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13 dicembre 2016


L'allegria nei carillon

A cura di Alberto&Alberto

Del potere benefico della musica abbiamo scritto tante volte in questo spazio, citando anche artisti e compositori che ci hanno regalato emozioni donandoci insieme un po' di benessere. Esplorando, invece, la sezione di benessere.com dedicata alla musicoterapia, leggo che nell'antichità lo sciamano, che era poi il sacerdote medico, dava già un valore altissimo alla musica dal punto di vista psicologico, consapevole del suo potere incantatorio sulla parte irrazionale dell'uomo.

Di musica hanno scritto Platone, Aristotele, Pitagora. Il primo libro di medicina cinese, apparso nel terzo millennio a.c., era al contempo un libro di musica. E più tardi, nel Medioevo, i monaci divennero sia depositari della scienza medica che musicisti.

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Parliamo di tempi in cui la musica, per essere ascoltata, doveva essere eseguita da qualcuno, non necessariamente in modo virtuoso ma con sufficiente padronanza dello strumento. Ma in mancanza di uno strumento e di un suo esecutore, come godevano i nostri avi del piacere della musica prima dell'avvento del grammofono?

Le invenzioni che hanno preceduto quest'ultimo, quale mezzo di riproduzione,  sono tante e alcune datano diversi secoli. Personalmente ho da sempre un debole per i carillon, per quel loro suono dolce e avvolgente, dall'effetto così rilassante. Più correttamente chiamato "idiofono a pizzo", il carillon è un’invenzione della fine del XIII secolo, opera di un orologiaio svizzero, tal Antoine Favre. Il termine "carillon" era apparso già diversi secoli prima, nel Medioevo, per designare un insieme di campane che potevano suonare tramite martelletti collegati a funi a volta collegati ad una tastiera. In origine le campane erano quattro, da cui il latino 'quadrilio' destinato a diventare 'carillon'.

Il brevetto di Antoine Favre, depositato il 15 febbraio del 1796, si chiamava invece "carillon sans timbre ni marteau" ovvero carillon senza campane né martelli. L'invenzione piacque e venne applicata nelle modalità più diverse: pur mantenendo il concetto della "carica", che fosse a chiave o a manovella, i carillon si trovarono incastonati in piccoli oggetti come le tabacchiere, gli orologi da tasca, gli orologi da parete. Se ne confezionarono di piccolissimi e di grandi dimensioni. Si trovò il sistema di amplificarne il suono - come nel caso delle cosiddette "boîtes à musique" (scatole musicali) e se ne variò la musicalità utilizzando materiali diversi, dalle lamelle ai piattini a percussione o i campanelli.

Surclassati dal fonografo prima e poi dal grammofono, i carillon sono ancora acquistabili nelle botteghe di antiquariato o sui banchetti dei mercati delle pulci, anche a prezzi modici. Il loro suono ci resta sempre familiare e viene riprodotto anche in alcuni giocattoli per la prima infanzia, sempre allo scopo di rilassare e possibilmente indurre al sonno.

Rilevo che l'effetto rassicurante del suono emesso dal carillon è stato talvolta utilizzato in senso opposto. Penso a certi film in cui il regista ha voluto giocare proprio sul contrasto tra la dolcezza sonora della nenia e una messa in scena all'insegna della tensione: emblematico, in tal senso, l'utilizzo che fece del carillon Sergio Leone in "Per qualche dollaro in più".

Il Natale si avvicina e un carillon potrebbe essere un regalo originale e, come si è detto, benefico. Ma temo che, almeno tra le giovani generazioni, un nuovo lettore MP3 sarebbe più gradito


06 dicembre 2016


Gino Bramieri, dimagrire dal ridere

A cura di Alberto&Alberto

In un vecchio post di "Allegria e benessere" parlavamo dell'arte di raccontare le barzellette, una pratica che almeno una volta nella vita (certamente di più) abbiamo esercitato tutti, magari con esiti non proprio felici (almeno per me). Pensando ai più celebri "barzellettieri", in quella occasione il primo nome che mi venne in mente fu quello di Gino Bramieri, che tanto mi divertiva da bambino e poi da ragazzo quando lo vedevo apparire in televisione all'epoca dei grandi varietà del sabato sera, prima che decidesse - non senza buone ragioni, a parer mio - di dedicarsi pressoché definitivamente a quella che era stata la sua "culla" artistica e che l'avrebbe visto attivo fino alla sua scomparsa nel 1996, il teatro.

