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19 maggio 2015


Brr… che allegria!

A cura di Alberto&Alberto

L'allegria nella semplicità. In quella piacevolissima sensazione che si prova accostandolo alle labbra. Il ghiacciolo.

Colorato perché all'arancia, all'amarena, alla menta. Bianco perché al limone (anche giallo, ma attenzione ai coloranti!). A ciascuno il suo ma resistervi, quando il caldo si fa sentire, è davvero difficile. Tanto per i bambini quanto per gli adulti.

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E' il gelato più economico che c'è ed anche questo lo rende simpatico. Quello di marca si distingue per la confezione (e il prezzo, generalmente appena un po' più elevato) ma la differenza con quello "anonimo" è difficile da cogliere. Succo di frutta, sciroppo e acqua, portati a bassa temperatura: una ricetta anch'essa estremamente semplice. E dunque facilmente replicabile a casa, dove oltre agli ingredienti suddetti bisognerà procurarsi gli stampi e gli stecchini da gelato, rintracciabili nei negozi casalinghi o nei supermercati. Così come sono comunemente rintracciabili gli altrettanto gustosi Polaretti, il cui nome è entrato nel linguaggio comune ma che è un marchio registrato, prodotti da una azienda catanese fondata nel lontano 1914. In questo caso, la procedura di preparazione è ancora più semplice: così come sono, basta infilarli nel congelatore, attendere qualche ora per poi trovarli pronti per l'uso.

Di origine siciliana anche l'altro dolce freddo, tipico dell'estate, la granita, cui si aggiunge il "cugino" sorbetto. Nasce in Sicilia, sì, ma a seguito della dominazione araba. Gli arabi portarono sull'isola la ricetta dello "sherbet" (da cui poi origina il nome 'sorbetto'), una bevanda ghiacciata e aromatizzata e a partire da tale ricetta i siciliani inventarono la granita utilizzando la neve dell'Etna che veniva conservata durante l'inverno in apposite costruzioni in pietra per poi essere recuperata in estate e, diventata ormai ghiaccio, "grattata" e mescolata con sciroppi di frutta: è anche il procedimento alla base della "grattachecca" romana.

In Sicilia sopravvivono, secondo le zone, diverse ricette per preparare le granite o i sorbetti, variando per consistenza e per ingredienti; in qualche caso, è difficile distinguere le une dagli altri. E poi ancora vi sono le cosiddette "gramolate", che hanno come ingrediente principale la polpa della frutta anziché i succhi e gli infusi della granita.

A ciascuno il suo ma il risultato sarà sempre gustoso e rinfrescante al palato. Al riparo dalle congestioni, però!

Cercando qualche ricetta pratica per i ghiaccioli su YouTube mi sono imbattuto in quella che posto qui sotto, che ha la particolarità di proporre i ghiaccioli preparati con frutta fresca. E di essere anche divertente!


12 maggio 2015


Pane, amore, fantasia e l'Alzheimer va via?

A cura di Alberto&Alberto

Un comunicato stampa ricevuto qualche giorno fa mi ha reso di buonumore ma i primi a rallegrarsi dovrebbero essere coloro che sono parte in causa: le persone avanti con l'età e che sono alle prese con i primi segni del decadimento cerebrale. Per usare un termine un po' più "brutale", ancorché scientificamente corretto: con la demenza.

Nel comunicato in questione si riportano i risultati di una sperimentazione del Centro Nazionale delle Ricerche e più precisamente degli Istituti di Neuroscienze e di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, Stella Maris e laboratori riuniti in un progetto denominato "Train the Brain".

I risultati di tale sperimentazione verranno illustrati a Pistoia nel corso del 6° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (15 - 16 maggio) dalla psicobiologa dell’Università di Firenze e del Cnr Nicoletta Berardi. In quella sede, la ricercatrice annuncerà che le "cavie" di "Train the Brain" sono uscite dall'esperimento con sensibili miglioramenti delle loro condizioni mentali e con ottime probabilità che tali miglioramenti persistano.

Ma in cosa consisteva la sperimentazione? Semplicemente in un piacevole allenamento del cervello (quindi dei neuroni) e delle gambe (quindi un po' di attività fisica) in un contesto socializzante. In una semplice espressione: una medicina senza medicina.

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L'idea di "Train the Brain" è del neurobiologo Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia dei Lincei e parte dal riscontro dei dati sociali ed economici provocati dalla demenza senile. Ne soffrono circa 1,2 milioni di persone in Italia con una spesa media annuale di ben € 50.000 a testa conteggiando sia i costi diretti (i farmaci - quasi mai risolutivi - l'assistenza, i ricoveri, le analisi) che quelli indiretti, generati dall'abbandono del lavoro da parte dei pazienti e talvolta anche dei loro familiari che devono assisterli.

