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10 aprile 2018


Vai col liscio in allegria!

A cura di Alberto&Alberto

Vai col liscio! L'espressione è abusata e non più immediatamente riconducibile al suo significato originario, che per anni è stato legato esclusivamente al ballo di coppia nato e sviluppatosi in Romagna, accompagnato dai ritmi della mazurca, del valzer e della polka.

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Da fenomeno prettamente regionale (e anche sub-regionale, dal momento che esiste un liscio romagnolo ed un emiliano), dagli anni '50 del secolo scorso il liscio si è diffuso in tutta Italia, grazie anche a musicisti ed orchestre dall'ottima tecnica e inventiva a partire da Secondo Casadei, detto lo "Strauss di Romagna" per il suo talento compositivo. Il nipote Raoul e la televisione, a partire dai primi anni '70, ne hanno amplificato la popolarità, facendo del liscio un fenomeno trans-generazionale: Raoul Casadei, in particolare, ha cercato di "traghettare" il liscio nel nuovo millennio attraverso la definizione di "musica solare", prima di cedere il testimone al figlio Mirko.

Nel suo sito Internet, si legge come Raoul Casadei abbia cercato, con la sua musica, di abbattere le barriere sociali e generazionali, in nome di un comune divertimento, sottraendo le sale da ballo al pubblico abituale dei "Signori" e portando a ballare anche le persone dalle modeste possibilità economiche.

Io credo però che uno dei meriti che vanno riconosciuti a Casadei e a tutti gli artisti che l'hanno preceduto a seguito, è quello di far ballare, e quindi muoversi e divertirsi, le persone in età avanzata, attraverso una danza dalle movenze semplici  - per inciso, il termine 'liscio' deriva dal fatto che per ballarlo bisogna 'strusciare' i piedi.

Se dunque in Romagna, le sale da ballo (o "balere") dove ballare il liscio sono un'istituzione, esse sono pure diffuse un po' ovunque in Italia, nelle grandi città come in provincia, assumendo un ruolo molto importante per le persone anziane che, nei limiti delle loro possibilità, possono ballare, distrarsi, socializzare, persino innamorarsi, star bene ai ritmi di una musica allegra, "solare" appunto.

Vi sono, tuttavia, anche molti virtuosi del genere, tanto che oggi il liscio figura anche, come ballo di coppia, tra le danze sportive e come tale è stato codificato e regolamentato per le apposite gare. E ciò nonostante il suo "Re", com'è stato definito Raoul Casadei, abbia appeso la chitarra al chiodo da diversi anni ormai. Per dedicarsi al suo grande orto biologico, che consente alla sua numerosa famiglia di nutrirsi in modo sano. Un vero "Re del Benessere", diremmo.




03 aprile 2018


Un asparago fa primavera

A cura di Alberto&Alberto

Una rondine, forse, non fa primavera ma gli asparagi, le fave e i ravanelli sì. Dopo mesi di cavoli e broccoli, che allegria vedere sui banchi i primi ortaggi di stagione: asparagi, fave e ravanelli, appunto, ma anche agretti, fagiolini, fagiolini corallo e piselli. Non di serra, che quelli si trovano ormai tutto l'anno, ma quelli veri, di stagione, magari i primi tempi un po' piccoli e dal colore incerto ma più sani e "naturali" di quanto non lo siano quelli che possiamo acquistare a gennaio o settembre.

E poi la frutta: in questi giorni fanno la loro apparizione le "vere" arance, kiwi, mandarini, mele, pere e pompelmi. Frutti ricchi di vitamine e polifenoli, con un valore nutritivo che nella stagione di appartenenza è al suo top. Per non parlare del sapore: sono più appetitosi e persino più economici rispetto a quelli che riempiono le ceste dei supermercati da gennaio a dicembre.

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Consumare frutta e verdura di stagione, più che mai a primavera fa bene alla salute. Il passaggio dall'inverno alla primavera, infatti, può comportare effetti come spossatezza e malessere, in particolare nelle persone meteropatiche. Si rende quindi necessaria un'alimentazione con proprietà disintossicanti ed energizzanti, ricca di elementi come vitamina B, fibre, magnesio e sostanze antiossidanti.

