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22 novembre 2016


25 anni di allegria con Aldo, Giovanni & Giacomo

A cura di Alberto&Alberto

Se mettessimo una dietro l'altra le risate che ci siamo fatti con Aldo, Giovanni & Giacomo negli ultimi 25 anni, ne avremmo per una intera giornata di buonumore!

Sono ben cinque i lustri trascorsi dal primo incontro tra Aldo e Giovanni, già compagni di corsi di danza mimica e melodramma, e Giacomo, cabarettista artisticamente (e sentimentalmente) legato all'attrice Marina Massironi, che sarà presente nei loro spettacoli per diversi anni. C'è poi voluto un po' di tempo prima che il trio acquisisse una notorietà tale da meritarsi la ribalta televisiva: la prima apparizione data 1992 nel programma "TG delle vacanze" seguito da "Su la testa!" di Paolo Rossi e "Cielito lindo" con Claudio Bisio. L'affermazione definitiva fu con il programma "Mai dire gol", nel quale sono stati presenze fisse dal 1994 al 1997.

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In televisione, Aldo, Giovanni & Giacomo replicavano gli sketches che, sera dopo sera, interpretavano nei locali e nei teatri, che nel frattempo diventavano veri e propri classici, come quelli dei bulgari o dei sardi; ancora oggi sono parte del loro repertorio. Al cinema debuttarono nel 1997 e fu subito successo con "Tre uomini e una gamba" e un'altra serie di pellicole che hanno regolarmente sbancato il botteghino.

E si arriva così a questo fatidico 2016, durante il quale il trio sta festeggiando i 25 anni di vita artistica con un libro - "Tre uomini e una vita" che loro presentano così: "Qui si narra l'avventura di noi tre. Tre amici che, unendo i loro miseri cervelli, sono riusciti a creare una giostra di allegri neuroni. il che ci ha anche aiutato a tenere botta per un quarto di secolo".

Il 25° anniversario è stato onorato anche con uno spettacolo - "The Best of Aldo, Giovanni e Giacomo - Live 2016" - che ha circolando la scorsa primavera tra i palazzetti d'Italia (e, per la prima volta, anche all'estero) e nel quale, come da titolo, hanno riproposto i personaggi e gli sketches che hanno fatto la storia del trio.

Personalmente ho sempre trovato irresistibile il personaggio di Tafazzi, interpretato da Giacomo. Se avete presente di chi si tratta (l'omino con tuta nera e sospensorio bianco, che percuote con una bottiglia di plastica) ecco come lo presenta lo stesso trio: "Ha rivoluzionato il riciclo della plastica e ne ha fatto uno stile di vita: quando le parole finiscono, e la sopportazione pure, non resta che prendersi a bottigliate là dove il sacrificio più duole". La popolarità di Tafazzi ha fatto sì che il suo nome diventasse sinonimo di autolesionismo. E che per questo si è pure guadagnato l'inserimento nel dizionario.

Per quanto riguarda lo spigoloso Giovanni, ammetto di avere un debole per Nico, il sardo che straparla e intercala con "aio!". Il pezzo forte di Aldo, il componente più divertente del trio, è invece probabilmente Rolando che il trio, sul loro sito, introduce così "Occhi sgranati, mani che si agitano, entusiasmo contagioso e l'immancabile maglietta militare: miiii, non ci possono credere, il mio personaggio preferito".

A Natale, il trio sarà nuovamente al cinema con un nuovo film che si intitola "Fuga da Reuma Park" sulla cui locandina sono raffigurati come tre vecchietti che evidentemente sono fuggiti da un ospizio e che vivranno esilaranti avventure. Lunga vita ad Aldo, Giovanni & Giacomo!


15 novembre 2016


Che allegria con la SuperLuna!

A cura di Alberto&Alberto

C'ero anche io, ieri sera, a cercare e poi fissare la luna, che avrebbe dovuto essere di dimensioni mai viste. Lo avevo letto sui giornali che nella giornata di ieri si sarebbe verificato un fenomeno che era atteso nientemeno che da 68 anni e che non si sarebbe ripetuto per altri 18: una luna piena che, per la sua posizione rispetto alla terra e al sole, ci sarebbe apparsa più grande del 14% più del solito.

