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06 October 2015


Il giorno dell'arcobaleno

A cura di Alberto&Alberto

Un paio di settimane fa mi trovavo alla guida della mia automobile quando, al termine di un breve temporale, è apparso proprio di fronte a me un arcobaleno, nitido come raramente mi è capitato di vedere. Così mi è venuta voglia di fotografarlo con il telefonino. Poi ero quasi incredulo nel vederlo impressionato sullo schermo del mio smartphone, come se il fenomeno, per sua natura, non fosse catturabile. Lo era. Ho sorriso pensando che la fotografia di un arcobaleno può fungere da mappa per andare alla scoperta della proverbiale pentola piena di monete d'oro che dovrebbe trovarsi al termine di una delle due estremità. Quale, però?

Tale era l'allegria che aveva suscitato in me la fotografia, da non averci pensato due volte a postarla sulla mia pagina Facebook (è la stessa che pubblico qui) accompagnandola con un breve commento in cui facevo riferimento alla bizzarria di associare, ancora nell'età adulta, un arcobaleno alla relativa pentola con le monete d'oro. Credo che nessun mio 'post' avesse avuto tanto successo, nemmeno quelli in cui raffiguravo i gattini che ho posseduto per qualche giorno (e si sa l'effetto contagioso che procurano i gatti sul social!). A parte la quantità di 'mi piace', sono rimasto colpito dai commenti che seguivano il mio, esaltandone la componente infantile o esprimendo la propria (un amico è giunto a dire che lui la pentola la va a cercare sul serio!).

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Non conoscevo, però, l'origine della leggenda, che scopro ora essere irlandese, legata agli gnomi e alla credenza che li voleva ricchissimi, avendo accumulato diversi tesori durante la guerra. Tesori ben occultati. Alla fine dell'arcobaleno, ad esempio.

Già che c'ero, mi sono messo anche a cercare notizie sul fenomeno dell'arcobaleno, sul quale c'è una ricca ed esaustiva pagina su Wikipedia. Con paragrafi legati anche alle varie leggende ad esso legate (non c'è mica solo quella della pentola!) e ai suoi legami con varie religioni.

E poi, naturalmente, vi sono i riferimenti all'utilizzo che ne è stato fatto nella cultura di massa, associandolo perlopiù a valori positivi, come la pace e la convivenza tra culture e provenienze diverse. E poi vi sono rappresentazioni che dell'arcobaleno hanno offerto pittori, musicisti e letterati. Se penso a qualche canzone italiana, mi viene in mente "I giorni dell'arcobaleno" con il quale Nicola Di Bari vinse nel 1972 il suo secondo Festival di Sanremo consecutivo. O quella struggente - intitolata semplicemente "L'arcobaleno" - che Mogol (su musiche di Gianni Bella) scrisse in memoria dell'amico e sodale Lucio Battisti e cantata da Adriano Celentano. Ma universalmente, l'arcobaleno è collegato in musica alla splendida "Over the Rainbow" che Judy Garland cantava in "Il mago di Oz". Che essendo in bianco e nero, non poté regalare agli spettatori la visione del fenomeno. Presente invece nel videoclip della fortunata versione del cantante hawaiano Israel "IZ" Kamakawiwo'ole, poi ripresa in vari film e che su You Tube annovera oltre 160 milioni di visualizzazioni!




29 September 2015


Non c'è Vita senza Gioia e Tristezza

A cura di Alberto&Alberto

Seguo fin dall'inizio la produzione della casa americana Pixar, specializzata in film realizzati con animazione computerizzata e da circa un decennio proprietà della Walt Disney Company. Il primo film della Pixar fu "Toy Story", giusto vent'anni fa: pochi anni dopo nacque il mio primogenito e il Dvd del film diventò ben presto uno dei suoi preferiti.

