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20 marzo 2018


Il riso fa buona memoria

A cura di Alberto&Alberto

Che ridere faccia bene e aiuti a vivere meglio è una considerazione al limiti del banale. Ma non c'è nulla di banale nella scienza ed è interessante sapere come le ricerche nel campo della neuropsicologia cerchino ed individuino quali sono le correlazioni effettive tra il buonumore e il benessere. Al riguardo, sono stati diffusi qualche anno fa i risultati di due studi, l'uno presentato all'Experimental Biology Meeting di San Diego e l'altro condotto dal Prof. Matthew Ansfield della Lawrence University nel Wisconsin.

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Il primo studio si basa sull'azione del cortisolo, il cosiddetto "ormone dello stress", il quale a partire da una certa età può intervenire negativamente sulla memoria e la capacità di apprendimento delle persone. Se dunque, come sostiene lo studio, l'ilarità può influenzare il livello di cortisolo se ne deduce che più si ride (o si sorride), più si allunga la vita del nostro cervello.

Lo studio è stato naturalmente supportato da una serie di esperimenti. Come quello effettuato su due gruppi di persone adulte, uno dei quali affetto da diabete e l'altro "sano". Entrambi sono stati sottoposti per alcuni giorni alla visione di un video divertente della durata di circa 20 minuti. Alla fine dell'esperimento, si è riscontrato che le persone affette da diabete avevano registrato un significativo abbassamento dei livelli di cortisolo nel sangue e che quelle sane dimostravano un miglioramento nelle capacità di memoria. Dell'esperimento ha fatto parte anche un gruppo "di controllo", ovvero di persone che non sono state sottoposte alla visione del video e che non hanno giovato di alcun miglioramento.

Diverso l'esperimento condotto dal Prof. Ansfield il quale ha messo insieme un campione di 160 persone di entrambi i sessi e ha proiettato loro alcuni film horror. Ebbene, molti di loro tendevano a sorridere quanto più i film mostravano scene raccapriccianti e ciò perché riuscivano così, spontaneamente, a contrastare positivamente il disagio interiore provocato dalla visione.

Gli studi furono ripresi a suo tempo da Assomensana, un'associazione no-profit formata da neuropsicologi che si occupano espressamente di anti-aging dell'intelletto: "Il sorriso - si leggeva in un loro comunicato stampa - aleggia sulle labbra sia in condizioni piacevoli sia in quelle spiacevoli e, in tutti e due i casi, migliora lo stato d'animo e la salute dell'organismo". "Una bella risata a cadenza quotidiana e costante potrebbe combattere non solo lo stress ma anche la smemoratezza e il declino mentale". Come? Lo spiegava il Presidente dell'Associazione, Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccati: "Il meccanismo del processo è facilmente intuibile e ormai conosciuto: lo stress, e quindi l’ormone, il cortisolo, ad esso collegato, ostacola la costruzione e l’immagazzinamento dei ricordi, riducendo così le potenzialità della memoria.  Dal punto di vista scientifico, il cortisolo interferisce con il buon funzionamento delle cellule dell’ippocampo, la struttura del cervello che ha il compito di conservare i ricordi a lungo termine".

All'uopo, gli esperti di Assomensana stilarono una sorta di "Decalogo" del buon umore che comprende una serie di suggerimenti per esercitare le proprie capacità di pensare positivamente. Le trovate ancora alla pagina http://www.assomensana.it/Associazione/Comunicato-stampa/assomensana-invita-a-ridere.php




13 marzo 2018


Cacini, allegria al tempo del fascismo

A cura di Alberto&Alberto

"E chi ti credi de esse, Cacini?", si dice ancora a Roma. Il detto lo conoscevo, il personaggio in questione no. Eppure, a suo tempo, era popolarissimo; il tempo era quello tra le due guerre, l'epoca del fascismo ma anche del varietà e dell'avanspettacolo, forme teatrali che si svilupparono per offrire un po' di sana allegria nei tempi bui.