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Verso le 18 mi sono quindi affacciato sul balcone di casa mia e ho iniziato a scrutare il cielo, dove non c'erano altro che nubi. La luna l'avrei vista un paio di ore dopo, ma sempre un po' offuscata e comunque affatto diversa da tante altre volte. Non è stato così per tutti: scopro stamattina che ieri sera in tanti sono riusciti a vedere e fotografare la luna insolitamente grande (SuperLuna, la battezzò l'astronomo Richard Nolle nel 1979), talvolta anche raccogliendo i consigli degli esperti fotografi sulla posizione per puntare l'obiettivo, possibilmente vicino i monumenti (pare che ieri si sia registrato un boom di presenze turistiche nelle città storiche).

Di belle foto della luna piena di ieri sera è oggi pieno il Web. Fatta eccezione per Facebook, dove in troppi si sono cimentati a fotografare la luna con lo smartphone senza usare troppi accorgimenti, così che oggi si assiste ad una serie infinita di scatti tutti uguali, sgranati e poco suggestivi. Sul mio profilo avevo intanto già postato la mia, di foto, con i requisiti di cui sopra. E insieme avevo postato una bella canzone di Angelo Branduardi, "La luna", appunto. E da qui mi sono divertito.

Perché uno dopo l'altro, diversi amici mi hanno risposto postando a loro volta una canzone. Ha proseguito il mio amico Marco postando "Luna" di Gianni Togni ma deve essersi subito pentito perché ha fatto seguire la decisamente più bella "Fly Me to the Moon" cantata da Frank Sinatra. Qualcuno ha replicato con la divertente versione di "Blue Moon" del musicista e produttore Mica, dalla colonna sonora di "Un lupo mannaro americano a Londra".

E poi ancora, sono apparsi nell'ordine: "E la luna bussò" di Loredana Bertè, "Guarda che luna" di Fred Buscaglione, "Luna caprese" di Peppino Di Capri, "Luna rossa" eseguita da Renzo Arbore e la sua Orchestra, "Non voglio mica la luna" di Fiordaliso, "Spunta la luna dal monte" di Pierangelo Bertoli & i Tazenda, "Vengo dalla luna" di Caparezza, "Tintarella di Luna" di Mina, "L'ultima luna" di Lucio Dalla.

Fin qui seguendo una linea "patriottica". Ma poi sono riapparsi anche i grandi successi internazionali. "Blue Moon" stavolta nella versione di Billy Holiday, "Moondance" cantata sia dal suo autore Van Morrison che nella bella esecuzione di Michael Bublè, "Man on the Moon" della rockband americana R.E.M. Ho chiosato io con "Moonlight Shadow" di Mike Oldfield.

Insomma, ci si è sbizzarriti e divertiti per un po'. E ora se ne riparla tra 18 anni, quando qualcuno magari avrà già scritto qualche nuova canzone ispirata proprio alla "Supermoon" del 14 novembre 2016...


01 novembre 2016


Allegria nei luna park

A cura di Alberto&Alberto

A Roma, dopo otto anni di abbandono, ha riaperto lo storico Lunapark del Quartiere Eur. È il più antico d'Italia, avendo inaugurato nel 1953, e si è ripresentato al pubblico con una veste rinnovata e caratterizzata per un pubblico che ora comprende esclusivamente bambini, da 0 e fino all'età di 12 anni.

Me lo ricordo bene, il Luneur degli anni d'oro: la grande ruota panoramica (che c'è ancora), le montagne russe, le macchine a scontro, le attrazioni a tema, pubblico molto variegato. Era tutto sommato una versione più "povera" dei grandi parchi tematici come Gardaland o Mirabilandia (o anche i più vicini Rainbow o Cinecittà World), con i quali ad un certo punto non poteva certo competere. Bene, quindi, l'idea di conferirgli connotati diversi, qualificandosi come uno spazio ad uso esclusivo dei bambini, con gli adulti "relegati" al ruolo di spettatori (spesso impegnati a riprendere con lo smartphone le innocenti imprese dei pargoli, neanche fossero exploit sportivi!).

