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29 maggio 2018


Peanuts, mica noccioline…

A cura di Alberto&Alberto

Che quello di Linus e Charlie Brown non sia un fumetto come un altro, mi è stato chiaro fin dall'adolescenza. Al disegno semplice ed immediato si accompagnano talvolta aforismi e massime, spesso si citano autori e musicisti, le vignette si prestano ad una lettura superficiale e ad una più profonda, lo humour è tanto immediato quanto spesso sottile e sinuoso.

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Umberto Eco, in Italia, fu tra i primi a comprendere la grandezza dei Peanuts e del suo autore, Charles M. Shultz, in un'epoca in cui il fumetto era considerato un genere di serie B, anzi non era quasi del tutto considerato. Nell'introduzione alla prima raccolta delle strisce pubblicata in Italia, Eco paragonò Schultz ad un poeta, la cui opera era accostabile a quella di J.D. Salinger che qualche anno prima aveva scosso l'America con il suo "giovane Holden". Ne colse perfettamente l'universalità, che resta il tratto distintivo del fumetto: "Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato.", affermò, prima di analizzare e approfondire i tratti di ciascun personaggio, individuandone caratteristiche che certamente sarebbero sfuggite al lettore più distratto.

Il futuro autore di "Il nome della Rosa", inoltre, individuò nella ripetizione uno dei punti di maggiore forza del fumetto di Schultz, ove una singola situazione rappresentata in una striscia acquista significato (e, direi, amplifica il divertimento) solo quando viene replicata in un'altra striscia. Un buon esempio è quello del cane Snoopy alle prese con le sue velleità letterarie: la soluzione grafica è di per sè spassosa, con il cane miracolosamente in bilico sul tetto della sua cuccia con una macchina da scrivere. Ogni suo scritto inizia immancabilmente con la frase "Era una notte buia e tempestosa" (desunta dall'incipit di un racconto dello scrittore britannico Edward Bulwer-Lytton) e ogni nuova striscia offre una nuova variazione, sancendo l'impossibilità di un racconto compiuto. Più che a Bulwer-Lytton, Eco volle rendere omaggio a Snoopy quando volle iniziare "Il nome della rosa" con la frase "Era una bella mattina di fine novembre".

Situazioni analoghe si ritrovano nelle strisce che vedono Lucy adagiata sul pianoforte del suo amato Schroeder per cui lui suona (Beethoven, quasi sempre e quasi sempre non parla) e lei fa commenti al vetriolo.

Le strisce di Peanuts hanno nutrito e proseguono tutt'oggi a nutrire il mio spirito. Mi divertono ma spesso mi hanno fatto riflettere e talvolta riaffiorano alla memoria inaspettatamente. Come quando decido di rileggere qualche classico della letteratura russa e ripenso a quella striscia immortale nella quale Linus sta leggendo "I fratelli Karamazov" e la sorella Lucy gli chiede "Non ti disturbano tutti quei nomi russi"? E lui: "No, quando ne trovo uno che non so pronunciare mi limito a guardarlo". Sublime.




22 maggio 2018


L'allegro orto di città

A cura di Alberto&Alberto

In questi ultimi anni ho sentito tante volte ripetere la frase "Dalla crisi si possono cogliere opportunità". Fino a qualche giorno fa mi sembrava una frase "fatta", con pochi fondamenti: da quando c'è la crisi, ho visto molta più gente trovarsi in difficoltà piuttosto che giovarsi dell'aumento delle spese, delle tasse e della disoccupazione.

Mi ha molto colpito, tuttavia, quello che mi ha raccontato qualche giorno fa un amico al telefono. Libero professionista, lavora oggi molto meno di quanto non facesse in passato. E ha deciso di utilizzare il plus di tempo libero occupandosi di un orto urbano. Così risparmia sulla spesa. Ma non è l'unico vantaggio che ha riscosso.

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"Non sapevo che avessi il pollice verde", gli ho detto. "Infatti non l'avevo. Ma mi sono messo a studiare, c'è molto da imparare sui semi, sulle stagioni, sugli impianti, sui concimi, sul clima… e man mano che ho imparato mi sono appassionato sempre di più".

Sorprendente, ma non troppo. Quello della coltivazione degli orti urbani sta diventando un vero e proprio fenomeno solo in parte riconducibile alla necessità di spendere meno per frutta e ortaggi. C'entrano anche l'esigenza di combattere lo stress stabilendo un rapporto stretto con la natura e la consapevolezza crescente che gli alimenti "biologici" aiutino al mantenimento della buona salute.

