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06 marzo 2018


Gira che ti rigira… per star bene!

A cura di Alberto&Alberto

Nella mia terrazza è una presenza familiare da diversi anni ed ogni volta che penso che abbia fatto il suo tempo, ecco che qualcuno dei miei figli lo riprende tra le mani e lo fa ruotare sul bacino. A volte mi sfidano a fare altrettanto con esiti - debbo dire - per me sconfortanti (ma per loro assai divertenti).

Sto parlando dell'hula hoop, il cerchio in plastica che ha segnato i giochi di tante generazioni a partire dal 1958, l'anno nel quale fu lanciato da due americani che lavoravano in una azienda produttrice di giocattoli che ripresero un'idea di una società australiana che appena un anno prima aveva iniziato a produrre degli anelli in legno; l'idea di Richard Knerr e Arthur "Spud" Melin fu quella di realizzare gli anelli in plastica, in colori diversi e di promuoverne l'utilizzo ludico; un successo clamoroso, se si pensa che solo nei primi 6 mesi dalla sua commercializzazione, negli Stati Uniti ne furono venduti ben 20 milioni di pezzi!

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Naturalmente si trattava dell'uovo di Colombo, visto che a giocare con i cerchi erano già gli Egizi ma la differenza consisteva nell'utilizzo della plastica, che alla fine degli anni '50 era in rapida diffusione e che consentiva appunto di realizzare oggetti leggeri ed elastici, perfetti per giocare. Anche il nome del cerchio ha origini remote anche se non troppo: è da attribuire agli inglesi che nel XIX secolo osservarono e documentarono una tradizione nelle isole Hawaii, una danza chiamata "hula" che consisteva nel roteare il bacino.

Più recente, invece, l'utilizzo dell'hula hoop non solo per divertirsi ma anche per allenare il fisico. Dando vita ad una vera e propria disciplina, chiamata hula-fit, che nasce ovviamente nelle palestre americane nell'ambito di quelle pratiche che vanno sotto il nome di "funny fitness", pensate per coloro che sono piuttosto insofferenti nei confronti dell'attività fisica, a meno che non vengano stimolate dalla possibilità di allenarsi divertendosi.

A giudicare da quello che leggo su benessere.com i benefici dell'hula-fit sono notevoli: si parla di 50/100 Kcal bruciate in soli 10 minuti di esercizio, grazie al fatto che far ruotare il cerchio con i fianchi garantisce un ottimo lavoro lipolitico, stimolando anche tutti i distretti muscolari se i movimenti vengono variati; anche l'attività aerobica è significativa, dato l'intenso esercizio cardiorespiratorio. Ulteriori benefici sono rappresentati dal miglioramento del flusso sanguigno e delle capacità di equilibrio.

La pratica dell'hula-fit, inoltre, contempla il supporto della musica durante l'esecuzione, e ciò rende l'attività ancora più piacevole. A meno che non si voglia forzare la mano - o meglio il bacino - come coloro che fin dagli anni '60 si cimentano nel primato da Guinness, attualmente detenuto (da quanto riportato su Wikipedia) da una statunitense che nell'aprile  del 1987 ha stabilito il record di ben 90 ore trascorsi a far ruotare il mitico cerchio!

Personalmente, trovo assai più divertente quello che fa con l'hula hoop la ballerina del filmato che posto qui sotto!


27 febbraio 2018


Il camin di nostra vita

A cura di Alberto&Alberto

Provo da sempre una irresistibile attrazione nei confronti dei camini, e non sono il solo. Nel tempo ho verificato che ci sono tante persone cui il camino trasmette una sensazione non solo di caldo (il che è ovviamente scontato o scottato? ah ah) ma di qualcosa che è evidentemente e umanamente ancestrale e quindi non riconducibile a ricordi personali (che pure ci sono). Quando mi trovo in una casa in cui c'è un camino e apprendo che non viene mai acceso (pigrizia, incuria, talvolta anche timore) quasi mi arrabbio e confesso che provo qualcosa che si avvicina molto al sentimento non proprio edificante dell'invidia: io non ce l'ho!

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Posso trascorrere un tempo indeterminato e interminabile ad osservare ed ascoltare la legna che scoppietta, abbandonandomi a quella piacevolissima sensazione di relax che accompagna la fluida circolazione dei pensieri e delle idee. Lo stesso rito dell'accensione mi mette di buonumore e per questo, quando ho l'opportunità di occuparmene io anche se per un camino altrui, non mi tiro mai indietro.

