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26 January 2016


Gli angeli metropolitani che portano allegria

A cura di Alberto&Alberto

Chiunque possieda un account Facebook e trascorri anche solo pochi minuti della giornata a vedere i post, è ben consapevole del flusso costante di pensieri, immagini, notizie e amenità varie, presenti in quantità direttamente proporzionata al numero di amicizie (più varie "incursioni" a pagamento). Capita spesso che la maggior parte dei post non siano di alcun interesse. Capita anche che attraverso FB si apprendano informazioni o si conoscano personaggi fino ad allora sconosciuti che non avremo mai potuto incontrare se non attraverso la piattaforma social.

Difficile che senza FB avrei appreso dell'esistenza del gruppo vocale degli Angel City Chorale e del video che qualcuno ha postato su FB e che ha richiamato subito la mia attenzione. Già, perché il post invitava a visionare su You Tube una singolare esibizione di questo ensemble a sua volta singolare per numero dei componenti e per abilità, non solo canora.

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Gli Angel City Chorale, ho poi appreso, è un gruppo multiculturale composto da ben 160 cantanti che si è creato una buona fama nella loro città, Los Angeles, anche per l'impegno profuso a favore della comunità. Con un repertorio variegato che comprende musica classica, jazz, folk, gospel e pop, gli Angel City Chorale tengono due esibizioni l'anno, in primavera e in inverno, in una storica Chiesa Metodista della città. A queste affiancano altri concerti in vari luoghi prestigiosi, sempre con intenti benefici, venendo anche affiancati da altri importanti artisti come Stevie Wonder e Michael Bublè. E il loro impegno non si limita ai concerti, essendo tutti volontari e attivi in donazioni e assistenza a chi ne ha bisogno.

Ma veniamo al video che ha attirato la mia attenzione e la cui visione mi ha regalato davvero qualche minuto di allegria. Si parte da un semplice sfregamento di mani da parte del nutrito gruppo raccolto sull'altare si presume della Wilshire United Methodist Church, il luogo dove gli Angel City Chorale si esibiscono con regolarità. Da quasi impercettibile, il suono prodotto diventa sempre più udibile e l'impressione è quella di ascoltare i rumori della natura. Africana, per l'esattezza (qui si è aiutati dalla scritta che compare all'inizio del filmato, "Africa" appunto). L'impressione è rafforzata dall'aggiunta di alcuni schiocchi di dita e ora sembra davvero di trovarsi all'interno di una savana in una giornata di pioggia. Che aumenta gradualmente, mentre i componenti del coro passano a percuotere le ginocchia o a saltare all'unisono per simulare i tuoni. L'effetto è davvero suggestivo, soprattutto per l'aspetto visivo. Dopo oltre 2 minuti siffatti, si arriva alla musica: si tratta in effetti di "Africa", un classico della musica pop degli anni '80 del gruppo americano dei Toto. Qui si rivela anche la maestria vocale dell'ensemble: la versione è davvero da brividi e trasmette un senso di allegria e di benessere di cui fare tesoro per il resto della giornata. Vedere (e ascoltare) per credere!


19 January 2016


Un sorriso per l'accessibilità

A cura di Alberto&Alberto

Sono incappato casualmente in un filmato che mi ha colpito per l'idea di fondo, che ribalta i luoghi comuni legati all'accessibilità, tema importante che generalmente evoca sentimenti di sdegno o di rabbia. E che una Onlus ha voluto invece associare ad un messaggio positivo, basato sul sorriso.

Diritti Diretti, così si chiama la Onlus, dal 2008 promuove iniziative finalizzate a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori sull'accessibilità, sottolineando come quest'ultima possa rappresentare un valore aggiunto sotto molti punti di vista: non solo rendere la vita migliore a chi possiede un qualche tipo di handicap ma apportare anche un ritorno economico per chi favorisce l'accessibilità, sotto forma di incremento del turismo nelle sue varie tipologie.

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Il filmato, quindi: si intitola "Quanto ci piacciono i sorrisi" e mostra dapprima i primi piani di 10 persone che esprimono allegria senza che lo spettatore ne conosca il motivo. E il motivo, si scopre poco più tardi, è che hanno avuto la possibilità, grazie all'accessibilità, di svolgere un'attività che altrimenti non avrebbero potuto svolgere.