Più in generale, i nutrizionisti rilevano come abbiamo tutti dimenticato la stretta connessione che esiste tra l'alimentazione e la stagionalità, non solo a primavera. Il pomodoro, ad esempio, andrebbe consumato da maggio a settembre perché esso cresce con la luce e il sole e in certe condizioni precise; quando arriva l'estate, poi, la pianta sviluppa tutte le sue caratteristiche organolettiche che perde invece durante l'inverno se coltivato in serra.

Altrettanto importante consumare quanto più è possibile alimenti provenienti dal proprio territorio, a Km0 quindi, con la garanzia che i prodotti non abbiano subito le trasformazioni che comportano la loro conservazione per il trasporto.

Non solo frutta e verdura: in questa intervista di benessere.com tv che posto qui sotto, i consigli di un biologo nutrizionista su come affrontare il "mal di primavera" con un regime alimentare che comprende anche il consumo, ad esempio, di yogurt, avena e frutta secca.


27 marzo 2018


Suonare e lottare in allegria

A cura di Alberto&Alberto

Era da molto tempo che volevo scrivere qui di José Antonio Abreu del suo metodo e di quanto egli abbia fatto per i ragazzi poveri e derelitti dei barrios venezuelani. Ho appreso di lui durante un viaggio in Venezuela qualche anno fa per scoprire successivamente come il suo nome sia ben conosciuto da tempo tra i frequentatori delle sale da concerto.

È una di quelle storie che mette allegria e concilia con il mondo. Che inizia quando un economista e pedagogo di origine italiana (il nonno era direttore della banda di Marciana, sull'Isola d'Elba), ma anche grande appassionato e studioso di musica, decise di dedicarsi anima e corpo ad un progetto: quello di portare l'insegnamento della musica (e quindi anche della vita) all'interno dei famigerati barrios, le affollate baraccopoli ai margini delle grandi città, Caracas in testa.

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Ovviamente quello di Abreu non poteva essere un metodo tradizionale. Il cosiddetto "El Sistema" si basa infatti sull'insegnamento della musica abbinato ad un percorso di evoluzione personale e intellettuale nel quale i valori del rispetto e della solidarietà acquisiscono la stessa importanza del pentagramma. E che ha consentito, in oltre 40 anni, di strappare migliaia di ragazzini dalla strada e della violenza cui sono naturalmente condannati nella loro condizione originale.

Quando Abreu inventò "El Sistema", nel 1975, furono in pochissimi ad accogliere il suo invito ad aderire al programma. Si racconta che solo 11 bambini si presentarono al primo appuntamento in uno scantinato di Caracas dove il Maestro aveva fatto posizionare 25 leggii, prevedendo una più ampia partecipazione. Ma lui non si perse d'animo e insieme a un manipolo di collaboratori cominciò a battere palmo a palmo le baracche dei barrios, parlando con i bambini e soprattutto con i loro genitori, cercando di convincerli della bontà del suo progetto.

Da lì a breve, El Sistema sarebbe stato appoggiato a livello governativo (7 governi lo hanno promosso e finanziato senza eccezioni) finché oggi conta la bellezza di 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche che girano il mondo in lungo e in largo e un bilancio di oltre 350.000 bambini coinvolti nel progetto.

Alcuni dei ragazzi che hanno imparato a suonare uno strumento sotto la guida di Abreu o dei suoi docenti sono diventate vere e proprie star, anche al di fuori del loro paese. Molti di quelli che invece hanno abbandonato il programma, hanno proseguito a studiare altre discipline e oggi svolgono con successo varie professioni. In tutti i casi, El Sistema ha rappresentato per loro un modo per conquistarsi una indipendenza economica e aiutare le proprie famiglie, così come altre persone in difficoltà.

La storia di José Antonio Abreu è stata raccontata in vari libri e documentari, alcuni dei quali premiati nei festival di cinema internazionali: Il primo si intitolava "Tocar y Luchar" ('suonare e lottare' è il motto della scuola) e fu realizzato nel 2007, lo stesso anno in cui l'orchestra giovanile Orquesta Sinfónica Simón Bolívar, uno dei più importanti ensemble generati dal programma di Abreu, faceva il suo debutto sul prestigioso palco della Carnegie Hall di New York. A dirigerla, era Gustavo Dudamel che da allievo di Abreu è diventato oggi uno dei direttori d'orchestra più richiesti del mondo.

