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31 gennaio 2017

Il (ri)lancio del disco

A cura di Alberto&Alberto

Il disco, nel senso del vinile, è tornato di moda. Acquistarli e (soprattutto) ascoltarli non più un fenomeno di "nicchia", com'era diventato subito dopo l'avvento del CD, ma una specie di atto di "rivolta" più diffuso di quanto non si credi, di fronte allo stradominio degli MP3 e del cosiddetto "downloading" per cui ci siamo tutti trovati a "possedere" molta più musica di quanta non ne avessimo prima, ma di qualità sonora decisamente inferiore.

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La rivalutazione del vinile è dunque un'esigenza, e non una manifestazione di snobismo della modernità. Un'esigenza, sempre più avvertita, di "audiofilia", ovvero della possibilità di godere di un ascolto "puro", per cui l'ascoltatore riesce a distinguere ogni suono, ogni sfumatura, ogni raffinatezza che il musicista ha introdotto nella fase di registrazione. Ciò che diventa più evidente, rispetto ai CD e soprattutto agli MP3, nel caso della musica classica.

Per esaltare maggiormente questa "purezza", i produttori di dischi hanno iniziato da tempo a stampare o ristampare alcuni titoli su supporti di vinile più spessi e quindi di maggiore resa sonora (ciò che ha costretto i collezionisti più accaniti a ricomprare alcuni LP che avevano già!). Nel frattempo, ovviamente, sono tornati sugli scaffali dei negozi di elettrodomestici, i "piatti" o, se preferite, i "giradischi", ora forniti di presa USB per poterli collegare al computer e consentire, così, di poter "trasferire" i vecchi vinili nel computer. Ma questa opportunità, ovviamente, non interessa coloro che il giradischi lo utilizzano soprattutto per ascoltare bene la musica.

È un mercato in continua crescita, quello che riguarda la vendita dei vinili, e questo mi mette allegria: pur "piegato", più che altro per pigrizia e praticità, al CD e agli MP3 guardo, però, con grande favore al ritorno in auge di un oggetto che tanto ho amato e che ha segnato così profondamente la mia infanzia e la mia adolescenza (e parte della mia vita adulta).

E il pensiero va a quei pomeriggi interi passati nei negozi di dischi a curiosare tra gli scaffali, magari uscendone alla fine senza avere acquistato neppure un disco. Perché a me, i negozi di dischi sono sempre piaciuti "a prescindere". Sono ambienti che considero familiari, dove mi sento bene, a mio perfetto agio.

Dovrei dire "consideravo", perché quei negozi non esistono pressoché più. E nonostante il buon momento che sta attraversando il mercato del vinile, dubito che torneranno ad esistere. Non nella quantità di prima, quantomeno.

Per gli acquirenti non c'è problema: la compravendita dei vinili avviene in gran parte su Internet, dove alcuni produttori possono anche ridurre i prezzi (oggi più elevati, visto che le tirature non possono più essere quelle del passato) rispetto a quei pochi, pochissimi negozi dove sono reperibili i dischi.

Questo per quanto riguarda i titoli nuovi o ristampati. Per i vinili d'epoca, invece, è ancora possibile reperirli in qualche negozio che sopravvive coraggiosamente e i cui proprietari oggi, dopo anni passati a vendere perlopiù CD, assistono quasi increduli all'inversione di tendenza e si affrettano a modificare gli assetti dei loro esercizi, anche ritoccando leggermente al rialzo i prezzi di quei loro "usati" che giacevano da anni nei loro scaffali e che quindi si erano più volte deprezzati.

In questi negozi (concentrati perlopiù nelle grandi città, almeno in Italia) è ancora possibile chiacchierare liberamente di musica, tanto con i proprietari quanto con i commessi (ma quasi sempre le figure coincidono) o con gli altri acquirenti. Vi si trova una dimensione umana assente altrove, nel settore commerciale, se non nelle piccole librerie, o nelle botteghe artigianali.

Provate a recarvi in una libreria della grande distribuzione e chiedere di un libro o di un CD. La prima cosa che farà il commesso, nove volte su dieci, è quello di rivolgersi al computer, magari sbagliando anche a digitare la vostra richiesta. Nel negozietto di dischi o nella libreria di quartiere o anche nella videoteca (tutti esercizi in via di estinzione) questo non accade: chiunque vi lavori, sa perfettamente cosa possiede e dove si trova. E sa anche consigliare, guidare, informare. E, soprattutto se non ha molti clienti da servire in quel momento (ciò che non accade quasi mai) si sofferma con piacere a conversare con te, perché quel lavoro per lui è davvero una passione.

Al vinile e ai suoi vecchi e nuovi cultori, un regista italiano Paolo Campana ha dedicato un bel documentario che ha avuto una vasta eco (e visibilità) internazionale. Si chiama "Vinylmania". Eccone il trailer:




  • Tema: Allegria e benessere
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