'apprezzamento per la bellezza (specie quella
femminile), esaltata dai trovatori che, viaggiando di corte in corte, diffondono
con i loro canti la fama di bellissime castellane e, senza averne piena coscienza,
contribuiscono a creare dei nuovi canoni estetici pur se quasi esclusivamente
femminili. E’ il modello di una bellezza nordica quello che si impone, prima attraverso
la letteratura, poi attraverso le conquiste militari: la carnagione chiara, i
capelli biondi e gli occhi azzurri, che sono caratteristiche fisiche di Normanni
e Svevi, diventano il segno della distinzione sociale e condannano i più diffusi
colori scuri, tipicamente mediterranei, ad essere indice di subalternità.
“Biondo era e bello e di gentile aspetto… ” dirà Dante presentando Manfredi di Svevia e bionde sono le madonne sacre o profane che
siano. Si ripropongono manuali di bellezza che suggeriscono alle donne come rendere
candido e liscio il viso (con biacca, allume, borace, limone, aceto e chiara d’uovo)
e biondi i capelli (con tinture e lozioni a base di vegetali e minerali), rosse
le labbra (con minio e zafferano ) e bianchi i denti (con la salvia).
Benché la morale cristiana condanni questi costumi (v. Jacopone da Todi nella Lauda “L’ornamento delle donne dannoso ”) o la satira ne faccia oggetto di sberleffo (v. Boccaccio in “Corbaccio ”) la moda imperversa e le donne stesse preparano da sé i loro belletti se non
possono ricorrere ai “merciai”.
IL RINASCIMENTO
L ‘ammirazione per il bello inteso come perfezione e armonia riporta in auge
i canoni estetici classici e la necessità di ricercare rimedi indispensabili per
rendere perfetto ciò che non lo è del tutto.
Nel 1562, G. Mariniello scrive il primo trattato di cosmetologia dell‘Occidente (“Gli ornamenti delle donne ”) e non è un caso che a farlo sia un italiano: in Italia infatti predomina
una concezione di vita che celebra la bellezza del corpo e italiani sono i primi
profumieri. Grazie ai mercanti veneziani o fiorentini preziose sostanze orientali
vengono immesse sul mercato per soddisfare le aspirazioni di uomini e donne desiderosi
di piacere e di piacersi; una vera mania per i belletti ed i profumi si diffonde
nelle classi più abbienti: vaporizzazioni di mercurio, bistecche crude sulla pelle,
ricette segretamente preparate e riservate a pochissime elette permettono alle
dame delle corti signorili di avere quell’aspetto che pittori come Botticelli
o Tiziano hanno eternato.
Quando Caterina de Medici sposa il re di Francia porta con sé, a Parigi, Renato
il suo profumiere personale che darà origine ad una produzione locale di cosmetici
(seconda metà del 1500).
600/700
E’ l’epoca delle teste incipriate, dei nei finti su viso, spalle e décolleté.
La toilette di dame e cavalieri esige parecchio tempo: bisogna preparare il viso
con poca acqua e alcool profumato; vi si stende sopra un unguento fatto con pasta
di mandorle e grasso di montone e poi la biacca. Il viso diventa una tavolozza
su cui col bistro si ridisegnano occhi e sopracciglia e si spennella un liquido
rosso (in ben 12 sfumature!) per dar colore. Si usa addirittura dell’azzurro per
sottolineare le vene.
Il modello estetico viene sempre dalla corte, specialmente quella di Francia,
e a Parigi Mademoiselle Martin, profumiera reale, è l’arbitro dell’eleganza femminile.
A soddisfare prontamente i bisogni estetici dei cortigiani sono addirittura poste
in commercio delle trousses che contengono belletti bianchi e rossi, matita per
labbra e nei finti.
In Inghiltera invece nel 1770 il Parlamento emette un decreto secondo il quale
sarà condannata come strega qualunque donna abbia conquistato un marito tramite
capelli finti, tacchi alti, profumi e belletti e il matrimonio sarà considerato
nullo.
L’ETA’ CONTEMPORANEA
I radicali mutamenti determinati dalla rivoluzione francese e l’avvento della borghesia portano nuovi modelli di vita e nuovi costumi. Lo spirito pratico dei borghesi è immune dai fasti e dagli eccessi coltivati finora; anzi, gli ideali forti del Romanticismo fanno emergere l’interiorità di uomini e donne il cui aspetto fisico sarà specchio di animi tormentati e inquieti:
Solcata ho la fronte, occhi incavati intenti crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto labbro tumido acceso e tersi denti capo chino, bel collo e largo petto; giuste membra…
Si presenta così Ugo Foscolo (1778-1827), fascinoso esemplare maschile dell’epoca.
Il vero diventa soggetto dell’arte e questo canone porta alla ribalta le classi
sociali subalterne e, per la prima volta nella storia, si scoprirà la bellezza
anche in personaggi minati dalla tisi, filatrici di seta, lavandaie e sartine,
in contadini e pescatori.
Una relativa sobrietà di costumi tipicamente borghese coinvolge le classi sociali
più abbienti e la bellezza non è più potenziata da “ritocchi” evidenti e da abiti
particolarmente sfarzosi che sono invece riservati alle donne di malaffare.
Il progresso industriale consente il nascere delle prime industrie cosmetiche
e nel 1890, a Parigi Madame Lucas fonda la prima Maison de Beauté.
Il XX secolo si apre su scenari drammatici: la Prima guerra mondiale porterà
morte e fame in Europa e ci sarà poco da disquisire su ciò che è bello; lo stesso
accadrà tra un ventennio con la Seconda. In mezzo, in Italia e Germania, la dittatura
che, programmando la vita quotidiana del popolo, proporrà modelli autocelebrativi:
uomini belli e virili come il capo fatti per essere soldati e donne floride e
prosperose fatte per essere spose e madri di soldati. Negli anni venti comunque,
per la prima volta nella storia, le donne avevano voluto tagliare i capelli alla
garçon , avevano abbandonato abiti lunghi, sottogonne, busti e gardenfant per
indossare abiti dalle linee morbide e scivolate e soprattutto dall’orlo al ginocchio.
Nel secondo dopoguerra sarà il cinema, soprattutto quello americano, a proporre
i nuovi canoni: le vamp bionde platinate, brune appetitose o rosse incendiarie,
tutte superdotate, saranno le ispiratrici della moda, del look, dello stile di
vita di donne di ogni ceto sociale mentre per gli uomini varranno i modelli del
duro, del rubacuori o del bel tenebroso. Lo sviluppo successivo di altri mezzi
mediatici (televisione e rotocalchi in particolare) incentiveranno la tendenza,
sempre più attuale, ad assumere come canoni quelli proposti dal mondo dello spettacolo
e delle passerelle.
Le migliori disponibilità economiche ed i nuovi ritrovati della scienza, della cosmetologia, delle tecniche chirurgiche e della medicina, consentono a uomini e donne della nostra epoca di adeguarsi sempre più pienamente ai modelli proposti e scelti alla ricerca di una perfezione che, purtroppo, ha l’inconveniente di passar presto di moda.