Anche dei miei però: il film, in effetti, inaugurava una nuova stagione nella storia del cinema d'animazione in cui temi, personaggi e situazioni riuscivano a fare breccia anche nel pubblico adulto, ciò che è accaduto per diversi altri film della Pixar. Passaggi dello stesso "Toy Story" (e del suo secondo episodio, il terzo mi sembrò più debole), ma anche di "Alla ricerca di Nemo", "WALL E" e "Up" mi hanno divertito, commosso e anche fatto riflettere. Sono film - e non solo quelli - che trattano temi universali e lo fanno con intelligenza e sensibilità. Che poi siano stati anche grossi successi commerciali, la dice lunga sul profilo della equipe creativa e tecnica della Pixar.

E arriviamo all'ultimo prodigio della Pixar/Disney, che sta "sbancando" in questi giorni i botteghini di tutto il mondo e che viene già considerato il capolavoro fuoriuscito dalla società di Emeryville, California. E che sta facendo parlare non solo i critici cinematografici (quasi unanimemente entusiasti) ma anche psicologi, pedagoghi, commentatori di ogni genere. Perché "Inside Out" è un film effettivamente straordinario sotto molti punti di vista, che oltre ad intrattenere e divertire, esplora con una certa audacia una questione che ci riguarda tutti, indistintamente: la gestione delle emozioni.

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La trama in breve: una bambina è costretta a trasferirsi in un'altra città a seguito del lavoro del padre. L'impatto con la nuova realtà non è semplice per la piccola Riley e diventa sempre più drammatico quando nella sua mente le emozioni della Gioia e della Tristezza scompaiono dal cosiddetto "Quartier Generale", il luogo dove le emozioni pilotano (letteralmente) la vita delle persone. Queste due sono state infatti inavvertitamente risucchiate dalla Memoria e dovranno affrontare una serie di ostacoli prima di far ritorno al Quartier Generale e riunirsi con le altre tre emozioni, Disgusto, Rabbia e Paura.

Il film, come si può facilmente dedurre, si sviluppa quindi su due piani: da una parte c'è la realtà oggettiva di Riley e delle persone che le sono attorno, e dall'altra la sua mente, abitata non solo dalle sue emozioni ma anche da quei personaggi che sono entrati nel tempo a far parte del suo immaginario. Affascina, del film, anche la sfrenata creatività che è alla base delle varie situazioni e dei luoghi nel livello mentale.

Ma ciò che conquista maggiormente è la brillante idea di base: quella di raccontare, in modo semplice e divertente ma affatto superficiale, di come Gioia e Tristezza non possano vivere l'una senza l'altra. Nel film Gioia contrasta sì le azioni di Tristezza ma è sempre comprensiva nei suoi confronti, la protegge fino a rischiare di scomparire pur di salvarla. E durante la loro forzata assenza, le altre emozioni cercano di fare le loro veci. Dimostrando come tutte siano in fondo interconnesse tra loro e come un sano equilibrio delle emozioni sia il presupposto del benessere.

Si dice che "Inside Out" piaccia di più agli adulti che ai bambini, e che questi ultimi non siano in grado di comprenderlo. Io non credo che sia così: il film parla al cuore e alla mente di tutti, ha un tratto grafico insieme semplice e sofisticato, ed è in gran parte assimilabile ai film d'avventura. Solleticano lo spettatore adulto i risvolti psicologici che vi si annidano ma in fin dei conti anche il più smaliziato nei confronti dei cartoon non potrà che divertirsi ed appassionarsi alle avventure di Gioia e Tristezza. Perché sono le avventure di tutti noi.


15 September 2015


Sosteniamo i clown di Dottor Sorriso!

A cura di Alberto&Alberto

Ci siamo già occupati di clownterapia in uno dei primi post del nostro blog, raccontando la storia del suo inventore, Hunter "Patch" Adams (immortalata anche da un film con Robin Williams) e di come sia arrivato a scoprire di poter guarire (o almeno alleviare i disagi di una malattia) con il sorriso, l'allegria e la positività.

