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14 giugno 2016

L’allegria nella street art

A cura di Alberto&Alberto

Anna Magnani sorride stringendo un gatto tra le braccia. Non è la scena di un film né una fotografia tratta da uno dei tanti libri che celebrano ancora oggi la grande attrice di “Roma città aperta” e “Mamma Roma” bensì un murales, o meglio una espressione di quella che viene chiamata “street art”, arte da strada. Tra l’altro sarebbe decisamente improprio chiamarlo murales, quello che l’artista David Daviù Vecchiato ha realizzato a Roma al Nuovo Mercato Andrea Doria, dal momento che l’immagine è stata dipinta su una scalinata. E non è la prima del genere: proprio a due passi da casa mia, l’artista ha realizzato un’immagine di Ingrid Bergman sempre su una scalinata ed altre ne ha realizzate in vari luoghi della città, naturalmente con il consenso delle autorità, e sempre con l’intenzione di nobilitare le scalinate che a Roma sono spesso oggetto di vandalismo e di incuria. E poi è divertente trovare la giusta prospettiva da cui ammirare questi veri gioielli di arte urbana che stanno cambiando in meglio il volto della città.

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Per anni disprezzata, vituperata, perseguitata, la street art è oggi ben accolta e finanche sostenuta da quando si è recepita la sua funzione di rendere più allegri e colorati i luoghi della città meno attraenti sotto il profilo urbano. Resta tuttavia un’attività perlopiù clandestina, soprattutto nelle sue forme più “politiche”, ovvero di espressione di problematiche sociali, di protesta, di disagio. Alcuni “grafittari” sono comunque diventati molto famosi e sono arrivati ad esporre i loro lavori nei musei e nelle gallerie internazionali.

Emblematico il caso di Banksy, le cui opere sono attualmente in Mostra a Roma. Non opere staccate dai muri, s’intende (sarebbe un sacrilegio, per i fautori della street art) ma comunque rappresentative della “poetica” dell’autore, incentrata sulla denuncia e sulla provocazione. Banksy ha agito per diversi anni in diverse città del mondo senza farsi individuare da chicchessia. Ancora adesso non si sa chi sia, anche se un gruppo di studiosi della sua arte l’avrebbe individuato in un tizio poco più che quarantenne di Bristol.

Le imprese di Banksy sono leggendarie: più volte è riuscito ad appendere suoi quadri all’interno dei musei senza che nessuno se ne accorgesse; trattavasi di quadri molto simili, per stile e soggetti, a quelli già esposti ma con divertenti dettagli anacronistici, come le bombolette spray tra le mani di nobili del ‘700 o maschere antigas indossate da dame di corte.

È un’arte, la sua, spesso allegra ma comunque sempre di notevole impatto. Non tutti la apprezzano: vedasi il caso del sindaco di New York Michael Bloomberg che ha duramente criticato l’iniziativa dell’artista di dipingere i muri nei vari quartieri della città. Una iniziativa che tra l’altro contemplava la sfida dell’artista a rintracciare i suoi lavori lanciata sia ai suoi fan che ai poliziotti che ovviamente gli davano (invano) la caccia. Tutto ciò è raccontato in un film, “Banksy Does New York”.

Anche la nostra Napoli è stata una meta scelta da Banksy per i suoi blitz artistici: tra le altre, una “Madonna con la pistola”, reinterpretazione moderna di un’opera del barocco romano,  è stata coperta da una lastra di vetro per impedirne l’usura o i danneggiamenti.

Tra le opere di street art che hanno fatto parlare di più negli ultimi mesi vi è l’ormai celebre “Triumphs and Laments” realizzato a Roma dall’artista sudafricano William Kentridge. In questo caso è stato fatto tutto alla luce del sole, pur tra polemiche e mille rinvii: per chi non lo sapesse, l’opera ricopre le mura del lungotevere per la lunghezza di 550 metri ed un’altezza di 10 metri, raccontando la Storia di Roma dalla morte di Remo fino ai nostri giorni. Destinata a scomparire nell’arco di qualche mese a causa dello smog e degli agenti atmosferici, in questi giorni l’opera si può ancora ammirare in tutto il suo splendore, specialmente da quando i suoi estimatori hanno vinto la battaglia che li opponeva ai commercianti e ristoratori che durante l’estate montano i loro gazebo proprio sulle banchine del Tevere, invitati a spostarsi un po’ più in là.


  • Tema: Allegria e benessere
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