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12 gennaio 2016


Un sorriso per i bambini in ospedale

A cura di Alberto&Alberto

Come più volte segnalato in questo spazio, esistono sono diverse iniziative legate all'utilizzo dell'umorismo per portare un po' di serenità a chi soffre, specialmente in ambito ospedaliero e più specificatamente pediatrico.

Torniamo a parlare di risoterapia o clownterapia, messa a punto dal medico Patch Adams e fatta propria da alcune associazioni che agiscono all'interno degli ospedali con programmi diversi ma tutti finalizzati allo stesso scopo.

A settembre scorso ci occupammo della Fondazione Dottor Sorriso Onlus, la cui attività non è molto dissimile da quella che trattiamo oggi, la Fondazione Theodora Onlus, che in questi giorni ha lanciato la sua campagna di comunicazione e finanziamento.

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Cambiano i nomi degli operatori (Dottor Sorriso nel primo caso, Dottor Sogni nel secondo) ma non gli scopi e i mezzi per raggiungerli: anche in questo caso, una Fondazione individua un numero di artisti professionisti e finanzia la loro formazione, il loro aggiornamento e quant'altro consenta loro di operare nelle migliori condizioni ed efficienza. Ed operare significa entrare in contatto con bambini ricoverati nei reparti di oncologia oppure in attesa di essere sottoposti ad un intervento chirurgico., rispettandone i caratteri, le età, la situazione clinica.

Utilizzando le tecniche proprie del loro mestiere - si tratta di attori di teatro o di strada, oltre che mimi - unitamente a quelle proprie della risoterapia, gli operatori sono in grado di distendere le ansie dei bambini e dei loro genitori, intrattenendoli con attività artistiche allegre e giocose. Ciò ben sapendo quanto l'allegria o la serenità siano in grado di rafforzare le difese del bambino, sostenendolo nel processo di guarigione.

La Fondazione Theodora Onlus, nella fattispecie, è attiva presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Ospedale San Gerardo di Monza, l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, il Policlinico Umberto I di Roma e l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano. Qui i Dottor Sogni operano in accordo con i medici e con il personale ospedaliero per occuparsi di quella parte del bambini predisposta alla fantasia e al sorriso.

La campagna della Fondazione è denominata “Un sorriso per i bambini in ospedale”, ha come testimonial l'attrice Margherita Buy ma conta anche sul sostegno di altri personaggi pubblici come Filippo La Mantia, Massimiliano Rosolino, Natalia Titova, Romano Battisti, Valerio Cleri, Tommaso Rinaldi e Flavia Tartaglini.

Per sostenere l'attività di Fondazione Theodora Onlus si può inviare un SMS, fino al 24 gennaio, al numero 45509 (il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali, di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 2/5 euro per ciascuna chiamata fatta da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali.


05 gennaio 2016


Quelli che… a Cesena

A cura di Alberto&Alberto

La vicenda risale a diversi mesi fa ma ne parlo solo ora perché soltanto di recente ho visto in Rete il video che ne documenta l'epilogo (o, se vogliamo, il prologo) regalandomi qualche minuto di autentica allegria.

Riassumo la storia: oltre un anno fa un giovane di Cesena di nome Fabio Zaffagnini ha una idea folle che però trova inaspettatamente sponda in centinaia di persone. Si tratta di fans - Zaffagnini compreso - di un gruppo rock americano chiamato Foo Fighters che lamentano il fatto che la loro band preferita non si sarebbe mai più esibita a Cesena. Dove erano già stati quasi 20 anni fa ma quando non erano ancora molto famosi e si potevano ancora esibire in luoghi piccoli quali quelli disponibili nella città romagnola.

Ebbene, l'intuizione di Zaffagnini è quella di organizzare qualcosa che potesse impressionare i loro beniamini e convincerli ad includere Cesena nella loro tournée. Ma cosa avrebbe potuto realmente impressionarli? Forse, pensa il giovane, una esibizione di 1000 persone intente ad eseguire uno dei brani più celebri del gruppo. E se i Foo Fighters li avessero ignorati? Sarebbe comunque rimasto un evento unico e storico, da Guinness dei Primati, qualcosa di cui essere orgogliosi vita natural durante.

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A monte dell'idea di Zaffagnini c'è una frase ascoltata in un film 'cult' tra gli appassionati di rock, "School of Rock": "Se vuoi una cosa, devi essere disposto a implorare chi può realizzarla, e l'effetto si moltiplica se sono in mille a implorare con te". Ci sarebbe anche il precedente garibaldino, se per questo, ma a ispirare il giovane è la frase del film. Egli dunque si mette al lavoro: dà un nome all'evento ("Rockin’1000", la chiama), lancia la sua sfida sulla Rete, utilizzando tutti i canali disponibili: cerca e "provina" gli aspiranti complici (senza preclusioni né di sesso né di età, dunque compresi ragazzini e uomini di mezz'età) ma cerca anche una location adatta ad ospitare l'evento e i fondi necessari per la sua perfetta riuscita.

