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12 April 2016


Allegria al cinema a stelle e strisce

A cura di Alberto&Alberto

Alla fine dello scorso anno, la Writers Guild of America ovvero l'associazione che riunisce gli sceneggiatori cinematografici americani ha reso nota una lista di quelle che vengono da loro considerate le 101 sceneggiature più divertenti della storia del cinema americano. Ci hanno messo appena due ore e mezza, durante il quale hanno discusso in una sala di Hollywood, guardando e commentando le clip dei film in lizza per il primato.

Un compito davvero difficile, quello dei membri della WGA, dal momento che la commedia è un genere frequentato dalla Settima Arte fin dalla sua invenzione: uno dei primi cortometraggi dei fratelli Lumiere, "L'arroseur arrosé" (L'innaffiatore innaffiato) era anche la prima opera filmica pensata e realizzata con lo scopo di far ridere. Ed era anche la prima ad aver carattere narrativo, ove i cortometraggi precedenti erano riprese di eventi, dunque assimilabili al genere del documentario.

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Prendendo in considerazione il solo cinema americano, la comicità ha qui dominato la produzione cinematografica nella sua prima fase, quella delle "comiche" mute di Chaplin, Buster Keaton, Stanlio & Ollio e tanti altri. Negli anni '30, poi, Hollywood chiamò a sè alcuni dei migliori autori europei di commedie in fuga dal nazismo, da Ernst Lubitsch a Billy Wilder. E il genere non avrebbe mai conosciuto crisi, fino ai giorni nostri. Se si guarda solo la classifica Usa di questa settimana dei film più visti, al primo posto c'è proprio una commedia ("The Boss", in Italia uscirà a giugno).

Come tutte le liste che devono attingere ad un catalogo sterminato, anche quella dei WGA è per molti opinabile. Ma per quello che mi riguarda, scorrendo almeno le prime dieci posizioni trovo film che ho visto (spesso più volte) e che effettivamente mi hanno regalato momenti di allegria e spensieratezza. Sull'ordine di preferenza, però, non saprei dire se pienamente condivisibile, forse no, ma nessuna presenza mi fa gridare allo scandalo.

Entro nel dettaglio. Al primo posto c'è "Io e Annie" (1977) di Woody Allen, la cui sceneggiatura gli valse l'Oscar (quell'anno assegnato anche al miglior film, alla migliore Regia e alla migliore attrice protagonista). Tra i migliori film di Allen, che è presente nella lista dei 101 altre 6 volte, vanta un'altissima concentrazione di battute tra cui quella celeberrima (ma "rubata" a Groucho Marx, opportunamente citato): "Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri come me". Sintomatico che nel volume "Suonala ancora Sam" (a cura di Roberto Casalini, Bompiani) che riporta le più belle battute del cinema, "Io e Annie" sia citato ben 22 volte.

Al 2° posto della classifica c'è il classico "A qualcuno piace caldo" (1959) di Billy Wilder. Che ricorderete concludersi con quella che viene considerata la battuta più famosa della storia del cinema: "Nessuno è perfetto".

Al 3° posto c'è il titolo più recente, almeno tra i primi dieci: ho perso il conto di quante volte ho visto "Ricomincio da capo" (1993) di Harold Ramis, con Bill Murray costretto da un incantesimo a ripetere all'infinito la stessa giornata con effetti esilaranti (per lo spettatore, si intende).

Al 4° posto, il capofila del genere cosiddetto "demenziale": "L'aereo più pazzo del mondo" (1980). Più che le battute contano qui le situazioni, che ribaltano in chiave comica quelle dei film cosiddetti "catastrofici" e in particolare la serie inaugurata da "Airport" nel 1970.

5° posto per "Tootsie" (1982) nel quale Dustin Hoffman si travestiva da donna per ottenere un posto da attore (da attrice, per la verità) in un serial televisivo. Sceneggiatura impeccabile, opera di Larry Gelbart e Murray Schisgal.

Al 6° posto la geniale parodia di Mel Brooks dei film horror, "Frankenstein Junior" (1974) e al 7° il genio di Stanley Kubrick al servizio della sola commedia da lui diretta "Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba" (1964) con uno straordinario e versatile Peter Sellers.

Mel Brooks torna anche all'8° posto e sempre con una parodia, stavolta del western - "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" (1974) - ma sempre con Gene Wilder.

