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18 July 2017


Chi va in treno, va sano e va lontano

A cura di Alberto&Alberto

Oggi più che mai il treno è il mezzo più giusto per spostarsi, per lavoro o per diletto: è (abbastanza) ecologico, (abbastanza) economico e (tanto) romantico, nel senso più largo del termine. E comodo. Sali a bordo e puoi fare di tutto: leggere un libro, guardare un film, ascoltare musica, dormire, e intanto il treno corre verso la tua destinazione, talvolta arrivando prima ancora che tu te ne renda conto. A me è sempre piaciuto durante il viaggio, almeno per qualche minuto, guardare fuori dal finestrino e vedere il paesaggio mutare rapidamente, con i colori che si confondono davanti agli occhi. Ma mi piace anche chiuderli, gli occhi, e lasciarmi cullare dal movimento e dal rumore dello sferragliare (anche se oggi quasi impercettibile, con i treni moderni).

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Niente traffico, niente semafori, niente smog, zero stress: il treno è un mezzo sano. E affascinante, presenza ricorrente nella letteratura, nel cinema, nelle canzoni. Per quanto riguarda il cinema, in particolare, un treno è tra i protagonisti delle prime proiezioni pubbliche dei fratelli Lumiere: sembra che alla visione di "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat", gli spettatori avevano l'impressione che un vero treno li stesse investendo, così da farli fuggire terrorizzati.

Sui treni del cinema si commettono delitti ("Assassinio sull'Orient Express" dal romanzo di Agatha Christie), si ricompongono famiglie ("Il treno per il Darjeeling") o ci si avvia verso un tragico destino ("A 30 secondi dalla fine"). Se si fa per ridere, se ne vedono delle belle, come per lo sketch di Totò in treno con l'onorevole Trombetta o la cricca di Mandrake (Gigi Proietti) in "Febbre da cavallo" costretta a percorrere su e giù i vagoni per non farsi sorprendere senza biglietto dal controllore.

Sulla Rete ho trovato una lista davvero impressionante di canzoni che hanno il treno nel titolo, sia italiane che straniere. Ma instintivamente, io associo il treno a quello "dei desideri/nei miei pensieri all'incontrario va" dell'"Azzurro" di Celentano, secondo solo al treno che parte alle 7 e 40 di battistiana memoria (poi sostituito dal volo che parte alle 8 e 50).

A tutti coloro che useranno il treno per spostarsi quest'estate: una scelta felice, che darà alle vacanze un pizzico di allegria in più!


11 July 2017


Despacito, allegria da record

A cura di Alberto&Alberto

Non accade spesso, quantomeno da diversi anni a questa parte, che il successo di una canzone abbia una vita oltremodo lunga: oggi si tende a consumare tutto con la rapidità imposta dalla Rete con tendenze che si avvicendano continuamente seppellendo quelle precedenti.

Per sopravvivere alla spietata legge del consumo e durare più di due o tre mesi (quando va bene), una canzone deve quindi avere qualcosa di veramente speciale. Deve cioè penetrare nella mente e nel cuore dell’ascoltatore e avere la capacità di radicarvisi, in modo tale che a ogni ascolto corrispondi un momento di piacere e benessere costantemente rinnovato.

È quello che sta accadendo con il tormentone dell’estate “Despacito” del cantante portoricano Luis Fonsi con il rapper Daddy Yankee, che però non è uscito nella tarda primavera (come si usa per i brani che ambiscono alla popolarità sotto l’ombrellone) bensì a gennaio scorso. E che da gennaio a oggi ha collezionato una serie impressionante di record: certo, non si può più parlare di milioni di copie fisiche vendute ma di milioni di contatti in Rete sì, ed è così che è accaduto praticamente in tutto il mondo.

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Ma qual è il ‘quid’ che ha consentito ad una canzone non tanto dissimile da molte altre, di raggiungere un tale, duraturo successo? Difficile dirlo, tanto più che se questo ‘quid’ fosse ben definito, esso sarebbe subito adottato da qualsiasi musicista o compositore in cerca di visibilità. Neppure l’autore di “Despacito” sa spiegare il segreto del suo successo, si è limitato a dichiarare di essere stato consapevole di avere scritto una buona canzone, una canzone in grado di divertire e di fare ballare.

I numeri del successo sono impressionanti: leggo su un articolo pubblicato sul sito dell’Ansa che il video nel giugno scorso aveva quasi raggiunto i 2 miliardi di visualizzazioni (oggi ha superato i 2 miliardi e mezzo), che ha avuto uno straordinario successo anche in un mercato “difficile” come quello statunitense (è il terzo brano in lingua spagnola ad aver mai raggiunto la prima posizione nelle classifiche, il primo in quelle inglesi) e che solo in Italia ha conquistato 6 dischi di Platino.

Il successo nel ritmo? Può darsi, qui un po’ di novità infatti si trova, essendo il brano non propriamente un reggaeton (genere portoricano che mescola reggae, dancehall e hip hop) ma una contaminazione tra reggaeton e pop latino, così come, nell’arrangiamento, un’azzeccata (per quanto non proprio inedita) combinazione tra sonorità elettroniche ed etniche.

