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20 gennaio 2015


Che allegria con Pappagone!

A cura di Alberto&Alberto

Ho sempre pensato che la figura - immensa! - di Peppino De Filippo sia stata ingiustamente oscurata da una parte dal genio drammatico del fratello Eduardo e dall'altra dal genio comico di Totò. E non credo di essere il solo, o almeno lo spero.
Sarà che quando ero piccolo, più che con Totò e ancor più che con Eduardo, avevo familiarità con Peppino, per via della figura di "Pappagone" che, lanciato da un programma televisivo nella metà degli anni '60 ("Scala reale"), ebbe una lunga e fortunata vita tra apparizioni in altri programmi ma soprattutto in Carosello, per poi finire addirittura ad essere protagonista di un fumetto a larga diffusione.

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Va da sé che Peppino De Filippo, del quale il 26 gennaio (tra pochi giorni, cioè) cade il 35° anniversario della scomparsa, è stato un grandissimo attore, tanto da poter condividere con Totò il nome nei titoli dei film, da annoverare una carriera ricchissima tra cinema, teatro e televisione e da aver divertito diverse generazioni di spettatori, risultando credibile anche nei ruoli drammatici (penso soprattutto al celebre episodio di Fellini, "Le tentazioni del Dottor Antonio" in "Boccaccio '70").

Ma qui vorrei ricordarlo soprattutto nelle sue vesti di Pappagone, con la gratitudine di avermi tanto divertito da bambino, con quel ciuffo "sparato" in alto e la sua parlata piena di sfondoni e frasi senza senso (immortale il suo "eqque qua", secondo solo a "piriché").

Pappagone era il cognome di un personaggio che si chiamava Gaetano e che, in una versione non molto dissimile da quella resa poi definitiva, era già comparso in una commedia ("I casi sono due" di Armando Curcio) e in uno sketch televisivo. Nel 1966, poi, apparì nel varietà "Scala reale" e diventò subito popolarissimo. Si tratta di un uomo goffo ed ignorante, ma in ogni caso buono nella sua ingenuità, che lavora come aiutante del Commendator De' Filippo, anzi come diceva lui stesso: a ”l’aiutante di cammara del Comentatore Pupino De Filippo".

L'ultima maschera della commedia dell'Arte, hanno definito Pappagone i critici. Che intanto si erano prodigati ad analizzare le origini del nome, conducendolo ad una commistione tra Peppino ed Arpagone (il protagonista di "L'avaro" di Moliere). Finché Peppino confessò divertito che si trattava semplicemente del nome di una qualità di susine, così chiamata perché particolarmente gustosa!


13 gennaio 2015


Quando il jukebox faceva allegria

A cura di Alberto&Alberto

Non so voi - e mi rivolgo a persone, diciamo, dai 40 anni in su - ma io avverto un po' di nostalgia nei confronti dei suoni che sprigionavano un tempo i locali pubblici, in particolare i bar e gli stabilimenti balneari - ovvero quelli provenienti dai jukebox e anche dai flipper. I primi sono pressoché spariti insieme ai dischi in vinile, dei quali pure mi sono occupato qualche tempo fa (un revival è in corso, ma solo nella modalità di fruizione casalinga), i secondi altrettanto, soppiantati dalle slot machine e dai videogiochi (ma anche di questi ultimi, se ne vedono sempre meno).

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Mi capita oggi di sentire delle canzoni alla radio e ricordare di quando le selezionavo nei jukebox, soprattutto d'estate: 50 lire una canzone, 100 lire tre canzoni. Mi piacevano quelle macchine che permettevano di vedere in trasparenza il disco prelevato dal braccio meccanico ("Oddio, non è che avrà preso quello sbagliato?"), inserito nel meccanismo di riproduzione e… via con la musica.

Con la scomparsa dei jukebox - non solo per colpa della nuova tecnologia ma per mutate abitudini - è scomparso un formidabile elemento di aggregazione. Attorno ai jukebox si poteva discutere in allegria, si poteva ballare, si poteva cantare. Si leggevano mille e mille volte le etichette, sperando che nottetempo fosse stata inserita qualche novità: macché, le selezioni duravano più che le stagioni, in pratica i dischi venivano sostituiti al massimo due volte l'anno. Ma la selezione più importante era quella estiva: i jukebox già entro giugno dovevano contenere tutta la colonna sonora della stagione, con tutti i titoli che prendevano parte alla competizione del Festivalbar. E così venivano prodotti dischi in "edizione speciale per i jukebox", caratterizzati dall'etichetta bianca e dalla mancanza di copertina illustrata e dal fatto che i due lati contenevano entrambi delle canzoni famose (in pratica non esistevano i tradizionali "lati B") per avere una selezione di 'hit' la più alta possibile.