A riprova del fascino irresistibile che suscita il camino, il fatto che quando esplose il fenomeno dell'home video, più o meno nella metà degli anni '80, uno dei prodotti più venduti era il VHS che riproduceva in "loop" l'immagine di un camino acceso (ma andava forte anche il "finto" acquario!). Ancora oggi, sul mercato vi sono diverse possibilità di ovviare alla mancanza di un camino: sulla Rete vedo la disponibilità di un camino costruito artigianalmente da un falegname, con tanto di decorazioni che richiamano la montagna; solo che va a corrente, ovvero è provvisto di una luce che dovrebbe evocare un fuoco vero (ma a giudicare dalla foto che accompagna il prodotto, è richiesto anche un bello sforzo di fantasia da parte dell'utente)!

Vi sono poi camini finti che però svolgono le stesse funzioni di quelli veri: in assenza di canna fumaria, il calore può essere prodotto, anziché dalla legna, dall'elettricità, dal bioetanolo o dal gas. Tra quelli invece semplicemente decorativi, non mi sembra male quello elettrico che funziona a led.

In ogni caso, niente a confronto con quello vero. Per quanto la pubblicità dei suddetti prodotti rimarchi il vantaggio di poter fare a meno di fuliggine e fumo, il fuoco di un vero camino alimentato a legna resta insuperabile per le suggestioni che offre, per il suo odore acre ma piacevolmente familiare, per i suoi colori e per quell'aura "romantica" che viene spesso rappresentata anche al cinema. E di un alimento cotto su una brace naturale, ne vogliamo parlare?




20 febbraio 2018


Il benessere è di casa a Copenaghen

A cura di Alberto&Alberto

Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità elaborato dalle Nazioni Unite, Copenaghen è la capitale più felice del mondo. Ed anche tra le più sane, per diversi motivi: le abitudini dei loro cittadini, le leggi che le favoriscono e tante iniziative a favore della salute. Al tema, Repubblica on line ha dedicato la settimana scorsa un lungo articolo nel quale si è cercato di spiegare quali politiche sono state adottate per favorire felicità e benessere di coloro che abitano la Capitale della Danimarca. Lo riassumiamo qui.

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Chiunque abbia visitato Copenaghen si sarà reso conto di quante biciclette circolino per le strade: l’utilizzo delle biciclette, nelle sue varie forme (monoposto, tandem, cargo bike) è fortemente incentivato; treni e mezzi pubblici sono attrezzati per il trasporto delle biciclette in caso di lunghi percorsi, così che 62 abitanti su 100 usano regolarmente la bicicletta per andare a lavorare o comunque per spostarsi in città. E pedalare, si sa, fa bene alla salute.

Sia le istituzioni pubbliche che le aziende tendono ad offrire cibo sano nelle loro mense, privo di sostanze nocive e assolutamente non ipercalorico. Una prassi che si abbina a una informazione puntuale e diffusa sui pericoli dell’obesità.

Così come anche in Finlandia, il vizio del fumo e il consumo smodato di alcool vengono scoraggiati attraverso corsi gratuiti ma anche originali incentivi: chi sceglie di smettere di fumare, ad esempio, viene premiato con sei mesi di ingressi gratuiti negli impianti sportivi, ma anche per spettacoli teatrali e concerti.

Per contrastare lo stress da lavoro, Copenaghen offre terapie ‘ad hoc’ gratuite ed impianti sportivi ben attrezzati e piacevoli da frequentare.

La nota dolente è il regime fiscale della città, che impone tasse molto elevate. Tasse che i danesi pagano volentieri, ben sapendo quanto il loro contributo si traduce in servizi efficienti e in… benessere!


13 febbraio 2018


Ippo, ippo, urrà!

A cura di Alberto&Alberto

Nel mio album di fotografie, vi è uno scatto risalente alla mia infanzia che mi ritrae in sella ad un cavallo (ma forse era un pony). Credo che sia l'unica volta che abbia mai montato un cavallo in vita mia e quasi certamente l'avrò fatto solo a beneficio della macchina fotografica. Però, ogni volta che la rivedo, mi colpisce la mia espressione allegra, forse addirittura felice di quella felicità pura che si prova solo durante l'infanzia.

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Non saprei dire perché - a parte quella esperienza decisamente limitata - non ho mai veramente cavalcato un cavallo (men che mai un toro!). Sarà mancata l'occasione, così come non mi è mai capitato di correre in go kart o sciare. In compenso, per un certo periodo, sono stato trascinato da un paio di amici ad assistere alle loro gare, che come seppi si affrontano - almeno a livello amatoriale - già dopo aver imparato i primi rudimenti dell'ippica.

L'entusiasmo degli amici per la pratica era evidente, anche se non contagioso (va però specificato che io sono costituzionalmente refrattario alle discipline che comportano un certo grado di pericolosità, anche minima, e non deve essere quindi un caso che non sono mai andato in go kart e non ho mai sciato). Uno dei due amici in questione era talmente "preso" dal suo hobby al punto di acquistare tutte le riviste specializzate sui cavalli disponibili in edicola (ne esistono ancora più di quante ne possiate immaginare) ed era arrivato al punto da avere posizionato sul cruscotto della sua automobile uno di quei magneti che recitano "Non correre" dove abitualmente vi si inserisce una foto della moglie o dei figli mentre lui (all'epoca ancora single, per la verità) vi aveva infilato la fotografia del muso di un cavallo. Mi scappa da ridere ogni volta che ci ripenso!