Nel dettaglio vediamo una donna che si muove su una sedia a rotelle e può  entrare in un bar poiché privo di barriere architettoniche; un giovane non vedente che può visitare un museo attrezzato per descrivergli le opere esposte; una ragazza che usa le stampelle e può passeggiare liberamente insieme ad un'amica; una donna che può entrare facilmente in un negozio portando la sua bambina in passeggino; un ragazzo, anch'egli sulla sedia a rotelle, che può salire sull'autobus; una donna sorda che in un museo viene supportata dal linguaggio dei segni; un giovane che può trasportare agevolmente il suo trolley senza incontrare ostacoli, così come una donna anziana il suo carrello della spesa; una donna che può godersi uno spuntino con gli amici anche se soffre di intolleranze alimentari e, infine, una bambina sempre in carrozzella che può giocare all'aria aperta perché il parco giochi è inclusivo.

Il sorriso e l'allegria accomunano questi personaggi che generalmente avrebbero poco da sorridere, perché quello dell'accessibilità rappresenta ancora un problema tutt'altro che risolto, specie nelle grandi città.

Afferma la Presidente della onclus, la giornalista Simona Petaccia: "Abbiamo costituito Diritti Diretti con il proposito di promuovere l'idea che la carità verso le cosiddette 'categorie svantaggiate' deve essere rimpiazzata da diritti tangibili e non solo scritti sulle leggi. Il nostro obiettivo è quello di contrastare la diffusione di pregiudizi o stereotipi nei confronti di chi ha particolari esigenze fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari. Desideriamo, infatti, incoraggiare in tutti la presa di coscienza delle loro abilità professionali e del loro possibile contributo attivo nella società".

Per chi vuole approfondire il lavoro della Onlus c'è un numero verde gratuito: 800 910 580.


12 January 2016


Un sorriso per i bambini in ospedale

A cura di Alberto&Alberto

Come più volte segnalato in questo spazio, esistono sono diverse iniziative legate all'utilizzo dell'umorismo per portare un po' di serenità a chi soffre, specialmente in ambito ospedaliero e più specificatamente pediatrico.

Torniamo a parlare di risoterapia o clownterapia, messa a punto dal medico Patch Adams e fatta propria da alcune associazioni che agiscono all'interno degli ospedali con programmi diversi ma tutti finalizzati allo stesso scopo.

A settembre scorso ci occupammo della Fondazione Dottor Sorriso Onlus, la cui attività non è molto dissimile da quella che trattiamo oggi, la Fondazione Theodora Onlus, che in questi giorni ha lanciato la sua campagna di comunicazione e finanziamento.

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Cambiano i nomi degli operatori (Dottor Sorriso nel primo caso, Dottor Sogni nel secondo) ma non gli scopi e i mezzi per raggiungerli: anche in questo caso, una Fondazione individua un numero di artisti professionisti e finanzia la loro formazione, il loro aggiornamento e quant'altro consenta loro di operare nelle migliori condizioni ed efficienza. Ed operare significa entrare in contatto con bambini ricoverati nei reparti di oncologia oppure in attesa di essere sottoposti ad un intervento chirurgico., rispettandone i caratteri, le età, la situazione clinica.

Utilizzando le tecniche proprie del loro mestiere - si tratta di attori di teatro o di strada, oltre che mimi - unitamente a quelle proprie della risoterapia, gli operatori sono in grado di distendere le ansie dei bambini e dei loro genitori, intrattenendoli con attività artistiche allegre e giocose. Ciò ben sapendo quanto l'allegria o la serenità siano in grado di rafforzare le difese del bambino, sostenendolo nel processo di guarigione.

La Fondazione Theodora Onlus, nella fattispecie, è attiva presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Ospedale San Gerardo di Monza, l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, il Policlinico Umberto I di Roma e l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano. Qui i Dottor Sogni operano in accordo con i medici e con il personale ospedaliero per occuparsi di quella parte del bambini predisposta alla fantasia e al sorriso.

La campagna della Fondazione è denominata “Un sorriso per i bambini in ospedale”, ha come testimonial l'attrice Margherita Buy ma conta anche sul sostegno di altri personaggi pubblici come Filippo La Mantia, Massimiliano Rosolino, Natalia Titova, Romano Battisti, Valerio Cleri, Tommaso Rinaldi e Flavia Tartaglini.

Per sostenere l'attività di Fondazione Theodora Onlus si può inviare un SMS, fino al 24 gennaio, al numero 45509 (il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali, di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 2/5 euro per ciascuna chiamata fatta da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali.


