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26 settembre 2017


Balla che ti passa!

A cura di Alberto&Alberto

Si astengano dalla lettura i provetti ballerini: questo post è dedicato a tutti coloro che - anche se più o meno "negati" per la danza e che rifuggono spaventati e inorriditi dagli inviti in discoteca - si sono sorpresi almeno una volta a ballare da soli, in casa o sul luogo di lavoro, lontano dagli sguardi (e soprattutto dai giudizi!) altrui e a ritmi più o meno veloci, ma provando un'incontrollabile sensazione di allegria.

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E dire che ballare farebbe bene a tutti, ma proprio a tutti, come insegnano anche diversi studi che hanno teorizzato o anche dimostrato, come la cosiddetta "danzaterapia" può curare con efficacia disturbi di carattere psicologico come nevrosi, psicosi, disturbi alimentari, comportamenti ossessivi, depressioni, disturbi del linguaggio e problematiche post-traumatiche. E il tutto senza alcuna controindicazione!

Ma il punto non è questo: penso a quei momenti in cui muoversi a tempo di musica, ovvero "sentire" la musica non solo con le orecchie ma con il corpo, emerge come un riflesso incondizionato, legato all'estemporaneità del caso, si tratti di una canzone che passa inaspettatamente alla radio (qualcuno di voi la ascolta ancora? Io sì!) o di una musica allegra messa nel lettore CD, magari durante una giornata un po' triste. Non deve essere un caso se, come si può leggere nell'articolo su Psicologia e Danza contenuto nel nostro sito, fin dalle popolazioni primitive l’essere umano ha sentito il bisogno di esprimere le proprie emozioni, i propri vissuti, i propri sentimenti attraverso i movimenti ritmici della danza.

Grassi o magri, agili o goffi nei movimenti, tutti possono sincronizzare i propri movimenti con la musica, senza bisogno di conoscere i passi dei vari balli che si possono comunque imparare nelle tante scuole e palestre nelle nostre città. Senza considerare che, una volta imparato a ballare, si può utilizzare la danza come uno straordinario e pressoché infallibile strumento di socializzazione e - perché no - di seduzione

Se penso ai miei ballerini preferiti, i primi nomi che mi vengono in mente sono quelli di due "performers" diversissimi, per genere e generazioni, ma entrambi secondo me insuperabili: Fred Astaire e Michael Jackson. Il primo, soprattutto, mi ha sempre incantato perché provvisto di una tale grazia ed eleganza che sembra ballare anche quando è fermo! Quella che propongo qui sotto, è una delle sue performance che preferisco, non so nemmeno descrivere le sensazioni di allegria e benessere che riesce a trasmettermi ogni volta che la vedo… E c'è anche la sua partner d'elezione, l'indimenticabile Ginger Rogers! Heaven… I'm in Heaven…





19 settembre 2017


Stanlio & Ollio, una serata in allegria

A cura di Alberto&Alberto

Un cofanetto di DVD che raccoglie alcuni film interpretati da Stanlio & Ollio campeggia da qualche anno nella mia nutrita videoteca, acquistato sull’onda della nostalgia di lontane visioni nelle sale parrocchiali d’un tempo, che usavo frequentare durante la mia infanzia.

Tuttavia, solo ieri sera ho avuto l’opportunità di presentare due tra i miei comici preferiti di sempre al mio figlio più piccolo (9 anni), mentre ci trovavamo insieme nel “lettone” e dopo che avevo rinunciato a guardare sul PC un film piuttosto noioso e francamente incomprensibile.

Pensando, a quel punto, di vedere qualcosa insieme a lui ma senza voler fare troppo tardi (la scuola è ricominciata!), mi è venuto in mente che probabilmente lui non sapesse ancora chi erano (chi sono!) Stanlio & Ollio. Dunque ho aperto la pagina di You Tube, digitato i nomi dei due e il primo risultato è stato “Pugno di ferro”, una comica di una ventina di minuti (quindi compatibili con le esigenze di sonno di mio figlio).

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La scelta, seppure casuale, non poteva essere migliore: “Pugno di ferro” (Any Old Port!, 1932) è una sequela di gag esilaranti che ritrae Stan Laurel & Oliver Hardy nel periodo più fecondo, ben rappresentativo del loro affiatamento e della capacità di gestire tempi e modi della comicità.

