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22 marzo 2016


Il falso che fa allegria

A cura di Alberto&Alberto

Qualche tempo fa, mi sono imbattuto - non ricordo più su quale giornale - in un bell'articolo dedicato alla satira su Internet. Vi si parlava di un sito che ben conosco, Spinoza.it, il blog satirico collettivo i cui post vengono spesso ripresi in ambito social e che hanno dato anche origine ad alcune raccolte in volume. Ma si citava anche un altro sito che invece non conoscevo e che sono andato ad "esplorare". E che si è rivelato una allegra sorpresa.

Il nome - Lercio - non è il massimo dell'appeal, bisogna ammetterlo. E neppure il suo sottotitolo: "Lo sporco che fa notizia". Ma il contenuto è esilarante: si tratta di false notizie che prendono spunto da notizie vere, apparse perlopiù in Rete sui portali di news, rielaborate quindi in chiave satirica, spesso "politicamente scorrette" come si usa dire.

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Nella pagina di presentazione del sito apprendo che il sito è stato fondato da un gruppo di autori che in passato hanno collaborato con il blog satirico del comico Daniele Luttazzi e che dopo la chiusura di questo hanno fondato un loro blog che si avvale anche dei contributi dei lettori (opportunamente "filtrati" dalla redazione). Il suo successo ha già generato anch'esso, come nel caso di Spinoza, almeno una iniziativa editoriale (il libro "Un anno Lercio", pubblicato da Rizzoli, raccolta dei migliori post del 2014) e alcune collaborazioni come quella con RaiRadio 2, che all'interno di un proprio programma ospita una rubrica di "stravaganti news".

Per dare una idea di quanto "Lercio" possa risollevare l'umore dopo la lettura mattutina delle notizie "vere", segnalo alcuni dei post che trovo sulla home page stamattina, martedì 22 marzo. In grande evidenza il titolo: "Evoluzione. Venditori Folletto nasceranno senza naso per non avere problemi con le porte in faccia". Che reinvia, poi, ad un articolo vero e proprio che approfondisce la notizia con particolari improbabili e quel pizzico di inoffensiva scurrilità che caratterizza un po' tutto il sito e che rimanda all'umorismo proprio di Luttazzi.

Tra le altre notizie disponibili nella categoria principale del sito ("Notizie, appunto) si legge: "Torna ogni estate dall'uomo che l'ha nutrita: zanzara commuove il Web", con evidente riferimento al genere di notizia con il quale diversi portali cercano di attirare l'attenzione del lettore ma che si rivelano perlopiù poco significanti. E ancora: "Aperte le Paralompiadi per falsi invalidi: Italia favorita". O anche: "Testimone di Geova riceve trasfusione di sangue e diventa allergico ai citofoni".

Spassosa anche la rubrica "Ultim'ora vintage", raccolta di news con riferimenti storici, nella quale si legge tra l'altro che "L'astrologo assicura: l'anno 33 sarà povero di emozioni".

Come in un vero e proprio giornale, non manca la rubrica degli annunci, del tipo "Ragazza cerca marito perché le fa schifo il suo cognome" o "Regalo scheletri nell'armadio causa trasloco".

C'è tanta politica qui e là, ovviamente e anche qui ce n'è da ridere. E ce n'è per tutti. Per Beppe Grillo ad esempio: "Spider Man, Iron Man o Captain America? Grillo lascia libertà di coscienza" o, per restare al movimento da lui fondato: "Candidato sindaco del M5S pagava elettori per non farsi eleggere".

Scrivono gli autori del blog che le notizie pubblicate da Lercio pur scopertamente nonsense e satiriche talvolta appaiono tanto plausibili da essere incautamente riprese dai veri giornali e agenzie. In quei casi, posso immaginare le risate di chi le aveva inventate...




15 marzo 2016


Nessuno è perfetto? Un film sì!

A cura di Alberto&Alberto

La Cineterapia è una terapia di supporto psicologico messa a punto da uno psicoterapeuta americano, Gary Solomon, il quale ha studiato la relazione tra la fruizione di un film e l'impatto benefico che essa può avere su persone affette da disagi psicologici. Il suo limite è nella soggettività: un film che può aiutare psicologicamente un soggetto non è detto che possa avere lo stesso effetto su una persona che soffre di un disagio diverso.

Tuttavia, la terapia può anche assumere anche carattere universale nel caso del cinema comico poiché la risata, come abbiamo evidenziato tante volte in questo blog, può far bene a tutti, indistintamente. Si obietterà in proposito che non tutti possiedono lo stesso senso dell'umorismo e che qualcuno possa esserne del tutto privo. Insomma, anche in questo caso l'effetto di un film può essere diverso da spettatore a spettatore.

