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06 gennaio 2015


Starmale… in libreria

A cura di Alberto&Alberto

Poco più di un anno fa, scoprivo "Starmale" (sottotitolo: mensile di cose brutte, malessere e disagi), parodia ben congegnata e molto divertente delle riviste che si occupano di salute e benessere (e, se vogliamo, anche dei siti Internet, benessere.com su tutti). Rivista peraltro solo "virtuale", trattandosi semplicemente di copertine riprodotte su un sito dedicato oltre che su Facebook che ribaltano i concetti - o gli stereotipi, - dello starbene, nelle sue varie accezioni, salute, psicologia, fitness, proprio quelle che da sempre caratterizzano il nostro sito!

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Non mi stupisce scoprire oggi che il sito è diventato oggetto di culto, al punto che proprio in questi giorni esce in libreria un volume - "Starmale: guida ragionata ad un malessere consapevole" che raccoglie tutte le copertine della finta rivista, oltre alle varie rubriche già proposte sul sito (www.starmale.net) e nuovi contenuti. il tutto, come verifico, ad un prezzo decisamente appetibile (che di questi tempi vuol dire molto!).

Nell'occasione, torno volentieri ad occuparmi della sagace creazione dell'umorista Emanuele Martorelli, (che si autoproclama "indirettore" della rivista), dopo aver compiuto innanzitutto una ricognizione del sito che scopro essersi arricchito di nuovi contenuti e immagini dall'ultima volta che lo avevo visitato. Ahinoi, però, l'ultima copertina della ormai mitica rivista "insalutare" risale al settembre scorso. Ma è, come al solito, assai spassosa: tra i titoli vi sono: "Rafforzare la propriocezione indicandosi costantemente", "Settembre: impariamo a percepire ogni ravvio come falsa partenza". Tra le rubriche: "Zittire l'analista in maniera elegante e professionale" e "Dieci tecniche per riuscire a parlarsi sopra da soli". E, ancora, a proposito di "Sport Estremi": "Una Nail Care" (cura delle unghie, n.d.r.) accurata durante un attacco di panico".

Non solo copertine: nel sito si trova, in buona evidenza, un "test psicoattutudinale di scritta cremativa", con il quale si invitano gli utenti a "offrire ai posteri un'idea rappresentativa di te senza andartene" attraverso un messaggio per la posterità di 300 caratteri (un "messaggio chiaro e deFinitivo"!).

Da non perdere anche lo "Zoodiaco" (oroscopo decisamente sui generis). Prime righe folgoranti: a proposito della Bilancia (23 settembre - 22 ottobre) si comincia con "Chi nasce sotto questo segno è alla costante ricerca di equilibrio e armonia, tratti che riesce a infondere più o meno in tutto il circondario tranne che in sè". E il seguito è, ovviamente, sullo stesso tono.

Tutto molto divertente. Purché non si dimentichi che si tratta di uno scherzo. E che la salute è e resta una cosa seria. O no?





30 dicembre 2014


Alzati, che si sta alzando…

A cura di Alberto&Alberto

Stavo passeggiando con la mia famiglia nel centro storico di Roma, in questi giorni di festa quando, dopo aver incrociato vari saltimbanchi, prestigiatori, mimi e mangiatori di fuoco (ma soprattutto tanti venditori ambulanti), ci siamo imbattuti in tre tizi dall'abbigliamento pittoresco che si accingevano ad esibirsi per un pubblico che si faceva sempre più numeroso nella bella e caratteristica Piazza Campo de' Fiori.

Artisti di strada. Ma che bravi! Uno dei tre, dall'aria molto simpatica, ha iniziato a declamare poesie in "romanesco", dopo averne illustrato le origini e l'autore. E tra una poesia e l'altra, i tre intonavano alcuni classici della canzone popolare romana, con un garbo che raramente ho riscontrato altrove (ché sovente si tende ad eseguirle sguaiatamente). Sorrisi del pubblico, allegria, qualcuno si univa intrepidamente ai cori (io compreso!), i bambini assistevano incantati, tanti applausi al termine di ogni numero.

