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08 maggio 2018


Piantala! C'è da stare allegri…

A cura di Alberto&Alberto

L'improvvisa comparsa delle margherite sul mio prato è un segno dell'arrivo della primavera con il buonumore che ne consegue. Ma la margherita non è certo l'unico fiore o pianta a mettere allegria. Che dire, allora, del girasole?

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Benché non facilissimo da trovare sui banchi dei fiorai - ma lo è oggi molto più che in passato - il girasole è un regalo poco convenzionale e perciò sorprendente. Ed è simbolo, il nome stesso la evoca, di solarità; amore, allegria, successo, vittoria sono i concetti cui è tradizionalmente associato il fiore il cui nome scientifico è Helianthus annuus.

Fiori e piante rallegrano sempre e comunque ma qualcuna, come abbiamo visto più di altre. I gusti sono gusti, si intende. Ma è difficile restare indifferenti alle Peonie (famiglia delle Peoniacee), siano esse rosa o bianche, come le stesse Rose che in natura sono presenti in varie cromature (la famiglia delle Rosaceae comprende circa 150 specie). E lo sono anche le Primule (Primulacee) e i Tulipani (Liliaceae).

Apprendo che la Gerbera (famiglia delle Asteraceae) pure si presenta in diversi colori e a ciascun colore viene associato un diverso significato: l'allegria corrisponde all'arancio (connesso anche alla gioia, alla spensieratezza, all’estate e ad un amore solido e duraturo) mentre il rosa richiama la giovinezza, il rosso la vittoria e il giallo la gloria. Un altro fiore che viene associato all'allegria è il Narciso (Amaryllidaceae), con il quale comporre decori della tavola per mettere di buonumore i nostri commensali.

Parlando di "de gustibus": a me mettono allegria i Papaveri (Papaver rhoeas, lo si incomincia a intravedere proprio in questi giorni di maggio) il cui significato scopro solo ora: sembra che nell'antichità venisse donato dal proprio, più caro amico a chi aveva bisogno di consolazione dopo aver patito una delusione d'amore.

Fiori e piante, secondo uno studio internazionale diretto dalle Università inglesi di Exeter e di Cardiff cui hanno collaborato anche ricercatori olandesi e australiani, contribuiscono a ridurre lo stress, aumentare l'attenzione e migliorare il benessere di chi lavora in ufficio. Con un aumento della redditività del 15%! Flowers Act, quindi!


24 aprile 2018


Al mercato, allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

La maggior parte di noi, lo dicono le statistiche, fa la spesa al supermercato. E con buone ragioni: praticità, mancanza di tempo e possibilità di risparmiare (anche se questo non è sempre vero). Tuttavia, benché i supermercati proseguano a proliferare nonostante la crisi economica (o forse proprio per questo), i tradizionali mercati rionali resistono e ciò grazie soprattutto a quella affezionata clientela - anziani perlopiù ma non solo - che non rinuncia al piacere di aggirarsi tra i banchi valutando con attenzione ogni prodotto, prendendosi per questo tutto il tempo necessario.

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Sono certo che per loro recarsi al mercato è non solo una sana abitudine quotidiana ma anche una presa di posizione rispetto ad un settore, quello della grande distribuzione, che tutto omologa e tutto rende impersonale.

Il frequentatore abituale dei mercati ha instaurato nel tempo un rapporto di fiducia con i venditori che si affacciano dai vari banchi: ci si saluta per nome, si rilanciano battute, ci si informa reciprocamente della salute e della famiglia. E si hanno preziosi consigli su ciò che è meglio acquistare, una pratica impensabile in un supermercato.

L'allegria è di casa nei mercati: vi concorrono i colori dei frutti, delle verdure e delle spezie, gli inviti a voce alta dei venditori spesso "conditi" da interlocuzioni dei vari dialetti, il caos solo apparente delle disposizioni dei prodotti.

Prodotti che sono generalmente a chilometro zero, più di quanto non lo siano nei supermercati e che per questo favoriscono l'economia locale e giovano alla salute e al benessere, non avendo subito alcun processo di conservazione.

Al mercato ci si incontra e ci si ferma a fare due chiacchiere, perpetrando consuetudini che risalgono a due millenni fa ed oltre. Nei piccoli centri, soprattutto, ritrovarsi al mercato rafforza il senso di comunità e di appartenenza, rinsalda legami e favorisce la socialità.

Per questo i mercati ci saranno sempre, a dispetto dei supermercati e affini, spesso legati a grandi gruppi multinazionali dalle ingenti risorse per la promozione. Averli talvolta costretti in luoghi chiusi - per motivi igienici ma anche per offrire ai venditori servizi e stabilità logistica, nonché protezione atmosferica - non ha modificato la loro natura, anche se personalmente continuo a preferire i mercati a cielo aperto.