Trovo il nome di Gustavo Cacini in un libro appena letto, "A spasso nella Storia" di Max e Francesco Morini (Albeggi Edizioni, €12), una guida sui generis della Capitale, meglio dire una raccolta di storie e personaggi legati alla Città Eterna. E tra le varie storie e personaggi c'è anche quella di Gustavo Cacini, appunto, cui a Roma è intitolata anche una via nel quartiere periferico di Malafede.

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A Roma, Cacini c'era nato, il 31 dicembre 1890. E a Roma, egli legò tutta la sua carriera di attore comico. "Strabico, piccolo e un po' gobbo, con un fisico mingherlino su cui per contrasto aveva costruito un personaggio di bullo smargiasso che si vantava di imprese incredibili" scrivono i Morini. Viene da qui il modo di dire "E chi ti credi de esse, Cacini?". Lo si dice a chi millanta gesta fuori dalla sua portata, a chi "la spara grossa”, insomma.

Su Wikipedia leggo che Cacini usava presentarsi in scena indossando un frac lunghissimo su pantaloni che invece non arrivavano alle caviglie, sfoggiando così delle enormi scarpe. Ma aldilà della tenuta di scena, Cacini si caratterizzò per l'umorismo greve, pieno di doppi sensi, sempre pronto all'interazione con il pubblico. Quel pubblico che lo applaudiva e lo fischiava in egual misura e al quale è legato un episodio leggendario; non si sa quanto realmente accaduto, ma affascinò tanto Federico Fellini che lo ricostruì nel suo "Roma".

Sembra, cioè, che al termine di un’esibizione non particolarmente felice di Gustavo Cacini, l'attore venne bersagliato da uno spettatore nientemeno che con un gatto morto. E che il comico reagì pronto: "Pòra bestia… Ma nun era mejio che de sotto te ce buttavi te? E dopo va' a dar torto ar vicinato, che fa tutte quelle chiacchiere su tu' madre". Il tipico cinismo romano (sia nel gatto lanciato che nella risposta a tono), talmente spiccato che la popolarità di Cacini, come detto, non oltrepassò i confini dell'Urbe, segnando però la storia di teatri come l’Ambra Jovinelli e il Volturno.

Eppure c'è un altro celebre episodio legato a Cacini e stavolta di portata nazionale. L'attore usava aprire i suoi spettacoli con un’allegra canzoncina  che recitava: “La vita è comica presa sul serio, perciò prendiamola come la va…” su una musica da lui composta. Sennonché quella stessa musica fu ripresa pari pari dal musicista Mario Ruccione cui Renato Micheli aggiunse dei versi per la celebre marcetta fascista "Faccetta nera". Cacini non la prese bene, intentò una causa a Ruccione e incredibilmente vinse, con annesso risarcimento economico che gli consentì di vivere dignitosamente anche dopo il suo ritiro dalle scene, avvenuto nel 1945. Solo il cinema, poi, si ricordò di lui in un paio di occasioni: dopo essere già apparso in "L'ultima carrozzella" (1943) accanto al grande Aldo Fabrizi (ma, per ironia della sorte, nel cast c'era anche Mario Ruccione!) recitò anche in "Se fossi deputato" (1949) e in "Porca miseria" (1951).

Le suddette sono le uniche testimonianze di Cacini. Vana la mia ricerca di una sua qualsiasi immagine in Rete così come su YouTube di qualche documento filmato della sua arte comica; digitando il suo nome, appare solo la riproposizione da parte di Pippo Franco di una canzoncina, "Sanzionami questo" che di Cacini non era ma che ben rappresenta lo spirito della comicità da avanspettacolo dell'epoca, di cui Cacini fu Maestro e che oggi sono rimasti davvero in pochi a perpetuare.


06 marzo 2018


Gira che ti rigira… per star bene!