Come già accadde anni fa con “Gangnam Style” di Psy (quasi tre miliardi di visualizzazioni su Yu Tube) siamo quindi di fronte ad un vero fenomeno sul quale tanto ci si interroga quanto ci si diverte. Un bonus di divertimento provvede a fornirlo il gruppo di videomaker The Jackal (già oggetto di un nostro post un paio d’anni fa) che ha realizzato due video satirici ispirati al successo di “Despacito”. Nel loro piccolo, anche qui un’operazione azzeccata: i due video hanno totalizzato, nel momento in cui scrivo, rispettivamente 3.137.811 e 2.521.707 di visualizzazioni. Come dire che i tormentoni hanno anche il loro, imprevedibile indotto

Anziché il video di “Despacito” (che evidentemente hanno visto tutti), posto qui sotto il primo dei suddetti video, intitolato emblematicamente “Gli effetti di Despacito sulla gente”.


04 July 2017


Nei parchi divertimento, tra allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Lo dice la parola stessa: parchi “divertimento”. E in effetti è difficile non lasciarsi andare ad un po’ di sana allegria tra un giro sulle montagne russe ed una scivolata veloce verso il fresco delle piscine. Che ci sia poi uno stretto nesso tra allegria e benessere, come da principio fondante di questo blog, ce lo ribadiscono da Aqualandia, il parco acquatico di Jesolo, che come tutti i parchi ha riaperto i battenti con l’avvento della bella stagione, già a fine maggio. Aqualandia è uno dei parchi storici d’Italia: l’inaugurazione risale al 1989 e da allora è stato segnalato per dieci volte come il miglior parco a tema acquatico d’Italia.

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Cito Aqualandia perché dal loro ufficio stampa, qui a benessere.com abbiamo ricevuto il documento “I parchi di divertimento e i 10 benefici per la salute” che ci aiuta ad addentrarci nel tema odierno, non senza ricordare come in Italia siano presenti decine di parchi divertimenti, per tutti i gusti e le età e di varie tipologie che vanno dai parchi acquatici, come Aqualandia appunto, ai parchi faunistici come i giardini zoologici e gli zoosafari, i parchi avventura, i parchi per bambini e i parchi a tema. Tra questi ultimi Gardaland, secondo i dati forniti tempo fa dal Ministero dei Beni Culturali, risulta essere nientemeno che la terza attrazione turistica a livello nazionale dopo il Colosseo e il Musei Vaticani.

Tornando al documento fornitoci da Aqualandia: esso mette prima di tutto in evidenza il fatto che i parchi divertimenti impongono diverse ore di movimento, che si traducono in circa 10 chilometri compiuti in un giorno senza che questo costi particolarmente fatica ma con conseguenze di un consumo stimato tra le 500 e le 1000 calorie. La stessa adrenalina provocata dalle attrazioni dei parchi, provoca un consumo di calorie. Il documento cita una ricerca effettuata da scienziati e ingegneri del Thrill Laboratory per cui una discesa adrenalinica consentirebbe di bruciare fino a 70 calorie per corsa.

Riduzione dello stress a seguito delle emozioni ricevute, come pure il miglioramento dell’umore fino a provare eccitazione per le endorfine prodotte -gli “ormoni della felicità” - che si traduce poi in sensazioni di serenità e calma. Energie di profondo benessere, tonificazione dei muscoli, workout apparentemente casuale ma performante, superamento delle paure, migliore condivisione nelle relazioni e socializzazione con persone nuove sono gli altri benefici indotti da una giornata trascorsa nei parchi divertimento.

Se insomma le vie del benessere non sono proprio infinite, quella di un parco divertimenti mi sembra proprio una via da percorrere, almeno una volta nella vita. Anche per chi non è particolarmente incline alle forti emozioni che possono provocare (soprattutto per le persone più sensibili) le attrazioni più spericolate (che però sono anche le più “gettonate”, specialmente dai giovani). Perché nei parchi vi sono anche spettacoli da godere, giochi più tranquilli e rilassanti e strutture architettonicamente e tecnologicamente evolute semplicemente da ammirare. L’allegria, insomma, è davvero assicurata per tutti. E, quindi, benessere per tutti.


27 June 2017


Braccio di Ferro, il benessere negli spinaci

A cura di Alberto&Alberto

Nato quasi un secolo fa (nel 1919, per la precisione) dalla penna del disegnatore Elzie C. Segar, Braccio di Ferro (Popeye, in originale) è stato protagonista di migliaia di strips, cartoni animati e anche di uno sfortunato film del 1980, interpretato da Robin Williams e diretto da Robert Altman. Per non parlare di un videogioco molto popolare tra i giovanissimi nei primi anni '80, me compreso.