Scomparso. Ma al termine di una vita lunga e gloriosa. In una versione non molto dissimile da come lo conosciamo, il jukebox fece infatti la sua prima apparizione nei locali pubblici americani nel 1927 per poi vedere la sua massima diffusione negli Stati Uniti degli anni '50. E a proposito di quegli anni, ricordate Fonzie ("Happy Days"), e il suo famoso colpetto ben assestato sulla macchina? No? Ve lo posto qui sotto.


06 gennaio 2015


Starmale… in libreria

A cura di Alberto&Alberto

Poco più di un anno fa, scoprivo "Starmale" (sottotitolo: mensile di cose brutte, malessere e disagi), parodia ben congegnata e molto divertente delle riviste che si occupano di salute e benessere (e, se vogliamo, anche dei siti Internet, benessere.com su tutti). Rivista peraltro solo "virtuale", trattandosi semplicemente di copertine riprodotte su un sito dedicato oltre che su Facebook che ribaltano i concetti - o gli stereotipi, - dello starbene, nelle sue varie accezioni, salute, psicologia, fitness, proprio quelle che da sempre caratterizzano il nostro sito!

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Non mi stupisce scoprire oggi che il sito è diventato oggetto di culto, al punto che proprio in questi giorni esce in libreria un volume - "Starmale: guida ragionata ad un malessere consapevole" che raccoglie tutte le copertine della finta rivista, oltre alle varie rubriche già proposte sul sito (www.starmale.net) e nuovi contenuti. il tutto, come verifico, ad un prezzo decisamente appetibile (che di questi tempi vuol dire molto!).

Nell'occasione, torno volentieri ad occuparmi della sagace creazione dell'umorista Emanuele Martorelli, (che si autoproclama "indirettore" della rivista), dopo aver compiuto innanzitutto una ricognizione del sito che scopro essersi arricchito di nuovi contenuti e immagini dall'ultima volta che lo avevo visitato. Ahinoi, però, l'ultima copertina della ormai mitica rivista "insalutare" risale al settembre scorso. Ma è, come al solito, assai spassosa: tra i titoli vi sono: "Rafforzare la propriocezione indicandosi costantemente", "Settembre: impariamo a percepire ogni ravvio come falsa partenza". Tra le rubriche: "Zittire l'analista in maniera elegante e professionale" e "Dieci tecniche per riuscire a parlarsi sopra da soli". E, ancora, a proposito di "Sport Estremi": "Una Nail Care" (cura delle unghie, n.d.r.) accurata durante un attacco di panico".

Non solo copertine: nel sito si trova, in buona evidenza, un "test psicoattutudinale di scritta cremativa", con il quale si invitano gli utenti a "offrire ai posteri un'idea rappresentativa di te senza andartene" attraverso un messaggio per la posterità di 300 caratteri (un "messaggio chiaro e deFinitivo"!).

Da non perdere anche lo "Zoodiaco" (oroscopo decisamente sui generis). Prime righe folgoranti: a proposito della Bilancia (23 settembre - 22 ottobre) si comincia con "Chi nasce sotto questo segno è alla costante ricerca di equilibrio e armonia, tratti che riesce a infondere più o meno in tutto il circondario tranne che in sè". E il seguito è, ovviamente, sullo stesso tono.

Tutto molto divertente. Purché non si dimentichi che si tratta di uno scherzo. E che la salute è e resta una cosa seria. O no?





30 dicembre 2014


Alzati, che si sta alzando…

A cura di Alberto&Alberto

Stavo passeggiando con la mia famiglia nel centro storico di Roma, in questi giorni di festa quando, dopo aver incrociato vari saltimbanchi, prestigiatori, mimi e mangiatori di fuoco (ma soprattutto tanti venditori ambulanti), ci siamo imbattuti in tre tizi dall'abbigliamento pittoresco che si accingevano ad esibirsi per un pubblico che si faceva sempre più numeroso nella bella e caratteristica Piazza Campo de' Fiori.