Campioni di humor inglese, i protagonisti del 9° posto sono il gruppodei Monty Python con "Monty Python e il Sacro Graal" (1974). Peccato che l'edizione italiana (che all'uscita si intitolava semplicemente "Monty Python") sia stata funestata da un doppiaggio discutibile ad opera dei comici del Bagaglino (Pippo Franco, Bombolo…), chiamati a recitare battute completamente diverse da quelle del film originale, più in linea con il genere "boccaccesco" allora imperante nelle sale italiane.

Al 10° posto, infine, "Animal House" (1978) di John Landis, scritto tra gli altri da Harold Ramis già autore delle sceneggiatura di "Ricomincio da capo".

Chiudo citando un'altra classifica stilata dai lettori di un portale cinematografico (oltre 2000 i votanti), stavolta dedicata ai film italiani più divertenti di sempre: al primo posto si trova "Amici miei" di Mario Monicelli che ha raccolto il 14 per cento dei voti. Su questa classifica vorrò tornare nelle prossime settimane.


05 April 2016


L'allegria di Mastroianni di scena a Bari

A cura di Alberto&Alberto

Sentiamo dire da anni che il cinema, il buon cinema di una volta, non interessa più nessuno, tantomeno i giovani. Sentiamo parlare anche della crisi delle sale cinematografiche, perché i giovani (sempre loro) sembrano prediligere lo streaming 'pirata' sul web. Sappiamo che molti, sotto i 30 anni, non sanno chi siano Marcello Mastroianni o Federico Fellini, o Monica Vitti e Vittorio Gassman (ma magari  conoscono il figlio Alessandro). Sappiamo, siamo certi, che tutti loro si perdono qualcosa, momenti preziosi di allegria cui si sottraggono per ignoranza ma anche per presunzione.

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Nulla di tutto questo accade a Bari dove in questi giorni si sta svolgendo la 7a edizione del Bif&st, il Bari International Film Festival. Una manifestazione quasi interamente dedicata alla memoria del cinema italiano, dove vengono riproposti tanti capolavori del passato insieme a film più recenti. E dove ogni proiezione regista il tutto esaurito, con lunghe code fin dalle prime ore del mattino per accedere alle sale dove vengono riproposti classici già passati tante volte in televisione ma che qui, nella speciale atmosfera che ammanta il Festival, sembra di vederli per la prima volta.

Il Festival ha avuto come Presidente Ettore Scola, il grande regista autore di film come "C'eravamo tanto amati", "La famiglia", "Brutti, sporchi e cattivi". Dopo la sua scomparsa avvenuta nel gennaio di quest'anno, Scola segue a figurare come Presidente Onorario. Con il Direttore del Festival Felice Laudadio, avevano stabilito da tempo che l'edizione di quest'anno sarebbe stata dedicata a Marcello Mastroianni e così è: ma Scola e Mastroianni avevano lavorato insieme per tanti film (9 per l'esattezza, più un episodio di un film firmato a più mani) e così il Bif&st 2016 sta celebrando entrambi. Celebrando quindi la grandezza della commedia all'italiana, che ha segnato la carriera sia del regista che dell'attore, un genere conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo che ha ben rappresentato le varie sfaccettature, luci ed ombre dell'"italianità" raccontate sempre con ironia, facendo ridere o sorridere gli spettatori e nello stesso tempo inducendoli alla riflessione.

L'allegria impera quindi a Bari in questi giorni, e non solo per la quantità di commedie che figurano nel programma del Festival. Perché quest'ultimo è "sentito" fortemente dai cittadini del capoluogo pugliese, che si aggirano numerosi attorno ai luoghi dove si svolge la manifestazione, che avvertono l'orgoglio e la soddisfazione di essere partecipi di un evento cui sono invitati - rispondendo con entusiasmo - decine di attori e registi italiani (e anche qualche personaggio internazionale).

L'allegria del Festival fa pendant con l'allegria dei baresi che interagiscono facilmente con i tanti giornalisti, ospiti e spettatori che vengono da ogni parte d'Italia. Nei Ristoranti, i camerieri sono prodighi di consigli su come apprezzare al meglio la ricca e saporita cucina locale ma anche sulle tante risorse della città in termini di arte, cultura, scorci da ammirare e chiese da visitare.