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Sono stato all'inaugurazione del nuovo Luneur, accompagnando il mio figlio più piccolo, e debbo ammettere che la nuova formula conferisce più allegria al luogo rispetto al passato: i bambini sono chiaramente entusiasti di poter avere a disposizione tanti giochi adatti a loro, superando così la frustrazione delle tante attività a loro negate nei parchi tradizionali. Il loro divertimento è una festa per chi occhi e per il cuore.

Con la riapertura del Luneur, la Capitale ha di nuovo un luna park e si colma un’annosa lacuna. A ben vedere, però, non sono molti i luna park che in Italia possono fregiarsi del nome: su Wikipedia ne sono indicati solo cinque, oltre al Luneur quello di Milano (Europark Idroscalo), di Napoli (Edenlandia), Catania (Etnaland Themepark) e Messina (Baby Park Vanfiori). Sempre da Wikipedia leggo che il primo ad essere intitolato "luna park" è quello di Coney Island a New York, costruito nel 1903 mentre il più antico del mondo è quello del Prater di Vienna, dove campeggia una ruota panoramica ottocentesca che è diventata uno dei simboli della città.

La scorsa estate ho visitato quello di Barcellona, il Tibidabo, davvero bello: è il più antico di Spagna e in Europa è secondo solo al Prater. Altri famosi luna park europei sono il Tivoli di Copenhagen (con il nome che proviene dai Jardin de Tivoli di Parigi, concepito come una ricostruzione dei giardini di Villa d'Este a Tivoli, appunto), il Theresienwiese di Monaco di Baviera e l'Hamburger Dom ad Amburgo.

La storia dei Luna Park tra documenti e oggetti d'epoca, modellini di giostre antiche e moderne, immagini e filmati, la si può ripercorrere in un Museo unico in Italia nel suo genere, il Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Itinerante che è anche un Centro nazionale di ricerca e documentazione ed ha luogo nel Palazzo Strozzi di Bergantino, in provincia di Rovigo.


25 ottobre 2016


Bebe Vio, allegria alla Casa Bianca

A cura di Alberto&Alberto

Sempre poco attento alle cronache sportive, come nel caso di Alex Zanardi di cui dicevo la scorsa settimana, anche la figura di Bebe Vio mi si è palesata in colpevole ritardo, non avendo seguito prima la sua straordinaria ascesa sportiva.

Ma mi ha colpito subito il suo sorriso e non sono stato certo l'unico: i successi alle paraolimpiadi di Rio hanno moltiplicato la sua popolarità e oggi è una presenza ricorrente sui media e sui social, anche in virtù della positività che trasmette la sua immagine.

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Mi sono documentato sulla sua storia: si era accostata alla scherma all'età di 5 anni e mezzo; ancora bambina nel 2008, ad 11 anni, fu colpita da una meningite fulminante ed è iniziato il suo calvario che avrebbe avuto il suo apice con l'amputazione di avambracci e gambe.

Un anno dopo essere stata dimessa dall'ospedale, dove aveva trascorso tre mesi e mezzo, Beatrice (questo il suo vero nome) riprendeva l'attività sportiva grazie ad una speciale protesi che le consentiva di poter impugnare e muovere il fioretto. In breve, è diventata una delle più credibili e ricercate testimonial dello sport paraolimpico; solo cinque anni dopo il suo debutto in una gara ufficiale, Bebe nel 2014 conquistava il titolo mondiale paralimpico per la categoria under-17 (aveva appunto 17 anni), nel 2015 era  campionessa mondiale paralimpica del fioretto individuale e nel 2016, a Rio, ha vinto la medaglia d'oro nella prova individuale.

Appena 8 anni dopo quei tragici giorni di indicibile sofferenza, Bebe Vio sorrideva insieme al Presidente degli Stati Uniti Barak Obama in un selfie che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Il retroscena, molto divertente, lo ha raccontato la stessa Vio in un articolo scritto qualche giorno fa sulla Gazzetta dello Sport. Farsi un selfie con Obama era per la giovanissima e molto social una specie di missione da portare a termine ad ogni costo. Durante la cena di gala alla Casa Bianca, un rigidissimo protocollo impediva addirittura di alzarsi da tavola per andare al bagno, figuriamoci raggiungere il posto del Presidente e fotografarsi con lui. Come ci è riuscita, scopritelo leggendo l'articolo in questione.

