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29 settembre 2015

Non c'è Vita senza Gioia e Tristezza

A cura di Alberto&Alberto

Seguo fin dall'inizio la produzione della casa americana Pixar, specializzata in film realizzati con animazione computerizzata e da circa un decennio proprietà della Walt Disney Company. Il primo film della Pixar fu "Toy Story", giusto vent'anni fa: pochi anni dopo nacque il mio primogenito e il Dvd del film diventò ben presto uno dei suoi preferiti.

Anche dei miei però: il film, in effetti, inaugurava una nuova stagione nella storia del cinema d'animazione in cui temi, personaggi e situazioni riuscivano a fare breccia anche nel pubblico adulto, ciò che è accaduto per diversi altri film della Pixar. Passaggi dello stesso "Toy Story" (e del suo secondo episodio, il terzo mi sembrò più debole), ma anche di "Alla ricerca di Nemo", "WALL E" e "Up" mi hanno divertito, commosso e anche fatto riflettere. Sono film - e non solo quelli - che trattano temi universali e lo fanno con intelligenza e sensibilità. Che poi siano stati anche grossi successi commerciali, la dice lunga sul profilo della equipe creativa e tecnica della Pixar.

E arriviamo all'ultimo prodigio della Pixar/Disney, che sta "sbancando" in questi giorni i botteghini di tutto il mondo e che viene già considerato il capolavoro fuoriuscito dalla società di Emeryville, California. E che sta facendo parlare non solo i critici cinematografici (quasi unanimemente entusiasti) ma anche psicologi, pedagoghi, commentatori di ogni genere. Perché "Inside Out" è un film effettivamente straordinario sotto molti punti di vista, che oltre ad intrattenere e divertire, esplora con una certa audacia una questione che ci riguarda tutti, indistintamente: la gestione delle emozioni.

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La trama in breve: una bambina è costretta a trasferirsi in un'altra città a seguito del lavoro del padre. L'impatto con la nuova realtà non è semplice per la piccola Riley e diventa sempre più drammatico quando nella sua mente le emozioni della Gioia e della Tristezza scompaiono dal cosiddetto "Quartier Generale", il luogo dove le emozioni pilotano (letteralmente) la vita delle persone. Queste due sono state infatti inavvertitamente risucchiate dalla Memoria e dovranno affrontare una serie di ostacoli prima di far ritorno al Quartier Generale e riunirsi con le altre tre emozioni, Disgusto, Rabbia e Paura.

Il film, come si può facilmente dedurre, si sviluppa quindi su due piani: da una parte c'è la realtà oggettiva di Riley e delle persone che le sono attorno, e dall'altra la sua mente, abitata non solo dalle sue emozioni ma anche da quei personaggi che sono entrati nel tempo a far parte del suo immaginario. Affascina, del film, anche la sfrenata creatività che è alla base delle varie situazioni e dei luoghi nel livello mentale.

Ma ciò che conquista maggiormente è la brillante idea di base: quella di raccontare, in modo semplice e divertente ma affatto superficiale, di come Gioia e Tristezza non possano vivere l'una senza l'altra. Nel film Gioia contrasta sì le azioni di Tristezza ma è sempre comprensiva nei suoi confronti, la protegge fino a rischiare di scomparire pur di salvarla. E durante la loro forzata assenza, le altre emozioni cercano di fare le loro veci. Dimostrando come tutte siano in fondo interconnesse tra loro e come un sano equilibrio delle emozioni sia il presupposto del benessere.

Si dice che "Inside Out" piaccia di più agli adulti che ai bambini, e che questi ultimi non siano in grado di comprenderlo. Io non credo che sia così: il film parla al cuore e alla mente di tutti, ha un tratto grafico insieme semplice e sofisticato, ed è in gran parte assimilabile ai film d'avventura. Solleticano lo spettatore adulto i risvolti psicologici che vi si annidano ma in fin dei conti anche il più smaliziato nei confronti dei cartoon non potrà che divertirsi ed appassionarsi alle avventure di Gioia e Tristezza. Perché sono le avventure di tutti noi.


  • Tema: Allegria e benessere
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