Gli ci vuole un anno ma ne valeva la pena: domenica 26 luglio 2015 1000 musicisti (e accompagnatori vari) si riuniscono al Parco Ippodromo di Cesena e danno vita alla più numerosa assemblea musicale di sempre, eseguendo all'unisono la canzone "Learn to Fly" ("impara a volare"), documentando l'impresa con un magnifico video che in pochi giorni fa il giro del mondo. 


Il video e il clamore che suscita non poteva certo essere ignorato da coloro cui era evidentemente destinato: i Foo Fighters e in particolare il loro leader, il cantante e chitarrista Dave Grohl. E appena cinque giorni dopo arriva la risposta: prima un 'tweet' da parte del gruppo e poi un videomessaggio di Dave Grohl in persona che si complimenta in lingua italiana con i "1000" e chiude il suo breve intervento con una frase che fa venire i brividi al giovane Fabio e ai suoi sodali: "Stiamo arrivando… prometto… ci vediamo presto".

L'epilogo quindi: i Foo Fighters riservano a Cesena l'apertura del loro tour europeo il 3 novembre - appena tre mesi dopo l'impresa di "Rockin’1000" - suonando nel palazzetto dello sport locale, dalla capienza di appena 3000 persone, loro che suonano negli stadi o comunque in luoghi da ben più ampia capienza. E il bello è che quello di Cesena non è stato un concerto qualsiasi, e come poteva esserlo? Dopo una prima parte durante la quale il gruppo ha eseguito alcuni dei loro successi (iniziando proprio con "Learn To Fly") sono poi passati ad eseguire canzoni di altri, in un clima crescente di festa e con la partecipazione su palco di… Fabio Zaffagnini e qualche altro fortunato membro dei "1000" chiamato a suonare con  i loro beniamini.

"È stato bellissimo, mi piacerebbe rifarlo tutti gli anni": così ha concluso Dave Grohl il concerto. Se sia stato detto in buona fede o no, non è dato saperlo. Ma a noi - e ancor più a Zaffagnini & Co - piace sapere di sì. Perché lo meriterebbero ancora la passione, il coraggio e l'intraprendenza di quei giovani e meno giovani che hanno saputo sognare e impegnarsi nel realizzare il loro sogno. All'insegna dell'allegria.


29 dicembre 2015


Renzo Arbore, 50 anni di allegria

A cura di Alberto&Alberto

Mi stavo recando all'edicola vicino casa, il 20 dicembre scorso, quando mi sono imbattuto nella pubblicità di una collana di Dvd dedicata a Renzo Arbore e ai suoi programmi. Vedere la sagoma sorridente del presentatore e musicista mi ha messo allegria e mi ha ricordato di quanti bei momenti ho trascorso ascoltando i suoi programmi radiofonici o ammirandolo nelle sue storiche trasmissioni televisive fin da bambino.

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Giunto a casa e iniziata la lettura del giornale, ha attirato la mia attenzione un elogio di Arbore ad opera dello scrittore e giornalista Michele Serra. Che scriveva, tra le altre cose: "l’allegria è in Arbore una costante imperterrita, quasi stoica, da opporre all’avversario (che è la severità della vita) senza mai dargli la soddisfazione di farsi sorprendere impreparati. È un allegria così compatta, così resistente agli anni, da far pensare che non si tratti del classico 'ridi pagliaccio', ovvero di una maschera di scena; ma che sia proprio un dono di natura capitato a Renzo inteso come persona (persona fortunata…), a sua volta capace di condividerla con gli altri".

L'allegria, quindi. Quella di Arbore che trapela da tutte le sue manifestazioni, si tratti di una intervista o di un'esibizione musicale. E quella mia e dei tanti spettatori che questa allegria l'abbiamo recepita, fatta nostra.

Collana editoriale ed elogio di Arbore da parte di Serra ho capito essere giunti in occasione dei 50 anni di carriera dello showman che nel 1965 entrò per la prima volta nelle case degli italiani con "Bandiera Gialla", un programma radiofonico che fece epoca per la musica che proponeva, assolutamente all'avanguardia rispetto al periodo. Vennero poi programmi di culto come "Alto gradimento" e le trasmissioni che hanno rivoluzionato la televisione italiana, "L'altra domenica", "Quelli della notte", "Indietro tutta". Trasmissioni diverse tra loro ma con un comune denominatore: l'allegria. Sempre e comunque.