La cura della "medicina senza medicina" dura circa sette mesi per tre mattine alla settimana. Include la visione di film scelti da pazienti, con tanto di dibattito finale (il classico "cineforum", insomma). I medici consigliano anche dei titoli: "Pane, amore e fantasia" (da cui lo scherzoso titolo del post odierno), "Forrest Gump", "La finestra sul cortile" e "I soliti ignoti". Vengono poi i giochi da fare insieme (anche qui ci sono suggerimenti, come gli altrettanto classici Musichiere e Scarabeo), la musicoterapia (intesa anche come prova di memoria sulle canzoni meglio conosciute dal gruppo dei pazienti), quiz e giochi di memoria, tutto ciò che concorre a mantenere attivo il cervello.

E poi c'è ovviamente l'attività fisica, i cui effetti si ripercuotono sulle funzionalità cerebrali: nulla di troppo impegnativo, basta camminare, fare cyclette, ginnastica dolce e stretching.

Secondo la già citata Prof.ssa Berardi: “L’effetto benefico dell’arricchimento ambientale sul cervello era già emerso chiaramente dai modelli sperimentali e oggi Train the Brain lo conferma. Dimostra cioè che il cervello dell’anziano sano, ma anche nelle fasi iniziali di malattia, mantiene plasticità e capacità di recupero e riadattamento. Inoltre il processo può essere facilitato facendo regolare esercizio fisico, tenendo la mente attiva, conservando rapporti sociali”.

I risultati della sperimentazione, d'altronde, parlano chiaro: l'80% delle "cavie" dell'esperimento ha mostrato notevoli progressi in termini di funzionalità vascolare e cerebrale rispetto al cosiddetto "gruppo di controllo", ovvero coloro che non hanno preso parte direttamente all'esperimento. E dati raccolti nel periodo successivo alla sperimentazione indicano anche una propensione al mantenimento del benessere psicofisico dei pazienti coinvolti.

Se i miei neuroni siano ancora perfettamente funzionanti non saprei, ma nel dubbio una bella "ripassatina" di "Pane, amore e fantasia" me la faccio anche io. Male non mi può fare.


28 aprile 2015


Il benessere nelle arti marziali

A cura di Alberto&Alberto

Credo che ormai tutti siamo consapevoli che le arti marziali non sono una pratica violenta, tutt'altro. Il loro valore educativo, oltre che sportivo, è messo in evidenza da chiunque la insegni o la pratichi. E tra questi ultimi non vi è barriera di età o di sesso; per quanto riguarda i bambini, poi, le arti marziali sono fortemente consigliate anche a quei genitori che temono per l'incolumità dei propri figli che hanno invece la possibilità, come accade con quasi tutti gli sport di combattimento, di lavorare sulla coordinazione e sulla mobilità articolare, oltre ad entrare in contatto con la propria aggressività ed imparare a conoscerla.

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Ho avuto modo di assistere a qualche lezione di kung fu impartita a mio figlio di 6 anni insieme a suoi coetanei e la loro allegria, nel corso dell'allenamento, era evidente: naturalmente, prima di passare alla pratica vera e propria della disciplina, ogni lezione prevede una prima, lunga fase di ginnastica ed anche questa viene affrontata di buon grado dai bambini, se opportunamente stimolati.

Judo, Jung Fu, Karatè, Tae kwon do: tutte le arti marziali sono sport completi che coinvolgono tutti i muscoli e le articolazioni del corpo, per questo consigliati allo stesso modo a bambini, adolescenti ed adulti. Ma naturalmente sono uno diverso dall'altro e ciascuno potrà scoprire quale il più adatto a lui.

Mi aiuto con la bella sezione di benessere.com dedicata alle arti marziali per una rapida disamina delle differenze tra una disciplina e l'altra.

Il Judo insegna principalmente il controllo della mente e del corpo: il suo nome deriva dagli ideogrammi "Ju" che significa flessibilità, dolcezza e "do" che significa percorso, secondo il concetto tipicamente orientale. Il suo scopo educativo è quello di fare emergere la personalità dell'individuo attraverso una lotta non violenta in cui il praticante sembra cedere alla forza dell'avversario, non opponendovi resistenza mentre invece sta trovando il modo di creare uno squilibrio in lui per infine batterlo.