A colpire il mio bimbo, prima di tutto, la “parlata” di Ollio. Nel caso di “Pugno di ferro” il doppiatore è il grande Carlo Croccolo, già “spalla” di Totò in tanti film ma sappiamo bene come Oliver Hardy era stato già doppiato più volte da Alberto Sordi, che iniziò la sua carriera proprio vincendo un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer che cercava un interprete adeguato al ruolo. Sordi (complice anche il direttore della MGM che ne riconobbe il talento) impostò il doppiaggio utilizzando il suo timbro basso, dunque allontanandosi non di poco dal timbro originale dell’attore americano che era “tenorile”. Ma fece scuola: tutti i doppiatori di Hardy che si sono succeduti nel tempo si sono rifatti all’impostazione del grande attore romano e la voce “italiana” di Ollio è diventata iconica.

Più in là, nella visione del film, il bimbo si è lasciato conquistare dalla mimica facciale di Stan “Stanlio” Laurel, una maschera di comicità cui tanti attori sarebbero stati debitori.

Abbiamo riso tanto, io forse anche più di lui, e mi è venuto in mente quanto scrissi proprio qui oltre 4 anni fa, agli albori di “Allegria e Benessere”, raccontando del "bambino che torno ad essere ogni volta che rivedo una comica di Stanlio & Ollio”.

Il cucciolo d’uomo mi ha lasciato, dirigendosi verso la sua camera, con una frase: “A me non piacciono i film in bianco e grigio (sic), ma quelli di Stanlio & Ollio sì”. Non sapeva cosa che lo aspetta nei prossimi giorni e settimane: ci sono ancora da conoscere Charlie Chaplin, Buster Keaton, Mack Sennet e poi, più in là, le commedie di Billy Wilder e Ernst Lubitsch…


12 settembre 2017


Se Giovanni è all'heavy

A cura di Alberto&Alberto

Giovanni all'heavy (gioco di parole tra il nome del famoso musicista Giovanni Allevi e il termine 'heavy' che identifica uno stile musicale legato al rock) è una pagina Facebook che conta ad oggi circa 73.000 followers, in gran parte musicisti o comunque amanti della musica.

Una pagina né informativa, né divulgativa ma prettamente satirica; si scherza sulle fisime dei musicisti, sui luoghi comuni (molti post insistono sul ruolo negletto dei bassisti nei gruppi o sulla sopravvalutazione dei cantanti), vengono lanciati sondaggi, il tutto generalmente tramite 'meme', che per chi non lo sapesse sono immagini arricchite da scritte divertenti.

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Il livello di interazione è piuttosto alto: gli utenti non si limitano ad esprimere il loro apprezzamento per un post piuttosto che per un altro ma commentano in gran numero, talvolta anche - soprattutto i neofiti, immagino - prendendo sul serio ciò che serio non è mai e dunque alimentando futili polemiche. Ma sono una minoranza: in realtà si sta imponendo come una piccola comunità virtuale che accetta di prendersi in giro e a ricambiare con allegria.

Ce n'è un po' per tutti: per la proverbiale 'purezza' dei jazzisti, per coloro che non conoscono o usano impropriamente i termini musicali, per quei musicisti anche noti (anzi, soprattutto noti) la cui produzione risulta particolarmente ripetitiva (ce n'è uno particolarmente preso di mira ma di cui non faccio il nome).

Personalmente, i post che mi divertono di più sono i "sondaggi", che di scientifico non hanno nulla ma sui quali ogni utente è chiamato a dire la sua. Più in particolare, c'è un filone recente che è tra i miei preferiti, perché si lega alla mia passione per i giochi di parole (già manifesta in un mio precedente post).

Il moderatore chiede, ad esempio, di cambiare una lettera al titolo di una canzone e spiegare il significato del nuovo titolo oppure di togliere una lettera al nome di un gruppo musicale o di un cantante ottenendo comunque una parola o frase di senso compiuto.

Qualche esempio: nel primo caso un utente risponde "Finché la banca va" spiegando che il titolo fa riferimento ad una profetica Orietta Berti che analizza strategie economico-politiche del libero mercato, offrendone una lungimirante interpretazione filogovernativa. Oppure "L'asola che non c'è" in cui Bennato racconta l'impossibilità di abbottonare una camicia.

Nel secondo caso: "Reato Zero, rabbioso cantautore che rivendica la propria innocenza dopo un'adolescenza trascorsa in carcere minorile", oppure "Ariano Celentano, cantante molleggiato con il mito della razza" o ancora "Little Toy, famoso sammarinese autore e interprete di canzoncine per bambini" (avrete capito che si tratta rispettivamente di Renato Zero, Adriano Celentano e Little Tony).