In Italia, il metodo Abreu è stato introdotto nel 2010 nientemeno che da Claudio Abbado, dopo che il grande Maestro scomparso aveva iniziato una stretta collaborazione con Abreu e con l’orchestra Simón Bolívar. I risultati del metodo nel nostro Paese sono documentati sul sito https://www.sistemainitalia.com/


20 marzo 2018


Il riso fa buona memoria

A cura di Alberto&Alberto

Che ridere faccia bene e aiuti a vivere meglio è una considerazione al limiti del banale. Ma non c'è nulla di banale nella scienza ed è interessante sapere come le ricerche nel campo della neuropsicologia cerchino ed individuino quali sono le correlazioni effettive tra il buonumore e il benessere. Al riguardo, sono stati diffusi qualche anno fa i risultati di due studi, l'uno presentato all'Experimental Biology Meeting di San Diego e l'altro condotto dal Prof. Matthew Ansfield della Lawrence University nel Wisconsin.

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Il primo studio si basa sull'azione del cortisolo, il cosiddetto "ormone dello stress", il quale a partire da una certa età può intervenire negativamente sulla memoria e la capacità di apprendimento delle persone. Se dunque, come sostiene lo studio, l'ilarità può influenzare il livello di cortisolo se ne deduce che più si ride (o si sorride), più si allunga la vita del nostro cervello.

Lo studio è stato naturalmente supportato da una serie di esperimenti. Come quello effettuato su due gruppi di persone adulte, uno dei quali affetto da diabete e l'altro "sano". Entrambi sono stati sottoposti per alcuni giorni alla visione di un video divertente della durata di circa 20 minuti. Alla fine dell'esperimento, si è riscontrato che le persone affette da diabete avevano registrato un significativo abbassamento dei livelli di cortisolo nel sangue e che quelle sane dimostravano un miglioramento nelle capacità di memoria. Dell'esperimento ha fatto parte anche un gruppo "di controllo", ovvero di persone che non sono state sottoposte alla visione del video e che non hanno giovato di alcun miglioramento.

Diverso l'esperimento condotto dal Prof. Ansfield il quale ha messo insieme un campione di 160 persone di entrambi i sessi e ha proiettato loro alcuni film horror. Ebbene, molti di loro tendevano a sorridere quanto più i film mostravano scene raccapriccianti e ciò perché riuscivano così, spontaneamente, a contrastare positivamente il disagio interiore provocato dalla visione.

Gli studi furono ripresi a suo tempo da Assomensana, un'associazione no-profit formata da neuropsicologi che si occupano espressamente di anti-aging dell'intelletto: "Il sorriso - si leggeva in un loro comunicato stampa - aleggia sulle labbra sia in condizioni piacevoli sia in quelle spiacevoli e, in tutti e due i casi, migliora lo stato d'animo e la salute dell'organismo". "Una bella risata a cadenza quotidiana e costante potrebbe combattere non solo lo stress ma anche la smemoratezza e il declino mentale". Come? Lo spiegava il Presidente dell'Associazione, Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccati: "Il meccanismo del processo è facilmente intuibile e ormai conosciuto: lo stress, e quindi l’ormone, il cortisolo, ad esso collegato, ostacola la costruzione e l’immagazzinamento dei ricordi, riducendo così le potenzialità della memoria.  Dal punto di vista scientifico, il cortisolo interferisce con il buon funzionamento delle cellule dell’ippocampo, la struttura del cervello che ha il compito di conservare i ricordi a lungo termine".

