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24 marzo 2015


Il circo per star bene con se stessi e con gli altri

A cura di Alberto&Alberto

Ricevo e volentieri segnalo una iniziativa che si svolge proprio oggi 24 marzo a Firenze, nello spazio Le Murate - Sala delle Vetrate e che ben si lega al tema portante di questo nostro spazio, lo stretto legame che esiste tra allegria e benessere.

Si tratta di un evento sulle arti circensi viste come strumento di educazione e socializzazione, di diffusione del concetto di giustizia e del benessere sociale, secondo una metodologia che va sotto il nome, appunto, di Circo Sociale, e che è già diffusa in vari paesi, ora presente anche in Italia.

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Nella pur breve presentazione del progetto che ho ricevuto, scopro che la metodologia comprende diverse discipline tra le quali trovare la propria dimensione espressiva e che nell'insieme stimola le persone alla coesione, a trovare un ruolo costruttivo nella comunità promuovendo nello stesso tempo l'autostima e la fiducia negli altri, ponendosi quindi come uno strumento utile in ambito psicologico, sociale e pedagogico.

Non mi stupisce trovare, legato all'attività del Circo Sociale, il nome del Cirque du Soleil, la compagnia che da trent'anni incanta il pubblico di tutto il mondo con i suoi spettacoli e che è da sempre impegnata in ambito sociale, come pure abbiamo raccontato in un post pubblicato in questo spazio circa un anno fa.

L'evento di Firenze è appunto promosso in partnership tra il Cirque du Soleil e un'Associazione chiamata Giocolieri & Dintorni nell'ambito di un progetto, AltroCirco, che riunisce a sua volta le associazioni italiane che sono impegnate nella diffusione del Circo Sociale nel nostro Paese. Nel capoluogo toscano si potrà assistere, tra l'altro, all'esibizione degli allievi delle scuole che hanno aderito al progetto AltroCirco, tra i quali i ragazzi delle scuole medie di un'associazione (Circo Tascabile) che è specializzata nella circo motricità e un gruppo di ragazzi che fanno parte di un centro psichiatrico che lavora con la Scuola di Circo Libera Tutti, che sviluppano progetti di integrazione, socializzazione e recupero per soggetti diversamente abili e a rischio.

Cirque du Soleil sarà invece rappresentato da una sua formatrice, Karine Lavoie, che da circa 15 anni diffonde il Circo Sociale nelle zone del mondo più svantaggiate mentre sarà presente anche la fondatrice della Scuola di Circo Corsaro a Scampia, Maria Teresa Cesaroni, che lavora con i bambini e i ragazzi del quartiere di Napoli e provenienti dai campi rom. Con loro anche alcuni sociologi, psicologi e pedagogisti membri fondatori del progetto le cui linee guida ed obiettivi si possono approfondire sul sito www.altrocirco.it.

Per darvi un'idea di come lavorano le associazioni che credono nella giocoleria, nell'equilibrismo e nell'acrobatica come strumenti di crescita personale e di trasformazione sociale, potete intanto dare un'occhiata al video che posto qui sotto e che è relativo ad un workshop organizzato da Cirque du Soleil a Torino nel novembre del 2014 in collaborazione con AltroCirco.


10 marzo 2015


Ippo, ippo, urrà!

A cura di Alberto&Alberto

Nel mio album di fotografie, vi è uno scatto risalente alla mia infanzia che mi ritrae in sella ad un cavallo (ma forse era un pony). Credo che sia l'unica volta che abbia mai montato un cavallo in vita mia e quasi certamente l'avrò fatto solo a beneficio della macchina fotografica. Però, ogni volta che la rivedo, mi colpisce la mia espressione allegra, forse addirittura felice di quella felicità pura che si prova solo durante l'infanzia.

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Non saprei dire perché - a parte quella esperienza decisamente limitata - non ho mai veramente cavalcato un cavallo (men che mai un toro!). Sarà mancata l'occasione, così come non mi è mai capitato di correre in go kart o sciare. In compenso, per un certo periodo, sono stato trascinato da un paio di amici ad assistere alle loro gare, che come seppi si affrontano - almeno a livello amatoriale - già dopo aver imparato i primi rudimenti dell'ippica.

L'entusiasmo degli amici per la pratica era evidente, anche se non contagioso (va però specificato che io sono costituzionalmente refrattario alle discipline che comportano un certo grado di pericolosità, anche minima, e non deve essere quindi un caso che non sono mai andato in go kart e non ho mai sciato). Uno dei due amici in questione era talmente "preso" dal suo hobby al punto di acquistare tutte le riviste specializzate sui cavalli disponibili in edicola (ne esistono ancora più di quante ne possiate immaginare) ed era arrivato al punto da avere posizionato sul cruscotto della sua automobile uno di quei magneti che recitano "Non correre" dove abitualmente vi si inserisce una foto della moglie o dei figli mentre lui (all'epoca ancora single, per la verità) vi aveva infilato la fotografia del muso di un cavallo. Mi scappa da ridere ogni volta che ci ripenso!

