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17 novembre 2015


A cura di Alberto&Alberto

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03 novembre 2015


Una pizza in compagnia…

A cura di Alberto&Alberto

Mentre impazza la polemica sulla carne e sulla sua presunta nocività, penso ad un altro caposaldo della alimentazione, soprattutto in Italia e soprattutto per me: la pizza. Per i giovani un tempo (ma vale ancora oggi) l'unica possibilità di poter cenare fuori, per motivi economici, era proprio per gustare una pizza con gli amici. E sempre per motivi economici, sono sempre tante le famiglie che - specialmente durante il fine settimana - affollano le pizzerie per un rito che è parte della nostra cultura e che da noi si è diffuso in tutto il mondo.

Economica sì (non ovunque, però) ma anche gustosa, varia nelle sue molteplici preparazioni, bella a vedersi, decisamente sinonimo di allegria. E anche sana, se preparata con ingredienti di prima qualità.

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La pizza ha una storia lunghissima e controversa, per l'impossibilità di rintracciarne la vera origine. Di certo, c'è la genesi del nome che proviene dalla "pitta", un pane schiacciato che veniva sfornato nella Napoli del XVI secolo. Dapprima veniva condita solo con una salsa bianca, poi iniziò l'abitudine di cospargerla di olio d'oliva, pomodoro ma anche formaggio o pesce.

La classica pizza marinara, quella semplice con il pomodoro (con aggiunta di aglio, origano ed olio) fu la prima ad assumere l'aspetto che ha ancora oggi.  Il suo nome è legato all'antica consuetudine di essere consumata dai pescatori napoletani dopo il rientro dal mare. Poi venne la pizza margherita, che sembra fu inventata da un cuoco napoletano Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi (all'epoca Pizzeria "Pietro e basta") in onore della Regina d'Italia, Margherita di Savoia. Da qui il nome ma anche il suo aspetto: pomodoro, mozzarella e basilico intendevano richiamare i tre colori della bandiera italiana.

Per i puristi della pizza, le due specialità - marinara e margherita - sono le uniche ammesse. E sempre i puristi, come apprendo da Wikipedia, hanno stabilito regole ben precise nella sua preparazione: l'impasto di base fatto rigorosamente a mano senza uso di alcun strumento, il forno a legna alla temperatura di 485 °C, un tempo di cottura che non deve superare i 90 secondi e la grandezza con un diametro che non deve superare i 35 centimetri e il suo centro mai più di un terzo di centimetro di spessore.

Gli immigrati italiani negli Stati Uniti vi esportarono la pizza alla fine dell'800, decretandone il successo anche oltreoceano. Tuttavia è raro mangiare una buona pizza a New York o Chicago se non nelle pizzerie gestite da italiani; più facile trovare degli orrendi "ibridi" locali, con condimenti discutibili come gli spaghetti o le polpette di carne.

La preparazione semplice fa sì che una pizza si possa anche cucinare comodamente a casa, anche se sono in pochi a poter annoverare il forno a legna e dunque cuocerla come comanda la tradizione. Ma volete mettere la comodità di avere sempre una pizzeria vicina, come usa almeno in Italia? Due passi ed eccoci seduti davanti ad una bella pizza fumante. Anche da portare a casa, per una cena in famiglia o con gli amici, quando non si ha tempo per cucinare altro. Con il portafoglio che una volta tanto ringrazia.


27 ottobre 2015


Elogio di Nino Frassica

A cura di Alberto&Alberto

Qualche settimana fa, scrivendo della mia passione per i giochi di parole, mi sono accorto che il pensiero correva spesso a Nino Frassica e alla sua caratteristica di storpiare i termini con effetti sempre esilaranti.

Ho avuto sempre molta simpatia per l'attore. Ricordo bene le sue prime apparizioni in "Quelli della notte" - era la metà degli anni '80; lui interpretava il ruolo di un fraticello - fra' Antonino da Scasazza - ed era il più divertente di tutti, specie quando raccontava i suoi "nanetti" (aneddoti). Ricordo che a quei tempi i videoregistratori non erano ancora molto diffusi ma un mio amico ne aveva uno - enorme! - con il quale registrava gli interventi di Frassica che poi avremmo visto e rivisto più volte insieme.

