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05 May 2015


Piantala! C'è da stare allegri…

A cura di Alberto&Alberto

Un paio di settimane fa segnalavo l'improvvisa comparsa delle margherite sul mio prato come segno dell'arrivo della primavera con il buonumore che ne consegue. Ma la margherita non è certo l'unico fiore o pianta a mettere allegria. Che dire, allora, del girasole?

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Benché non facilissimo da trovare sui banchi dei fiorai - ma lo è oggi molto più che in passato - il girasole è un regalo poco convenzionale e perciò sorprendente. Ed è simbolo, il nome stesso la evoca, di solarità; amore, allegria, successo, vittoria sono i concetti cui è tradizionalmente associato il fiore il cui nome scientifico è Helianthus annuus.

Fiori e piante rallegrano sempre e comunque ma qualcuna, come abbiamo visto più di altre. I gusti sono gusti, si intende. Ma è difficile restare indifferenti alle Peonie (famiglia delle Peoniacee), siano esse rosa o bianche, come le stesse Rose che in natura sono presenti in varie cromature (la famiglia delle Rosaceae comprende circa 150 specie). E lo sono anche le Primule (Primulacee) e i Tulipani (Liliaceae).

Apprendo che la Gerbera (famiglia delle Asteraceae) pure si presenta in diversi colori e a ciascun colore viene associato un diverso significato: l'allegria corrisponde all'arancio (connesso anche alla gioia, alla spensieratezza, all’estate e ad un amore solido e duraturo) mentre il rosa richiama la giovinezza, il rosso la vittoria e il giallo la gloria. Un altro fiore che viene associato all'allegria è il Narciso (Amaryllidaceae), con il quale comporre decori della tavola per mettere di buonumore i nostri commensali.

Parlando di "de gustibus": a me mettono allegria i Papaveri (Papaver rhoeas, lo si incomincia a intravedere proprio in questi giorni di maggio) il cui significato scopro solo ora: sembra che nell'antichità venisse donato dal proprio, più caro amico a chi aveva bisogno di consolazione dopo aver patito una delusione d'amore.

Fiori e piante, secondo uno studio internazionale diretto dalle Università inglesi di Exeter e di Cardiff cui hanno collaborato anche ricercatori olandesi e australiani, contribuiscono a ridurre lo stress, aumentare l'attenzione e migliorare il benessere di chi lavora in ufficio. Con un aumento della redditività del 15%! Flowers Act, quindi!


28 April 2015


Il benessere nelle arti marziali

A cura di Alberto&Alberto

Credo che ormai tutti siamo consapevoli che le arti marziali non sono una pratica violenta, tutt'altro. Il loro valore educativo, oltre che sportivo, è messo in evidenza da chiunque la insegni o la pratichi. E tra questi ultimi non vi è barriera di età o di sesso; per quanto riguarda i bambini, poi, le arti marziali sono fortemente consigliate anche a quei genitori che temono per l'incolumità dei propri figli che hanno invece la possibilità, come accade con quasi tutti gli sport di combattimento, di lavorare sulla coordinazione e sulla mobilità articolare, oltre ad entrare in contatto con la propria aggressività ed imparare a conoscerla.

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Ho avuto modo di assistere a qualche lezione di kung fu impartita a mio figlio di 6 anni insieme a suoi coetanei e la loro allegria, nel corso dell'allenamento, era evidente: naturalmente, prima di passare alla pratica vera e propria della disciplina, ogni lezione prevede una prima, lunga fase di ginnastica ed anche questa viene affrontata di buon grado dai bambini, se opportunamente stimolati.

Judo, Jung Fu, Karatè, Tae kwon do: tutte le arti marziali sono sport completi che coinvolgono tutti i muscoli e le articolazioni del corpo, per questo consigliati allo stesso modo a bambini, adolescenti ed adulti. Ma naturalmente sono uno diverso dall'altro e ciascuno potrà scoprire quale il più adatto a lui.

Mi aiuto con la bella sezione di benessere.com dedicata alle arti marziali per una rapida disamina delle differenze tra una disciplina e l'altra.