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Se pensiamo, però, ad un film come "A qualcuno piace caldo", mi pare assai difficile che non possa regalare un po' di sana allegria a qualsiasi spettatore, di qualsiasi indole ed età. Cito questo film in particolare perché l'ho rivisto recentemente per l'ennesima volta  in televisione e per l'ennesima volta sono rimasto incollato davanti allo schermo per l'intera durata del film, anche se conosco ormai battute e situazioni pressoché a memoria.  Non è l'unico film ad avere questo potere su di me (e non necessariamente un film comico).  Ma mi incuriosisce il suo valore "universale", appunto, pensando soprattutto come si tratti di un film scientemente "costruito" per far ridere, utilizzando i numerosi "topos" del genere (travestitismo, equivoci, scambi di persona, situazioni survoltate ecc., insomma gli ingredienti irrinunciabili della classica 'pochade') ma mescolandoli con una sapienza che rasenta la genialità. Oppure una profonda conoscenza dell'animo umano.

Come per tanti altri capolavori del cinema, comici e non, non è estranea anche a "A qualcuno piace caldo", una componente di casualità. Si pensi alla scelta degli attori, ad esempio: oggi consideriamo il terzetto Jack Lemmon/Marylin Monroe/Tony Curtis come assolutamente perfetto in quanto ad affiatamento e quindi a resa comica. Ma non furono le prime scelte del regista Billy Wilder e dei produttori che presero in considerazione una ricca schiera di attori ed attrici come Frank Sinatra, Jerry Lewis, Danny Kaye, Bob Hope, Anthony Perkins e, per il ruolo che fu poi assegnato alla Monroe, l'attrice Mitzi Gaynor. E chissà se con uno o più di loro al posto degli attori prescelti, il risultato sarebbe stato lo stesso!

Vi furono poi diversi intoppi nella lavorazione, legati soprattutto alle bizze della Monroe che giunse a dover ripetere decine e decine di volte alcune battute anche brevissime (per tacere dei suoi proverbiali ritardi sul set e sui capricci su come e dove girare determinate scene). Anche dopo la fine della lavorazione, i guai continuarono quando alcune associazioni tentarono di boicottarne l'uscita, considerando il film 'amorale' per i temi che vi venivano più o meno esplicitamente affrontati.

Nulla di tutto questo impedì lo straordinario successo di pubblico e la sua lunga vita che ancora oggi lo vede primeggiare nelle classifiche dei migliori film di tutti i tempi (nel 2000, ad oltre quarant'anni dalla sua uscita figurava al primo posto tra le migliori cento commedie statunitensi).

Infine: la battuta con cui si chiude "A qualcuno piace caldo" è anch'essa una delle più celebri: "Nessuno è perfetto". Paradossale, se legata ad un film che perfetto lo è davvero!


08 marzo 2016


Yoga + Allegria = benessere

A cura di Alberto&Alberto

In un post dello scorso anno accennavamo all'esistenza di una disciplina chiamata "Yoga della Risata" (o Laughter Yoga), basata sul potere terapeutico della risata autoindotta. Nel corso di questi mesi abbiamo riscontrato come la disciplina - nata più o meno vent'anni fa - stia incontrando una fortuna sempre crescente, in Italia come nel resto del mondo: solo nel 2011, dunque cinque anni fa, si contavano oltre 8000 associazioni di praticanti in ben 65 paesi.

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Torniamo ad occuparcene per approfondirne l'origine e le modalità di esecuzione. Come avevamo già accennato nel post precedente, lo Yoga delle Risata è stato inventato da un medico indiano, tal Madan Kataria, che formò il primo gruppo "per ridere" insieme alla moglie e a tre amici: il primo "Club della Risata" si ritrovava in un parco di Bombay dove ciascuno a turno stimolava l'ilarità degli altri. Non ci misero molto, Kataria e i suo sodali, ad attirare l'attenzione degli altri frequentatori del parco, tanto che il gruppo aumentò di numero del giro di qualche giorno.

Ciò che portò il dottor Kataria a sviluppare il suo metodo fu l'osservazione che ridere fa bene, indipendentemente dal fatto che la risata venga o meno stimolata da azioni esterne. Il nostro corpo, infatti, non sa distinguere tra risata indotta o autoindotta o spontanea e in tutti i casi attiva una serie di meccanismi per cui viene favorita la circolazione e l'ossigenazione del sangue e stimolata la produzione di endorfine, sostanze chimiche che, tra le varie funzioni, hanno quello di regalare piacere e aiutare a sopportare lo stress. Concetto che è alla base anche di altre discipline come la Risoterapia o Clownterapia delle quali ci siamo più volte occupati in questo spazio.