Ogni città ha un suo mercato caratteristico e una passeggiata in un mercato come Campo de' Fiori a Roma o Ballarò a Palermo, può raccontare più di ogni altro luogo lo spirito di quella città e di coloro che la abitano.


10 aprile 2018


Vai col liscio in allegria!

A cura di Alberto&Alberto

Vai col liscio! L'espressione è abusata e non più immediatamente riconducibile al suo significato originario, che per anni è stato legato esclusivamente al ballo di coppia nato e sviluppatosi in Romagna, accompagnato dai ritmi della mazurca, del valzer e della polka.

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Da fenomeno prettamente regionale (e anche sub-regionale, dal momento che esiste un liscio romagnolo ed un emiliano), dagli anni '50 del secolo scorso il liscio si è diffuso in tutta Italia, grazie anche a musicisti ed orchestre dall'ottima tecnica e inventiva a partire da Secondo Casadei, detto lo "Strauss di Romagna" per il suo talento compositivo. Il nipote Raoul e la televisione, a partire dai primi anni '70, ne hanno amplificato la popolarità, facendo del liscio un fenomeno trans-generazionale: Raoul Casadei, in particolare, ha cercato di "traghettare" il liscio nel nuovo millennio attraverso la definizione di "musica solare", prima di cedere il testimone al figlio Mirko.

Nel suo sito Internet, si legge come Raoul Casadei abbia cercato, con la sua musica, di abbattere le barriere sociali e generazionali, in nome di un comune divertimento, sottraendo le sale da ballo al pubblico abituale dei "Signori" e portando a ballare anche le persone dalle modeste possibilità economiche.

Io credo però che uno dei meriti che vanno riconosciuti a Casadei e a tutti gli artisti che l'hanno preceduto a seguito, è quello di far ballare, e quindi muoversi e divertirsi, le persone in età avanzata, attraverso una danza dalle movenze semplici  - per inciso, il termine 'liscio' deriva dal fatto che per ballarlo bisogna 'strusciare' i piedi.

Se dunque in Romagna, le sale da ballo (o "balere") dove ballare il liscio sono un'istituzione, esse sono pure diffuse un po' ovunque in Italia, nelle grandi città come in provincia, assumendo un ruolo molto importante per le persone anziane che, nei limiti delle loro possibilità, possono ballare, distrarsi, socializzare, persino innamorarsi, star bene ai ritmi di una musica allegra, "solare" appunto.

Vi sono, tuttavia, anche molti virtuosi del genere, tanto che oggi il liscio figura anche, come ballo di coppia, tra le danze sportive e come tale è stato codificato e regolamentato per le apposite gare. E ciò nonostante il suo "Re", com'è stato definito Raoul Casadei, abbia appeso la chitarra al chiodo da diversi anni ormai. Per dedicarsi al suo grande orto biologico, che consente alla sua numerosa famiglia di nutrirsi in modo sano. Un vero "Re del Benessere", diremmo.




03 aprile 2018


Un asparago fa primavera

A cura di Alberto&Alberto

Una rondine, forse, non fa primavera ma gli asparagi, le fave e i ravanelli sì. Dopo mesi di cavoli e broccoli, che allegria vedere sui banchi i primi ortaggi di stagione: asparagi, fave e ravanelli, appunto, ma anche agretti, fagiolini, fagiolini corallo e piselli. Non di serra, che quelli si trovano ormai tutto l'anno, ma quelli veri, di stagione, magari i primi tempi un po' piccoli e dal colore incerto ma più sani e "naturali" di quanto non lo siano quelli che possiamo acquistare a gennaio o settembre.

E poi la frutta: in questi giorni fanno la loro apparizione le "vere" arance, kiwi, mandarini, mele, pere e pompelmi. Frutti ricchi di vitamine e polifenoli, con un valore nutritivo che nella stagione di appartenenza è al suo top. Per non parlare del sapore: sono più appetitosi e persino più economici rispetto a quelli che riempiono le ceste dei supermercati da gennaio a dicembre.

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Consumare frutta e verdura di stagione, più che mai a primavera fa bene alla salute. Il passaggio dall'inverno alla primavera, infatti, può comportare effetti come spossatezza e malessere, in particolare nelle persone meteropatiche. Si rende quindi necessaria un'alimentazione con proprietà disintossicanti ed energizzanti, ricca di elementi come vitamina B, fibre, magnesio e sostanze antiossidanti.