Sempre in occasione dei 50 anni di carriera, Arbore è protagonista di una Mostra che si è in inaugurata quello stesso 20 dicembre a Roma e che lui ha voluto intitolare "Videos, radios, cianfrusaglies – Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate". In mostra ci sono quelli oggetti, apparecchi, capi e accessori di abbigliamento che notoriamente Arbore colleziona da anni e che hanno già reso la sua stessa casa una sorta di museo privato del kitsch nelle sue varie declinazioni. È uscito anche un libro, una sorta di autobiografia dal titolo "E se la vita fosse una jam session?". Ed è andata in onda, proprio ieri sera, una trasmissione televisiva che lo ha visto protagonista insieme alla Mostra, ai suoi amici e ad alcuni musicisti e ballerini da lui scoperti nel ricco vivaio che annovera il genere dello swing.

Pensando all'Arbore musicista - che è poi la sua ultima, felice incarnazione  - mi viene in mente che anche quando con la sua Orchestra Italiana intona alcune melodie malinconiche proprie della tradizione napoletana, c'è sempre un fondo di allegria che cova. Pronto poi a esplodere in uno dei tanti brani di swing inclusi nel repertorio che da ormai 25 anni porta in giro per l'Italia e per il mondo. Esportando così una allegria impregnata del meridione più creativo, solare, gioioso.

Mai avvertita una asperità, nelle interviste a Renzo Arbore. Mai una parola fuori posto, una invettiva; piuttosto sempre qualche divertente aneddoto, qualche perla della storia della musica o dello spettacolo, qualche ritratto affettuoso di uno o una collega. Sempre con un sorriso, il suo sorriso, inconfondibile.

Concludo con le parole con cui ha concluso Serra il suo intervento, che tanto calza al nostro blog: "apparentata in genere alla superficialità, l’allegria in realtà non è da tutti (mentre la superficialità sì). La sua stessa rarità la qualifica come un atteggiamento di minoranza, oserei dire d’élite se non sapessi di contrariare gli allegri. Se ognuno di noi prova a fare la cernita delle persone veramente e interamente allegre conosciute nella vita, vedrà che sono pochissime, e per questo preziose. Bisogna tenerle da conto. E per quanto possibile, cercare di capire come fanno."




22 dicembre 2015


A Natale puoi… la tombola!

A cura di Alberto&Alberto

Si può immaginare un Natale senza tombola? Non è obbligatorio giocarvi, ci mancherebbe, però la sua assenza sottrarrebbe alla festa un elemento di allegria e un'occasione per coinvolgere tutti, anche i più piccoli, chiamati a partecipare ad un rito che li mette nella stessa, identica condizione degli adulti.

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Ma perché la tombola, nella sua forma più tradizionale, si gioca solo a Natale? La risposta è nelle sue origini: il gioco nacque infatti a Napoli nella prima metà del XVIII secolo come alternativa al gioco del Lotto che il Re Carlo di Borbone, sotto pressione di un frate domenicano, accettò di vietare almeno durante il periodo natalizio. Senonché i napoletani, che al gioco non volevano rinunciare, reagirono inventando una versione casalinga del Lotto, la tombola. Trasferendo su di essa anche la consuetudine di associare significati ai singoli numeri, in quella versione popolare delle cabala che a Napoli si chiama "smorfia". E che ha alcune varianti regionali mantendo ovunque un carattere umoristico e contribuendo così a rendere ancora più allegro il gioco della tombola.

Sul nome: trae origine dal bussolotto che contiene le tessere numerate, somigliante per forma al tombolo, lo strumento per produrre il merletto.
Sulle regole: semplicissime, ciò che rende la tombola un gioco molto popolare anche tra i bambini. Ma anche qui con qualche variante su cui è bene accordarsi prima che il gioco abbia inizio: sulla validità o meno, ad esempio, di due vincite consecutive sulla stessa riga (ambo e poi terno, per intenderci, o quaterna e cinquina). O sull'opportunità che colui che detiene il "tabellone" possa acquistare solo una parte delle sei cartelle che lo compongono e non la totalità. Ai cinque premi canonici (ambo, terzo, quaterna, cinquina e tombola) si può inoltre aggiungere il cosiddetto "tombolino" (ovvero una seconda tombola o di "consolazione"), che generalmente viene lasciato vincere al giocatore più piccolo (a meno che non abbia fatto prima tombola!).