05 January 2016


Quelli che… a Cesena

A cura di Alberto&Alberto

La vicenda risale a diversi mesi fa ma ne parlo solo ora perché soltanto di recente ho visto in Rete il video che ne documenta l'epilogo (o, se vogliamo, il prologo) regalandomi qualche minuto di autentica allegria.

Riassumo la storia: oltre un anno fa un giovane di Cesena di nome Fabio Zaffagnini ha una idea folle che però trova inaspettatamente sponda in centinaia di persone. Si tratta di fans - Zaffagnini compreso - di un gruppo rock americano chiamato Foo Fighters che lamentano il fatto che la loro band preferita non si sarebbe mai più esibita a Cesena. Dove erano già stati quasi 20 anni fa ma quando non erano ancora molto famosi e si potevano ancora esibire in luoghi piccoli quali quelli disponibili nella città romagnola.

Ebbene, l'intuizione di Zaffagnini è quella di organizzare qualcosa che potesse impressionare i loro beniamini e convincerli ad includere Cesena nella loro tournée. Ma cosa avrebbe potuto realmente impressionarli? Forse, pensa il giovane, una esibizione di 1000 persone intente ad eseguire uno dei brani più celebri del gruppo. E se i Foo Fighters li avessero ignorati? Sarebbe comunque rimasto un evento unico e storico, da Guinness dei Primati, qualcosa di cui essere orgogliosi vita natural durante.

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A monte dell'idea di Zaffagnini c'è una frase ascoltata in un film 'cult' tra gli appassionati di rock, "School of Rock": "Se vuoi una cosa, devi essere disposto a implorare chi può realizzarla, e l'effetto si moltiplica se sono in mille a implorare con te". Ci sarebbe anche il precedente garibaldino, se per questo, ma a ispirare il giovane è la frase del film. Egli dunque si mette al lavoro: dà un nome all'evento ("Rockin’1000", la chiama), lancia la sua sfida sulla Rete, utilizzando tutti i canali disponibili: cerca e "provina" gli aspiranti complici (senza preclusioni né di sesso né di età, dunque compresi ragazzini e uomini di mezz'età) ma cerca anche una location adatta ad ospitare l'evento e i fondi necessari per la sua perfetta riuscita.

Gli ci vuole un anno ma ne valeva la pena: domenica 26 luglio 2015 1000 musicisti (e accompagnatori vari) si riuniscono al Parco Ippodromo di Cesena e danno vita alla più numerosa assemblea musicale di sempre, eseguendo all'unisono la canzone "Learn to Fly" ("impara a volare"), documentando l'impresa con un magnifico video che in pochi giorni fa il giro del mondo. 


Il video e il clamore che suscita non poteva certo essere ignorato da coloro cui era evidentemente destinato: i Foo Fighters e in particolare il loro leader, il cantante e chitarrista Dave Grohl. E appena cinque giorni dopo arriva la risposta: prima un 'tweet' da parte del gruppo e poi un videomessaggio di Dave Grohl in persona che si complimenta in lingua italiana con i "1000" e chiude il suo breve intervento con una frase che fa venire i brividi al giovane Fabio e ai suoi sodali: "Stiamo arrivando… prometto… ci vediamo presto".

L'epilogo quindi: i Foo Fighters riservano a Cesena l'apertura del loro tour europeo il 3 novembre - appena tre mesi dopo l'impresa di "Rockin’1000" - suonando nel palazzetto dello sport locale, dalla capienza di appena 3000 persone, loro che suonano negli stadi o comunque in luoghi da ben più ampia capienza. E il bello è che quello di Cesena non è stato un concerto qualsiasi, e come poteva esserlo? Dopo una prima parte durante la quale il gruppo ha eseguito alcuni dei loro successi (iniziando proprio con "Learn To Fly") sono poi passati ad eseguire canzoni di altri, in un clima crescente di festa e con la partecipazione su palco di… Fabio Zaffagnini e qualche altro fortunato membro dei "1000" chiamato a suonare con  i loro beniamini.

"È stato bellissimo, mi piacerebbe rifarlo tutti gli anni": così ha concluso Dave Grohl il concerto. Se sia stato detto in buona fede o no, non è dato saperlo. Ma a noi - e ancor più a Zaffagnini & Co - piace sapere di sì. Perché lo meriterebbero ancora la passione, il coraggio e l'intraprendenza di quei giovani e meno giovani che hanno saputo sognare e impegnarsi nel realizzare il loro sogno. All'insegna dell'allegria.