Personalmente, un momento di allegria ai limiti dell'euforia l'ho provata mentre facevo la fila per entrare nel bellissimo Teatro Petruzzelli, che ospita molte proiezioni e i seguitissimi incontri con i registi e gli attori presenti al Festival: un gruppo di giovanissimi si raccontavano non l'ultimo film su Batman e Superman o un video particolarmente divertente visto su YouTube, ma "Le notti bianche" (1957) di Luchino Visconti, che avevano visto per la prima volta poche ore prima. Da un piccolo gruppo di tre ragazzi, nel giro di qualche minuto erano diventati una dozzina, avvicinandosi pian piano gli uni agli altri per offrire un punto di vista, per esprimere le proprie emozioni, per discutere sul significato di una scena o dell'altra.

C'è anche tanta allegria nelle parole e nei ricordi dei registi e degli attori che ogni giorno raccontano sul palco del Petruzzelli il loro incontro, umano e professionale, con Marcello Mastroianni, forse il più grande attore che abbia annoverato il cinema italiano. Che era un uomo - lo dicono tutti - molto divertente, che affrontava la vita e il suo lavoro con soave leggerezza senza mai essere, per questo, superficiale. Era una grande star, amatissimo anche all'estero, che però sul set diventava uno come tanti (i membri delle troupe lo chiamavano "Marcè", alla romana), sempre pronto alla battuta o ad ospitare nel suo camerino macchinisti o elettricisti per mangiare insieme un piatto dei suoi amati spaghetti.

Le immagini dell'attore, montate su pannelli di grandi dimensioni, sono anche oggetto di una bella mostra allestita appena fuori dalla città vecchia, e il suo indimenticabile sorriso sembra benedire le tante persone che si soffermano ad ammirarla.

Avvicinarsi a lui, alla sua arte, attraverso i suoi film o anche le sue apparizioni televisive (ne posto qui sotto una, rimasta storica, ad una puntata del Musichiere del 1958) è un regalo che tutti dovrebbe farsi. Perché fa bene, alla mente e al cuore. I baresi lo hanno capito.



22 March 2016


Il falso che fa allegria

A cura di Alberto&Alberto

Qualche tempo fa, mi sono imbattuto - non ricordo più su quale giornale - in un bell'articolo dedicato alla satira su Internet. Vi si parlava di un sito che ben conosco, Spinoza.it, il blog satirico collettivo i cui post vengono spesso ripresi in ambito social e che hanno dato anche origine ad alcune raccolte in volume. Ma si citava anche un altro sito che invece non conoscevo e che sono andato ad "esplorare". E che si è rivelato una allegra sorpresa.

Il nome - Lercio - non è il massimo dell'appeal, bisogna ammetterlo. E neppure il suo sottotitolo: "Lo sporco che fa notizia". Ma il contenuto è esilarante: si tratta di false notizie che prendono spunto da notizie vere, apparse perlopiù in Rete sui portali di news, rielaborate quindi in chiave satirica, spesso "politicamente scorrette" come si usa dire.

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Nella pagina di presentazione del sito apprendo che il sito è stato fondato da un gruppo di autori che in passato hanno collaborato con il blog satirico del comico Daniele Luttazzi e che dopo la chiusura di questo hanno fondato un loro blog che si avvale anche dei contributi dei lettori (opportunamente "filtrati" dalla redazione). Il suo successo ha già generato anch'esso, come nel caso di Spinoza, almeno una iniziativa editoriale (il libro "Un anno Lercio", pubblicato da Rizzoli, raccolta dei migliori post del 2014) e alcune collaborazioni come quella con RaiRadio 2, che all'interno di un proprio programma ospita una rubrica di "stravaganti news".

Per dare una idea di quanto "Lercio" possa risollevare l'umore dopo la lettura mattutina delle notizie "vere", segnalo alcuni dei post che trovo sulla home page stamattina, martedì 22 marzo. In grande evidenza il titolo: "Evoluzione. Venditori Folletto nasceranno senza naso per non avere problemi con le porte in faccia". Che reinvia, poi, ad un articolo vero e proprio che approfondisce la notizia con particolari improbabili e quel pizzico di inoffensiva scurrilità che caratterizza un po' tutto il sito e che rimanda all'umorismo proprio di Luttazzi.

Tra le altre notizie disponibili nella categoria principale del sito ("Notizie, appunto) si legge: "Torna ogni estate dall'uomo che l'ha nutrita: zanzara commuove il Web", con evidente riferimento al genere di notizia con il quale diversi portali cercano di attirare l'attenzione del lettore ma che si rivelano perlopiù poco significanti. E ancora: "Aperte le Paralompiadi per falsi invalidi: Italia favorita". O anche: "Testimone di Geova riceve trasfusione di sangue e diventa allergico ai citofoni".