La componente emotiva è anch'essa fondamentale: nel racconto di chi ha provato l'esperienza, pare che vedere nascere e crescere un pomodoro susciti sentimenti fortissimi, quasi pari a quelli di assistere alla nascita di un figlio. Ciò avviene al termine di un'attesa che può essere più o meno lunga durante la quale, tra l'altro, si impara anche l'arte di avere pazienza.

Arrivare ad occuparsi di un orto urbano, mi ha spiegato il mio amico, è piuttosto semplice sul piano burocratico: dopo aver saputo quali appezzamenti di terreno il Comune ha deciso di mettere a disposizione della comunità per lo scopo, si fa una regolare domanda e poi, una volta ottenuto il proprio spazio, si versa un modesto contributo economico e si comincia .

Ai vantaggi che ho già esposto, il mio amico ne ha aggiunto un altro: lavorando la terra al fianco di altre persone, la socializzazione è pressoché obbligata: si ottengono così preziose informazioni da parte dei "coltivatori" più esperti ma si raccolgono anche storie ed emozioni, oltre che frutta ed ortaggi.

Ciò che non accade, invece, a chi opta per un'altra soluzione, quella dell'"orto virtuale". In questo caso accade tutto su Internet: con mouse e tastiera si simulano le operazioni necessarie alla coltivazione che viene però effettuata realmente da una persona in carne ed ossa che poi, ovviamente dietro corrispettivo economico, invierà il raccolto direttamente a casa dell'utente. Ma questa è tutta un'altra storia




15 maggio 2018


Il tempo delle ciliegie

A cura di Alberto&Alberto

Sono rosse (ma rigorosamente bipartisan), sono succose, allegre, buonissime. E fanno pure bene. Le ciliegie stanno arrivando, o meglio stanno arrivando quelle di stagione perché poi si sa che oggi ogni frutto è disponibile tutto l'anno e però mangiare una ciliegia a novembre non è come mangiarla a fine maggio, nel momento in cui la natura ha fato il suo corso.

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Una tira l'altra e il rischio di un'indigestione è sempre in agguato, quando arrivano le ciliegie a tavola. E dire che tra le sue proprietà possiede quella di contenere (relativamente) pochi zuccheri e di apportare poche calorie, ciò che lo rende tra gli alimenti più presenti nelle diete dimagranti. E ancora, tra i suoi pregi: la presenza di vitamina C, di vitamina A e di potassio, così come altre vitamine e minerali in quantità minore e poi polifenoli e fibre. Mangiare ciliegie aiuta le funzioni intestinali, facilita la diuresi, produce effetti antiossidanti, (grazie alla presenza dei flavonoidi e di antociani), antiinfiammatori, sedativi. Pare che la ciliegia (o meglio il suo succo) favorisca il sonno grazie alla presenza della melatonina, l'ormone che regola il ciclo sonno-veglia.

Infine, per la serie "non si butta mai niente": persino i peduncoli delle ciliegie pare che possiedano proprietà salutari, dato il contenuto di polifenoli e sali di potassio che favoriscono anch'essi la diuresi ma combattono anche affezioni come la gotta. Non che si debbano ingerire così come sono, i peduncoli; vanno "trattati" in un certo modo e poi preparati in forme fruibili come ad esempio una tisana.

Tanto allegri, sono i cestini pieni di ciliegie mature al punto giusto quanto sono tristi le ciliegie avvizzite o ammaccate. Vanno ben conservate, quindi. Dalla pagina dedicata alle ciliegie su benessere.com apprendo che vanno comprate già mature, non troppo piccole; devono avere un colore acceso e la polpa deve risultare soda al tatto e non molle. Dopodiché potranno transitare nel nostro frigorifero, prima di essere consumate, ma non più di un paio di giorni.

E se poi, per motivi diversi, non siamo riusciti a mangiarle nei tempi giusti, guai a buttarle! Anche se non più freschissime, restano un ingrediente prezioso per marmellate, canditi, sciroppi, gelati e torte. Possono persino passare dal frigorifero al forno, per accompagnare piatti di carne, sia come salsa che come contorno. E sono presenze ricorrenti in decine di ricette, anche di piatti insospettabili come il risotto o il carpaccio di pesce.

Qualcosa di più sulle ciliegie ce lo dice il Direttore del Mercato Agroalimentare di Vignola - la località famosa proprio per i suoi frutti particolarmente pregiati - nel breve filmato che ho postato qui sotto.




08 maggio 2018


Piantala! C'è da stare allegri…

A cura di Alberto&Alberto

L'improvvisa comparsa delle margherite sul mio prato è un segno dell'arrivo della primavera con il buonumore che ne consegue. Ma la margherita non è certo l'unico fiore o pianta a mettere allegria. Che dire, allora, del girasole?