Ma perché "Yoga"? Perché ridere fa più bene quanto si riesce a farlo a pieno polmoni. E per preparare i polmoni alla risata, Kataria propone un esercizio respiratorio piuttosto simile al Pranayama, la tecnica di respirazione propria dello Yoga. All'esercizio ne segue un altro, stavolta basato sulla vocalizzazione, come pure accade nel caso dell'esercizio detto Kaphalbhati, anch'esso parte dello Yoga. Se effettuato in gruppo, tale esercizio porta inevitabilmente ad allentare le inibizioni e a favorire così la risata.

E c'è risata e risata. Lo spiega lo stesso Kataria nel metodo illustrato nel libro attraverso il quale ha diffuso la sua disciplina, pubblicato anche in Italia con il titolo "Ridere senza motivo". In una sessione dello Yoga della Risata si susseguono diverse modalità di riso (senza suono, a bocca chiusa, graduale ecc.) secondo una precisa sequenza che si conclude con tre enunciazioni urlate (“Sono la persona più felice in questo mondo”, “Sono la persona più sana in questo mondo”, “Sono un membro del Laughter Club”) e con un minuto di raccoglimento.

In Italia esiste un’Associazione Nazionale Yoga della Risata creata nel 2008 e fondata da due allieve di Kataria che hanno anche pubblicato, insieme allo stesso medico indiano, un volume intitolato semplicemente "Yoga della Risata". A partire dalla loro iniziativa, sono nasti e si sono sviluppati i vari Club, oggi sparsi su quasi l'intero territorio nazionale (un elenco - non so quanto aggiornato - è disponibile sul sito dell'Associazione). C'è anche una pagina Facebook ("Yoga della Risata" e oltre) che informa sui vari corsi che si svolgono per certificare i "Laughter Leader", ovvero coloro che guidano i gruppi nelle sessioni della disciplina.

Su YouTube ho trovato un breve filmato nel quale il fondatore stesso dello Yoga della Risata, Madan Kataria, spiega come ridere anche quando non se ne ha voglia. E per chi non conosce l'inglese, ci sono anche i sottotitoli.



01 marzo 2016


A Porta Portese per allegria

A cura di Alberto&Alberto

Ammetto di avere un debole per i mercatini, quelli cosiddetti "delle pulci". Non per smania d'acquisto ma per l'allegria che mi infonde il caos organizzato, la confusione dei colori affastellati, le incitazioni pittoresche degli espositori, la presenza immancabile di oggetti bizzarri che stuzzicano la mia curiosità.

Nonostante il proliferare dei centri commerciali e l'apertura dei tanti empori a gestione cinese, i mercatini resistono un po' ovunque, nelle città grandi e piccole. Resistono perché ancora e sempre frequentati, immagino in virtù di quel richiamo irresistibile che esercitano anche su di me. E chissà se taluni si aggirano, come me, tra i banchi alla ricerca di quel qualcosa di cui non si pensava di aver bisogno ma che invece…

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(foto di Lara Castagna)

Nella città dove vivo, Roma, i mercatini vengono allestiti con regolarità un po' in tutti i quartieri, tanto all'aperto quanto in luoghi chiusi. Nessuno, però, compete per ampiezza, popolarità e frequentazione quanto il mercato di Porta Portese, che ogni domenica mattina richiama migliaia di persone nel quartiere di Trastevere. Vi si trova un po' di tutto, dal capo griffato ma usato al vecchio apparecchio telefonico, dal pezzo di antiquariato alle divise dei militari, dal computer antidiluviano (ma funziona, ancora?) al francobollo d'epoca. Fino ai gattini e cagnolini in cerca d'adozione (dietro corrispettivo, però). E si trova, ancora, una varia umanità, senza la quale Porta Portese non sarebbe la stessa.

Certo, non è proprio più quella di una volta: gli espositori romani e napoletani - che lo hanno dominato per decenni - stanno lasciando il posto ai più stoici extracomunitari i quali hanno però ben assimilato la sfrontatezza dei loro predecessori, richiamando a gran voce i passanti con colorite espressioni.

Vi sono ancora - l'ho visto con i miei occhi proprio domenica scorsa - i truffatori del gioco delle tre carte, circondati dai "compari" che fingono di vincere le scommesse per illudere qualche "pollo" di passaggio. Preferibilmente turisti, visto che i romani (e più in generali gli italiani) ben conoscono l'inghippo.

Il mercato di Porta Portese è nato a Roma nel 1945, con il trasferimento di quella che era la "borsa nera" dell'epoca dalla piazza di Campo de' Fiori, nel centro storico, alla più capiente area che si estende tra la via Portuense e Viale Trastevere. Il nome deriva dalla Porta oltre la quale viene allestito il mercato, costruita nel 1644 al posto di una precedente Porta Portuensis.

Il mercato degli albori lo si può ammirare in una celebre scena del film "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica, nella quale il padre e il figlio vi si recano a cercare - invano - la bicicletta rubata. Ma qui, in quegli anni, il mercato era animato sopratutto dagli scambi, i "baratti". Ancora oggi è possibile vendere (o scambiare) qualcosa con gli ambulanti ma in massima parte si può acquistare, magari "trattando" il prezzo, anche se generalmente conveniente.