Spassosa anche la rubrica "Ultim'ora vintage", raccolta di news con riferimenti storici, nella quale si legge tra l'altro che "L'astrologo assicura: l'anno 33 sarà povero di emozioni".

Come in un vero e proprio giornale, non manca la rubrica degli annunci, del tipo "Ragazza cerca marito perché le fa schifo il suo cognome" o "Regalo scheletri nell'armadio causa trasloco".

C'è tanta politica qui e là, ovviamente e anche qui ce n'è da ridere. E ce n'è per tutti. Per Beppe Grillo ad esempio: "Spider Man, Iron Man o Captain America? Grillo lascia libertà di coscienza" o, per restare al movimento da lui fondato: "Candidato sindaco del M5S pagava elettori per non farsi eleggere".

Scrivono gli autori del blog che le notizie pubblicate da Lercio pur scopertamente nonsense e satiriche talvolta appaiono tanto plausibili da essere incautamente riprese dai veri giornali e agenzie. In quei casi, posso immaginare le risate di chi le aveva inventate...




15 March 2016


Nessuno è perfetto? Un film sì!

A cura di Alberto&Alberto

La Cineterapia è una terapia di supporto psicologico messa a punto da uno psicoterapeuta americano, Gary Solomon, il quale ha studiato la relazione tra la fruizione di un film e l'impatto benefico che essa può avere su persone affette da disagi psicologici. Il suo limite è nella soggettività: un film che può aiutare psicologicamente un soggetto non è detto che possa avere lo stesso effetto su una persona che soffre di un disagio diverso.

Tuttavia, la terapia può anche assumere anche carattere universale nel caso del cinema comico poiché la risata, come abbiamo evidenziato tante volte in questo blog, può far bene a tutti, indistintamente. Si obietterà in proposito che non tutti possiedono lo stesso senso dell'umorismo e che qualcuno possa esserne del tutto privo. Insomma, anche in questo caso l'effetto di un film può essere diverso da spettatore a spettatore.

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Se pensiamo, però, ad un film come "A qualcuno piace caldo", mi pare assai difficile che non possa regalare un po' di sana allegria a qualsiasi spettatore, di qualsiasi indole ed età. Cito questo film in particolare perché l'ho rivisto recentemente per l'ennesima volta  in televisione e per l'ennesima volta sono rimasto incollato davanti allo schermo per l'intera durata del film, anche se conosco ormai battute e situazioni pressoché a memoria.  Non è l'unico film ad avere questo potere su di me (e non necessariamente un film comico).  Ma mi incuriosisce il suo valore "universale", appunto, pensando soprattutto come si tratti di un film scientemente "costruito" per far ridere, utilizzando i numerosi "topos" del genere (travestitismo, equivoci, scambi di persona, situazioni survoltate ecc., insomma gli ingredienti irrinunciabili della classica 'pochade') ma mescolandoli con una sapienza che rasenta la genialità. Oppure una profonda conoscenza dell'animo umano.

Come per tanti altri capolavori del cinema, comici e non, non è estranea anche a "A qualcuno piace caldo", una componente di casualità. Si pensi alla scelta degli attori, ad esempio: oggi consideriamo il terzetto Jack Lemmon/Marylin Monroe/Tony Curtis come assolutamente perfetto in quanto ad affiatamento e quindi a resa comica. Ma non furono le prime scelte del regista Billy Wilder e dei produttori che presero in considerazione una ricca schiera di attori ed attrici come Frank Sinatra, Jerry Lewis, Danny Kaye, Bob Hope, Anthony Perkins e, per il ruolo che fu poi assegnato alla Monroe, l'attrice Mitzi Gaynor. E chissà se con uno o più di loro al posto degli attori prescelti, il risultato sarebbe stato lo stesso!

Vi furono poi diversi intoppi nella lavorazione, legati soprattutto alle bizze della Monroe che giunse a dover ripetere decine e decine di volte alcune battute anche brevissime (per tacere dei suoi proverbiali ritardi sul set e sui capricci su come e dove girare determinate scene). Anche dopo la fine della lavorazione, i guai continuarono quando alcune associazioni tentarono di boicottarne l'uscita, considerando il film 'amorale' per i temi che vi venivano più o meno esplicitamente affrontati.