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Benché non facilissimo da trovare sui banchi dei fiorai - ma lo è oggi molto più che in passato - il girasole è un regalo poco convenzionale e perciò sorprendente. Ed è simbolo, il nome stesso la evoca, di solarità; amore, allegria, successo, vittoria sono i concetti cui è tradizionalmente associato il fiore il cui nome scientifico è Helianthus annuus.

Fiori e piante rallegrano sempre e comunque ma qualcuna, come abbiamo visto più di altre. I gusti sono gusti, si intende. Ma è difficile restare indifferenti alle Peonie (famiglia delle Peoniacee), siano esse rosa o bianche, come le stesse Rose che in natura sono presenti in varie cromature (la famiglia delle Rosaceae comprende circa 150 specie). E lo sono anche le Primule (Primulacee) e i Tulipani (Liliaceae).

Apprendo che la Gerbera (famiglia delle Asteraceae) pure si presenta in diversi colori e a ciascun colore viene associato un diverso significato: l'allegria corrisponde all'arancio (connesso anche alla gioia, alla spensieratezza, all’estate e ad un amore solido e duraturo) mentre il rosa richiama la giovinezza, il rosso la vittoria e il giallo la gloria. Un altro fiore che viene associato all'allegria è il Narciso (Amaryllidaceae), con il quale comporre decori della tavola per mettere di buonumore i nostri commensali.

Parlando di "de gustibus": a me mettono allegria i Papaveri (Papaver rhoeas, lo si incomincia a intravedere proprio in questi giorni di maggio) il cui significato scopro solo ora: sembra che nell'antichità venisse donato dal proprio, più caro amico a chi aveva bisogno di consolazione dopo aver patito una delusione d'amore.

Fiori e piante, secondo uno studio internazionale diretto dalle Università inglesi di Exeter e di Cardiff cui hanno collaborato anche ricercatori olandesi e australiani, contribuiscono a ridurre lo stress, aumentare l'attenzione e migliorare il benessere di chi lavora in ufficio. Con un aumento della redditività del 15%! Flowers Act, quindi!


24 aprile 2018


Al mercato, allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

La maggior parte di noi, lo dicono le statistiche, fa la spesa al supermercato. E con buone ragioni: praticità, mancanza di tempo e possibilità di risparmiare (anche se questo non è sempre vero). Tuttavia, benché i supermercati proseguano a proliferare nonostante la crisi economica (o forse proprio per questo), i tradizionali mercati rionali resistono e ciò grazie soprattutto a quella affezionata clientela - anziani perlopiù ma non solo - che non rinuncia al piacere di aggirarsi tra i banchi valutando con attenzione ogni prodotto, prendendosi per questo tutto il tempo necessario.

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Sono certo che per loro recarsi al mercato è non solo una sana abitudine quotidiana ma anche una presa di posizione rispetto ad un settore, quello della grande distribuzione, che tutto omologa e tutto rende impersonale.

Il frequentatore abituale dei mercati ha instaurato nel tempo un rapporto di fiducia con i venditori che si affacciano dai vari banchi: ci si saluta per nome, si rilanciano battute, ci si informa reciprocamente della salute e della famiglia. E si hanno preziosi consigli su ciò che è meglio acquistare, una pratica impensabile in un supermercato.

L'allegria è di casa nei mercati: vi concorrono i colori dei frutti, delle verdure e delle spezie, gli inviti a voce alta dei venditori spesso "conditi" da interlocuzioni dei vari dialetti, il caos solo apparente delle disposizioni dei prodotti.

Prodotti che sono generalmente a chilometro zero, più di quanto non lo siano nei supermercati e che per questo favoriscono l'economia locale e giovano alla salute e al benessere, non avendo subito alcun processo di conservazione.

Al mercato ci si incontra e ci si ferma a fare due chiacchiere, perpetrando consuetudini che risalgono a due millenni fa ed oltre. Nei piccoli centri, soprattutto, ritrovarsi al mercato rafforza il senso di comunità e di appartenenza, rinsalda legami e favorisce la socialità.

Per questo i mercati ci saranno sempre, a dispetto dei supermercati e affini, spesso legati a grandi gruppi multinazionali dalle ingenti risorse per la promozione. Averli talvolta costretti in luoghi chiusi - per motivi igienici ma anche per offrire ai venditori servizi e stabilità logistica, nonché protezione atmosferica - non ha modificato la loro natura, anche se personalmente continuo a preferire i mercati a cielo aperto.

Ogni città ha un suo mercato caratteristico e una passeggiata in un mercato come Campo de' Fiori a Roma o Ballarò a Palermo, può raccontare più di ogni altro luogo lo spirito di quella città e di coloro che la abitano.


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