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La figura di Bramieri immagino resti conosciuta anche ad esponenti di generazioni successiva alla mia, magari senza associarlo a quel popolare "Carosello" che pubblicizzava una marca di prodotti in plastica, la Moplen. Una figura che viene evocata immancabilmente nei 'revival' televisivi estivi, quella di un milanese distinto, elegante, sempre sorridente, bonario, con una dote fuori dal comune di entrare in sintonia con il pubblico, fosse quello del suo amato teatro o quella di un mezzo più "freddo" quale la televisione. Quella stessa dote che fece sì che Fiorello gli si inginocchiasse consegnandogli l'ultimo Telegatto della sua carriera.

Ma quella figura - e i lettori più attempati di me lo ricorderanno perfettamente - non è stata sempre quella. Negli anni '60, infatti, Bramieri era pressoché un'altra persona. Con lo stesso talento comico, certamente, ma con un immagine assai diversa. Quando aveva già raggiunto un certo successo, infatti, pesava ben oltre 100 chili. Era, insomma, un obeso. E nei suoi sketches, in teatro come in televisione, scherzava spesso sul suo fisico, con grande autoironia, accanto a colleghi come Erminio Macario, Ugo Tognazzi, Gilberto Govi, Totò, Wanda Osiris e Walter Chiari.

Poi decise di dimagrire. Non si sa bene se sottoponendosi ad una dieta ferrea o ad una operazione chirurgica. Perse circa 50 chili, come avrebbe ricordato in un libro che fu best-seller all'epoca dell'uscita, nel 1973 e che ora è da tempo fuori catalogo" 50 chili fa" (più una raccolta di barzellette che una autobiografia, la prima di una lunga e fortunata serie).

Trasformato nel fisico Bramieri non perse né verve, né spunti per il suo repertorio. Anzi, ci guadagnò in opportunità, visto che a quel punto poteva essere anche credibile come latin-lover. Ma non smise mai di raccontare barzellette: si stima che nella sua vita ne abbia raccontate almeno 7000. Certamente non erano tutte di sua invenzione, dal momento che nella sua carriera ha potuto contare su autori formidabili. Però nel momento in cui le raccontava, era come se fossero sue.

Sembra che dopo il dimagrimento Gino Bramieri abbia dovuto lottare tutta la vita con la bilancia, poiché amava molto la buona tavola. E tuttavia quei 50 chili non li prese più e si fece paladino del benessere, già in tempi in cui il tema non era centrale come lo è oggi.

Nello scarno sito Internet che porta il suo nome, una intera pagina è dedicata a "tutti coloro che credono che il sorriso, la cura del proprio corpo e dello spirito siano i punti cardine di un benessere duraturo". Perché "il sorriso, l'umorismo, la comicità avvicinano la gente facilitando la tolleranza". Perché "la cura del proprio corpo aumenta il livello di stima e gradevolezza in noi stessi". E infine perché "lo spirito, per stare in armonia col proprio corpo, ha bisogno di essere nutrito".


29 novembre 2016


Il solletico, questo sconosciuto!

A cura di Alberto&Alberto

Mi piace fare il solletico ai miei figli e a loro piace che io glielo faccia. A mia volta, io fuggo dal solletico e lo faccio probabilmente per pudore, perché con il solletico si perde proprio il controllo!

Il controllo si perde perché il solletico è una reazione fisiologica involontaria. Se insistito, può risultare anche sgradevole (io cerco sempre di fermarmi al limite, o anche prima) ma nella giusta misura è un gioco al quale non credo nessuno - sia come parte attiva che come passiva - si sia mai sottratto.

Sul fatto che il solletico ci faccia ridere (se praticato con moderazione) e quindi ci faccia stare bene, sono tutti d'accordo. Ma resta invece controversa anche la sua etimologia: una delle teorie più accreditate lo fa discendere dal latino sub+titillicare, ove per sub si intendono le ascelle (sotto le braccia)!