29 December 2015


Renzo Arbore, 50 anni di allegria

A cura di Alberto&Alberto

Mi stavo recando all'edicola vicino casa, il 20 dicembre scorso, quando mi sono imbattuto nella pubblicità di una collana di Dvd dedicata a Renzo Arbore e ai suoi programmi. Vedere la sagoma sorridente del presentatore e musicista mi ha messo allegria e mi ha ricordato di quanti bei momenti ho trascorso ascoltando i suoi programmi radiofonici o ammirandolo nelle sue storiche trasmissioni televisive fin da bambino.

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Giunto a casa e iniziata la lettura del giornale, ha attirato la mia attenzione un elogio di Arbore ad opera dello scrittore e giornalista Michele Serra. Che scriveva, tra le altre cose: "l’allegria è in Arbore una costante imperterrita, quasi stoica, da opporre all’avversario (che è la severità della vita) senza mai dargli la soddisfazione di farsi sorprendere impreparati. È un allegria così compatta, così resistente agli anni, da far pensare che non si tratti del classico 'ridi pagliaccio', ovvero di una maschera di scena; ma che sia proprio un dono di natura capitato a Renzo inteso come persona (persona fortunata…), a sua volta capace di condividerla con gli altri".

L'allegria, quindi. Quella di Arbore che trapela da tutte le sue manifestazioni, si tratti di una intervista o di un'esibizione musicale. E quella mia e dei tanti spettatori che questa allegria l'abbiamo recepita, fatta nostra.

Collana editoriale ed elogio di Arbore da parte di Serra ho capito essere giunti in occasione dei 50 anni di carriera dello showman che nel 1965 entrò per la prima volta nelle case degli italiani con "Bandiera Gialla", un programma radiofonico che fece epoca per la musica che proponeva, assolutamente all'avanguardia rispetto al periodo. Vennero poi programmi di culto come "Alto gradimento" e le trasmissioni che hanno rivoluzionato la televisione italiana, "L'altra domenica", "Quelli della notte", "Indietro tutta". Trasmissioni diverse tra loro ma con un comune denominatore: l'allegria. Sempre e comunque.

Sempre in occasione dei 50 anni di carriera, Arbore è protagonista di una Mostra che si è in inaugurata quello stesso 20 dicembre a Roma e che lui ha voluto intitolare "Videos, radios, cianfrusaglies – Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate". In mostra ci sono quelli oggetti, apparecchi, capi e accessori di abbigliamento che notoriamente Arbore colleziona da anni e che hanno già reso la sua stessa casa una sorta di museo privato del kitsch nelle sue varie declinazioni. È uscito anche un libro, una sorta di autobiografia dal titolo "E se la vita fosse una jam session?". Ed è andata in onda, proprio ieri sera, una trasmissione televisiva che lo ha visto protagonista insieme alla Mostra, ai suoi amici e ad alcuni musicisti e ballerini da lui scoperti nel ricco vivaio che annovera il genere dello swing.

Pensando all'Arbore musicista - che è poi la sua ultima, felice incarnazione  - mi viene in mente che anche quando con la sua Orchestra Italiana intona alcune melodie malinconiche proprie della tradizione napoletana, c'è sempre un fondo di allegria che cova. Pronto poi a esplodere in uno dei tanti brani di swing inclusi nel repertorio che da ormai 25 anni porta in giro per l'Italia e per il mondo. Esportando così una allegria impregnata del meridione più creativo, solare, gioioso.

Mai avvertita una asperità, nelle interviste a Renzo Arbore. Mai una parola fuori posto, una invettiva; piuttosto sempre qualche divertente aneddoto, qualche perla della storia della musica o dello spettacolo, qualche ritratto affettuoso di uno o una collega. Sempre con un sorriso, il suo sorriso, inconfondibile.

Concludo con le parole con cui ha concluso Serra il suo intervento, che tanto calza al nostro blog: "apparentata in genere alla superficialità, l’allegria in realtà non è da tutti (mentre la superficialità sì). La sua stessa rarità la qualifica come un atteggiamento di minoranza, oserei dire d’élite se non sapessi di contrariare gli allegri. Se ognuno di noi prova a fare la cernita delle persone veramente e interamente allegre conosciute nella vita, vedrà che sono pochissime, e per questo preziose. Bisogna tenerle da conto. E per quanto possibile, cercare di capire come fanno."




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