Ce n'è di che leggere e in gran parte divertirsi: i commenti al primo post sono stati ben 344 e al secondo 589!

Non mi sembra di aver mai ceduto prima alle simpatiche provocazioni di Giovanni all'heavy fino ad un paio di sere fa, quando un post mi ha particolarmente "stuzzicato". Il sondaggio recitava: "Scrivi il testo di una canzone che travisavi da bambino". Qui mi sono sentito toccato dal vivo. Nel senso che attraverso gli anni mi è capitato più volte di leggere testi di canzoni ascoltate durante l'infanzia (ma a dire il vero anche durante l'adolescenza) e scoprire che sì, alcune parole erano diverse da quelle che nel frattempo si erano sedimentate nella mia memoria.

Mi è venuto subito in mente "Il tempo di morire" di Lucio Battisti i cui primi versi recitano "Motocicletta, 10 HP" (cioè dieciaccapi) e che all'uscita del disco alla fine degli anni '60 a me suonava chiaramente come "Motocicletta riesci a capir". Dunque ho raccolto l'invito e postato quanto sopra. Nel giro di pochi minuti, decine di utenti postavano la mia stessa frase mentre altri commentavano - tra il divertimento e lo stupore - di come fossero caduti nello stesso equivoco (con piccole varianti, tipo "riesci a capì" o addirittura dichiarando di aver equivocato anche il proseguo della canzone con "tutta comandi" al posto di "tutta cromata" e con "E guai se dici sì" al posto di "è tua se dici sì".

Sottratte un paio di ore al sonno ma in uno stato di intima allegria e di piacevole condivisione, ho atteso di vedere gli altri commenti che si dipanavano ad un ritmo incessante raggiungendo infine (ma il numero potrebbe crescere nei prossimi giorni) il numero di quasi 500.

Cito quindi alcune "perle", non mie, tra quelle che mi hanno più divertito. "Marcello è sempre più blu" al posto di "Ma il cielo è sempre più blu" (Rino Gaetano). "Bello, bello e impossibile... con gli occhi neri e il tuo SAPONE DI ORIENTALE" (Gianna Nannini). "Amor mio basto io, grandi occhi e gran divani avrò per teee. (Mina). "In fondo all'anima c'è l'immensi e immenso amore" (Battisti). A proposito di quest'ultima, la travisavo anch'io da bambino, proprio così e come me altri, a leggere i commenti. Tra cui ce n'è uno, di una utente che c'è rimasta male perchè pensava ancora, in età adulta, che il testo fosse quello (seppure incomprensibile)! Il primo utente ha quindi tempestivamente e generosamente precisato che si trattava di "Cieli immensi e immenso amore".

Certo, molti commenti sono chiaramente forzati, tradendo lo spirito del "sondaggio", cioè inventati al momento, alcuni volgarmente storpiati, altri francamente incomprensibili. Ma sicuramente sincero è quell'utente che pensava che Edoardo Vianello cantasse "Noi siamo quelli che nelle QUATTR'ORE (invece che EQUATORE) vediamo per primi la luce del sole, siamo i Watussi..." o quello che dai Rokes percepiva "C'è una STRADA (invece che STRANA) espressione nei tuoi occhi" dei Rokes.

Mi sono interrogato su questi travisamenti che in parte erano dovuti ai limiti cognitivi della fanciullezza ma forse anche dalla scarsa fedeltà di molti apparecchi riproduttivi degli anni '60 e '70, come i mangiadischi, gli stereo delle automobili e le radio monofoniche che non consentivano di cogliere alcune sfumature. In più i testi delle canzoni non erano così disponibili come lo sono oggi grazie a Internet, non erano quasi mai riportati sui 45 giri o sulle audiocassette.

Trovare un po' di persone disponibili a rievocare e scherzare sulle proprie ingenuità ha rallegrato una mia serata di fine estate.


05 settembre 2017


Metti il buonumore a tavola

A cura di Alberto&Alberto

Il buon umore si costruisce anche con la dieta. Lo leggo stamattina su un articolo pubblicato sulla pagina Web del TgCom24 del maggio scorso: tratta di come il cibo, o almeno certi alimenti in particolare, possano favorire il benessere e la serenità. Dipende, ovviamente, dal loro contenuto, dalla presenza di sostanze che abbiano la capacità di agire favorevolmente con il nostro cervello.
La dopamina è una di queste, un trasmettitore nervoso che regola il piacere ed è sua volta sintetizzata da due aminoacidi, la tirosina e la fenilalanina. Perché ciò avvenga, però, è necessario assumere quest'ultima che non viene prodotta naturalmente dall'organismo. Ecco dunque come i cibi ricchi di proteine come carne, pesce, uova e formaggi aiutino la produzione di dopamina favorendo così il benessere.

