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17 January 2017


Allegria e benessere con lo Zumba Fitness

A cura di Alberto&Alberto

Forse non supererà mai la popolarità del Pilates o dello Spinning nelle palestre, ma è certo che quello della Zumba Fitness è più che una moda. Non c'è praticamente palestra che oggi non lo annoveri tra le discipline, un'offerta che insegue una richiesta in continuo aumento.

Le ragioni del successo sono ben chiare: con lo Zumba Fitness ci si diverte e ci si mantiene in forma. L'allegria ha origine dalla musica che accompagna l'allenamento: gli irresistibili ritmi sudamericani che personalmente trovo assai più gradevoli che non la musica da discoteca che ritma i movimenti di altre discipline (come l'hydrobike, che ho personalmente praticato). Facendo attività fisica con lo Zumba Fitness, anche ad alta intensità, proprio la musica e l'allegria rendono tutto piacevole e divertente (specie se in gruppo) e intanto si bruciano i grassi in eccesso.

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Da benessere.com apprendo che lo Zumba Fitness è stato inventato da un trainer colombiano, tal Beto Perez, che un giorno doveva condurre la sua consueta lezione di aerobica in palestra ma si è accorto di aver dimenticato a casa le musiche che aveva preparato (siamo nella metà degli anni '90). Volendo comunque recuperare la lezione, pensò di utilizzare le audiocassette che portava con sé per il suo piacere personale e che contenevano brani di salsa e merengue. La lezione fu esaltante per chi vi partecipò e ciò indusse Perez a regolare l'attività fisica, cercando di replicare l'atmosfera e il coinvolgimento di quella prima lezione in una disciplina codificata.

Lo Zumba Fitness nasce quindi in Colombia e da lì si diffonde dapprima in molti paesi dell'America Latina, poi negli Stati Uniti e poi ancora nel resto del mondo.
I vantaggi che apporta sul piano del benessere fisico sono svariati e vanno dalla elasticità dei muscoli al rassodamento del corpo, dal dispendio di calorie ai benefici sul sistema respiratorio e cardiovascolare.
Il tutto, muovendosi al tempo di ritmi che non sono soltanto quelli della Salsa e Merengue ma anche della Cumbia, del Mambo, del Flamenco, del Cha cha cha, del Reggaeton, della Samba, del Belly Dancing, del Bhangra, dell'Hip-Hop, dell'Axé e del Tango. E non vale sollevare l'obiezione che non si sa ballare e quindi non si può praticare lo Zumba Fitness perché le palestre organizzano le classi in base alle diverse abilità di movimento degli allievi e una classe che fa al proprio caso la si trova sempre (così mi dicono).

Con i suoi 40 milioni di visitatori, il video che segue è sicuramente il più visto tra quelli che descrivono una lezione di Zumba Fitness (veramente questa è, più che altro, una esibizione…). Il suo realizzatore, che lo girò nel 2006, ammette che non avrebbe mai pensato che da lì a breve lo Zumba Fitness avrebbe conquistato le palestre di tutto il mondo.




10 January 2017


L'enigmistica tra benessere e allegria

A cura di Alberto&Alberto

Benessere non è solo un fisico ben mantenuto o un regime alimentare equilibrato. Benessere può essere anche - anzi, è - una buona memoria, un buon spirito di osservazione, insomma un cervello ben allenato e reattivo. Come fare a mantenerlo tale? Con l'enigmistica, ad esempio.

Non solo un passatempo: l'enigmistica è certamente qualcosa di più e le ricerche scientifiche lo attestano. Fare le parole crociate, ad esempio, è una pratica molto consigliata per il buon funzionamento del sistema nervoso. Non da meno sono gli altri giochi che richiedono l'applicazione della logica matematica, come il sudoku, ad esempio, o quelli che mettono a dura prova la nostra logica stessa, come i rebus o gli intramontabili indovinelli.