Il Judo insegna principalmente il controllo della mente e del corpo: il suo nome deriva dagli ideogrammi "Ju" che significa flessibilità, dolcezza e "do" che significa percorso, secondo il concetto tipicamente orientale. Il suo scopo educativo è quello di fare emergere la personalità dell'individuo attraverso una lotta non violenta in cui il praticante sembra cedere alla forza dell'avversario, non opponendovi resistenza mentre invece sta trovando il modo di creare uno squilibrio in lui per infine batterlo.

Il Kung Fu, lo sport tradizionale della Cina reso celebre in Occidente dai film con Bruce Lee, si basa su combattimenti effettuati con movimenti fluidi, morbidi ed eleganti e pose plastiche. La pratica regala una sensazione di benessere che si riflette sulla vita quotidiana, dopo che si è acquisita familiarità con gli aspetti respiratori ed energetici che vengono impartiti.

Karate significa "combattimento a mano nuda", figura tra le attività sportive che richiedono maggior dispendio energetico e prevede combattimenti tra due avversari durante i quali si utilizzano tecniche di braccia, gambe, gomiti e ginocchia. Una delle due specialità delle quali si compone (il 'kata'), tuttavia, vede il praticante svolgere da solo sequenze di gesti ben codificati simulando un combattimento contro un avversario inesistente.

Il Tae Kwon Do, infine: il termine proviene dal coreano e significa letteralmente Arte di calciare e di colpire con il pugno. La disciplina ha attinto sia le tecniche veloci e lineari del karatè giapponese che i movimenti fluidi e circolari del Kung Fu cinese. Ma la sua peculiarità risiede nelle sue tecniche di gamba che tra calci circolari ed in volo e calci multipli risultano spettacolari, oltre che efficaci e dinamici.

Ho citato solo le discipline più note ma le arti marziali sono molte di più (per un panorama sufficientemente rappresentativo rinvio alla sezione già citata di benessere.com). Per tutte, nessuna esclusa, vale la regola per cui apprendere la tecnica non è un fatto fine a se stesso ma l'inizio di un percorso mirato all'integrazione tra mente e il corpo e alla realizzazione del sé.

In tema di allegria: a me questo video e soprattutto risentire dopo tanto tempo questa vecchia canzone ha messo di buonumore!


21 April 2015


Ci mangiamo un bel gelato?

A cura di Alberto&Alberto

Confezionati o "sfusi" (ovvero artigianali, ma non sempre) i gelati sono oggi disponibili e consumati tutto l'anno e in ogni stagione. Ma è con il primo sole di primavera che il loro richiamo diviene irresistibile; la prima coppetta o cono della stagione primaverile, magari assaporato comodamente seduti o passeggiando con calma, è un rito per molti - me compreso - irrinunciabile.

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Ho l'impressione, quasi una certezza, che le gelaterie negli ultimi anni siano aumentate di numero. In certe zone centrali delle grandi città, se ne possono trovare una accanto ad un'altra. Ed è aumentata quindi la competitività che spesso si traduce in una gara a chi espone meglio le vaschette, a chi propone i gusti più originali, a chi li rende più appetitosi allo sguardo. O a chi ha il marchio più "trendy": proliferano anche le catene di franchising e rinfranca il fatto che si tratta di marchi perlopiù italiani, vantando noi una solida tradizione nel settore.

Fu un italiano ad inventare il gelato così come lo conosciamo: si chiamava Procopio dei Coltelli, era un cuoco e pasticciere e la sua invenzione risale alla seconda metà del XVII secolo, legata al commercio della neve dell'Etna (era siciliano di nascita). Trasferitosi a Parigi, egli fondò un caffè che è ritenuto il più antico della città e che ancora sopravvive, anche se trasformato in Ristorante (Le Procope in rue de l'Ancienne Comédie).