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L'ormone della serenità è invece considerata la serotonina, la cui produzione è anch'essa legata ad un aminoacido, il triptofano, il quale viene veicolato e regolato dall'insulina a sua volta favorita dall'assunzione di carbodrati: l'avena, in particolare, è considerato più di altri il cibo del benessere.

Sostanze organiche che favoriscono il buonumore e il benessere sono gli Omega 3 e le vitamine. I primi si trovano nel pesce azzurro e nel salmone in ottima quantità come pure negli sgombri e nelle aringhe. Le vitamine, invece, dominano nella frutta e nella verdura, e l'effetto sull'umore è rappresentato dalla loro facoltà di favorire la trasformazione del triptofano in serotonina.

Tra i "cibi del buon umore" si annoverano le uova per il loro contenuto di magnesio, vitamine e minerali che aiutano a preservare le funzioni cognitive, la frutta secca anch'essa ricca di omega 3 (noci e mandorle, in primis), come pure i semi di lino e di girasole (si possono aggiungere nello yogurt o nell'insalata).

Il miele favorisce la calma. effetto che si ottiene anche mangiando un po' di cioccolato fondente grazie alla presenza dei flavonoidi; ma il piacere del cioccolato si spinge anche oltre e una dieta salutare ne può davvero beneficiare: ne abbiamo scritto in questo spazio tempo fa e per un ripasso cliccare qui.


29 agosto 2017


L'allegria di Topo Gigio va in mostra

A cura di Alberto&Alberto

E' una figura davvero molto familiare e amata, quella di Topo Gigio, il pupazzo inventato nel 1959 dall'autrice televisiva e animatrice Maria Perego e dal marito Federico Caldura. Ne scrivo oggi leggendo la notizia che il personaggio sarà protagonista della 53a edizione di "Un milione di giocattoli", mostra mercato del giocattolo d'epoca e da collezione che si svolgerà il 17 settembre a Cremona, frazione Cavatigozzi. L'ingresso sarà gratuito e con orario continuato dalle 9.30 alle 16. (info sul sito www.aigec.it opp. 349 8669571).

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In mostra, ci saranno i tanti pupazzi realizzati negli anni nei più diversi materiali, dalla stoffa alla plastica, alla ceramica. Con Topo Gigio, saranno presenti anche altri personaggi a lui legati, come l'amico Ino e la fidanzata Rosy Rosicchia. Ma la vera protagonista sarà la nostalgia.

La nostalgia della sua ironia sottile ma compresa da tutti, dell'innocenza che traspariva dagli occhi azzurri, di quella voce inconfondibile pur nel susseguirsi di vari doppiatori: il primo fu nientemeno che Domenico Modugno, agli esordi televisivi del personaggio tra il 1959 e il 1960, quando poi il testimone passò a Peppino Mazzullo, che lo mantenne per oltre 4 decenni, dal 1961 al 2006 (dopo una breve parentesi dal 2007 al 2009, quando fu doppiato da Davide Garbolino, dal 2010 la sua voce è di Leo Valli).

La nostalgia anche di un'Italia che riusciva ad esportare alla grande la propria creatività: Topo Gigio è apparso in trasmissioni televisive in tanti paesi del mondo, ottenendo ovunque notevole successo: negli Stati Uniti, in particolare, ha figurato ben 92 volte in una delle trasmissioni più popolari e seguite di tutti i tempi, l'Ed Sullivan Show.

Topo Gigio non è stato solo ospite di tanti spettacoli e varietà sul piccolo schermo: è stato 'testimonial' di una famosa marca di biscotti, protagonista di serie incentrate su di lui, ha ispirato libri e fumetti, ha inciso alcuni dischi ed ha figurato in due film, uno già nel 1961 ("Le avventure di Topo Gigio") e uno realizzato addirittura in Giappone nel 1969, "Topo Gigio e la guerra del missile", paese nel quale è stato al centro anche di una serie animata composta da 34 episodi nel 1988, "Bentornato Topo Gigio".

Un 'brand' planetario, quindi, la cui vasta diffusione non ha minimamente intaccato quello spirito di allegria e di tenerezza che sono alla base del personaggio. Personalmente, pur senza averlo più "frequentato" dagli anni della mia infanzia, ho ancora nelle orecchie quell'irresistibile intercalare: "Ma cosa mi dici mai!"


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