La domanda di enigmistica è cresciuta esponenzialmente negli anni, come si può verificare dal fatto che le edicole sono oggi più che mai massicciamente fornite di riviste specializzate, per ogni gusto ed età, per non parlare degli spazi dedicati nelle riviste e quotidiani di ogni genere. La rivista preferita dagli italiani, tuttavia, resta la prima (il 1° numero risale al gennaio del 1932) ovvero "La Settimana Enigmistica", un caso assai particolare nel panorama editoriale italiano, poiché ha subito pochissimi cambiamenti nel corso dei decenni, presentandosi ancora oggi con una grafica e un'impostazione non molto dissimile da quella del primo numero con costanti inamovibili, come la posizione di alcune rubriche in numeri di pagina che sono sempre gli stessi da tempo immemore.

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D'altronde la rivista che, per antonomasia, "vanta innumerevoli tentativi di imitazione", ha mantenuto sempre alta la qualità dei giochi, alcuni dei quali restano prerogativa solo di lettori esperti delle varie formule che esulano dai classici cruciverba, anagrammi o rebus (anche questi, però, quasi mai risolvibili con grande facilità!).

Per tutti, ma proprio per tutti, restano invece perfettamente comprensibili e godibili quei momenti di allegria rappresentati dalle barzellette e dalle vignette che anch'esse contraddistinguono da sempre la rivista (e anche moltissimi dei suoi "tentativi di imitazione").

In questo caso, i cambiamenti sono stati però obbligati e molti personaggi che pure hanno segnato la storia della rivista purtroppo non appaiono più. Il mio pensiero va soprattutto ad un personaggio a me molto caro, perché quando ero bambino e mi capitava tra le mani "La Settimana Enigmistica" (praticamente ogni settimana, vista la sua larga diffusione tanto in casa mia quanto nelle case altrui), andavo subito a cercare il suo spazio nella rivista. Uno spazio doppio e chi, come me, ha qualche 'annetto' sulle spalle avrà subito indovinato: sto parlando del tenero Giacomo! Quello che, sempre a voler essere precisi, appariva una prima volta a pagina 12 in una vignetta che poi rinviava, per la piena comprensione della situazione che lo vedeva coinvolto, all'ultima pagina, ovvero la 48!

Sono certo che in moltissimi lo ricordano e che altrettanti non sanno che il suo autore era uno scrittore e fumettista tedesco, tal Hans Jürgen Press, che in patria era famoso anche e soprattutto per la sua produzione dei libri per ragazzi. Ma che era anche una delle firme di punta, fin dagli inizi degli anni '50, di un supplemento per ragazzi della rivista Stern, dove nacque per l'appunto il tenero Giacomo, poi scomparso insieme al suo autore nel 2002.

Pur se tra le più amate, egli non era comunque l'unica "star", passata e presente, di una rivista che ad oltre 80 anni dalla sua uscita, prosegue ad entrare settimanalmente nelle case di tanti italiani, portando benessere ed allegria ad un prezzo rimasto miracolosamente modico!

Sulla Rete, ci sono tantissimi video che aiutano a comprendere i meccanismi che regolano i giochi enigmistici. Ne ho scelto uno che invita a rivolvere un rebus




03 January 2017


L'irresistibile fascino della commedia

A cura di Alberto&Alberto

Ieri sera, mentre pensavo a quale sarebbe stato l'argomento del presente, settimanale post, facevo insieme un pigro e distratto zapping con il telecomando della Tv. Sempre quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato a ridere sonoramente: mi ci è voluto un attimo per capire che stavo ridendo alle battute di "Come sposare un milionario", il film del 1953 che aveva tra interpreti l'indimenticabile (e spassosa, oltre che incredibilmente sexy) Marilyn Monroe.

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Ammetto che mi è sembrato di ricordare che la regia fosse di Billy Wilder, il grande maestro della commedia americana. Sbagliato: "Come sposare un milionario" è di Jean Negulesco, uno di quei registi che sapevano fare un po' di tutto e garantivano buoni incassi senza però emergere artisticamente più di altri.

