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15 dicembre 2015

Vedi Napoli e poi muori… dal ridere

A cura di Alberto&Alberto

Esistono ancora tanti preconcetti su Napoli e sui napoletani. Non che la città sia priva di difetti, si pensi al traffico, caotico quasi ovunque. O alla incapacità di risolvere una volta per tutte il problema della raccolta della spazzatura (che persiste soprattutto nella popolose aree periferiche della città). Ma ciò non impedisce al visitatore di godersi la straordinaria atmosfera che pervade ogni angolo, ogni strada o vicolo, ogni piazza del capoluogo partenopeo. Un'atmosfera di allegria che i napoletani hanno infuso alla loro città a dispetto - o forse per reazione - ai tanti drammi che hanno vissuto e ai tanti problemi sociali che ancora la affliggono.

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Lo ha ricordato anche Papa Francesco nella sua visita del marzo scorso: "Napoli è gioia ed allegria". E aldilà delle parole sue e (più modestamente) mie, sfido chiunque a recarvisi e a non lasciarsi contagiare dalla vitalità che esprime la città e i suoi abitanti, tanto da lasciare ad ogni visita qualche ricordo di allegria generato da piccoli fatti o da fulminanti apparizioni, fosse solo la fantasiosa insegna di un negozio o una frase captata in un bar o per strada (si fanno sentire, i napoletani!) o un breve dialogo con un passante o una musica che giunge da chissà dove.

Fai un salto nel "salotto buono" della città, a Piazza del Plebiscito, e ti imbatti in due bar uno di fronte all'altro: uno si chiama "Il caffè del professore" e un altro "Il vero bar del professore". Come non riderci su, pensando a quella che sembrerebbe un'antica diatriba ma che all'occhio del turista appare un antagonismo scherzoso a colpi (o sorsi) di caffè?

Un lungo weekend appena trascorso in una Napoli piena di sole a metà dicembre (lo era più o meno tutta la penisola, ma a Napoli vale doppio!) mi ha veramente distratto dai pensieri e dalle preoccupazioni quotidiane, regalandomi momenti allegri e - appunto - spensierati. La prudenza per cui ci si tiene lontani dai luoghi più affollati dopo i fatti di Parigi (vale soprattutto per Roma e Milano ma non solo), qui non sembra di casa. Basterebbe avvicinarsi a San Gregorio Armeno, la celebre strada del centro storico dove hanno sede le botteghe degli artigiani del presepe, per capire come nessuno abbia voglia di rinunciare a tuffarsi intrepidamente in quel formidabile mix di sacro e profano che quasi toglie il fiato per la sua magnificenza.

Ogni napoletano - a modo suo - è un affabulatore che non finiresti mai di ascoltare. Una giovane ma esperta guida della "Napoli Sotterranea" (un itinerario turistico che comprende l'antico acquedotto romano ma anche un anfiteatro sepolto tra case e vicoli) mi ha divertito raccontando come Nerone sia stato sorpreso da un terremoto durante la sua prima esibizione a Napoli (ma anche in assoluto) e che costrinse gli spettatori a rimanere al suo posto, giustificando il frastuono da un presunto gradimento degli dèi. O quell'altra guida di Pompei, stavolta attempato ma assai erudito, che tra una citazione in greco e una in latino si è messo improvvisamente ad "ululare" rumorosamente, per imitare il richiamo delle prostitute che albergavano i "lupanari" (bordelli) dell'epoca.

Napoli è un'ode alla bellezza, oltre che dell'allegria. La bellezza del suo lungomare, delle sue chiese, delle opere d'arte che vi sono conservate, persino della nuova metropolitana la cui modernità si incastona in modo insolitamente armonioso in un contesto geloso della sua antichità.

E infine: sfatiamo una volta per tutte il luogo comune che vuole i napoletani votati all'indolenza. Una città così tanto visitata ed attrezzata per il turismo non potrebbe sopravvivere se non per il dinamismo, le capacità e anche la fantasia di chi vi lavora. E se poi un cameriere di un Ristorante tarda a servirti è solo perché sta deliziando qualche altro cliente dispensandogli qualche buon consiglio o raccontandogli un allegro aneddoto da riportare a casa. Non sarà difficile che intrattenga anche te, una volta arrivato il tuo turno!


  • Tema: Allegria e benessere
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