I miei amici non sono certo gli unici che ho conosciuto che si sono appassionati all'ippica, attività che per motivi non molto chiari è stata, ed è ancora, associata all'incapacità di svolgere un certo compito. Se non sai fare una cosa, cioè, è meglio se ti "dai all'ippica". E diglielo, però, a chi invece si impegna non poco per montare il cavallo, mantenere la giusta posizione e asservirlo ai propri desideri di guida. A proposito: prima di proseguire è bene specificare che ippica ed equitazione sono due cose diverse. E che se le mie fonti sono corrette, la differenza consiste nel fatto che l'ippica è una disciplina che comporta la corsa su pista del cavallo al trotto o al galoppo mentre nell'equitazione sono comprese le discipline olimpiche, a partire dal salto ad ostacoli.

Al netto della distinzione, non ho motivi per dubitare, anzi ne sono certo, che cavalcare sia divertente e faccia bene. Consigliato anche per i bambini (pur se integrato opportunamente con altre attività) per l'arricchimento umano che offre l'attività all'aria aperta, in un ambiente campestre e a stretto contatto con un animale stimolante come il cavallo.

Al cavallo, tra l'altro, è legata la cosiddetta "ippoterapia", sotto il cui nome si riunisce una serie di tecniche mediche utili a migliorare la funzionalità psichica e motoria di soggetti con handicap quali autismo o sindrome di Down. E da benessere.com apprendo anche esiste una nuova disciplina chiamata "Cavalgiocare" che - cito dal nostro sito: "tende a superare l’Ippoterapia e la Pet-therapy allargando l’area di interesse dall’esplorazione del disagio a quella dell’individuazione dei talenti, nella logica del benessere della persona e degli animali.

A volerla mettere solo sull'allegria, non posso fare a meno di citare, per concludere, il caso di un film che negli anni è diventato un vero e proprio "cult", ormai per diverse generazioni: "Febbre da cavallo". Del quale posto una delle tante, esilaranti sequenze.


17 febbraio 2015


In cerca di allegria su YouTube

A cura di Alberto&Alberto

Alzi la mano chi non si è mai divertito guardando un video su YouTube. Si tratti di un video amatoriale, un momento della vita dei propri figli o familiari o l'esibizione di un comico, la singola sequenza di un film comico, o una puntata di una "web serie" come tante che impazzano nella Rete. Scoperto da soli o su segnalazione di un amico: personalmente ne ho visti a decine, talvolta in modalità "collettiva" per condividere il divertimento.

È una vera fucina di allegria, YouTube e non potrebbe essere altrimenti, visto che a 10 anni dalla sua creazione (il marchio è nato il 15 febbraio 2005) conta ormai milioni di video, di tutti i generi e provenienza: si calcola che ogni minuto vengano caricati 300 ore di filmati, alcuni dei quali di nessun interesse ma altri destinati ad essere cliccati e ricliccati più volte.

Inizialmente, YouTube mi procurava un po' di inquietudine: non ero certo di poter gioire nell'avere a disposizione sempre e comunque praticamente tutto ciò che poteva incuriosirmi. Mi veniva in mente la famosa metafora della pasticceria, dove puoi scegliere quello che vuoi, finendo con lo scegliere nulla.

In seguito, ho imparato ad avere con YouTube un rapporto più rilassato e positivo: cerco solo quello che desidero vedere al momento o ciò che mi serve (quanti tutorial! volendo, si può imparare di tutto: da avvitare un lampadario a suonare alla chitarra la propria canzone preferita!). In gran parte, però, colgo le segnalazioni che mi arrivano dagli amici o quelle che vengono postate su Facebook. E si tratta quasi sempre di video che mi regalano qualche minuto di allegria (mentre generalmente rifuggo da quelli dalla durata eccessiva).

I video divertenti (o presunti tali) sono in effetti tra i più inseriti e più visti su YouTube, con una certa propensione a cogliere i bambini nelle loro espressioni più buffe o in manifestazioni di goffaggine ("Paperissima" docet), così come lo sono i video che hanno per protagonisti gattini o altri animali casalinghi.

La massiccia diffusione degli smartphone ha dato ulteriore impulso all'utilizzo di YouTube: ormai chiunque può girare un video con il proprio telefonino e 'postarlo' sulla piattaforma in tempo reale, con un semplice clic così come chiunque può anche crearsi un canale YouTube, in pratica una propria televisione.