Il Kung Fu, lo sport tradizionale della Cina reso celebre in Occidente dai film con Bruce Lee, si basa su combattimenti effettuati con movimenti fluidi, morbidi ed eleganti e pose plastiche. La pratica regala una sensazione di benessere che si riflette sulla vita quotidiana, dopo che si è acquisita familiarità con gli aspetti respiratori ed energetici che vengono impartiti.

Karate significa "combattimento a mano nuda", figura tra le attività sportive che richiedono maggior dispendio energetico e prevede combattimenti tra due avversari durante i quali si utilizzano tecniche di braccia, gambe, gomiti e ginocchia. Una delle due specialità delle quali si compone (il 'kata'), tuttavia, vede il praticante svolgere da solo sequenze di gesti ben codificati simulando un combattimento contro un avversario inesistente.

Il Tae Kwon Do, infine: il termine proviene dal coreano e significa letteralmente Arte di calciare e di colpire con il pugno. La disciplina ha attinto sia le tecniche veloci e lineari del karatè giapponese che i movimenti fluidi e circolari del Kung Fu cinese. Ma la sua peculiarità risiede nelle sue tecniche di gamba che tra calci circolari ed in volo e calci multipli risultano spettacolari, oltre che efficaci e dinamici.

Ho citato solo le discipline più note ma le arti marziali sono molte di più (per un panorama sufficientemente rappresentativo rinvio alla sezione già citata di benessere.com). Per tutte, nessuna esclusa, vale la regola per cui apprendere la tecnica non è un fatto fine a se stesso ma l'inizio di un percorso mirato all'integrazione tra mente e il corpo e alla realizzazione del sé.

In tema di allegria: a me questo video e soprattutto risentire dopo tanto tempo questa vecchia canzone ha messo di buonumore!


21 aprile 2015


Ci mangiamo un bel gelato?

A cura di Alberto&Alberto

Confezionati o "sfusi" (ovvero artigianali, ma non sempre) i gelati sono oggi disponibili e consumati tutto l'anno e in ogni stagione. Ma è con il primo sole di primavera che il loro richiamo diviene irresistibile; la prima coppetta o cono della stagione primaverile, magari assaporato comodamente seduti o passeggiando con calma, è un rito per molti - me compreso - irrinunciabile.

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Ho l'impressione, quasi una certezza, che le gelaterie negli ultimi anni siano aumentate di numero. In certe zone centrali delle grandi città, se ne possono trovare una accanto ad un'altra. Ed è aumentata quindi la competitività che spesso si traduce in una gara a chi espone meglio le vaschette, a chi propone i gusti più originali, a chi li rende più appetitosi allo sguardo. O a chi ha il marchio più "trendy": proliferano anche le catene di franchising e rinfranca il fatto che si tratta di marchi perlopiù italiani, vantando noi una solida tradizione nel settore.

Fu un italiano ad inventare il gelato così come lo conosciamo: si chiamava Procopio dei Coltelli, era un cuoco e pasticciere e la sua invenzione risale alla seconda metà del XVII secolo, legata al commercio della neve dell'Etna (era siciliano di nascita). Trasferitosi a Parigi, egli fondò un caffè che è ritenuto il più antico della città e che ancora sopravvive, anche se trasformato in Ristorante (Le Procope in rue de l'Ancienne Comédie).

Il gelato italiano resta il più rinomato e richiesto nel mondo; sorprende il fatto che negli Stati Uniti, ad esempio, il consumo procapite annuo sia di circa quattro volte di quello che si registra nel nostro paese. Posso immaginare che il gelato confezionato abbia il sopravvento in terra americana, anche se non ho dati al riguardo. So, invece, che per gli italiani i gelati confezionati o artigianali pari sono, in quanto a preferenza. Prevale, per quanto riguarda i primi, la considerazione che siano più sicuri dal punto di via dell'igiene; di contro, come si osserva nell'articolo dedicato al gelato in benessere.com, il gelato confezionato soffre di una certa omogeneità nel gusto ed è meno soffice e cremoso di quello artigianale, per via dei processi di conservazione.

Per quanto riguarda il gelato artigianale, gli esperti di alimentazione consigliano di sceglierlo con cura, ovvero di acquistarlo in esercizi conosciuti e "sicuri" sul piano dell'igiene; tra gli ingredienti fondamentali nella sua preparazione, almeno nei gusti alla crema, vi è l'uovo crudo che è un alimento che può essere responsabile di intossicazioni da Staphylococcus aureus.