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Narra la leggenda che Arbore scelse Frassica dopo che quest'ultimo gli aveva lasciato un messaggio nella segreteria telefonica che lo divertì al punto da richiamarlo. Lo ingaggiò dapprima per una piccola parte nel suo secondo film da regista - "FF.SS." (1983), poi lo inserì tra i personaggi di "Quelli della notte" dopodiché, visto il successo che aveva avuto il suo personaggio, lo confermò per il suo programma successivo, "Indietro tutta", promuovendolo al ruolo di presentatore.

Intanto, Frassica aveva debuttato anche da protagonista al cinema con un film piuttosto modesto, "Il Bi e il Ba", che però non ne intaccò la popolarità. La sua carriera è poi proseguita con tante partecipazioni a programmi televisivi e radiofonici, apparizioni cinematografiche e una più recente grande visibilità come co-protagonista nelle serie televisiva "Don Matteo" accanto a Terence Hill.

Sono tanti i personaggi che Frassica ha creato nel tempo ma la sua comicità è rimasta fedele al gusto del surreale, del non-sense e, come si diceva, del calembour verbale. La sua carriera l'ha percorsa in punta di piedi, senza mai strafare, dispensando un'allegria che è prima di tutto la sua: un'altra delle sue caratteristiche è quella infatti di mostrare di divertirsi a divertire.

Quest'estate, però, ho scoperto che la sua comicità può andare oltre la sua presenza fisica. Avevo preso l'abitudine tutti i giorni, tornando dal mare, di ascoltare alle 18 un suo programma radiofonico, "Il programmone", tutto incentrato sulla sua comicità verbale e sulla vena surreale che si ampliava anche ai suoi improbabili ospiti. Scoprii la trasmissione dopo averne letto una recensione entusiastica su un quotidiano: il recensore sconsigliava di ascoltare il programma in automobile, poiché il divertimento avrebbe distratto dalla guida. Così non è stato, per fortuna, ma fui grato per il consiglio!

(ma - sempre per fortuna - mentre guardo questo sketch che posto qui sotto, sono comodamente seduto a casa!).


20 ottobre 2015


Viva il primo caffè (e anche il secondo)

A cura di Alberto&Alberto

Sarà una questione d'abitudine ma al mattino non riesco quasi ad alzarmi dal letto se non dopo aver bevuto il caffè che amorevolmente mi prepara uno dei miei figli. A quel punto mi alzo e sono pronto ad affrontare la giornata. Beh, quasi pronto: dopo essermi lavato e vestito, arriva il momento del secondo caffè, quello che si accompagna alla colazione e i cui effetti si sentiranno per l'intera giornata.

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Un rito, il mio, che immagino mi accomuni a tanti italiani per i quali il caffè è una sorta di "carburante" per avviare il "motore" del nostro organismo, a partire dal cervello. Privato, talvolta per giocoforza, del primo caffè della giornata, mi sono ritrovato ad essere di cattivo umore almeno fino al momento in cui finalmente ho preso tra le mani la amata tazzina.

Sui benefici o meno che può apportare il caffè c'è da anni una disputa che sembra non avere fine. C'è chi sostiene che il caffè abbia numerose proprietà che favoriscono la salute (e persino la longevità) e chi pone invece l'accento sui vari effetti collaterali che può provocare, come nervosismo, pressione alta, tachicardia. Nel caso delle donne, inoltre, si sostiene che  il caffè aumenti la ritenzione idrica favorendo così la cellulite.

Gli studi più recenti, tuttavia, propendono verso una valutazione positiva del caffè, purché assunto con moderazione (personalmente io non mi spingo oltre quelle prime due tazzine mattutine, ma un terzo caffè - a debita distanza temporale dai primi - non è generalmente controindicato). Qualche eccezione alla mia regola la faccio sopratutto se mi trovo a soggiornare a Napoli, dove il caffè è particolarmente buono (si dice per via dell'acqua).

Per quanto riguarda gli effetti benefici, quindi, si parla di una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, di contrasto delle malattie neurodegenerative, di protezione del fegato dall'insorgenza di cirrosi, di effetto antiossidante, persino di protezione da alcune forme di tumore.

Come ha ricordato recentemente un articolo su Repubblica on line, quello dell'effetto negativo del caffè sul sistema cardiocircolatorio sembrerebbe un falso mito da sfatare con studi che attestano invece una riduzione del rischio di ictus.