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Ho voluto approfondire un po' il tema e ho scoperto che due psicologi, nel 1897, hanno studiato il solletico e hanno definito due diverse tipologie: la knismesi, che è una forma di 'solletico' molto leggero, quello che può provocare il rapido passaggio di una piuma sulla pelle, per intenderci, e che può essere simile ad una piccolissima scossa elettrica. Ebbene, questo tipo di solletico è comune a molti animali, oltre che all'uomo, ciò che invece non accade con l'altro tipo di solletico, chiamato gargalesi, i cui effetti vengono rivelati solo nell'uomo e nelle scimmie e che è praticamente impossibile praticarsi da solo: il solletico, quindi, può essere provocato solo dall'intervento di un'altra persona. Intervento che deve avvenire, come ben sappiamo, solo in certi punti del corpo, come le ascelle, il ventre, i fianchi o la pianta dei piedi.

A parte il prezioso contributo dei due psicologi (per la cronaca: G. Stanley Hall e Arthur Alley) dalla sempre preziosa Wikipedia apprendo che il solletico era già stato oggetto di studio da parte, tra gli altri, di Platone, Francis Bacon, Charles Darwin e Galileo Galilei. Mi era invece già noto il significato che gli viene attributo dalla psicologia infantile, che è quello di favorire la fiducia dei figli nei confronti dei genitori. Almeno fino ad una certa età: pare infatti che la pratica del solletico da parte dei genitori termini all'inizio dell'adolescenza, forse anche in coincidenza con una diminuzione degli effetti.

Scavando, scavando ho trovato altre notizie interessanti, come il fatto che il solletico sia stato usato come mezzo di tortura durante il medioevo o che nello Stato americano della Virginia, fare il solletico ad una donna è considerato un reato!

Più in generale, noto che sul solletico nessun medico o psicologo è riuscito a dare una parola definitiva. E che molte teorie sul suo funzionamento sono comunque contraddette da eccezioni varie. A smentire, ad esempio, il fatto che gli adulti soffrano meno il solletico c'è questa famosa scena di "I fanciulli del west" con Stanlio e Ollio.





22 novembre 2016


25 anni di allegria con Aldo, Giovanni & Giacomo

A cura di Alberto&Alberto

Se mettessimo una dietro l'altra le risate che ci siamo fatti con Aldo, Giovanni & Giacomo negli ultimi 25 anni, ne avremmo per una intera giornata di buonumore!

Sono ben cinque i lustri trascorsi dal primo incontro tra Aldo e Giovanni, già compagni di corsi di danza mimica e melodramma, e Giacomo, cabarettista artisticamente (e sentimentalmente) legato all'attrice Marina Massironi, che sarà presente nei loro spettacoli per diversi anni. C'è poi voluto un po' di tempo prima che il trio acquisisse una notorietà tale da meritarsi la ribalta televisiva: la prima apparizione data 1992 nel programma "TG delle vacanze" seguito da "Su la testa!" di Paolo Rossi e "Cielito lindo" con Claudio Bisio. L'affermazione definitiva fu con il programma "Mai dire gol", nel quale sono stati presenze fisse dal 1994 al 1997.

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In televisione, Aldo, Giovanni & Giacomo replicavano gli sketches che, sera dopo sera, interpretavano nei locali e nei teatri, che nel frattempo diventavano veri e propri classici, come quelli dei bulgari o dei sardi; ancora oggi sono parte del loro repertorio. Al cinema debuttarono nel 1997 e fu subito successo con "Tre uomini e una gamba" e un'altra serie di pellicole che hanno regolarmente sbancato il botteghino.

E si arriva così a questo fatidico 2016, durante il quale il trio sta festeggiando i 25 anni di vita artistica con un libro - "Tre uomini e una vita" che loro presentano così: "Qui si narra l'avventura di noi tre. Tre amici che, unendo i loro miseri cervelli, sono riusciti a creare una giostra di allegri neuroni. il che ci ha anche aiutato a tenere botta per un quarto di secolo".

Il 25° anniversario è stato onorato anche con uno spettacolo - "The Best of Aldo, Giovanni e Giacomo - Live 2016" - che ha circolando la scorsa primavera tra i palazzetti d'Italia (e, per la prima volta, anche all'estero) e nel quale, come da titolo, hanno riproposto i personaggi e gli sketches che hanno fatto la storia del trio.

Personalmente ho sempre trovato irresistibile il personaggio di Tafazzi, interpretato da Giacomo. Se avete presente di chi si tratta (l'omino con tuta nera e sospensorio bianco, che percuote con una bottiglia di plastica) ecco come lo presenta lo stesso trio: "Ha rivoluzionato il riciclo della plastica e ne ha fatto uno stile di vita: quando le parole finiscono, e la sopportazione pure, non resta che prendersi a bottigliate là dove il sacrificio più duole". La popolarità di Tafazzi ha fatto sì che il suo nome diventasse sinonimo di autolesionismo. E che per questo si è pure guadagnato l'inserimento nel dizionario.