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Da artisti di strada, anche i "Ponentino Trio" - questo il loro nome, assai evocativo per ogni romano - concludevano la loro breve ma rimarchevole performance passando tra gli spettatori con il cappello (anzi, un cilindro!) per raccogliere le loro offerte e per distribuire depliant descrittivi della loro attività. Ho quindi appreso che ciascuno di loro può vantare esperienze artistiche e didattiche di tutto rispetto: si tratta di insegnanti, musico terapeuti, studiosi e cultori della canzone e della letteratura popolare, scenografi; lei è anche danzatrice, regista teatrale e ricercatrice; uno ha lavorato come clown nel circo e si è esibito nella strada, nel teatro, negli ospedali, nelle carceri e nelle carovane girovaghe. Mi pento di non essermi soffermato a fare la loro conoscenza diretta ma voglio ugualmente citare i loro nomi, come li leggo dal depliant, sono: Costantino Pucci, Daniela De Angelis e Cesario Oliva.

Il trio si esibisce nei contesti più diversi: matrimoni, serenate, tengono lezioni e laboratori nelle scuole, fanno da guida nelle visite culturali e conoscono e diffondono storie, canzoni, dialoghi dei tanti film che sono stati girati nella Città Eterna. Aldilà dei pochi spiccioli che potranno raccogliere nelle esibizioni quali quella cui abbiamo assistito, sono certo che vi è in loro la consapevolezza che la cultura popolare, come tale, debba essere usufruita e apprezzata proprio tra la gente, tra coloro per i quali quelle canzoni e poesie sono nate e si sono diffuse.

Scrivo di una esperienza che nel mio caso è romana ma che poteva essere vissuta in un'altra città; in quella dell'"altro" Alberto, Bergamo ma anche a Milano, Palermo, Napoli, Firenze o ancora di più nei piccoli centri dove il senso di appartenenza resta più vivo e sentito. Una situazione del tutto casuale che mi ha ricollegato, nel miglior modo possibile, alla grande tradizione popolare della mia città in un clima di condivisione che è sempre più raro riscontrare, tanto più in un grande contesto urbano.

La circostanza mi ha fatto riflettere sul valore della cultura popolare, nel senso di cultura legata alla tradizione. Al netto dei gusti individuali in fatto di letteratura, poesia e musica, c'è sempre qualcosa nella cultura popolare che risveglia sensazioni sopite ma ben presenti in ciascuno di noi, rinviando a ricordi d'infanzia o comunque di bei momenti della nostra vita, condivisi con persone che sono nate o cresciute nella stessa terra. Nella loro riconoscibilità - non necessariamente dei testi e delle melodie, ma proprio della cultura di cui sono permeate - risiede la loro forza evocativa.

La cultura popolare, tuttavia e se realmente genuina, sa spesso conquistare e trascinare anche persone originarie delle più diverse appartenenze geografiche. Mi viene in mente la "Notte della Taranta", il festival di musica popolare salentina che ogni anno e da ormai tre lustri richiama nel mese di agosto in alcuni comuni pugliesi centinaia di migliaia di spettatori provenienti da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Un fenomeno mai intaccato da episodi di violenza o di intolleranza che funestano talvolta altri eventi di massa, come le partite di calcio ad esempio. L'allegria regna sovrana e guai a rovinare la festa!

Alzati che si sta alzando la musica popolare, cantava qualche anno fa Ivano Fossati. Approvo.


23 dicembre 2014


Canta che è Natale!

A cura di Alberto&Alberto

A partire già dai primi giorni di dicembre è pressoché impossibile sfuggire ad un motivo o una canzone natalizia, fanno parte della cornice, come l'albero e le luci. Il suono inconfondibile dei sonagli della slitta risuona attraverso la televisione, la radio, gli impianti audio dei negozi e dei supermercati. Contribuiscono all'atmosfera festosa, rallegrano. Per poi dileguarsi da un giorno all'altro, già dopo il giorno di Natale.

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Un tema, quello del Natale, che ha dato origine a migliaia di canzoni, alcune delle quali più fortunate di altre, alcune conosciute a livello planetario, altre relegate nell'oblio. Incalcolabili gli esecutori: con le canzoni natalizie si sono cimentati più o meno tutti, dai grandi tenori ai rockers più agguerriti, alcuni arrivando ad incidere inaspettatamente interi album, da Mina a Bob Dylan.

E quante storie curiose, dietro i più celebri motivi natalizi. Sapevate, ad esempio, che "Jingle Bells" era stata scritta non per il Natale ma per il Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento? L'autore è un tal James Pierpoint che la pubblicò, naturalmente in forma di spartito (il fonografo non era ancora stato inventato) nel 1857 con il titolo "One Horse Open Sleigh", poi mutato due anni dopo in  "Jingle Bells, or the One Horse Open Sleigh" e infine in "Jingle Bells". Il titolo e il testo sembra facciano riferimento alle corse delle slitte che si svolgevano all'epoca nella città del compositore,  nel Massachusetts; il testo, in particolare, ha conosciuto alcune variazioni nel tempo rispetto all'originale. Diverse le traduzioni nelle varie lingue: in italiano, in particolare, esistono almeno due versioni diverse del testo. Dal 1890 e fino al 1954 "Jingle Bells" ha figurato nella classifica delle 25 canzoni più registrate nella storia. Tra i suoi innumerevoli esecutori figurano Louis Armstrong, i Beatles, Frank Sinatra e Luciano Pavarotti.