Ma, come spesso accade per le grandi commedie, gran parte del divertimento proviene non dalla regia ma dalla sceneggiatura e, naturalmente, dalle interpretazioni. Quella di "Come sposare un milionario" è di Nunnally Jonhson, un altro di quegli artigiani che non hanno raccolto particolari onori ad Hollywood ma cui dobbiamo tanti momenti di evasione e divertimento.

A lui si devono quindi battute esilaranti come quelle che si scambiano Betty Grable e Fred Clark con la prima che dice "Tutti vogliono bene ai figli, anche le scimmie: è una vecchia legge di madre natura." e il secondo che replica "Madre natura non conosceva il marito di mia figlia". O quella di Cameron Mitchell e Lauren Bacall: "Lei crede davvero che avere i soldi automaticamente porti la felicità?", "No, però nemmeno che automaticamente mi deprima". E poi ancora il terzetto Monroe-Grable-Bacall: "Sapete chi vorrei sposare io?", "Chi?", "Rockefeller." "Quale?" "Uno a caso".

Le commedie americane degli anni '50 sono tra le migliori del genere. Avevano la responsabilità di tirare su il morale dopo la Guerra (amatissime ovunque, non solo negli Stati Uniti) e ci riuscivano benissimo, incrociando attori brillanti, battute sapide, sceneggiature scoppiettanti e regie briose. Erano pensate e realizzate come macchine d'allegria che non dovevano perdere nemmeno un colpo. Billy Wilder, come dicevo, fu uno dei maestri incostrastati del genere, raccogliendo il testimone di quelli che erano stati i pionieri della cosiddetta 'sophisticated comedy': Ernst Lubitsch, Frank Capra, Howard Hawks.

Passano le mode e le tendenze, si afferma sempre di più il cinema spettacolare e fracassone, si creano effetti speciali sempre più mirabolanti eppure non c'è niente come la commedia classica ad offrire divertimento e relax per tutti, nessuno escluso. Oggi come, potrei scommetterci, tra 100 anni.


27 December 2016


L'allegria dagli zampognari

A cura di Alberto&Alberto

Insieme al suono dei campanelli, credo non ci sia nulla di più evocativo del Natale del suono delle zampogne. Almeno per quello che mi riguarda: non appena giunge alle mie orecchie, già da lontano, mi ha sempre trasmesso una sensazione di allegria. Quest'anno non mi è capitato (non ancora, perlomeno) di imbattermi in quel suono che mi ha spinto ad affacciarmi alla finestra, se in casa, o inseguirlo fino a scorgere gli esecutori, figure per me misteriose e affascinanti: gli zampognari.

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Nella foto: uno dei momenti della manifestazione "Melodie d'autunno", il tradizionale raduno degli zampognari che si svolge ogni anno a fine novembre nella cittadina di Moscufo (PE).

Da bambino, mi spiegavano che gli zampognari erano pastori che durante il periodo natalizio scendevano in città e qui si fermavano qualche giorno, errando tra le strade con i loro strumenti tra le braccia. Oggi che la pastorizia è sempre meno praticata, immagino che si tratti per lo più di praticanti dello strumento che colgono l'occasione natalizia per dare libero sfogo alla loro passione (e in qualche caso, anche racimolare qualche soldo). Niente di male: vestiti rigorosamente in abiti tipici, portano comunque avanti una tradizione cui siamo particolarmente affezionati tutti noi che siamo nati o cresciuti nella parte bassa dello Stivale.

La zampogna, d'altronde, è uno strumento tipico dell'Italia centrale e meridionale e in alcuni paesi, viene suonata in tutte le ricorrenze dell'anno. Ha origini antiche e parenti illustri come le cornamuse scozzesi. E ha numerose varianti, sia per le parti che la compongono che per la lunghezza delle canne dalle quali fuoriesce il suono, generalmente quattro: due che emettono note fisse (musicalmente: il bordone) e due che invece modulano il suono. La zampogna si accompagna quasi sempre con un altro strumento, chiamato ciaramella, anch'esso uno strumento a fiato e dal suono più squillante.