Per quanto riguarda lo spigoloso Giovanni, ammetto di avere un debole per Nico, il sardo che straparla e intercala con "aio!". Il pezzo forte di Aldo, il componente più divertente del trio, è invece probabilmente Rolando che il trio, sul loro sito, introduce così "Occhi sgranati, mani che si agitano, entusiasmo contagioso e l'immancabile maglietta militare: miiii, non ci possono credere, il mio personaggio preferito".

A Natale, il trio sarà nuovamente al cinema con un nuovo film che si intitola "Fuga da Reuma Park" sulla cui locandina sono raffigurati come tre vecchietti che evidentemente sono fuggiti da un ospizio e che vivranno esilaranti avventure. Lunga vita ad Aldo, Giovanni & Giacomo!


15 novembre 2016


Che allegria con la SuperLuna!

A cura di Alberto&Alberto

C'ero anche io, ieri sera, a cercare e poi fissare la luna, che avrebbe dovuto essere di dimensioni mai viste. Lo avevo letto sui giornali che nella giornata di ieri si sarebbe verificato un fenomeno che era atteso nientemeno che da 68 anni e che non si sarebbe ripetuto per altri 18: una luna piena che, per la sua posizione rispetto alla terra e al sole, ci sarebbe apparsa più grande del 14% più del solito.

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Verso le 18 mi sono quindi affacciato sul balcone di casa mia e ho iniziato a scrutare il cielo, dove non c'erano altro che nubi. La luna l'avrei vista un paio di ore dopo, ma sempre un po' offuscata e comunque affatto diversa da tante altre volte. Non è stato così per tutti: scopro stamattina che ieri sera in tanti sono riusciti a vedere e fotografare la luna insolitamente grande (SuperLuna, la battezzò l'astronomo Richard Nolle nel 1979), talvolta anche raccogliendo i consigli degli esperti fotografi sulla posizione per puntare l'obiettivo, possibilmente vicino i monumenti (pare che ieri si sia registrato un boom di presenze turistiche nelle città storiche).

Di belle foto della luna piena di ieri sera è oggi pieno il Web. Fatta eccezione per Facebook, dove in troppi si sono cimentati a fotografare la luna con lo smartphone senza usare troppi accorgimenti, così che oggi si assiste ad una serie infinita di scatti tutti uguali, sgranati e poco suggestivi. Sul mio profilo avevo intanto già postato la mia, di foto, con i requisiti di cui sopra. E insieme avevo postato una bella canzone di Angelo Branduardi, "La luna", appunto. E da qui mi sono divertito.

Perché uno dopo l'altro, diversi amici mi hanno risposto postando a loro volta una canzone. Ha proseguito il mio amico Marco postando "Luna" di Gianni Togni ma deve essersi subito pentito perché ha fatto seguire la decisamente più bella "Fly Me to the Moon" cantata da Frank Sinatra. Qualcuno ha replicato con la divertente versione di "Blue Moon" del musicista e produttore Mica, dalla colonna sonora di "Un lupo mannaro americano a Londra".

E poi ancora, sono apparsi nell'ordine: "E la luna bussò" di Loredana Bertè, "Guarda che luna" di Fred Buscaglione, "Luna caprese" di Peppino Di Capri, "Luna rossa" eseguita da Renzo Arbore e la sua Orchestra, "Non voglio mica la luna" di Fiordaliso, "Spunta la luna dal monte" di Pierangelo Bertoli & i Tazenda, "Vengo dalla luna" di Caparezza, "Tintarella di Luna" di Mina, "L'ultima luna" di Lucio Dalla.

Fin qui seguendo una linea "patriottica". Ma poi sono riapparsi anche i grandi successi internazionali. "Blue Moon" stavolta nella versione di Billy Holiday, "Moondance" cantata sia dal suo autore Van Morrison che nella bella esecuzione di Michael Bublè, "Man on the Moon" della rockband americana R.E.M. Ho chiosato io con "Moonlight Shadow" di Mike Oldfield.

Insomma, ci si è sbizzarriti e divertiti per un po'. E ora se ne riparla tra 18 anni, quando qualcuno magari avrà già scritto qualche nuova canzone ispirata proprio alla "Supermoon" del 14 novembre 2016...


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