Nulla di tutto questo impedì lo straordinario successo di pubblico e la sua lunga vita che ancora oggi lo vede primeggiare nelle classifiche dei migliori film di tutti i tempi (nel 2000, ad oltre quarant'anni dalla sua uscita figurava al primo posto tra le migliori cento commedie statunitensi).

Infine: la battuta con cui si chiude "A qualcuno piace caldo" è anch'essa una delle più celebri: "Nessuno è perfetto". Paradossale, se legata ad un film che perfetto lo è davvero!


08 March 2016


Yoga + Allegria = benessere

A cura di Alberto&Alberto

In un post dello scorso anno accennavamo all'esistenza di una disciplina chiamata "Yoga della Risata" (o Laughter Yoga), basata sul potere terapeutico della risata autoindotta. Nel corso di questi mesi abbiamo riscontrato come la disciplina - nata più o meno vent'anni fa - stia incontrando una fortuna sempre crescente, in Italia come nel resto del mondo: solo nel 2011, dunque cinque anni fa, si contavano oltre 8000 associazioni di praticanti in ben 65 paesi.

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Torniamo ad occuparcene per approfondirne l'origine e le modalità di esecuzione. Come avevamo già accennato nel post precedente, lo Yoga delle Risata è stato inventato da un medico indiano, tal Madan Kataria, che formò il primo gruppo "per ridere" insieme alla moglie e a tre amici: il primo "Club della Risata" si ritrovava in un parco di Bombay dove ciascuno a turno stimolava l'ilarità degli altri. Non ci misero molto, Kataria e i suo sodali, ad attirare l'attenzione degli altri frequentatori del parco, tanto che il gruppo aumentò di numero del giro di qualche giorno.

Ciò che portò il dottor Kataria a sviluppare il suo metodo fu l'osservazione che ridere fa bene, indipendentemente dal fatto che la risata venga o meno stimolata da azioni esterne. Il nostro corpo, infatti, non sa distinguere tra risata indotta o autoindotta o spontanea e in tutti i casi attiva una serie di meccanismi per cui viene favorita la circolazione e l'ossigenazione del sangue e stimolata la produzione di endorfine, sostanze chimiche che, tra le varie funzioni, hanno quello di regalare piacere e aiutare a sopportare lo stress. Concetto che è alla base anche di altre discipline come la Risoterapia o Clownterapia delle quali ci siamo più volte occupati in questo spazio.

Ma perché "Yoga"? Perché ridere fa più bene quanto si riesce a farlo a pieno polmoni. E per preparare i polmoni alla risata, Kataria propone un esercizio respiratorio piuttosto simile al Pranayama, la tecnica di respirazione propria dello Yoga. All'esercizio ne segue un altro, stavolta basato sulla vocalizzazione, come pure accade nel caso dell'esercizio detto Kaphalbhati, anch'esso parte dello Yoga. Se effettuato in gruppo, tale esercizio porta inevitabilmente ad allentare le inibizioni e a favorire così la risata.

E c'è risata e risata. Lo spiega lo stesso Kataria nel metodo illustrato nel libro attraverso il quale ha diffuso la sua disciplina, pubblicato anche in Italia con il titolo "Ridere senza motivo". In una sessione dello Yoga della Risata si susseguono diverse modalità di riso (senza suono, a bocca chiusa, graduale ecc.) secondo una precisa sequenza che si conclude con tre enunciazioni urlate (“Sono la persona più felice in questo mondo”, “Sono la persona più sana in questo mondo”, “Sono un membro del Laughter Club”) e con un minuto di raccoglimento.

In Italia esiste un’Associazione Nazionale Yoga della Risata creata nel 2008 e fondata da due allieve di Kataria che hanno anche pubblicato, insieme allo stesso medico indiano, un volume intitolato semplicemente "Yoga della Risata". A partire dalla loro iniziativa, sono nasti e si sono sviluppati i vari Club, oggi sparsi su quasi l'intero territorio nazionale (un elenco - non so quanto aggiornato - è disponibile sul sito dell'Associazione). C'è anche una pagina Facebook ("Yoga della Risata" e oltre) che informa sui vari corsi che si svolgono per certificare i "Laughter Leader", ovvero coloro che guidano i gruppi nelle sessioni della disciplina.

Su YouTube ho trovato un breve filmato nel quale il fondatore stesso dello Yoga della Risata, Madan Kataria, spiega come ridere anche quando non se ne ha voglia. E per chi non conosce l'inglese, ci sono anche i sottotitoli.



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