A cura di Alberto&Alberto

Nella mia terrazza è una presenza familiare da diversi anni ed ogni volta che penso che abbia fatto il suo tempo, ecco che qualcuno dei miei figli lo riprende tra le mani e lo fa ruotare sul bacino. A volte mi sfidano a fare altrettanto con esiti - debbo dire - per me sconfortanti (ma per loro assai divertenti).

Sto parlando dell'hula hoop, il cerchio in plastica che ha segnato i giochi di tante generazioni a partire dal 1958, l'anno nel quale fu lanciato da due americani che lavoravano in una azienda produttrice di giocattoli che ripresero un'idea di una società australiana che appena un anno prima aveva iniziato a produrre degli anelli in legno; l'idea di Richard Knerr e Arthur "Spud" Melin fu quella di realizzare gli anelli in plastica, in colori diversi e di promuoverne l'utilizzo ludico; un successo clamoroso, se si pensa che solo nei primi 6 mesi dalla sua commercializzazione, negli Stati Uniti ne furono venduti ben 20 milioni di pezzi!

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Naturalmente si trattava dell'uovo di Colombo, visto che a giocare con i cerchi erano già gli Egizi ma la differenza consisteva nell'utilizzo della plastica, che alla fine degli anni '50 era in rapida diffusione e che consentiva appunto di realizzare oggetti leggeri ed elastici, perfetti per giocare. Anche il nome del cerchio ha origini remote anche se non troppo: è da attribuire agli inglesi che nel XIX secolo osservarono e documentarono una tradizione nelle isole Hawaii, una danza chiamata "hula" che consisteva nel roteare il bacino.

Più recente, invece, l'utilizzo dell'hula hoop non solo per divertirsi ma anche per allenare il fisico. Dando vita ad una vera e propria disciplina, chiamata hula-fit, che nasce ovviamente nelle palestre americane nell'ambito di quelle pratiche che vanno sotto il nome di "funny fitness", pensate per coloro che sono piuttosto insofferenti nei confronti dell'attività fisica, a meno che non vengano stimolate dalla possibilità di allenarsi divertendosi.

A giudicare da quello che leggo su benessere.com i benefici dell'hula-fit sono notevoli: si parla di 50/100 Kcal bruciate in soli 10 minuti di esercizio, grazie al fatto che far ruotare il cerchio con i fianchi garantisce un ottimo lavoro lipolitico, stimolando anche tutti i distretti muscolari se i movimenti vengono variati; anche l'attività aerobica è significativa, dato l'intenso esercizio cardiorespiratorio. Ulteriori benefici sono rappresentati dal miglioramento del flusso sanguigno e delle capacità di equilibrio.

La pratica dell'hula-fit, inoltre, contempla il supporto della musica durante l'esecuzione, e ciò rende l'attività ancora più piacevole. A meno che non si voglia forzare la mano - o meglio il bacino - come coloro che fin dagli anni '60 si cimentano nel primato da Guinness, attualmente detenuto (da quanto riportato su Wikipedia) da una statunitense che nell'aprile  del 1987 ha stabilito il record di ben 90 ore trascorsi a far ruotare il mitico cerchio!

Personalmente, trovo assai più divertente quello che fa con l'hula hoop la ballerina del filmato che posto qui sotto!


27 febbraio 2018


Il camin di nostra vita

A cura di Alberto&Alberto

Provo da sempre una irresistibile attrazione nei confronti dei camini, e non sono il solo. Nel tempo ho verificato che ci sono tante persone cui il camino trasmette una sensazione non solo di caldo (il che è ovviamente scontato o scottato? ah ah) ma di qualcosa che è evidentemente e umanamente ancestrale e quindi non riconducibile a ricordi personali (che pure ci sono). Quando mi trovo in una casa in cui c'è un camino e apprendo che non viene mai acceso (pigrizia, incuria, talvolta anche timore) quasi mi arrabbio e confesso che provo qualcosa che si avvicina molto al sentimento non proprio edificante dell'invidia: io non ce l'ho!