Torniamo a parlarne in occasione di una iniziativa che ci viene segnalata da una organizzazione - la Fondazione Dottor Sorriso Onlus - che dal 1995 si prefigge lo scopo di rendere più serena la degenza dei bambini in ospedale proprio attraverso la clownterapia, abbracciando quindi per primi in Italia le teorie e la pratica di "Patch" Adams. Nel comunicato stampa che accompagna la presentazione dell'iniziativa "La magia di un sorriso" apprendiamo che la fondazione ha consentito di portare la clownterapia, ad oggi, in 27 reparti pediatrici di 16 ospedali, in 3 istituti di riabilitazione e in un poliambulatorio, per un totale di 370 bambini che ogni settimana hanno potuto godere di qualche minuto di serenità ed allegria in contesti anche difficili come quelli in cui sono ricoverati bambini affetti da disabilità fisiche e mentali, malattie croniche e degenerative.

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I clown di "Dottor Sorriso", va specificato, non sono operatori improvvisati ma veri e propri "professionisti del divertimento", formati da un training specifico di 200 ore durante le quali apprendono non solo le tecniche artistiche dei clown ma anche gli aspetti legati alla psicologia infantile, alla cura e all'igiene medica. Nel loro lavoro (giustamente retribuito, trattandosi di professionisti) essi operano da soli o in coppia, avvicinando i bambini nei letti d'ospedale dopo essersi assicurati dalla loro disponibilità e di quella dei loro genitori, per poi prodursi in giochi, scherzi, magie, aiutandosi con la mimica, la musica, con pupazzi o bolle di sapone e coinvolgendo il più possibile i bambini ad interagire con loro, nel rispetto del loro stato di salute. La finalità è sempre quella di divertire e dunque di far dimenticare la loro condizione sdrammatizzandola, almeno per qualche minuto.

I risultati della clownterapia sono ormai consolidati: ridere in ospedale può ridurre i tempi di degenza da un terzo fino a metà, può determinare una riduzione della somministrazione di analgesici fino al 20% e aumentare le difese immunitarie.

Ma veniamo all'iniziativa "La magia di un sorriso" che, come altre iniziative della Fondazione Dottor Sorriso Onlus, intende sensibilizzare e favorire il sostegno da parte di privati cittadini, imprese e istituzioni nel diffondere la clownterapia ovunque ce ne sia il bisogno e la possibilità. Per un periodo limitato, cioè fino al 4 ottobre, sarà possibile sostenere la clownterapia per i bambini malati inviando un SMS al 45507 e donando quindi 2 euro per ciascun SMS.

L'iniziativa, della quale è testimonial la danzatrice e presentatrice Rossella Brescia, punta a raccogliere una cifra sufficiente a garantire la presenza, una volta alla settimana e per un intero anno, di due clown professionisti in 6 reparti pediatrici a lunga degenza e in 3 istituti di riabilitazione. Più specificatamente, l'attività dei "Clown Dottori Sorriso" potrà proseguire nei reparti pediatrici del Policlinico di Modena, del Policlinico Federico II di Napoli, dell'Ospedale Niguarda “Ca’ Granda” di Milano, dell'Ospedale “Sant'Anna” di Como, dell'Ospedale Policlinico “Giovanni XIII” di Bari, dell'Ospedale “Bambino Gesù” di Roma e negli istituti di riabilitazione “Sacra Famiglia” di Cesano Boscone, “Eugenio Medea” - Associazione “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini, “S. Maria Nascente” - Fondazione “Don Gnocchi” di Milano.

Insomma, sosteniamo tutti un sorriso che costa davvero poco ma che può dare davvero tanto!


08 September 2015


Per quelli che settembre…

A cura di Alberto&Alberto

È vero che è il mese il cui avvento segna, per i più, la fine delle vacanze. È vero che i raggi del sole si fanno più deboli, è vero che le bollette si sono cumulate ad agosto e che dunque andranno pagate tutte insieme, è vero che aumenta improvvisamente il traffico nelle grandi città, è vero che autunno e freddo sono dietro l'angolo. È vero che tanti amori finiscono a settembre, non sopravvivendo all'effimera estate.