Sempre gli esperti, però, segnalano che i gelati, se assunti in modo moderato e intelligente possono contribuire ad una dieta sana ed equilibrata (possono costituire un valido sostituto del pranzo, ad esempio). Essi sono infatti privi di grassi, sviluppano dalle 80 alle 120 Kilocalorie per 100 grammi; quelli alla crema di uovo ed al latte contengono proteine nobili e sviluppano dalle 160 alle 220 Kilocalorie per 100 grammi.

Il benessere è anche nel gelato, quindi, tanto dal punto di vista nutrizionale che nel piacere che esso offre. Ma qualche gelato può fare meglio di un altro. Ad esempio, proprio su benessere.com abbiamo segnalato, con una videointervista che posto qui sotto, che si sta affacciando sul mercato un tipo di gelato considerato particolarmente salubre perché preparato con l'azoto, sostanza inerte e per nulla pericolosa che offre il vantaggio di abbattere rapidamente la temperatura evitando la creazione dei cristalli di ghiaccio e rendendo quindi il sapore del gelato più "vivo". Il pasticcere che lo ha inventato, Marios Gerakis (bergamasco di origine greca) sostiene di non aggiungerviproteine animali o vegetali, né additivi che siano sintetici o naturali. Solo succo e polpa, zuccheri e acqua per i gelati alla frutta; così ha conquistato anche le persone che sono soggette ad allergie alimentari e i vegani. Peccato che, almeno per ora, per gustarlo bisogna spingersi fino a Bergamo


14 aprile 2015


L'allegria nelle margherite

A cura di Alberto&Alberto

Le rondini, il primo sole, l'aria che cambia, sono tanti i segni che ci annunciano l'arrivo della primavera ma il mio pur piccolo giardino quasi improvvisamente pullula di margherite e mi dico: stavolta ci siamo veramente. Ed è un grand bel vedere.

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Perché la margherita, credo sia il fiore più semplice e allegro che ci sia e il bello è che la vedi spuntare quasi ovunque. La margherita è il fiore dalle virtù profetiche di "m'ama o non m'ama" e dunque il fiore dell'amore: una tradizione popolare dice che regalare un mazzolino di margherite alla donna amata equivale ad una solenne promessa di fedeltà. A loro volta, le donne nell'antichità, più precisamente nel Medioevo, usavano decorare gli scudi dei guerrieri dei quali erano innamorate con una corona di margherite; se invece la corona la ponevano sopra la loro testa, era per comunicare che accettavano una proposta di matrimonio.

Da un sito apprendo che un mazzo di margherite celebra un 5° anniversario e un bouquet viene donato come regalo alle neo-mamme per accogliere il neonato, ciò in base al fatto che il fiore richiama l'immagine del sole e come tale illumina la vita delle persone.

Apprendo anche la margherita è il simbolo della purezza e dell'innocenza, sia del corpo che dello spirito, e dunque simbolo dell'infanzia. Secondo la tradizione cattolica, essa richiama la bontà d'animo.

Non solo prati e vasi: la margherita viene utilizzata anche in cucina per preparare infusi utili a mitigare la tosse o dolori da coliche intestinali e può essere anche un ingrediente per le insalate, mantenendo le sue proprietà diuretiche, rinfrescanti, antinfiammatorie e astringenti. In fitoterapia, essa può essere utile in presenza di lesioni muscolari.

Da segnalare, infine, che il nome proprio Margherita fino al Medioevo veniva assegnato in virtù della sua etimologia: esso deriva dal greco - Margaritès - e significa 'perla' così che con tale nome si voleva evocare luminosità e bellezza.

Come detto, il mio prato è in questi giorni dominato dal bianco e dal giallo delle margherite. Ma se i fiori non fossero usciti naturalmente, come avrei fatto a coltivarli? Mi viene in aiuto un sito di giardinaggio che mi spiega come la margherita non abbia particolari esigenze rispetto al terreno in cui crescere e sotto quale clima. Tuttavia vi sono delle condizioni ottimali per la sua coltura, ovvero i luoghi erbosi, zone un po' umide ma ben esposte alla luce e al sole (con un po' d'ombra), protette dal vento che è un elemento che ne contrasta la crescita, così come il gelo (e dunque, se si vogliono mantenere le margherite anche durante la stagione fredda, sarà necessario coprirle). Il terreno può essere concimato, possibilmente con sostanze specifiche, e le margherite, una volta spuntate, dovranno essere innaffiate in modo omogeneo circa 2 volte al giorno in estate (una volta ogni 2 giorni in inverno).

È utile ricordare anche come il giardinaggio sia una straordinaria fonte di benessere?


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