Quel che è certo è che il caffè contiene diversi nutrienti che contribuiscono alla buona salute dell'organismo, come le vitamine B2, B3, B5,  manganese, potassio, magnesio, vitamine e i sali minerali.

Ma quel che più conta per me è che il caffè è buono (se è buona la miscela, la tostatura ed è preparato correttamente), sorseggiarlo è un gran piacere e, specialmente nella nostra cultura, si lega spesso ad altrettanto piacevoli momenti di socialità.


13 ottobre 2015


Fascino e allegria, evviva la Vespa!

A cura di Alberto&Alberto

Rieccole. Più efficienti, più colorate, più brillanti ma la sagoma è sempre quella. Le "Vespe" sono tornate sulle nostre strade nei vari modelli ispirati a quelli degli anni '50 e '60, montando solo motori più moderni e più affidabili.

Chi lo avrebbe mai detto, 30 o 40 anni fa che la Vespa avrebbe oggi superato, per fascino e attrazione, qualsiasi altro motorino che all'epoca era più ambito?

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E non che oggi i giovani avvertano la nostalgia di una 'dolce vita' che per molti di loro è solo il titolo di un film (che non hanno visto). Forse giusto riconoscono l'icona della locandina di "Vacanze romane" (anche in questo caso senza avere visto il film), con la irresistibile Audrey Hepburn avvinghiata ad un fascinoso Gregory Peck, a scorrazzare per le strade della Capitale a bordo, appunto, di una Vespa. 125 di cilindrata, Modello V30T, con faro basso, per la precisione. E non basta nemmeno avere ascoltato e riascoltato la canzone dei Lunapop, "50 Special" (il cui video troverete alla fine).

Dunque, c'è qualcosa di più nella Vespa che la rende così amata anche dalle nuove generazioni. La bellezza e l'armonia delle forme, ad esempio, che la rende pure molto apprezzata nel mondo (dove non conoscono i Lunapop, per dire), addirittura esposta nei musei: fa parte, tra l'altro, delle collezioni permanenti dl Triennale Design Museum e del MoMA di New York. È dunque un po' il simbolo dell'Italia migliore, quella creativa ma anche quella allegra e spensierata.

La storia della Vespa inizia nel primo dopoguerra. La sua nascita ha una data precisa: il 23 aprile 1946, giorno nel quale viene brevettata una motocicletta progettata dall'Ing. Corradino D'Ascanio per l'azienda motoristica Piaggio. C'era anche un precedente, per la verità, la Vespa MP5, detta "Paperino", progettata dall'Ing. Renzo Spolti e prodotta in pochissimi esemplari prima che Enrico Piaggio, al quale non piaceva, ne bloccasse la produzione. Gli piacque, invece, il prototipo MP6 di D'Ascanio che introdusse diverse innovazioni che si ritrovano anche nel modello che la Piaggio volle produrre in larga scala: la Vespa 98.

A partire dal 1946 e nel giro di pochi anni, la Vespa fu prodotta in vari modelli: la seconda serie della 98, il modello da corsa semplice, il modella da corsa su circuito. E poi ancora la Vespa 125, che verrà in seguito ma solo ufficiosamente soprannominata "Vespone" e, all'inizio degli anni '50, anche alcuni modelli sportivi dall'elaborato design e dalle altissime (per l'epoca) prestazioni.

Tutti questi modelli, così come la Vespa 125 U (1953) che fu prodotta in soli 7000 esemplari, sono oggi ricercati dai collezionisti e cultori che si riuniscono in club, promuovendo e partecipando a diversi raduni nelle quali fanno sfoggio di modelli ben conservati o quantomeno sapientemente restaurati. Si pensi che il primo club nazionale, che riuniva tutti i club già esistenti sparsi per la penisola, risale al 1949!

E la Vespa oggi va, eccome se va. Lo scorso anno la Piaggio ha conosciuto un significativo incremento delle vendite che hanno consolidato il suo primato a livello europeo. È dunque, quella della Vespa, una storia che si rinnova costantemente senza mai tradire i principi che l'hanno ispirata: comodità, eleganza, maneggevolezza. Più quel 'quid' indefinibile che l'ha resa un Mito.


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