Insieme a Paperino e a pochi altri, Braccio di Ferro ha segnato la mia infanzia così come quella di generazioni precedenti e successive alla mia. La sua popolarità negli ultimi anni, però, è decaduta per lasciare il posto soprattutto a quei supereroi - da Superman all'Uomo Ragno, che il cinema americano ha saputo abilmente promuovere.

E però persiste un'abitudine, tra la maggior parte dei genitori, quella di invogliare i bambini a mangiare spinaci: "Così diventi forte come Braccio di Ferro"!

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L'allusione è naturalmente al fatto che gli spinaci contengono ferro, una sostanza preziosa per il nostro organismo e importante per la crescita di bambini e adolescenti. Soprattutto, nella prima infanzia una eventuale carenza di ferro (che non è presente solo negli spinaci, ma anche negli alimenti di origine animale, ovvero carne e pesce, oltre che nei legumi, nell'indivia e nel radicchio verde) può ostacolare il giusto sviluppo psicomotorio del bambino.

In questo senso, l'intuizione di Segar è stata meritoria anche se basata su presupposti non del tutto corretti. Quando il disegnatore, infatti, volle caratterizzare Braccio di Ferro come grande mangiatore di spinaci, da cui origina la sua forza, la scienza dell'alimentazione non era evoluta come oggi. Il fatto, quindi, che gli spinaci contenessero una dose elevata di ferro più elevata rispetto agli altri alimenti, era fondato su una credenza popolare, non supportata da analisi precise in merito. Analisi che arrivarono molti anni dopo la nascita di Braccio di Ferro e che decretarono che la presenza di ferro negli spinaci era assai inferiore a ciò che si credeva (circa 3 milligrammi per 100gr. di foglie).

Tuttavia, la 'vulgata' resiste e ancora oggi Braccio di Ferro è considerato come virtuoso della sana alimentazione e uno stimolo a consumare spinaci per i bambini, a dispetto del suo sapore non molto gradevole, specialmente per i più piccoli. Un vegetale che ha altre e forse anche più importanti proprietà, come quella di prevenire l'anemia, di favorire la depurazione e di fissare, grazie al suo elevato contenuto di clorofilla, il calcio, il fosforo e il magnesio nelle nostre ossa. Con controindicazioni, però, per chi soffre di patologie reumatiche, calcoli renali od osteoporosi, a causa della presenza negli spinaci dell'acido ossalico, che è un composto aggressivo.

Del cartoon che propongo qui ho un ricordo molto nitido, nonostante siano passati molti anni dall'ultima volta che l'ho visto. E di seguito, spiego perché.



Perché Braccio di Ferro è sì un autorevole 'testimonial' del benessere però ammetto che il mio personaggio preferito del cartoon, quello che mi ha regalato più allegria, è sempre stato Poldo Sbaffini (Wimpy, nell'originale), leggendario e insaziabile "sbafatore" di panini: non proprio un esempio di virtù alimentare!


20 June 2017


Star bene giocando con le parole

A cura di Alberto&Alberto

Ho più di un amico con il quale condivido, ogni qual volta mi ritrovo a trascorrervi un po' di tempo, la consuetudine di giocare con le parole.

I giochi di parole mi hanno sempre divertito ed è una pratica che mi viene istintiva, mettendo in conto che alcune delle persone con le quali interloquisco non li comprendono oppure non li colgono immediatamente. Alcune reagiscono anche con fastidio - se ci troviamo in un ambito di serietà - ma a me viene così naturale… che spesso non ne posso proprio farne a meno! Mettendo in conto anche qualche inevitabile imbarazzo.

Ma quando invece mi trovo a contatto con persone che condividono questa mia - chiamiamola pure "deformazione linguistica" - allora mi sento davvero bene, riconoscendo quel fantastico fenomeno che è l'empatia e godendo della condivisione di una passione, se non una vera inclinazione.

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I giochi di parole hanno forme e derivazioni diverse: personalmente, a seconda delle circostanze, mi ritrovo spesso a parafrasare o storpiare il titolo di un film o di un libro, a trasformare proverbi o modi di dire, a raddoppiare lettere o sottrarle. Sempre in mancanza - lo ammetto - della consapevolezza che ogni operazione che io effettuo su una frase o su una parola corrisponde ad una definizione ben precisa, codificata dagli esperti (un maestro riconosciuto del genere è Stefano Bartezzaghi, figlio del famoso enigmista Pietro, già allievo di Umberto Eco e docente della Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, dove insegna Teorie della Creatività e Semiotica.).

Già premesso come, per me, giocare con le parole sia una pratica spontanea e fonte di allegria e quindi benessere, mi sono interrogato sull'origine di questa mia attitudine. Trovando una risposta - o meglio una "non risposta" - su una forte autorevole quale l'Enciclopedia Treccani. Dove leggo che una "solo teorie psicologiche e teorie dell’umorismo, oltre a qualche affondo teorico nel campo retorico, si sono poste il problema di quale funzione possa avere l’attitudine umana a giocare con le parole." e che "una teoria del gioco di parole, semplicemente, non è mai esistita".


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