Identiche regole della tombola possiede il più internazionale gioco del Bingo, se non fosse che in quest'ultimo vengono premiati solo la cinquina e la tombola (che si chiama, appunto, Bingo). Molto popolare in diversi paesi europei, il Bingo non ha avuto molta fortuna nel nostro Paese nonostante l'iniziale, elevato numero di concessioni offerte dallo Stato. Impera evidentemente da noi la concezione della Tombola come gioco familiare e come rituale festivo. Da alternare ad altri giochi tipicamente natalizi, come il "sette e mezzo" e sopratutto il "mercante in fiera". Anch'essi da giocare in allegria.

Buon Natale e… Buona fortuna!


15 dicembre 2015


Vedi Napoli e poi muori… dal ridere

A cura di Alberto&Alberto

Esistono ancora tanti preconcetti su Napoli e sui napoletani. Non che la città sia priva di difetti, si pensi al traffico, caotico quasi ovunque. O alla incapacità di risolvere una volta per tutte il problema della raccolta della spazzatura (che persiste soprattutto nella popolose aree periferiche della città). Ma ciò non impedisce al visitatore di godersi la straordinaria atmosfera che pervade ogni angolo, ogni strada o vicolo, ogni piazza del capoluogo partenopeo. Un'atmosfera di allegria che i napoletani hanno infuso alla loro città a dispetto - o forse per reazione - ai tanti drammi che hanno vissuto e ai tanti problemi sociali che ancora la affliggono.

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Lo ha ricordato anche Papa Francesco nella sua visita del marzo scorso: "Napoli è gioia ed allegria". E aldilà delle parole sue e (più modestamente) mie, sfido chiunque a recarvisi e a non lasciarsi contagiare dalla vitalità che esprime la città e i suoi abitanti, tanto da lasciare ad ogni visita qualche ricordo di allegria generato da piccoli fatti o da fulminanti apparizioni, fosse solo la fantasiosa insegna di un negozio o una frase captata in un bar o per strada (si fanno sentire, i napoletani!) o un breve dialogo con un passante o una musica che giunge da chissà dove.

Fai un salto nel "salotto buono" della città, a Piazza del Plebiscito, e ti imbatti in due bar uno di fronte all'altro: uno si chiama "Il caffè del professore" e un altro "Il vero bar del professore". Come non riderci su, pensando a quella che sembrerebbe un'antica diatriba ma che all'occhio del turista appare un antagonismo scherzoso a colpi (o sorsi) di caffè?

Un lungo weekend appena trascorso in una Napoli piena di sole a metà dicembre (lo era più o meno tutta la penisola, ma a Napoli vale doppio!) mi ha veramente distratto dai pensieri e dalle preoccupazioni quotidiane, regalandomi momenti allegri e - appunto - spensierati. La prudenza per cui ci si tiene lontani dai luoghi più affollati dopo i fatti di Parigi (vale soprattutto per Roma e Milano ma non solo), qui non sembra di casa. Basterebbe avvicinarsi a San Gregorio Armeno, la celebre strada del centro storico dove hanno sede le botteghe degli artigiani del presepe, per capire come nessuno abbia voglia di rinunciare a tuffarsi intrepidamente in quel formidabile mix di sacro e profano che quasi toglie il fiato per la sua magnificenza.

Ogni napoletano - a modo suo - è un affabulatore che non finiresti mai di ascoltare. Una giovane ma esperta guida della "Napoli Sotterranea" (un itinerario turistico che comprende l'antico acquedotto romano ma anche un anfiteatro sepolto tra case e vicoli) mi ha divertito raccontando come Nerone sia stato sorpreso da un terremoto durante la sua prima esibizione a Napoli (ma anche in assoluto) e che costrinse gli spettatori a rimanere al suo posto, giustificando il frastuono da un presunto gradimento degli dèi. O quell'altra guida di Pompei, stavolta attempato ma assai erudito, che tra una citazione in greco e una in latino si è messo improvvisamente ad "ululare" rumorosamente, per imitare il richiamo delle prostitute che albergavano i "lupanari" (bordelli) dell'epoca.

Napoli è un'ode alla bellezza, oltre che dell'allegria. La bellezza del suo lungomare, delle sue chiese, delle opere d'arte che vi sono conservate, persino della nuova metropolitana la cui modernità si incastona in modo insolitamente armonioso in un contesto geloso della sua antichità.

E infine: sfatiamo una volta per tutte il luogo comune che vuole i napoletani votati all'indolenza. Una città così tanto visitata ed attrezzata per il turismo non potrebbe sopravvivere se non per il dinamismo, le capacità e anche la fantasia di chi vi lavora. E se poi un cameriere di un Ristorante tarda a servirti è solo perché sta deliziando qualche altro cliente dispensandogli qualche buon consiglio o raccontandogli un allegro aneddoto da riportare a casa. Non sarà difficile che intrattenga anche te, una volta arrivato il tuo turno!


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