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12 maggio 2015

Pane, amore, fantasia e l'Alzheimer va via?

A cura di Alberto&Alberto

Un comunicato stampa ricevuto qualche giorno fa mi ha reso di buonumore ma i primi a rallegrarsi dovrebbero essere coloro che sono parte in causa: le persone avanti con l'età e che sono alle prese con i primi segni del decadimento cerebrale. Per usare un termine un po' più "brutale", ancorché scientificamente corretto: con la demenza.

Nel comunicato in questione si riportano i risultati di una sperimentazione del Centro Nazionale delle Ricerche e più precisamente degli Istituti di Neuroscienze e di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, Stella Maris e laboratori riuniti in un progetto denominato "Train the Brain".

I risultati di tale sperimentazione verranno illustrati a Pistoia nel corso del 6° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (15 - 16 maggio) dalla psicobiologa dell’Università di Firenze e del Cnr Nicoletta Berardi. In quella sede, la ricercatrice annuncerà che le "cavie" di "Train the Brain" sono uscite dall'esperimento con sensibili miglioramenti delle loro condizioni mentali e con ottime probabilità che tali miglioramenti persistano.

Ma in cosa consisteva la sperimentazione? Semplicemente in un piacevole allenamento del cervello (quindi dei neuroni) e delle gambe (quindi un po' di attività fisica) in un contesto socializzante. In una semplice espressione: una medicina senza medicina.

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L'idea di "Train the Brain" è del neurobiologo Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia dei Lincei e parte dal riscontro dei dati sociali ed economici provocati dalla demenza senile. Ne soffrono circa 1,2 milioni di persone in Italia con una spesa media annuale di ben € 50.000 a testa conteggiando sia i costi diretti (i farmaci - quasi mai risolutivi - l'assistenza, i ricoveri, le analisi) che quelli indiretti, generati dall'abbandono del lavoro da parte dei pazienti e talvolta anche dei loro familiari che devono assisterli.

La cura della "medicina senza medicina" dura circa sette mesi per tre mattine alla settimana. Include la visione di film scelti da pazienti, con tanto di dibattito finale (il classico "cineforum", insomma). I medici consigliano anche dei titoli: "Pane, amore e fantasia" (da cui lo scherzoso titolo del post odierno), "Forrest Gump", "La finestra sul cortile" e "I soliti ignoti". Vengono poi i giochi da fare insieme (anche qui ci sono suggerimenti, come gli altrettanto classici Musichiere e Scarabeo), la musicoterapia (intesa anche come prova di memoria sulle canzoni meglio conosciute dal gruppo dei pazienti), quiz e giochi di memoria, tutto ciò che concorre a mantenere attivo il cervello.

E poi c'è ovviamente l'attività fisica, i cui effetti si ripercuotono sulle funzionalità cerebrali: nulla di troppo impegnativo, basta camminare, fare cyclette, ginnastica dolce e stretching.

Secondo la già citata Prof.ssa Berardi: “L’effetto benefico dell’arricchimento ambientale sul cervello era già emerso chiaramente dai modelli sperimentali e oggi Train the Brain lo conferma. Dimostra cioè che il cervello dell’anziano sano, ma anche nelle fasi iniziali di malattia, mantiene plasticità e capacità di recupero e riadattamento. Inoltre il processo può essere facilitato facendo regolare esercizio fisico, tenendo la mente attiva, conservando rapporti sociali”.

I risultati della sperimentazione, d'altronde, parlano chiaro: l'80% delle "cavie" dell'esperimento ha mostrato notevoli progressi in termini di funzionalità vascolare e cerebrale rispetto al cosiddetto "gruppo di controllo", ovvero coloro che non hanno preso parte direttamente all'esperimento. E dati raccolti nel periodo successivo alla sperimentazione indicano anche una propensione al mantenimento del benessere psicofisico dei pazienti coinvolti.

Se i miei neuroni siano ancora perfettamente funzionanti non saprei, ma nel dubbio una bella "ripassatina" di "Pane, amore e fantasia" me la faccio anche io. Male non mi può fare.


  • Tema: Allegria e benessere
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