E però quanta sciatteria, approssimazione, quanti video inutili su YouTube e non potrebbe essere altrimenti, vista la mancanza di un "filtro" che consenta di mettere in Rete solo ciò che può essere motivo di un qualche interesse o che sia comunque realizzato in modo decente, nel video e nell'audio.

All'opposto, vi sono ormai numerosi filmati - realizzati appositamente per il Web - di ottima fattura, con un accorto lavoro di scrittura, riprese, montaggio, postproduzione. Anche in questo caso, ve ne sono di molto divertenti e che hanno dato ai loro artefici popolarità da impiegare anche in altri ambiti. Penso ad un collettivo di videomaker dal notevole talento comico del quale ho già visto decine di filmati (la loro produzione è davvero ingente!). Si tratta di The Jackal, autori di alcune web series che spopolano letteralmente su YouTube (ma loro hanno anche un proprio sito Internet e una visitatissima pagina Facebook). Un vero fenomeno che ha aperto loro la strada della televisione "tradizionale"; i loro lavori si possono attualmente vedere in coda alla trasmissione "Anno zero" su La7.

Posto una puntata di una delle serie che ha reso giustamente famosi The Jackal: si tratta di "Gay ingenui", la cui prima puntata è stata già vista da oltre 1 milione di persone. Allegria "scorretta"? Giudicate un po' voi.


10 febbraio 2015


Dentro un bacio, il benessere

A cura di Alberto&Alberto

Segno d'affetto o d'amore (più raramente di tradimento, vedi Giuda), il bacio è una pratica la cui origine si perde nella notte dei tempi e che, pur con varianti, è presente in (quasi) tutte le società e le culture del mondo.

Quasi, dicevo: perché per alcune popolazioni baciarsi resta una pratica disdicevole, specialmente per gli orientali: i cinesi, ad esempio, rifuggono il bacio perché lo ritengono antigienico mentre i giapponesi non usano baciarsi in pubblico perché ciò urta la sensibilità comune. Ancora, nel Regno Unito, Scandinavia e Germania il bacio non è sinonimo di affetto (e dunque non si usa tra amici) ma semplicemente di saluto.

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Si tratta, tuttavia, di eccezioni rispetto alla consuetudine del bacio che, come accennato, ha le sue varianti, specialmente nel numero dei baci che si usano porgere quando si incontra una persona simpatica, un amico o comunque qualcuno cui si vuole bene. In Italia, usiamo baciare due volte accostandoci alle guance, così come accade pure in molti Paesi europei o arabi o latinoamericani: il fatto che essa venga dato prima da destra o da sinistra, sembra che dipendi non tanto dal fatto di essere mancini o destrorsi ma dall'imprinting che abbiamo avuto prima di nascere, quando nell'utero tendevamo a muovere la testa a destra o a sinistra, così come pure nei primi 6 mesi di vita e sempre come conseguenza delle differenti funzionalità dei due emisferi del cervello. Così sostiene il ricercatore tedesco Onur Güntürkün nei suoi studi di "filematologia" che è la scienza che studia appunto il bacio nei suoi vari aspetti ed effetti.

Effetti che sono perlopiù positivi, anche oltre quello che si può immaginare: un'altra ricercatrice americana, Wendy Hill, ha infatti verificato come il bacio è in grado di produrre una riduzione di cortisolo nella saliva, con conseguente effetto antistress! Il bacio sulla bocca, poi, può essere utile per produrre anticorpi nella partner: secondo uno scienziato inglese, Colin Hendrie, con il bacio si trasmette un germe chiamato Cytomegalovirus, il quale ha lo scopo di preservare nella donna la salute e quella dei figli a venire.

Tornando alle varie modalità di baciarsi, una variante molto diffusa è quella dei tre baci: in Francia (dove in alcune regioni i baci possono arrivre a quattro o cinque), nei Paesi Bassi, in Belgio, Svizzera, Polonia e nelle culture ortodosse (con qualche eccezione). Vi è poi la celebre usanza esquimese, con il bacio sostituito dallo strofinamento dei nasi, mantenendo occhi e labbra serrate.

Il bacio sulla bocca, ancor prima che pratica erotica, è stato a lungo un segno d'affetto, di fratellanza ed ha avuto anche accezione religiosa, come tramandato da San Paolo nelle sue Lettere.

Per concludere, segnalo in anticipo una iniziativa che è giunta quest'anno alla quarta edizione e che si svolgerà a Napoli il 28 marzo prossimo: è il "Festival del Bacio" che in realtà con il bacio c'entra in senso "lato", trattandosi di una manifestazione prettamente artistica voluta e organizzata dagli studenti della scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Che però nel bacio hanno trovato ispirazione: “Il bacio è la comunicazione non verbale più diffusa al mondo - si legge nella presentazione dell'iniziativa -  quell’impatto che libera energia e trasforma. Sulla trasformazione di esso abbiamo costruito il Festival del Bacio: la festa di un’intera città che, sulla base di un territorio comune, cerca nuove modalità di scambio”.