Il gelato italiano resta il più rinomato e richiesto nel mondo; sorprende il fatto che negli Stati Uniti, ad esempio, il consumo procapite annuo sia di circa quattro volte di quello che si registra nel nostro paese. Posso immaginare che il gelato confezionato abbia il sopravvento in terra americana, anche se non ho dati al riguardo. So, invece, che per gli italiani i gelati confezionati o artigianali pari sono, in quanto a preferenza. Prevale, per quanto riguarda i primi, la considerazione che siano più sicuri dal punto di via dell'igiene; di contro, come si osserva nell'articolo dedicato al gelato in benessere.com, il gelato confezionato soffre di una certa omogeneità nel gusto ed è meno soffice e cremoso di quello artigianale, per via dei processi di conservazione.

Per quanto riguarda il gelato artigianale, gli esperti di alimentazione consigliano di sceglierlo con cura, ovvero di acquistarlo in esercizi conosciuti e "sicuri" sul piano dell'igiene; tra gli ingredienti fondamentali nella sua preparazione, almeno nei gusti alla crema, vi è l'uovo crudo che è un alimento che può essere responsabile di intossicazioni da Staphylococcus aureus.

Sempre gli esperti, però, segnalano che i gelati, se assunti in modo moderato e intelligente possono contribuire ad una dieta sana ed equilibrata (possono costituire un valido sostituto del pranzo, ad esempio). Essi sono infatti privi di grassi, sviluppano dalle 80 alle 120 Kilocalorie per 100 grammi; quelli alla crema di uovo ed al latte contengono proteine nobili e sviluppano dalle 160 alle 220 Kilocalorie per 100 grammi.

Il benessere è anche nel gelato, quindi, tanto dal punto di vista nutrizionale che nel piacere che esso offre. Ma qualche gelato può fare meglio di un altro. Ad esempio, proprio su benessere.com abbiamo segnalato, con una videointervista che posto qui sotto, che si sta affacciando sul mercato un tipo di gelato considerato particolarmente salubre perché preparato con l'azoto, sostanza inerte e per nulla pericolosa che offre il vantaggio di abbattere rapidamente la temperatura evitando la creazione dei cristalli di ghiaccio e rendendo quindi il sapore del gelato più "vivo". Il pasticcere che lo ha inventato, Marios Gerakis (bergamasco di origine greca) sostiene di non aggiungerviproteine animali o vegetali, né additivi che siano sintetici o naturali. Solo succo e polpa, zuccheri e acqua per i gelati alla frutta; così ha conquistato anche le persone che sono soggette ad allergie alimentari e i vegani. Peccato che, almeno per ora, per gustarlo bisogna spingersi fino a Bergamo


14 April 2015


L'allegria nelle margherite

A cura di Alberto&Alberto

Le rondini, il primo sole, l'aria che cambia, sono tanti i segni che ci annunciano l'arrivo della primavera ma il mio pur piccolo giardino quasi improvvisamente pullula di margherite e mi dico: stavolta ci siamo veramente. Ed è un grand bel vedere.

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Perché la margherita, credo sia il fiore più semplice e allegro che ci sia e il bello è che la vedi spuntare quasi ovunque. La margherita è il fiore dalle virtù profetiche di "m'ama o non m'ama" e dunque il fiore dell'amore: una tradizione popolare dice che regalare un mazzolino di margherite alla donna amata equivale ad una solenne promessa di fedeltà. A loro volta, le donne nell'antichità, più precisamente nel Medioevo, usavano decorare gli scudi dei guerrieri dei quali erano innamorate con una corona di margherite; se invece la corona la ponevano sopra la loro testa, era per comunicare che accettavano una proposta di matrimonio.

Da un sito apprendo che un mazzo di margherite celebra un 5° anniversario e un bouquet viene donato come regalo alle neo-mamme per accogliere il neonato, ciò in base al fatto che il fiore richiama l'immagine del sole e come tale illumina la vita delle persone.

Apprendo anche la margherita è il simbolo della purezza e dell'innocenza, sia del corpo che dello spirito, e dunque simbolo dell'infanzia. Secondo la tradizione cattolica, essa richiama la bontà d'animo.