"White Christmas", dal canto suo, è il singolo più venduto di sempre: nella versione di Bing Crosby ha totalizzato oltre 50 milioni di copie e non è mai uscito di produzione dall'anno della sua prima incisione del 1942. Da Wikipedia, apprendo però che la versione che circola è quella che Crosby dovette reincidere nel 1947 dopo che il nastro originale si era deteriorato, ma che fu eseguita ricalcando pedissequamente la versione incisa precedentemente, utilizzando anche la stessa orchestra e lo stesso coro. Nel 1943, intanto, la canzone aveva vinto anche un Oscar, tratta dal film "La taverna dell'allegria" sempre nella esecuzione di Bing Crosby che poi la cantò nuovamente in un musical del 1954 da lui stesso interpretato insieme a Danny Kaye che si intitolava proprio "White Christmas" ("Bianco Natale" in italiano). L'Oscar è stato l'unico vinto da uno dei più grandi compositori americani del secolo scorso, Irving Berlin. Dopo il 1954, la canzone ha strappato a "Jingle Bells" il primato della più incisa di sempre: oltre 500 versioni tra cui moltissime italiane.

Altra celeberrima canzone natalizia è "Silent Night" che nasce in Austria, nel secondo decennio del XIX secolo come "Stille Nacht" e che in italiano è diventata "Astro del ciel" con un testo del tutto originale ad opera di un prete bergamasco, Angelo Meli. Nell'incisione ancora una volta di Bing Crosby ha venduto oltre 30 milioni di copie, figurando al quarto posto della classifica capitanata dallo stesso artista. Classifica che annovera anche "All I Want for Christmas in You" di Mariah Carey (20 milioni di copie a partire dal 1994) e "Rudolph the Red-Nosed Reindeer" di Gene Autry (1949, 18 milioni di copie vendute).

Ancora più antica è "Tu scendi dalle stelle" che ha origini italiane e che deriva da una canzone napoletana "Quando nascette Ninno", scritta dal vescovo napoletano Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1754.

La classifica delle 10 canzoni natalizie più ascoltate, secondo i conteggi legati ai copyright delle canzoni stesse, annovera anche un 'classico' relativamente recente come "Last Christmas" dei Wham! di George Michael, particolarmente gradita al pubblico giovanile. Una curiosità legata alla canzone, i cui proventi delle vendite del 45 giri furono devoluti per contribuire a fronteggiare la carestia in Etiopia del 1984-1985, è che fu scritta inizialmente come "Last Easter" ("La scorsa Pasqua"), mutando poi titolo e testo su insistenza della casa discografica che ne volle anticipare l'uscita dalla Pasqua 1985 al Natale dell'anno precedente!


16 dicembre 2014


Alla ricerca della buona notizia/3

A cura di Alberto&Alberto

Terza e ultima (per ora) caccia alla buona notizia sui quotidiani on line. Oggi ho scelto la Stampa.it (in precedenza, avevo "scandagliato" Repubblica.it e Corsera.it), dove mi saluta subito la faccia di Roberto Benigni, protagonista ieri sera di un entusiasmante show televisivo dedicato alla Bibbia e ai Dieci Comandamenti. I dati di ascolto del programma non sono ancora stati resi noti ma sarà stato sicuramente un successo: personalmente ho "mancato" la prima parte, quella dedicata all'attualità e alla satira politica e dunque sicuramente più divertente, ma mi sono comunque lasciato ancora una volta trascinare dall'entusiasmo e dalla profondità di Benigni. E per questa è una buona notizia.