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Posso trascorrere un tempo indeterminato e interminabile ad osservare ed ascoltare la legna che scoppietta, abbandonandomi a quella piacevolissima sensazione di relax che accompagna la fluida circolazione dei pensieri e delle idee. Lo stesso rito dell'accensione mi mette di buonumore e per questo, quando ho l'opportunità di occuparmene io anche se per un camino altrui, non mi tiro mai indietro.

A riprova del fascino irresistibile che suscita il camino, il fatto che quando esplose il fenomeno dell'home video, più o meno nella metà degli anni '80, uno dei prodotti più venduti era il VHS che riproduceva in "loop" l'immagine di un camino acceso (ma andava forte anche il "finto" acquario!). Ancora oggi, sul mercato vi sono diverse possibilità di ovviare alla mancanza di un camino: sulla Rete vedo la disponibilità di un camino costruito artigianalmente da un falegname, con tanto di decorazioni che richiamano la montagna; solo che va a corrente, ovvero è provvisto di una luce che dovrebbe evocare un fuoco vero (ma a giudicare dalla foto che accompagna il prodotto, è richiesto anche un bello sforzo di fantasia da parte dell'utente)!

Vi sono poi camini finti che però svolgono le stesse funzioni di quelli veri: in assenza di canna fumaria, il calore può essere prodotto, anziché dalla legna, dall'elettricità, dal bioetanolo o dal gas. Tra quelli invece semplicemente decorativi, non mi sembra male quello elettrico che funziona a led.

In ogni caso, niente a confronto con quello vero. Per quanto la pubblicità dei suddetti prodotti rimarchi il vantaggio di poter fare a meno di fuliggine e fumo, il fuoco di un vero camino alimentato a legna resta insuperabile per le suggestioni che offre, per il suo odore acre ma piacevolmente familiare, per i suoi colori e per quell'aura "romantica" che viene spesso rappresentata anche al cinema. E di un alimento cotto su una brace naturale, ne vogliamo parlare?




20 febbraio 2018


Il benessere è di casa a Copenaghen

A cura di Alberto&Alberto

Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità elaborato dalle Nazioni Unite, Copenaghen è la capitale più felice del mondo. Ed anche tra le più sane, per diversi motivi: le abitudini dei loro cittadini, le leggi che le favoriscono e tante iniziative a favore della salute. Al tema, Repubblica on line ha dedicato la settimana scorsa un lungo articolo nel quale si è cercato di spiegare quali politiche sono state adottate per favorire felicità e benessere di coloro che abitano la Capitale della Danimarca. Lo riassumiamo qui.

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Chiunque abbia visitato Copenaghen si sarà reso conto di quante biciclette circolino per le strade: l’utilizzo delle biciclette, nelle sue varie forme (monoposto, tandem, cargo bike) è fortemente incentivato; treni e mezzi pubblici sono attrezzati per il trasporto delle biciclette in caso di lunghi percorsi, così che 62 abitanti su 100 usano regolarmente la bicicletta per andare a lavorare o comunque per spostarsi in città. E pedalare, si sa, fa bene alla salute.

Sia le istituzioni pubbliche che le aziende tendono ad offrire cibo sano nelle loro mense, privo di sostanze nocive e assolutamente non ipercalorico. Una prassi che si abbina a una informazione puntuale e diffusa sui pericoli dell’obesità.

Così come anche in Finlandia, il vizio del fumo e il consumo smodato di alcool vengono scoraggiati attraverso corsi gratuiti ma anche originali incentivi: chi sceglie di smettere di fumare, ad esempio, viene premiato con sei mesi di ingressi gratuiti negli impianti sportivi, ma anche per spettacoli teatrali e concerti.

Per contrastare lo stress da lavoro, Copenaghen offre terapie ‘ad hoc’ gratuite ed impianti sportivi ben attrezzati e piacevoli da frequentare.

La nota dolente è il regime fiscale della città, che impone tasse molto elevate. Tasse che i danesi pagano volentieri, ben sapendo quanto il loro contributo si traduce in servizi efficienti e in… benessere!


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