All'uopo, gli esperti di Assomensana stilarono una sorta di "Decalogo" del buon umore che comprende una serie di suggerimenti per esercitare le proprie capacità di pensare positivamente. Le trovate ancora alla pagina http://www.assomensana.it/Associazione/Comunicato-stampa/assomensana-invita-a-ridere.php




13 marzo 2018


Cacini, allegria al tempo del fascismo

A cura di Alberto&Alberto

"E chi ti credi de esse, Cacini?", si dice ancora a Roma. Il detto lo conoscevo, il personaggio in questione no. Eppure, a suo tempo, era popolarissimo; il tempo era quello tra le due guerre, l'epoca del fascismo ma anche del varietà e dell'avanspettacolo, forme teatrali che si svilupparono per offrire un po' di sana allegria nei tempi bui.

Trovo il nome di Gustavo Cacini in un libro appena letto, "A spasso nella Storia" di Max e Francesco Morini (Albeggi Edizioni, €12), una guida sui generis della Capitale, meglio dire una raccolta di storie e personaggi legati alla Città Eterna. E tra le varie storie e personaggi c'è anche quella di Gustavo Cacini, appunto, cui a Roma è intitolata anche una via nel quartiere periferico di Malafede.

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A Roma, Cacini c'era nato, il 31 dicembre 1890. E a Roma, egli legò tutta la sua carriera di attore comico. "Strabico, piccolo e un po' gobbo, con un fisico mingherlino su cui per contrasto aveva costruito un personaggio di bullo smargiasso che si vantava di imprese incredibili" scrivono i Morini. Viene da qui il modo di dire "E chi ti credi de esse, Cacini?". Lo si dice a chi millanta gesta fuori dalla sua portata, a chi "la spara grossa”, insomma.

Su Wikipedia leggo che Cacini usava presentarsi in scena indossando un frac lunghissimo su pantaloni che invece non arrivavano alle caviglie, sfoggiando così delle enormi scarpe. Ma aldilà della tenuta di scena, Cacini si caratterizzò per l'umorismo greve, pieno di doppi sensi, sempre pronto all'interazione con il pubblico. Quel pubblico che lo applaudiva e lo fischiava in egual misura e al quale è legato un episodio leggendario; non si sa quanto realmente accaduto, ma affascinò tanto Federico Fellini che lo ricostruì nel suo "Roma".

Sembra, cioè, che al termine di un’esibizione non particolarmente felice di Gustavo Cacini, l'attore venne bersagliato da uno spettatore nientemeno che con un gatto morto. E che il comico reagì pronto: "Pòra bestia… Ma nun era mejio che de sotto te ce buttavi te? E dopo va' a dar torto ar vicinato, che fa tutte quelle chiacchiere su tu' madre". Il tipico cinismo romano (sia nel gatto lanciato che nella risposta a tono), talmente spiccato che la popolarità di Cacini, come detto, non oltrepassò i confini dell'Urbe, segnando però la storia di teatri come l’Ambra Jovinelli e il Volturno.

Eppure c'è un altro celebre episodio legato a Cacini e stavolta di portata nazionale. L'attore usava aprire i suoi spettacoli con un’allegra canzoncina  che recitava: “La vita è comica presa sul serio, perciò prendiamola come la va…” su una musica da lui composta. Sennonché quella stessa musica fu ripresa pari pari dal musicista Mario Ruccione cui Renato Micheli aggiunse dei versi per la celebre marcetta fascista "Faccetta nera". Cacini non la prese bene, intentò una causa a Ruccione e incredibilmente vinse, con annesso risarcimento economico che gli consentì di vivere dignitosamente anche dopo il suo ritiro dalle scene, avvenuto nel 1945. Solo il cinema, poi, si ricordò di lui in un paio di occasioni: dopo essere già apparso in "L'ultima carrozzella" (1943) accanto al grande Aldo Fabrizi (ma, per ironia della sorte, nel cast c'era anche Mario Ruccione!) recitò anche in "Se fossi deputato" (1949) e in "Porca miseria" (1951).

Le suddette sono le uniche testimonianze di Cacini. Vana la mia ricerca di una sua qualsiasi immagine in Rete così come su YouTube di qualche documento filmato della sua arte comica; digitando il suo nome, appare solo la riproposizione da parte di Pippo Franco di una canzoncina, "Sanzionami questo" che di Cacini non era ma che ben rappresenta lo spirito della comicità da avanspettacolo dell'epoca, di cui Cacini fu Maestro e che oggi sono rimasti davvero in pochi a perpetuare.


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