Baci a tutti.


27 gennaio 2015


L'allegria di Volare

A cura di Alberto&Alberto

Si avvicina il Festival di Sanremo (dal 10 al 14 febbraio prossimi) e per la 65a volta l'Italia - almeno quella che ancora si appassiona alla manifestazione, sempre meno per la verità - tornerà a parlare di canzoni (poco) e di cantanti (molto). Ciò che non accadeva qualche decennio fa, quando le canzoni dominavano su tutto e le più popolari venivano canticchiate allegramente per settimane da milioni di persone, bambini compresi.

Ancora negli anni '60, le canzoni eseguite a Sanremo godevano di una vita che andava oltre i suoi interpreti e ben oltre i nostri confini nazionali. Le canzoni prima di tutto: esse venivano tradotte nelle più svariate lingue, affidate agli interpreti anche i più improbabili, talvolta proposte in versioni solo strumentali e pubblicate, nelle varie forme, nei Paesi più lontani, dal Giappone alle nazioni dell'America Latina, Venezuela, Argentina, Cile ecc.

L'interprete a Sanremo era dunque tale, un semplice veicolo (spesso virtuoso, certo) della canzone che dopo il Festival poteva avere un successo non necessariamente proporzionato alla sua posizione nella classifica finale, ma sicuramente più duraturo e soprattutto, come detto, in grado di conquistare il pubblico internazionale.

Oggi le canzoni proposte a Sanremo vengono 'consumate' molto più rapidamente che in passato, per lo più dimenticate nel giro di poche settimane (se non giorni) e, negli ultimi tempi non servono più a vendere dischi ma solo a rilanciare le quotazioni degli artisti che le hanno eseguite, incrementando le richieste per i loro concerti. E così si allontanano sempre di più i giorni in cui una o più canzoni entravano prepotentemente nella quotidianità degli ascoltatori, in un clima di condivisione collettiva che non conosceva barriere di sesso, età e ceto sociale.

L'esempio più alto di canzone sanremese (ma il termine è riduttivo) in grado di cogliere lo spirito del tempo e anzi di anticiparlo, attivando un meccanismo di sintonia emotiva che ha pochi eguali nella storia della musica leggera, è certamente "Nel blu dipinto di blu", meglio conosciuta in Italia e nel mondo con il titolo (prontamente adottato anche ufficialmente) di "Volare".

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Su "Volare" negli anni è stato scritto di tutto e di più. A me piace soprattutto ricordare l'alchimia della composizione che inizia in modo quasi sommesso e sognante e poi si apre in un ritornello liberatorio che all'epoca veniva considerato trasgressivo (!) perché cantato in una modalità vocale mai ascoltata prima e perché superava vigorosamente il sentimentalismo allora imperante.

Apprendere quanto "Volare" sia stata una canzone rivoluzionaria può fare oggi sorridere ma è un fatto che la sua forza sia sopravvissuta all'avvento di tante canzoni con ritmi ben più sostenuti e coinvolgenti e che sia ancora tanto conosciuta e rievocata a tutte le latitudini, forse ancor più all'estero che da noi (dove pure la canterebbero anche i sassi, se potessero!).

Ormai entrata nella leggenda, "Volare" ha una origine controversa. I due autori - Domenico Modugno scrisse la musica e contribuì quasi certamente al testo firmato da Franco Migliacci - hanno più volte cambiato versione rispetto alla sua composizione. Quella che personalmente mi piace di più è quella per la quale sia stata ispirata a Migliacci dalla osservazione del quadro "Le coq rouge" di Marc Chagall.

Qualche dato per concludere: quando "Volare" è stata pubblicata negli Stati Uniti ha raggiunto la prima posizione della classifica dei dischi più venduti e vi è rimasta per 5 settimane, ha venduto oltre 22 milioni di copie in tutto il mondo, vanta innumerevoli versioni anche tradotte in varie lingue e ha vinto, sempre nell'anno della sua pubblicazione nel 1958, due Grammy Awards (il premio più importante nel mondo della musica internazionale), uno come Canzone dell'Anno e un altro come Disco dell'Anno.

Nel filmato che posto qui sotto, Domenico Modugno esegue "Volare" nella puntata dell'Ed Sullivan Show del 14 agosto 1958, dopo la quale si conquistò l'appellativo imperituro di "Mr. Volare". Era lo stesso programma che sei anni dopo consacrò i Beatles negli Stati Uniti, inaugurando una nuova, entusiasmante era di allegria e benessere.


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