Più in generale, i nutrizionisti rilevano come abbiamo tutti dimenticato la stretta connessione che esiste tra l'alimentazione e la stagionalità, non solo a primavera. Il pomodoro, ad esempio, andrebbe consumato da maggio a settembre perché esso cresce con la luce e il sole e in certe condizioni precise; quando arriva l'estate, poi, la pianta sviluppa tutte le sue caratteristiche organolettiche che perde invece durante l'inverno se coltivato in serra.

Altrettanto importante consumare quanto più è possibile alimenti provenienti dal proprio territorio, a Km0 quindi, con la garanzia che i prodotti non abbiano subito le trasformazioni che comportano la loro conservazione per il trasporto.

Non solo frutta e verdura: in questa intervista di benessere.com tv che posto qui sotto, i consigli di un biologo nutrizionista su come affrontare il "mal di primavera" con un regime alimentare che comprende anche il consumo, ad esempio, di yogurt, avena e frutta secca.


27 marzo 2018


Suonare e lottare in allegria

A cura di Alberto&Alberto

Era da molto tempo che volevo scrivere qui di José Antonio Abreu del suo metodo e di quanto egli abbia fatto per i ragazzi poveri e derelitti dei barrios venezuelani. Ho appreso di lui durante un viaggio in Venezuela qualche anno fa per scoprire successivamente come il suo nome sia ben conosciuto da tempo tra i frequentatori delle sale da concerto.

È una di quelle storie che mette allegria e concilia con il mondo. Che inizia quando un economista e pedagogo di origine italiana (il nonno era direttore della banda di Marciana, sull'Isola d'Elba), ma anche grande appassionato e studioso di musica, decise di dedicarsi anima e corpo ad un progetto: quello di portare l'insegnamento della musica (e quindi anche della vita) all'interno dei famigerati barrios, le affollate baraccopoli ai margini delle grandi città, Caracas in testa.

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Ovviamente quello di Abreu non poteva essere un metodo tradizionale. Il cosiddetto "El Sistema" si basa infatti sull'insegnamento della musica abbinato ad un percorso di evoluzione personale e intellettuale nel quale i valori del rispetto e della solidarietà acquisiscono la stessa importanza del pentagramma. E che ha consentito, in oltre 40 anni, di strappare migliaia di ragazzini dalla strada e della violenza cui sono naturalmente condannati nella loro condizione originale.

Quando Abreu inventò "El Sistema", nel 1975, furono in pochissimi ad accogliere il suo invito ad aderire al programma. Si racconta che solo 11 bambini si presentarono al primo appuntamento in uno scantinato di Caracas dove il Maestro aveva fatto posizionare 25 leggii, prevedendo una più ampia partecipazione. Ma lui non si perse d'animo e insieme a un manipolo di collaboratori cominciò a battere palmo a palmo le baracche dei barrios, parlando con i bambini e soprattutto con i loro genitori, cercando di convincerli della bontà del suo progetto.

Da lì a breve, El Sistema sarebbe stato appoggiato a livello governativo (7 governi lo hanno promosso e finanziato senza eccezioni) finché oggi conta la bellezza di 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche che girano il mondo in lungo e in largo e un bilancio di oltre 350.000 bambini coinvolti nel progetto.

Alcuni dei ragazzi che hanno imparato a suonare uno strumento sotto la guida di Abreu o dei suoi docenti sono diventate vere e proprie star, anche al di fuori del loro paese. Molti di quelli che invece hanno abbandonato il programma, hanno proseguito a studiare altre discipline e oggi svolgono con successo varie professioni. In tutti i casi, El Sistema ha rappresentato per loro un modo per conquistarsi una indipendenza economica e aiutare le proprie famiglie, così come altre persone in difficoltà.

La storia di José Antonio Abreu è stata raccontata in vari libri e documentari, alcuni dei quali premiati nei festival di cinema internazionali: Il primo si intitolava "Tocar y Luchar" ('suonare e lottare' è il motto della scuola) e fu realizzato nel 2007, lo stesso anno in cui l'orchestra giovanile Orquesta Sinfónica Simón Bolívar, uno dei più importanti ensemble generati dal programma di Abreu, faceva il suo debutto sul prestigioso palco della Carnegie Hall di New York. A dirigerla, era Gustavo Dudamel che da allievo di Abreu è diventato oggi uno dei direttori d'orchestra più richiesti del mondo.

In Italia, il metodo Abreu è stato introdotto nel 2010 nientemeno che da Claudio Abbado, dopo che il grande Maestro scomparso aveva iniziato una stretta collaborazione con Abreu e con l’orchestra Simón Bolívar. I risultati del metodo nel nostro Paese sono documentati sul sito https://www.sistemainitalia.com/


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