I miei amici non sono certo gli unici che ho conosciuto che si sono appassionati all'ippica, attività che per motivi non molto chiari è stata, ed è ancora, associata all'incapacità di svolgere un certo compito. Se non sai fare una cosa, cioè, è meglio se ti "dai all'ippica". E diglielo, però, a chi invece si impegna non poco per montare il cavallo, mantenere la giusta posizione e asservirlo ai propri desideri di guida. A proposito: prima di proseguire è bene specificare che ippica ed equitazione sono due cose diverse. E che se le mie fonti sono corrette, la differenza consiste nel fatto che l'ippica è una disciplina che comporta la corsa su pista del cavallo al trotto o al galoppo mentre nell'equitazione sono comprese le discipline olimpiche, a partire dal salto ad ostacoli.

Al netto della distinzione, non ho motivi per dubitare, anzi ne sono certo, che cavalcare sia divertente e faccia bene. Consigliato anche per i bambini (pur se integrato opportunamente con altre attività) per l'arricchimento umano che offre l'attività all'aria aperta, in un ambiente campestre e a stretto contatto con un animale stimolante come il cavallo.

Al cavallo, tra l'altro, è legata la cosiddetta "ippoterapia", sotto il cui nome si riunisce una serie di tecniche mediche utili a migliorare la funzionalità psichica e motoria di soggetti con handicap quali autismo o sindrome di Down. E da benessere.com apprendo anche esiste una nuova disciplina chiamata "Cavalgiocare" che - cito dal nostro sito: "tende a superare l’Ippoterapia e la Pet-therapy allargando l’area di interesse dall’esplorazione del disagio a quella dell’individuazione dei talenti, nella logica del benessere della persona e degli animali.

A volerla mettere solo sull'allegria, non posso fare a meno di citare, per concludere, il caso di un film che negli anni è diventato un vero e proprio "cult", ormai per diverse generazioni: "Febbre da cavallo". Del quale posto una delle tante, esilaranti sequenze.


06 febbraio 2018


Allegria e benessere tra sport e ambiente

A cura di Alberto&Alberto

Giusto dieci anni fa, nell’estate del 2008, si faceva largo un’attività fisica tra le più bizzarre di cui abbiamo mai trattato su benessere.com ovvero il Mall Walking. La disciplina, di cui siamo stati tra i pochissimi ad occuparcene in Italia, proveniva dagli Stati Uniti dove si praticava già da una decina d’anni e consisteva nel correre o praticare la camminata veloce all’interno dei grandi centri commerciali, approfittando degli ampi spazi, delle scale disseminate ovunque e delle lunghe gallerie. Senza mai fermarsi per fare acquisti nei vari negozi ma intanto, magari, prendendo nota con lo sguardo per una spesa da effettuare in seguito.

Non sappiamo quanto la disciplina abbia fatto adepti. Ci piacerebbe, però, che lo facesse un’altra pratica particolare di cui ho sentito parlare in questi giorni su vari siti, che arriva dalla Svezia e che si chiama “plogging”. Ove il nome nasce dall’unione di “pick” - raccogliere - e “running” correre. Raccogliere, cosa? Ma la spazzatura!

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Da soli o in gruppo si esce di casa, abbigliati da jogging (ma dotandosi di guanti di plastica), e poi si corre attraverso le strade e i giardini della città, raccogliendo tutti i rifiuti che si incontrano, ponendoli subito nei contenitori preposti o mettendoli all’interno di sacchetti da gettare successivamente.

L’allegria e il benessere dello sport insieme al benessere di un ambiente più pulito e ospitale. Questo il senso della disciplina che però apporta notevoli benefici, persino più della comune corsa. Perché per raccogliere i rifiuti è necessario effettuare piegamenti e quindi favorire il modellamento di gambe e di braccia.

I medici danesi hanno già valutato i benefici: 30 minuti di “Plogging” sono sufficienti per tonificare il corpo, perdere peso e contrastare il sopraggiungere di varie patologie. Il successo in Svezia pare travolgente: l’hashtag #plogging è già molto diffuso e commentato sia su Twitter che su Instagram, sono nati siti specializzati e c’è chi sta commercializzando un equipaggiamento adatto allo scopo.

E c’è pure chi pensa così di risolvere i problemi di pulizia delle città: è notizia di ieri che si è fatto avanti un amministratore, l’assessore comunale di Bari all’Ambiente e allo Sport, Pietro Petruzzelli per promuovere l’attività nella sua città. Auguri.


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