Alla figura del zampognaro, il grande scrittore e poeta Gianni Rodari ha dedicato una bella poesia che qui riproduco:

Se comandasse lo zampognaro
che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?
"Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d'oro e d'argento".
Se comandasse il passero
che sulla neve zampetta
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
"Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso,
tutti i doni sognati,
più uno, per buon peso".
Se comandasse il pastore
dal presepe di cartone
sai che legge farebbe
firmandola col lungo bastone?
"Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino".
Sapete che cosa vi dico
io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
accadranno facilmente;
se ci diamo la mano
i miracoli si fanno
e il giorno di Natale
durerà tutto l'anno.


20 December 2016


L'allegria di Osho si fa romanesca

A cura di Alberto&Alberto

Da utente mediamente assiduo su Facebook, mi sono spesso imbattuto nelle condivisioni dei post dalla pagina "Le più belle frasi di Osho", che quasi sempre mi hanno strappato un sorriso e rallegrato la mia giornata.

Osho Rajneesh (1931-1990) era un mistico e maestro spirituale indiano, già professore di filosofia, che godette in vita (ma anche dopo) di una certa popolarità per la sua particolare visione della meditazione e per la sua saggezza cui pure non era estranea una forte componente di umorismo.

“Sii uno scherzo per te stesso, e sarai una benedizione per tutti quanti” è una delle sue frasi più emblematiche. Ma generalmente le sue frasi riguardavano concetti alti come l'amore, la libertà, l'esistenza. E si possono leggere, insieme ai suoi discorsi, nei circa 650 libri che ha scritto di cui circa 200 tradotti in italiano (l'elenco completo di questi ultimi è riportata sul suo profilo di Wikipedia).

Nel febbraio del 2015 un impiegato romano di 42 anni, tal Federico Palmaroli, ha la brillante idea di creare una pagina Facebook - "Le più belle frasi di Osho" - assolutamente apocrifo: sebbene le immagini ritratte siano quelle del vero Osho, le frasi riportate sono invece farina nel sacco dello stesso Palmaroli e sono battute in romanesco sull'attualità e sulla vita di tutti i giorni.

Con una crescita media di 5.000 fan al giorno ottenuti in breve tempo, la pagina Facebook ad oggi conta circa mezzo milione di utenti cui si aggiungono i 13.000 di Instagram e i 21.400 su Twitter. Un fenomeno, quindi, che ha generato due libri (il secondo è uscito in questi giorni) che hanno la particolarità di abbinare alle vignette anche le frasi vere di Osho che hanno ispirato quelle 'veraci' di Palmaroli. Per esempio, dalla frase (vera) “Non buttare via nulla, altrimenti un giorno te ne pentirai. Tutto deve essere usato” nasce la vignetta in cui si vede Osho intento a mangiare riso da una ciotola, seduto per terra, e la frase “Quel riso non lo buttà che domani ce famo i supplì”

L'abbinamento tra le foto di Osho (da un serbatoio che pare inesauribile) e le frasi di Palmaroli producono dunque un effetto assolutamente esilarante. In quella che l'autore stesso giudica tra le migliori, si vede Osho che indica in alto con il dito e la scritta "“Mettela qui che faccio ‘a rovesciata”. Per dire.

In una intervista di un anno fa rilasciata al Fatto Quotidiano che ho trovato in Rete, l'impiegato racconta come abbia avuto diverse proposte di sfruttare la pagina dal punto di vista commerciale, cosa che ha rifiutato, accettando invece di creare qualche maglietta e prestando la sua idea a programmi televisivi. Qualche profitto, quindi, l'idea l'ha generata e lui ha pensato bene di utilizzarlo per sovvenzionare "Fight the stroke", un’associazione che fa ricerca contro gli ictus infantili. E sulla sua pagina, invita spesso a sostenere diverse cause benefiche.

Intanto pensa a come divertirsi e divertire senza annoiarsi, rinnovando periodicamente il suo umorismo e progettando una web serie. O aspettando una nuova, brillante idea di successo.


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