È pure vero che proprio nella data che coincide casualmente quest'anno con il nostro post settimanale, l'Italia visse uno dei momenti più tragici della sua Storia (per tacer dell'11 settembre del 2001). Ma è anche vero, solo rimanendo all'evento appena evocato, che il mese di settembre simboleggia la rinascita. Ed è il mese dei buoni propositi da mettere in atto, il mese dei cambiamenti e anche di qualche ultimo weekend di sole da godere più intensamente proprio perché "regalato"… Ed è dunque un mese da associare naturalmente all'allegria.

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Per quello che mi riguarda, è il mio mese preferito benché razionalmente non saprei dire perché. Registro che settembre ha ispirato registi, musicisti e scrittori, più di qualsiasi altro mese, e lo ha fatto spesso in chiave malinconica ma comunque cogliendone la forza evocativa e dunque la sua, chiamiamola così, "vitalità".

Cominciamo con le canzoni. La prima che mi viene in mente è "Settembre" del cantautore Alberto Fortis. "Ahi settembre mi dirai quanti amori porterai/le vendemmie che farò, ahi settembre tornerò./Sono pronto e tocca a me, l'aria fresca soffierà/l'armatura non l'avrò, ahi settembre partirò." Tornerò o partirò? Il concetto non è chiarissimo, ma la musica allegramente sostenuta da un coro gospel e questo basta a renderla una canzona molto godibile. Più ancora, almeno per quello che mi riguarda, lo è "Impressioni di settembre" dello storico gruppo italiano della PFM (Premiata Forneria Marconi) il cui testo di Mogol si concentra sulla natura, sui suoi odori e sulla nebbia che l'avvolge all'alba ma qui conta ancora una volta di più la musica, bellissima, che ha reso la canzone un vero classico.

Non conoscevo la canzone "Settembre" di Antonello Venditti, che pure sembra assai popolare considerata la discreta quantità delle visualizzazioni su You Tube: "Restiamo insieme fino a quando gli occhi tuoi/ancora chiusi troveranno gli occhi miei./Settembre non ci troverà/coi suoi venti non può, non vincerà." In quanto a visualizzazioni, però, se la batte con il vecchio leone Peppino Gagliardi che cantava tanti anni fa "Settembre poi verrà/ma senza sole/e forse un altro amore nascerà/settembre poi verrà/ma non ti troverà/e piangeranno solo gli occhi miei". Triste, certo, ma vedere un po' quanto entusiasmo riusciva a suscitare!

In un'altra canzone, anch'essa intitolata semplicemente "Settembre", il cantautore Luca Carboni punta dritto dritto ai sentimenti contrastanti che il mese può suscitare: "Forse sarà/quest'aria di settembre/o solo che/vorrei sognare sempre/ma poi perché/di colpo tutto non è facile/mi chiedo se/qualcosa resta o tutto se ne va".

In quanto al cinema, spicca il "Settembre" (1987) di Woody Allen, che appartiene al filone più drammatico del regista newyorchese e per questo rigettato dal pubblico. O perché settembre è davvero sinonimo per i più di positività?


01 September 2015


Techetechetè, allegria senza nostalgia

A cura di Alberto&Alberto

Come la maggior parte degli italiani, o almeno così credo, anche chi scrive riduce massicciamente, durante le vacanze, il tempo trascorso davanti alla televisione. Il che non è del tutto imputabile alla scarsa offerta estiva, ciò che valeva fino a qualche anno fa: l'avvento dei canali a pagamento così come del digitale terrestre e la proliferazione di canali tematici ha fatto sì che chiunque possa trovare, a qualsiasi ora del giorno o della notte, un programma o un film degno di un minimo interesse.