Artisti di strada. Ma che bravi! Uno dei tre, dall'aria molto simpatica, ha iniziato a declamare poesie in "romanesco", dopo averne illustrato le origini e l'autore. E tra una poesia e l'altra, i tre intonavano alcuni classici della canzone popolare romana, con un garbo che raramente ho riscontrato altrove (ché sovente si tende ad eseguirle sguaiatamente). Sorrisi del pubblico, allegria, qualcuno si univa intrepidamente ai cori (io compreso!), i bambini assistevano incantati, tanti applausi al termine di ogni numero.

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Da artisti di strada, anche i "Ponentino Trio" - questo il loro nome, assai evocativo per ogni romano - concludevano la loro breve ma rimarchevole performance passando tra gli spettatori con il cappello (anzi, un cilindro!) per raccogliere le loro offerte e per distribuire depliant descrittivi della loro attività. Ho quindi appreso che ciascuno di loro può vantare esperienze artistiche e didattiche di tutto rispetto: si tratta di insegnanti, musico terapeuti, studiosi e cultori della canzone e della letteratura popolare, scenografi; lei è anche danzatrice, regista teatrale e ricercatrice; uno ha lavorato come clown nel circo e si è esibito nella strada, nel teatro, negli ospedali, nelle carceri e nelle carovane girovaghe. Mi pento di non essermi soffermato a fare la loro conoscenza diretta ma voglio ugualmente citare i loro nomi, come li leggo dal depliant, sono: Costantino Pucci, Daniela De Angelis e Cesario Oliva.

Il trio si esibisce nei contesti più diversi: matrimoni, serenate, tengono lezioni e laboratori nelle scuole, fanno da guida nelle visite culturali e conoscono e diffondono storie, canzoni, dialoghi dei tanti film che sono stati girati nella Città Eterna. Aldilà dei pochi spiccioli che potranno raccogliere nelle esibizioni quali quella cui abbiamo assistito, sono certo che vi è in loro la consapevolezza che la cultura popolare, come tale, debba essere usufruita e apprezzata proprio tra la gente, tra coloro per i quali quelle canzoni e poesie sono nate e si sono diffuse.

Scrivo di una esperienza che nel mio caso è romana ma che poteva essere vissuta in un'altra città; in quella dell'"altro" Alberto, Bergamo ma anche a Milano, Palermo, Napoli, Firenze o ancora di più nei piccoli centri dove il senso di appartenenza resta più vivo e sentito. Una situazione del tutto casuale che mi ha ricollegato, nel miglior modo possibile, alla grande tradizione popolare della mia città in un clima di condivisione che è sempre più raro riscontrare, tanto più in un grande contesto urbano.

La circostanza mi ha fatto riflettere sul valore della cultura popolare, nel senso di cultura legata alla tradizione. Al netto dei gusti individuali in fatto di letteratura, poesia e musica, c'è sempre qualcosa nella cultura popolare che risveglia sensazioni sopite ma ben presenti in ciascuno di noi, rinviando a ricordi d'infanzia o comunque di bei momenti della nostra vita, condivisi con persone che sono nate o cresciute nella stessa terra. Nella loro riconoscibilità - non necessariamente dei testi e delle melodie, ma proprio della cultura di cui sono permeate - risiede la loro forza evocativa.

La cultura popolare, tuttavia e se realmente genuina, sa spesso conquistare e trascinare anche persone originarie delle più diverse appartenenze geografiche. Mi viene in mente la "Notte della Taranta", il festival di musica popolare salentina che ogni anno e da ormai tre lustri richiama nel mese di agosto in alcuni comuni pugliesi centinaia di migliaia di spettatori provenienti da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Un fenomeno mai intaccato da episodi di violenza o di intolleranza che funestano talvolta altri eventi di massa, come le partite di calcio ad esempio. L'allegria regna sovrana e guai a rovinare la festa!

Alzati che si sta alzando la musica popolare, cantava qualche anno fa Ivano Fossati. Approvo.


23 dicembre 2014


Canta che è Natale!

A cura di Alberto&Alberto

A partire già dai primi giorni di dicembre è pressoché impossibile sfuggire ad un motivo o una canzone natalizia, fanno parte della cornice, come l'albero e le luci. Il suono inconfondibile dei sonagli della slitta risuona attraverso la televisione, la radio, gli impianti audio dei negozi e dei supermercati. Contribuiscono all'atmosfera festosa, rallegrano. Per poi dileguarsi da un giorno all'altro, già dopo il giorno di Natale.

