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03 ottobre 2017

Anche le piante giocano

A cura di Alberto&Alberto

Era da qualche tempo che volevo occuparmi della vita delle piante, anzi la “vita segreta”, visto che se ne sa davvero poco anche se alcune evidenze portano a pensare ad interazioni che vanno oltre le conoscenze della botanica tradizionale.

L’occasione mi arriva ora da un articolo pubblicato un paio di giorni fa da Repubblica (proposto anche nella versione on line) che si intitola appunto “La vita segreta delle piante” riprendendo, non so quanto consapevolmente, il titolo di un libro pubblicato nel lontano 1973 che dette origine anche ad un documentario del 1979, noto anche per la bella colonna sonora di Steve Wonder.

Partiamo proprio dal libro, opera di due ricercatori inglesi, Peter Tompkins e Christopher Bird. I due studiosi vi illustravano i risultati di alcuni esperimenti atti a dimostrare che le piante non sono organismi passivi ma che possiedano  la capacità di comunicare, percepire gli eventi, memorizzarli arrivando persino a provare emozioni.

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Su Wikipedia apprendo che ci sono illustri precedenti, con ricerche condotte già nella prima parte del secolo scorso, alcune delle quali teorizzavano addirittura relazioni tra la musica tra le armonie musicali e forme delle piante, ove la musica classica, ad esempio, produce effetti positivi sui vegetali mentre musiche più “aspre” producono effetti opposti. Significativa, in questo senso, la testimonianza che trovo in Rete di un viticultore, Giancarlo Cignozzi, che ha sperimentato come la musica di Mozart, diffusa tra le vigne che danno origine al suoi Brunello di Montalcino, abbia consentito un 35-40 % in più di incremento foliario e addirittura del 200-300% in più nel frutto.

L’articolo di Repubblica citato aggiunge un altro tassello a queste affascinanti teorie che portano a guardare le piante che ci circondano sotto una nuova luce. “Anche le piante giocano” è l’incipit legato alle ultime scoperte di un professore dell’Università di Firenze, Stefano Mancuso, anche direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Il docente ha appena pubblicato un libro intitolato “Botanica, viaggio nell’universo vegetale” negli stessi giorni in cui giunge in libreria un altro volume sull’argomento, “La timidezza delle chiome”, opera in questo caso di un giovane perito forestale e tree climber, Pietro Maroè.

Secondo Mancuso, ad esempio, i movimenti che compiono i girasoli poco dopo essere sbocciati, che possono sembrare apparentemente insensati, equivalgono a quelli compiuti dai cuccioli di animali che sperimentano la vita sociale. A riprova, il fatto che un girasole che nasce e cresce in forma isolata, non sopravvive a una successiva integrazione con i suoi “simili”.

Esempi che assimilano il comportamento delle piante a quelle di organismi più vitali sono molteplici e riguardano anche l’interazione con gli animali e con gli esseri umani. Maroè, appassionato di arrampicata sugli alberi, sostiene ad esempio che ci sono alcuni alberi, che sono stati potati maldestramente, i quali lo “rifiutano”, ovvero non gli permettono di salire tra i rami come avviene, invece, con alberi più “sani”.

Al concetto di vitalità delle piante, e quindi a loro proprietà energetiche, sono legate discipline come la fitoterapia e la floriterapia, ovvero l’utilizzo dei Fiori di Bach per trattare le più diverse patologie.

C’è anche una teoria recente, ripresa da Mancuso, per cui le piante si comporterebbero nei confronti degli insetti come veri “spacciatori di droga”, premiando, attraverso sostanze che danno dipendenza quegli organismi che si dimostrano più attivi nel trasporti di polline che danno quindi alle piante maggiore possibilità di riproduzione.

Il nostro spazio non ci concede di fornire ulteriori esempi, che sono davvero tanti e che aprono delle prospettive inedite non solo alla botanica ma anche al nostro rapporto con le piante, invitandoci a trattarli con maggiore rispetto… Non solo per il loro benessere ma anche per il nostro!


  • Tema: Allegria e benessere
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