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30 dicembre 2014

Alzati, che si sta alzando…

A cura di Alberto&Alberto

Stavo passeggiando con la mia famiglia nel centro storico di Roma, in questi giorni di festa quando, dopo aver incrociato vari saltimbanchi, prestigiatori, mimi e mangiatori di fuoco (ma soprattutto tanti venditori ambulanti), ci siamo imbattuti in tre tizi dall'abbigliamento pittoresco che si accingevano ad esibirsi per un pubblico che si faceva sempre più numeroso nella bella e caratteristica Piazza Campo de' Fiori.

Artisti di strada. Ma che bravi! Uno dei tre, dall'aria molto simpatica, ha iniziato a declamare poesie in "romanesco", dopo averne illustrato le origini e l'autore. E tra una poesia e l'altra, i tre intonavano alcuni classici della canzone popolare romana, con un garbo che raramente ho riscontrato altrove (ché sovente si tende ad eseguirle sguaiatamente). Sorrisi del pubblico, allegria, qualcuno si univa intrepidamente ai cori (io compreso!), i bambini assistevano incantati, tanti applausi al termine di ogni numero.

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Da artisti di strada, anche i "Ponentino Trio" - questo il loro nome, assai evocativo per ogni romano - concludevano la loro breve ma rimarchevole performance passando tra gli spettatori con il cappello (anzi, un cilindro!) per raccogliere le loro offerte e per distribuire depliant descrittivi della loro attività. Ho quindi appreso che ciascuno di loro può vantare esperienze artistiche e didattiche di tutto rispetto: si tratta di insegnanti, musico terapeuti, studiosi e cultori della canzone e della letteratura popolare, scenografi; lei è anche danzatrice, regista teatrale e ricercatrice; uno ha lavorato come clown nel circo e si è esibito nella strada, nel teatro, negli ospedali, nelle carceri e nelle carovane girovaghe. Mi pento di non essermi soffermato a fare la loro conoscenza diretta ma voglio ugualmente citare i loro nomi, come li leggo dal depliant, sono: Costantino Pucci, Daniela De Angelis e Cesario Oliva.

Il trio si esibisce nei contesti più diversi: matrimoni, serenate, tengono lezioni e laboratori nelle scuole, fanno da guida nelle visite culturali e conoscono e diffondono storie, canzoni, dialoghi dei tanti film che sono stati girati nella Città Eterna. Aldilà dei pochi spiccioli che potranno raccogliere nelle esibizioni quali quella cui abbiamo assistito, sono certo che vi è in loro la consapevolezza che la cultura popolare, come tale, debba essere usufruita e apprezzata proprio tra la gente, tra coloro per i quali quelle canzoni e poesie sono nate e si sono diffuse.

Scrivo di una esperienza che nel mio caso è romana ma che poteva essere vissuta in un'altra città; in quella dell'"altro" Alberto, Bergamo ma anche a Milano, Palermo, Napoli, Firenze o ancora di più nei piccoli centri dove il senso di appartenenza resta più vivo e sentito. Una situazione del tutto casuale che mi ha ricollegato, nel miglior modo possibile, alla grande tradizione popolare della mia città in un clima di condivisione che è sempre più raro riscontrare, tanto più in un grande contesto urbano.

La circostanza mi ha fatto riflettere sul valore della cultura popolare, nel senso di cultura legata alla tradizione. Al netto dei gusti individuali in fatto di letteratura, poesia e musica, c'è sempre qualcosa nella cultura popolare che risveglia sensazioni sopite ma ben presenti in ciascuno di noi, rinviando a ricordi d'infanzia o comunque di bei momenti della nostra vita, condivisi con persone che sono nate o cresciute nella stessa terra. Nella loro riconoscibilità - non necessariamente dei testi e delle melodie, ma proprio della cultura di cui sono permeate - risiede la loro forza evocativa.

La cultura popolare, tuttavia e se realmente genuina, sa spesso conquistare e trascinare anche persone originarie delle più diverse appartenenze geografiche. Mi viene in mente la "Notte della Taranta", il festival di musica popolare salentina che ogni anno e da ormai tre lustri richiama nel mese di agosto in alcuni comuni pugliesi centinaia di migliaia di spettatori provenienti da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Un fenomeno mai intaccato da episodi di violenza o di intolleranza che funestano talvolta altri eventi di massa, come le partite di calcio ad esempio. L'allegria regna sovrana e guai a rovinare la festa!

Alzati che si sta alzando la musica popolare, cantava qualche anno fa Ivano Fossati. Approvo.


  • Tema: Allegria e benessere
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