Tanto sport, ma anche tanto impegno su altri fronti: Bebe Vio ha anche sostenuto una campagna per le vaccinazioni contro la meningite facendosi ritrarre dalla famosa fotografa Anne Geddes, sostiene la causa della Onlus creata dalla sua famiglia per l'integrazione e l'attività sportiva dei bambini che hanno subito amputazioni come lei, ha rappresentato tra l'altro la sua regione, il Veneto, all'Expo di Milano.

Un gran bell'esempio, il suo, che non dovrebbe dare adito a nessuna discussione. Ed invece, specie dopo la famosa cena alla Casa Bianca, sono stati in diversi a criticarla sui social accusandola di fanatismo ed esibizionismo. C'è persino chi la sospetta al soldo delle industrie farmaceutiche. La stupidità, si sa, non ha limiti. Ma per fortuna anche l'allegria non ne ha, e allora Bebe: non ti curar di loro, ma sorridi e passa!


18 ottobre 2016


Alex Zanardi, l'allegria nel coraggio

A cura di Alberto&Alberto

Seguo poco le vicende sportive - appena un po' il calcio - e dunque la carriera di Alex Zanardi nell'automobilismo mi era pressoché ignota fino a quel terribile incidente del 15 settembre 2001 quando, durante una gara in Germania, la sua auto fu violentemente colpita da un'altra e lui perse entrambe le gambe. Le cronache ci raccontano che Zanardi ricevette poco dopo l'estrema unzione da parte di un cappellano, che fu poi caricato su un elicottero e condotto in un ospedale di Berlino dove rimase in coma per tre giorni e sottoposto a ben 15 operazioni in 6 settimane.

Francamente, penso che pochi sportivi avrebbero avuto il coraggio che ha avuto lui di ricominciare a correre (con una macchina opportunamente modificata) e di affrontare la vita con fiducia e persino con allegria, sovente scherzando sulla sua menomazione. Men che mai raggiungendo poi gli straordinari risultati in ambito paraolimpico, più precisamente con il paraciclismo.

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Scrivo di lui oggi, a qualche settimana di distanza dai suoi trionfi ai giochi paraolimpici di Rio de Janeiro - aveva vinto già due gare a quelli di Londra del 2012, solo che ora lo ha fatto a 50 anni! - perché la sua storia rappresenta un esempio davvero straordinario di come si possano affrontare le avversità della vita mantenendo sempre un atteggiamento positivo.

Sono poche le fotografie di Alex Zanardi che non lo ritraggono sorridente, contento certo dei suoi exploit sportivi ma anche riconoscente per la stima, l'ammirazione e l'affetto che ormai gli riservano tutti gli sportivi (e non solo) del mondo.

Un sorriso che ritrovo tutte le mattine, quando vado in edicola a comprare il quotidiano e il mio sguardo si sofferma sulla copertina della sua autobiografia da poco pubblicata: "Volevo solo pedalare" (sottotitolo: ma sono inciampato in una seconda vita). La foto che campeggia in copertina è davvero emblematica: Zanardi sorride, come fa sempre, ma guarda anche verso l'alto: verso chi gli ha concesso il miracolo di una rinascita o verso il futuro? Comunque sia, si scorge nella sua espressione un che di ironico e di ironia lo sportivo ne ha notoriamente da vendere.

Allegria, semplicità, ironia, umanità sono doti che appaiono ancora più esemplari in un uomo che sfida quotidianamente i suoi limiti fisici e che ci restituisce il senso più autentico dello sport, competizione ma anche scuola di vita.

In una intervista pubblicata qualche giorno fa, Zanardi diceva: "Se conosci l’inferno, quando ti svegli sei felice di essere vivo. Io l’inferno neanche me lo ricordo, ero in coma, ma al risveglio ero messo così male che non ho potuto far altro che apprezzare quello che era rimasto di me. È in quel letto che ho vinto le medaglie olimpiche. (…) L’incidente è stato il mio Cepu, un corso accelerato di vita: oggi conosco le priorità e so affrontare tutto, anche se disabile". Se non è una lezione questa...




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