Nel mio caso, si tratta di una sorta di deliberata 'disintossicazione', supportata anche dal maggior tempo disponibile per la lettura o comunque per altre attività cui difficilmente o solo sporadicamente posso dedicarmi durante l'inverno. Compreso il tempo da trascorrere insieme i propri cari.

Alla regola personalmente deliberata corrisponde l'immancabile eccezione. C'è infatti un programma televisivo cui non posso e non voglio rinunciare nel periodo estivo, prioritario persino alla visione perlomeno di un telegiornale. Perché rinunciarvi, significherebbe sottrarsi un momento di sano buonumore, pur se parzialmente obnubilato dalla nostalgia.

Sto parlando di "Techetechetè", il programma che va in onda ogni giorno nella fascia serale di RaiUno durante il periodo estivo e che ripropone alcuni momenti della televisione (pubblica) italiana del passato, riuniti per temi o per personaggi. Attingendo a quell'enorme patrimonio culturale ed artistico rappresentato dall'archivio della Rai (le "Teche", da cui il nome del programma) che gode in tal modo di una periodica e intelligente rivalutazione.

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Ad ogni stagione - dal 2012 (ma andava in onda anche prima, pur con formula e denominazione diversa), "Techetechetè" si perfeziona e migliora, pur riproponendo talvolta contenuti che furono già parte di puntate passate. Ma mantiene intatta la tendenza ad alternare momenti di televisione 'alta' e 'bassa', in termini di qualità, riuscendo a nobilitare in qualche modo anche la seconda.

L'impostazione transgenerazionale della trasmissione la rende intrigante per tutti, nessuno escluso, e questo è tra i motivi del suo meritato successo. Ciascuno di noi può ritrovarvi personaggi o frammenti di trasmissioni ben conosciute ma anche mai visti, mettendo alla prova anche il pubblico onnivoro (e più o meno attempato).

Io stesso, pur avendo visto tanta televisione fin dagli anni '60 e conoscendo la stragrande maggioranza dei personaggi che appaiono nei frammenti riproposti quotidianamente in "Techetechetè", mi imbatto talvolta in qualche volto sconosciuto, intuendone subitaneamente (pur nella brevità dell'apparizione) la nobiltà artistica e quindi stimolando la mia curiosità, fortunatamente esaudita da una rapida ricerca sulla Rete.

Non so quanto le nuove generazioni si rendano conto di quanto certa televisione del passato sia stata inventiva, rivoluzionaria, talvolta veramente avanguardista. L'attenzione e il piacere con le quali i miei giovani figli - e non saranno certo i soli! - seguono con me la trasmissione, voglio illudermi sia il segnale di qualcosa che può ancora rigenerarsi in patrimonio condiviso, oltre la memoria e la nostalgia, che sono fattori generazionali o soggettivi.

Quello che più mi interessa qui sottolineare, tuttavia, è l'allegria che scaturisce dalla maggior parte dei segmenti selezionati dagli autori (bravissimi, tutti!) del programma. Un'allegria che deriva non solo dagli sketch dei più bravi comici e attori che abbia mai annoverato la televisione italiana nella sua storia ormai ultra sessantennale, ma dal montaggio sapiente e da qualche inserto realizzato ex novo per rendere sempre più appetibile il programma. E sottrarlo sempre intelligentemente al novero delle operazioni nostalgiche, che pure in televisione non sono mai mancate e mai mancheranno.

Le Teche rappresentano per la Rai non solo un patrimonio culturale ma anche economico, per i diritti relativi ad ogni singolo estratto della trasmissione. Dunque, su YouTube - cui attingiamo per i contributi legati ai temi del nostro blog - i filmati storici della Rai e 'rubati' dagli utenti vengono regolarmente rimossi. Ciò che potrebbe accadere anche con il filmato postato qui sotto, che è disponibile alla visione nel momento in cui scrivo, ma potrebbe non esserlo più nel momento in cui leggerete queste note…


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