Porta Portese, come tutti i luoghi molto frequentati, è anche il "regno" dei borseggiatori ma anche in questo caso a rimetterci sono soprattutto i turisti e coloro che non sono habitué o non sono stati opportunamente avvertiti. Ciò accade sopratutto nell'orario di punta, attorno a mezzogiorno. Ricordo, in proposito, che i migliori "affari" si fanno invece negli orari a ridosso dell'apertura (le bancarelle sono già presenti a partire dalle 6) e della chiusura, alle 14.

Ad esaltare l'allegria che infonde il luogo, infine, anche la musica che fuoriesce dalle bancherelle che vendono Cd o dischi usati (persino le ormai vetuste musicassette!) e i suonatori ambulanti che riescono a ritagliarsi un po' di spazio in quella che talvolta si presenta come una vera "casbah". Alla romana, però…

Al mercato di Porta Portese è dedicata una celebre canzone di Claudio Baglioni che posto qui sotto e che ben fotografa, con il suo testo, la particolare atmosfera che vi aleggia.


23 febbraio 2016


Aperitiviamoci tra allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Meno impegnativo di una cena e più rilassante di un caffè, l'aperitivo è il "pasto" più allegro che ci sia, come tale diffusissimo, fino a diventare anche momento irrinunciabile in certe zone del nostro Paese.

Il momento dell'aperitivo, quantomeno quello serale, funge da "camera di decompressione" tra una giornata di lavoro e la serata, lo si consuma generalmente in compagnia e ben si concilia con le chiacchiere più disimpegnate.

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Da qualche tempo ha iniziato a prendere forme diverse, dall"happy hour" all'"apericena", ma io preferisco di gran lunga la definizione e la formula originale, che richiama il concetto di "apertura" e dunque di disponibilità (va però specificato che la sua etimologia è legata al latino medievale 'aperitivus', ovvero 'che apre le vie per l'eliminazione').

Le sue origini sono strettamente legate all'invenzione del 'vermut' da parte del distillatore Antonio Benedetto Carpano che nel 1786 aggiunse del vino bianco ad un infuso che comprendeva una trentina di erbe e spezie (tra le quali l'assenzio maggiore) per poi addolcire il tutto con un po' di alcool. Il vermut ebbe da subito un successo straordinario, e da lì a qualche tempo avrebbe assunto anche la denominazione di Martini, che a sua volta è diventato sinonimo di aperitivo.

Diffuso un po' qui e un là attraverso il XIX secolo, l'aperitivo si consuma in modo diverso secondo la città o le tradizioni locali. In Sardegna, ad esempio, si usa solo bere uno o più bicchieri di vino locale senza accompagnarli con stuzzichini di alcuni tipo (ma negli ultimi anni si sta imponendo anche l'aperitivo più tipicamente italiano), poco presenti anche sulle tavole del Friuli Venezia Giulia e in gran parte del Veneto, dove domina il prosecco. Dai locali di Genova e Firenze, si è invece diffusa l'abitudine di allestire ricchi buffet di cibo da consumare con la bevanda.

L'invenzione di bevande analcoliche da aperitivo e dei cocktail di frutta, hanno allargato il rito anche a chi non gradisce o non tollera l'alcool. Molti di questi, però, si sono lasciati comunque conquistare dallo "spritz" che è un cocktail che può essere di varie gradazioni ma generalmente non supera gli 8° e la lui popolarità si è recentemente allargata dalla sua zona d'origine, il Triveneto, a tutta la penisola. Tuttavia sembra che l'origine dello spritz è da ricercarsi nel verbo tedesco "spritzen" - spruzzare - dal momento che i soldati dell'impero austriaco che erano nelle zone del Veneto non amavano l'elevata gradazione dei vini locali e presero a stemperarla spruzzandovi dell'acqua frizzante.

Per quanto riguarda il cibo di accompagnamento, dominano un po' in tutta Italia gli stuzzichini - generalmente patatine, arachidi e pistacchi. A proposito di questi ultimi, segnalo un comunicato che mi è giunto qualche giorno fa dall'American Pistachio Growers, l'associazione che rappresenta i coltivatori e produttori di pistacchio americano. L'associazione ha promosso una serie di studi clinici sul pistacchio che sono stati recentemente pubblicati sul British Journal of Nutrition, in un articolo dal titolo nell’articolo “Le proprietà nutrizionali dei pistacchi e i loro effetti sulla salute". Ebbene, se assunti con moderazione, sembra che i pistacchi abbiano un ruolo nella gestione del peso, nella salute del cuore, nel controllo della pressione sanguigna, hanno proprietà antiossidanti e proteggono gli occhi. Quando l'aperitivo è anche benessere


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