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Devo faticare non poco - ancora una volta - per trovarne un'altra. O meglio, trovare qualcosa che non abbia a che fare con sentimenti o atti negativi. Così mi "infilo" in un bello spot spagnolo che promuove l'adozione dei cani nei canili e poi approfondisco la notizia che in Romania alcuni cani ex randagi vengono impiegati per tenere compagnia agli anziani di una casa di cura; scopro così che in Romania i cani randagi rappresentano da qualche anno un problema pubblico, che essi vengono generalmente catturati e poi repressi nei canili, si spera quindi che il progetto che per ora riguarda pochi animali trovi altre possibilità di applicazione. Subito dopo mi imbatto in un filmato credo di origine ungherese nel quale sempre un gruppetto di cani addobba l'albero di Natale. Ho la sensazione di averlo già visto, l'anno scorso o prima ancora: lo cerco su YouTube  e scopro che è del 2008, già visto da oltre 10 milioni di persone. Se qualcuno di voi non è tra quelli, può vederlo in fondo al post.

Tra le buone notizie (come sempre poche, ahinoi) vi è quella che a Lima, dove è in corso una conferenza Onu, si sono compiuti significativi passi in avanti verso la riduzione delle emissioni. E' stato infatti approvato un documento in base al quale i paesi che lo hanno firmato si sono impegnati a svolgere una serie di azioni che porteranno, da qui a qualche mese, ad un accordo universale che limiterà il riscaldamento climatico a 2 gradi.

Infine: si scopre che la Sardegna, e più precisamente la provincia di Nuoro, è una delle cinque zone al mondo nelle quali si vive di più e meglio. Un gruppo di ricercatori americani sta cercando di studiare le motivazioni di tale fenomeno - prescindendo dalle predisposizioni genetiche - per poterle replicare altrove.




09 dicembre 2014


Quelli che... Facebook

A cura di Alberto&Alberto

Amato e vituperato in egual misura. Ma mai ignorato, ormai presente nella vita e nel linguaggio delle persone ad ogni latitudine. Facebook ha diviso il mondo tra chi lo utilizza e chi no; tra i primi c'è chi lo fa più assiduamente fino ad esserne addirittura dipendente. Tra i secondi c'è chi teme di essere importunato, chi pensa che non serva a nulla e chi è molto geloso della propria privacy.

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Io ho una pagina Facebook che consulto con una certa regolarità così come, di tanto in tanto, 'posto' qualche fotografia, metto 'mi piace' ai post che attirano la mia attenzione, lascio qualche commento e, più raramente, 'chatto' con qualche amico o amica. Il tutto trascorrendovi pochi minuti al giorno, corrispondenti ad un po' di sano relax.

Ma ciò che più conta per me è che Facebook mi mette quasi sempre di buonumore. Vi sono infatti dei post divertenti, foto curiose e notizie bizzarre. Mi piace fare gli auguri agli amici (magari "personalizzandoli" un po') e mi piace quando mi fanno gli auguri.

Vediamo cosa accade, oggi, ad esempio. Vi sono diverse foto di alberi di Natale (che per tradizione sono stati allestiti in gran parte ieri, 8 dicembre). Accidenti, ma quello lo conosco… è il mio! Scopro che ne ha postato la foto, ieri sera, mia moglie. Divertente.

Un vecchio amico 'posta', uno o due volte la settimana, alcune copertine di dischi considerate tra le più brutte di tutti i tempi. Mi ci si soffermo sempre: sono quasi tutte spassose nella loro bruttezza.

In molti amano 'postare' i loro piatti più riusciti all'ora di pranzo o di cena e a me viene sempre il dubbio che quel piatto non l'abbiano cucinato loro. Chissà perché non c'è mai una contestualizzazione della pietanza, che ne so, tenuto tra le mani di chi lo ha cucinato, con quest'ultimo ben visibile. Sono sempre appoggiati su un tavolo, fotografati in campo stretto e generalmente ad arte. Così penso che abbiano preso l'immagine da Internet e cerchino di apparire cuochi provetti quando magari non sanno neppure cucinare.

Mi mettono allegria certe foto scattate in vacanza: vedi posti nuovi ed amici che se la godono, un attimo e via: fortunatamente la pratica ha sostituito quelle estenuanti serate durante le quali a fine cena toccava sfogliare album contenenti centinaia di immagini (idem per i filmini, ora trasmigrati su YouTube, ma quelli in genere me li risparmio).

Vi sono su Facebook, debbo ammetterlo, parecchi 'post' incomprensibili, almeno per quello che mi riguarda. Ma basta ignorarli. In compenso vi sono tante notizie sui miei artisti preferiti, avendo io aderito alle loro pagine o a pagine curate per loro.

Infine, se pure posso comprendere le ragioni di quelli che Facebook proprio no, io proseguirò a seguire le "vite degli altri" così come gli altri vogliono apparire, ovvero nei loro momenti più belli, assecondando il loro desiderio di condividerli.




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