CALVIZIE FEMMINILE
La caduta dei capelli è un fenomeno che interessa il 20% circa delle donne adulte e può manifestarsi
in diversi modi. Generalmente contano i fattori androgenetici, ma non sempre:
esistono tante altre cause che vanno individuate tempestivamente per programmare
un trattamento “ad hoc”. La forma di alopecia più conosciuta è quella androgenetica ma per combatterla il primo importante passo è quello di ottenere una diagnosi
quanto più precisa possibile, appurando che non sussistano altre patologie, prima
di iniziare una cura.
Alopecia androgenetica: definizione
Il termine alopecia androgenetica indica la caduta di capelli per diverse cause, ormonali o genetiche, e si può
facilmente individuare perché i capelli cominciano ad assottigliarsi e a perdere
consistenza. Il processo può iniziare già dall’adolescenza e può continuare fino
ai 40 anni. Da non confondere, con questa patologia, quella forma di “rarefazione”
dei capelli piuttosto diffusa nelle donne in menopausa: si tratta infatti di un problema transitorio, dovuto ad un momentaneo squilibrio
ormonale.
Classificazione dell’alopecia secondo Ludwing
Sono sostanzialmente tre i livelli con i quali viene classificata l’alopecia
androgenetica femminile, in base alla gravità:
Alopecia di Primo Tipo: consiste in un diradamento dei capelli su tutta la zona superiore del cuoio
capelluto dietro ad una linea anteriore profonda 1-3 cm più o meno conservata.
Alopecia di Secondo Tipo: diradamento marcato dei capelli nella zona superiore del cuoio capelluto dietro
ad una linea anteriore anch’essa meno densa.
Alopecia di Terzo Tipo: quando sussiste un diradamento grave su tutta la zona superiore del cuoio capelluto
dietro ad una linea anteriore ormai molto diradata
Cause
L’alopecia androgenetica si caratterizza per il “cambiamento” dei capelli terminali
i quali, se si presentano lunghi e spessi, improvvisamente diventano “atropici”
(corti e sottili). La causa di tutto ciò risiede nell’aumento del Dht (deidrosterone)
il quale, quando “attacca” la proteina appartenente al recettore androgeno o il
follicolo, “scatena” un processo autoimmunitario che distrugge la papilla dermica
principale responsabile della caduta dei capelli. È importante anche sottolineare
che la maggior parte delle donne non diventano mai totalmente calve e generalmente
il diradamento si manifesta nella parte centrale della testa.
I geni “responsabili” dell’alopecia androgenetica si chiamano
autosomali dominanti e nella maggior parte dei casi vengono ereditati dai genitori, cioè sia dal
padre che dalla madre. Tuttavia la patologia può insorgere all’improvviso anche
quando non c’è una “familiarità” di alopecia androgenetica. Anche un insufficiente
apporto di proteine e ferro può contribuire alla caduta dei capelli, così come
un’eccessiva carenza di ferro e una forte
anemia. Ma non solo, perché anche l’
ipertiroidismo e l’
ipotiroidismo possono portare con sé questo problema, oltre ai ben noti farmaci contro il
cancro, gli anticoagulanti, i beta bloccanti e alcuni antidepressivi.
Quando si può parlare di alopecia androgenetica?
Generalmente si parla di alopecia androgenetica quando nella donna sono presenti
grandi quantità di androgeni e una “certa” condizione di familiarità, ovvero quando
si verificano queste due condizioni, magari combinate tra loro. Esiste anche una
forma di alopecia “carenziale” e cioè dipendente da un deficit di estrogeni. Nella
pratica è facile individuare la patologia perché nella forma “tipica” la caduta
dei capelli avviene in modo costante e continuativo nell’arco di alcuni mesi.
In questo caso occorrerà prestare particolare attenzione alla cura quotidiana
dei capelli e quindi non spazzolarli troppo spesso e soprattutto non in modo troppo
energico; cercare di evitare tinture per i capelli, trattamenti particolari o decoloranti: questi servono solo ad accelerare il
processo. Occorrerà evitare anche di tenerli legati troppo a lungo o “costretti”
in pettinature che “tirano” eccessivamente. Anche la dieta è importante per mantenere
sani e forti i capelli: proteine e ferro dovranno essere sempre presenti in un’alimentazione sana ed equilibrata.
Il “pull test” è utile per verificare la caduta dei capelli?
Il “pull test”: è una “verifica” che serve a stabilire se si perdono capelli
e soprattutto quanti se ne perdono. È semplice da effettuare e si deve procedere
in questo modo: si prende una piccola ciocca di capelli (che ne comprenderà 30
al massimo) e si tirano. In situazione di normalità, dovrebbero cadere al massimo
3 capelli e in questo caso non si può parlare di alopecia androgenetica.
L’importanza di una diagnosi precoce
La diagnosi precoce e tempestiva è molto importante per combattere la caduta
dei capelli. È quindi opportuno che, in caso di dubbi, ci si rivolga ad uno specialista
che potrà suggerire un centro specializzato il quale saprà stabilire se il primo
segno di diradamento dipende da un fattore genetico o da uno squilibrio ormonale anche perché esistono
diverse tipologie di ‘caduta’. Tuttavia è normale che, dopo i 40 anni e soprattutto
in età di menopausa si verifichino episodi di alopecia androgenetica che viene
anche chiamata calvizie femminile.
Il Telogen Effluvium
Viene anche chiamato “caduta a stasi” e si può riconoscere facilmente perché
la “caduta” non è concentrata solo in una parte del capo e generalmente compare
a distanza di circa sei mesi da un evento scatenante che può essere un parto,
una drastica dieta dimagrante o un importante intervento chirurgico, oltre a problemi
legati alla tiroide quali le patologie autoimmuni.
Quale la terapia giusta?
Esistono diversi farmaci in grado di ridurre efficacemente la caduta dei capelli.
Al momento, il minoxidil rappresenta un ottimo stimolatore della crescita (opportunamente testato e approvato);
i risultati naturalmente dipendono dalle modalità di applicazione e dalle dosi
utilizzate. Anche altri tre farmaci vengono utilizzati con successo per combattere
questo problema: il finasteride, che è un inibitore di uno dei due enzimi che convertono il testosterone in
DHT (da non utilizzare però in gravidanza poiché sono stati riscontrati alcuni
casi di malformazione del feto); lo spirolonatone che ha fornito buone risposte nel 50% dei casi; l’acido azelaico, efficace sia nell’uomo che nella donna, e che può anche essere combinato con
il Minoxidil.
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