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Un tema, quello del Natale, che ha dato origine a migliaia di canzoni, alcune delle quali più fortunate di altre, alcune conosciute a livello planetario, altre relegate nell'oblio. Incalcolabili gli esecutori: con le canzoni natalizie si sono cimentati più o meno tutti, dai grandi tenori ai rockers più agguerriti, alcuni arrivando ad incidere inaspettatamente interi album, da Mina a Bob Dylan.

E quante storie curiose, dietro i più celebri motivi natalizi. Sapevate, ad esempio, che "Jingle Bells" era stata scritta non per il Natale ma per il Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento? L'autore è un tal James Pierpoint che la pubblicò, naturalmente in forma di spartito (il fonografo non era ancora stato inventato) nel 1857 con il titolo "One Horse Open Sleigh", poi mutato due anni dopo in  "Jingle Bells, or the One Horse Open Sleigh" e infine in "Jingle Bells". Il titolo e il testo sembra facciano riferimento alle corse delle slitte che si svolgevano all'epoca nella città del compositore,  nel Massachusetts; il testo, in particolare, ha conosciuto alcune variazioni nel tempo rispetto all'originale. Diverse le traduzioni nelle varie lingue: in italiano, in particolare, esistono almeno due versioni diverse del testo. Dal 1890 e fino al 1954 "Jingle Bells" ha figurato nella classifica delle 25 canzoni più registrate nella storia. Tra i suoi innumerevoli esecutori figurano Louis Armstrong, i Beatles, Frank Sinatra e Luciano Pavarotti.

"White Christmas", dal canto suo, è il singolo più venduto di sempre: nella versione di Bing Crosby ha totalizzato oltre 50 milioni di copie e non è mai uscito di produzione dall'anno della sua prima incisione del 1942. Da Wikipedia, apprendo però che la versione che circola è quella che Crosby dovette reincidere nel 1947 dopo che il nastro originale si era deteriorato, ma che fu eseguita ricalcando pedissequamente la versione incisa precedentemente, utilizzando anche la stessa orchestra e lo stesso coro. Nel 1943, intanto, la canzone aveva vinto anche un Oscar, tratta dal film "La taverna dell'allegria" sempre nella esecuzione di Bing Crosby che poi la cantò nuovamente in un musical del 1954 da lui stesso interpretato insieme a Danny Kaye che si intitolava proprio "White Christmas" ("Bianco Natale" in italiano). L'Oscar è stato l'unico vinto da uno dei più grandi compositori americani del secolo scorso, Irving Berlin. Dopo il 1954, la canzone ha strappato a "Jingle Bells" il primato della più incisa di sempre: oltre 500 versioni tra cui moltissime italiane.

Altra celeberrima canzone natalizia è "Silent Night" che nasce in Austria, nel secondo decennio del XIX secolo come "Stille Nacht" e che in italiano è diventata "Astro del ciel" con un testo del tutto originale ad opera di un prete bergamasco, Angelo Meli. Nell'incisione ancora una volta di Bing Crosby ha venduto oltre 30 milioni di copie, figurando al quarto posto della classifica capitanata dallo stesso artista. Classifica che annovera anche "All I Want for Christmas in You" di Mariah Carey (20 milioni di copie a partire dal 1994) e "Rudolph the Red-Nosed Reindeer" di Gene Autry (1949, 18 milioni di copie vendute).

Ancora più antica è "Tu scendi dalle stelle" che ha origini italiane e che deriva da una canzone napoletana "Quando nascette Ninno", scritta dal vescovo napoletano Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1754.

La classifica delle 10 canzoni natalizie più ascoltate, secondo i conteggi legati ai copyright delle canzoni stesse, annovera anche un 'classico' relativamente recente come "Last Christmas" dei Wham! di George Michael, particolarmente gradita al pubblico giovanile. Una curiosità legata alla canzone, i cui proventi delle vendite del 45 giri furono devoluti per contribuire a fronteggiare la carestia in Etiopia del 1984-1985, è che fu scritta inizialmente come "Last Easter" ("La scorsa Pasqua"), mutando poi titolo e testo su insistenza della casa discografica che ne volle anticipare l'uscita dalla Pasqua 1985 al Natale dell'anno precedente!


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