Non solo prati e vasi: la margherita viene utilizzata anche in cucina per preparare infusi utili a mitigare la tosse o dolori da coliche intestinali e può essere anche un ingrediente per le insalate, mantenendo le sue proprietà diuretiche, rinfrescanti, antinfiammatorie e astringenti. In fitoterapia, essa può essere utile in presenza di lesioni muscolari.

Da segnalare, infine, che il nome proprio Margherita fino al Medioevo veniva assegnato in virtù della sua etimologia: esso deriva dal greco - Margaritès - e significa 'perla' così che con tale nome si voleva evocare luminosità e bellezza.

Come detto, il mio prato è in questi giorni dominato dal bianco e dal giallo delle margherite. Ma se i fiori non fossero usciti naturalmente, come avrei fatto a coltivarli? Mi viene in aiuto un sito di giardinaggio che mi spiega come la margherita non abbia particolari esigenze rispetto al terreno in cui crescere e sotto quale clima. Tuttavia vi sono delle condizioni ottimali per la sua coltura, ovvero i luoghi erbosi, zone un po' umide ma ben esposte alla luce e al sole (con un po' d'ombra), protette dal vento che è un elemento che ne contrasta la crescita, così come il gelo (e dunque, se si vogliono mantenere le margherite anche durante la stagione fredda, sarà necessario coprirle). Il terreno può essere concimato, possibilmente con sostanze specifiche, e le margherite, una volta spuntate, dovranno essere innaffiate in modo omogeneo circa 2 volte al giorno in estate (una volta ogni 2 giorni in inverno).

È utile ricordare anche come il giardinaggio sia una straordinaria fonte di benessere?


07 April 2015


O sole nostro

A cura di Alberto&Alberto

E un giorno, dopo aver subito per settimane tanta pioggia e freddo, ti affacci alla finestra al mattino e scopri che c'è il sole. Sono speciali le prime giornate di sole di primavera: sembra quasi che il sole non ci sia mai stato prima e la sua presenza ora genera una sorta di euforia. Che si traduce anche in salute: è ben noto che l'esposizione al sole attiva all'interno del nostro organismo il processo di sintesi della vitamina D, i cui recettori sono presenti in tutti gli organi del corpo umano e tra le cui funzioni vi è anche quella di stimolare l'assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale.

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Certo non pensavano alla vitamina D tutti quegli artisti che hanno "cantato" il sole, in canzoni non a caso quasi sempre allegre o comunque positive. Al sole è legata la canzone napoletana più famosa di tutti i tempi, "O sole mio" oppure quella con cui si cimentano tutti i chitarristi alle prime armi, "La canzone del sole" di Battisti.

"Ti porto in dono un raggio di sole" cantava Jovanotti in uno dei suoi brani più celebri mentre Giorgia (o meglio i suoi autori, tra i quali Zucchero): "Dopo la pioggia ed il gelo/oltre le stelle ed il cielo/vedo fiorire il buono di noi/il sole, e l'azzurro/sopra i nevai." Con Al Bano che arrivò a vette di improbabilità: "Quando il sole tornerà/e nel sole io verrò da te/amore, amore corri incontro a me/e la notte non verrà mai più."

Repertorio generalmente positivo legato al sole anche quello straniero che comprende anch'esso titoli celeberrimi come "Sunny", canzone che vanta innumerevoli rifacimenti ma la cui versione originale è di tal Bobby Webb: il testo è calzante con lo spirito di questa nostra rubrica, invitando a vedere le cose positive - solari, appunto - della vita. "Good Day Sunshine", buongiorno sole - cantavano i Beatles oltre naturalmente a "Here Comes the Sun". "I'm Walking on Sushine" ("Sto camminando sul sole e si comincia a stare bene") è una delle canzoni più allegre e contagiose sul tema, proveniente dal gruppo Katrina & The Waves: l'italiano Grignani ne ha ripreso il concetto per la sua "Cammina nel sole".

La prima, vera giornata di sole personalmente l'ho vissuta con Pino Daniele nelle orecchie e nel cuore: "E basta na jurnata 'e sole/e coccheduno ca te vene a piglià/e basta na jurnata'e sole/pe putè parlà..."


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