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I FILLERS

Le rughe che scavano solchi sempre più profondi nel viso; le cicatrici da acne, che lasciano piccoli crateri che deturpano il volto; i classici buchi dovuti alla cellulite; le labbra troppo sottili, poco marcate; sono tutti difetti estetici che hanno una caratteristica comune: possono essere riempiti. Come? Con i fillers, o, appunto, riempitivi, materiali che vengono iniettati con aghi sottili nella pelle, più o meno in profondità, e correggono, delineano, ridefiniscono. Riassorbibili o permanenti, biologici o sintetici, i fillers sono l'uovo di Colombo della chirurgia estetica: gli interventi sono rapidi e, in genere, non presentano complicazioni; l'operazione è ambulatoriale; il prodotto stesso è considerato un presidio medico-chirurgico, vale a dire, alla stregua di un cerotto. Tutto perfetto, dunque? Non proprio. Come qualsiasi intervento che modifica il corpo e il suo equilibrio, anche i fillers hanno le loro controindicazioni e i loro detrattori. Ma, innanzitutto, è bene capire di cosa si tratta.

Il primo filler usato in chirurgia estetica risale alla fine degli anni '60; si tratta di olio di silicone. Nel 1976 a Palo Alto si sperimenta l'uso del collagene iniettabile. Dagli anni '80 l'uso del silicone per correggere i segni dell'invecchiamento cutaneo è stato vietato, ma nel frattempo sono state sperimentate nuove molecole e i fillers hanno conosciuto uno sviluppo notevolissimo. Una prima classificazione dei fillers può essere effettuata in base alla natura e alla durata: i cosiddetti riassorbibili o biologici sono composti da sostanze biocompatibili che vengono, nel giro di breve tempo, riassorbite dall'organismo senza lasciare traccia. Gli effetti ottenuti con questo tipo di materiali hanno quindi una durata non permanente, che può variare da poche settimane a dodici mesi, ma la media è sui 3-4 mesi. Questi fillers vengono anche definiti di superficie, perché non vengono introdotti in profondità nel derma. I fillers permanenti o semi-permanenti sono invece di origine parzialmente o totalmente sintetica. Sono anche detti di profondità perché vengono iniettati nella parte meno superficiale del derma. Hanno una durata decisamente più lunga rispetto ai riassorbibili, che supera anche i due anni, ma comportano qualche rischio in più di intolleranza da parte dell'organismo.

Fillers non permanenti

I più diffusi sono quattro: Acido Glicolico, Acido Ialuronico, Acido Polilattico e Collagene.

L'acido glicolico fa parte della famiglia degli Alfaidrossiacidi. In dermatologia viene utilizzato sia per le sue proprietà esfolianti, che stimolano il ricambio cellulare, sia per la sua capacità di attivare i meccanismi che favoriscono la sintesi del collagene. In sintesi, all'acido glicolico si devono l'esfoliazione dello strato corneo, l'ispessimento dello strato spinoso, l'aumento di collagene ed elastina.

L'acido ialuronico è un polisaccaride naturale presente in tutti gli organismi con una struttura chimica identica; dalla sua totale assenza di antigenicità e immunogenicità deriva la sua assoluta biocompatibilità. Questo acido regola la riserva idrica del derma, perché grazie alle sue molecole si legano le molecole dell'acqua; per questo motivo la sua mancanza, con gli anni, è una delle cause dell'invecchiamento della pelle. In chirurgia estetica viene utilizzato per correggere volume e contorno delle labbra, per le rughe intorno agli occhi, per il rimodellamento del viso, per correggere le cicatrici da acne e da trauma, per gli inestetismi dei tessuti molli.

L'acido polilattico è un prodotto di sintesi chimica, biocompatibile, biodegradabile, non immunogeno, che stimola la sintesi di nuovo collagene; la durata dei suoi effetti si attesta intorno ai dieci mesi. Viene utilizzato prevalentemente per i solchi profondi nasogenieni, per ridefinire il volume di parti del viso, soprattutto guance, per le mani, il collo e le rughe profonde.

Il collagene fa parte del supporto della pelle. Negli interventi estetici viene usato collagene di derivazione animale, generalmente bovino (proveniente da allevamenti controllati), che viene iniettato nelle labbra per aumentarne il volume o va a correggere rughe e cicatrici post-acneiche e da trauma.

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Filler permamenti e semipermanenti

Tra i più diffusi fillers permanenti, Artecoll (75% di atelocollageno e 25% di sferule di polimetilmetacrilato), Mediplast (povidone e collagene), Goretex (politetraetilene espanso a struttura microporosa), Teflon, Aquamid, Bio-alcamid (polimero reticolato di poliacrilamide e acqua apirogena); tra i semipermanenti, microsferule di polimetilmetacrilato, polimeri reticolati di poliacrilamide, gel di collagene, gel di acido jaluronico . Si tratta per lo più di sostanze in cui si ha, in sospensione, una certa quantità di microsfere di materie plastiche che non vengono riassorbite ma restano nell'organismo. Vengono iniettati nel derma profondo e il loro effetto dura fino a due anni, passati i quali è necessario intervenire con correzioni. In rari casi (uno o due su mille) questi interventi possono portare a complicazioni dovute a reazioni immunitarie, che variano da eritemi a formazioni di granulomi. Uno dei più utilizzati filler permanenti è il goretex , presente sul mercato in forma di patch, fili, benderelle, protesi sagomate. Viene usato per le ipoplasie di zigomi, mento e labbra e per solchi nasogenieni pronunciati.

Precauzioni

Presidio medico-chirurgico o no, l'uso dei fillers comporta comunque un intervento, seppur ambulatoriale, ed è quindi necessario prepararsi adeguatamente. Per prima cosa il medico deve effettuare un'indagine anamnestica completa, che indaghi sulla storia clinica, le malattie croniche ed eventuali allergie del paziente. Successivamente è necessario un check up cutaneo, con particolare attenzione all'esame dell'inestetismo da correggere. Tra le controndicazioni, oltre alle allergie al materiale da iniettare, soprattutto al collagene, ci sono collagenopatie, gravidanze in atto, herpes in fase attiva, malattie dermatologiche autoimmunitarie, disordini della coagulazione del sangue. Il test intradermico per valutare le allergie al collagene viene eseguito iniettando una dose di prodotto nell'avambraccio. Dopo tre settimane si inietta il prodotto sull'altro avambraccio. Dopo un'ulteriore settimana, se non ci sono state reazioni, si può procedere con l'intervento.

Lipostruttura

Ultimamente un nuovo tipo di filler sta facendo sempre più proseliti nel mondo della chirurgia estetica: il grasso umano, per essere più precisi, il grasso del paziente stesso. Rispetto al tradizionale lipofilling, la lipostruttura prevede alcune novità: il prelievo del grasso viene effettuato in anestesia locale con una cannula sottile dotata di una punta disegnata appositamente per non danneggiare il grasso, che viene fatto sedimentare, viene centrifugato e quindi iniettato con siringhe da 1ml, in piccoli tunnel, in modo da creare un aumento strutturale della zona da aumentare e favorire il massimo attecchimento. La lipostruttura viene usata per aumentare gli zigomi, attenuare le occhiaie, aumentare il volume delle labbra, restituire tonicità alle mani e correggere altre parti del corpo.

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