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30 September 2014


Un weekend con gli aquiloni

A cura di Alberto&Alberto

Confesso, non sono mai riuscito a far volare un aquilone. Forse non è poi così difficile, ma nei miei - non moltissimi, per la verità - tentativi compiuti in passato mi sono sempre ritrovato con fili annodati, con le stecche dell'aquilone spezzate e il morale a terra.

Da allora mi sono limitato a guardare gli aquiloni altrui ma senza invidia. Mi mette allegria vederli ondeggiare nel cielo manovrate da mani esperte, nelle diverse forme e colori; proprio quest'estate ne ho visto uno tra le mani di un bambino (!) che solcava il cielo senza mai ricadere, per un tempo che mi è parso infinito.

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Pare che l'aquilone sia stato inventato in Cina nel V o nel VI secolo a.C. per diversi usi pratici (segnalazioni, misurazioni), da lì diffusosi in Nuova Zelanda e Polinesia (in riti religiosi) e infine in Europa. Sebbene nel tempo siano stati utilizzati per i motivi più diversi (ricordate il famoso esperimento di Benjamin Franklin citato nei libri di scuola?), oggi gli aquiloni si fanno volare per scopi puramente ludici e sono anche protagonisti di diverse competizioni in tutto il mondo.

Un divertimento per tutte le età, dunque, anche se viene generalmente associato all'infanzia e all'innocenza. Non mi crederete se vi dico che proprio mentre sto scrivendo queste note, accanto a me mio figlio di 6 anni sta colorando sul suo quaderno di scuola un disegno che raffigura un bambino che sorride mentre sta facendo volare il suo aquilone!

Un'altra curiosa coincidenza è che quando avevo deciso che mi sarei occupato di aquiloni sul mio blog, mi giunge una mail da parte di Famiglie SMA, l'Associazione dei Genitori per la Ricerca sull'Atrofia Muscolare Spinale, una malattia che colpisce sopratutto i bambini disabilitando alcune cellule nervose del midollo spinale e che li inibisce in varie attività come gattonare, camminare, controllare il collo e la testa e deglutire.

Famiglie SMA ha lanciato una campagna per reperire fondi che prevede, oltre alla possibilità di effettuare donazioni via telefono fisso o SMS già dal 28 settembre e fino al prossimo 11 ottobre, anche una presenza dei volontari in oltre 100 piazze italiane nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 ottobre che, in cambio di una donazione di 7 euro, offrirà proprio un bell'aquilone!

Il ricavato di entrambe le iniziative servirà a sostenere In Italia le sperimentazioni cliniche di farmaci e terapie per aiutare i bambini colpiti dall'Atrofia Muscolare Spinale. Ovviamente, insieme all'aquilone, nelle piazze che ospiteranno l'evento (l'elenco è riportato sul sito www.famigliesma.org ma si può anche conoscerle telefonando allo 02.56568312) vi sarà anche del materiale informativo per poter meglio conoscere sia il profilo della patologia che le azioni compiute a da compiere da parte dell'Associazione.

Sabato o domenica prossimi avrò anch'io il mio aquilone. E chissà che non sarà proprio mio figlio ad insegnarmi a farlo volare!


16 September 2014


Un clown italiano tra i bambini di Gaza

A cura di Alberto&Alberto

Mi ha colpito, qualche giorno fa, il breve servizio video apparso sul sito di Repubblica relativo a Marco Rodari, il "clown" di Leggiuno (VA) che da qualche settimana si trova (ma non è la prima volta) in Medio Oriente per un campo di volontariato e che ha deciso di prolungare il suo soggiorno, che avrebbe dovuto essere di poche settimane, per proseguire a portare allegria tra i bambini che vivono perennemente con la paura dei bombardamenti e della morte.

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Attualmente, Rodari si trova dunque a Gaza City: intrattiene i bambini, per un progetto promosso dalla Parrocchia della Sacra Famiglia e tiene un corso di magia con ragazzi disabili. Permette loro di recarsi, incontrarsi e di giocare in una parrocchia guidata da un missionario argentino dell'ordine del Verbo Incarnato, frequentata sia da bambini cristiani che musulmani.

Ho scoperto che di Rodari (detto "Il Pimpa") e della sua attività si sono occupati negli ultimi mesi diversi giornali e siti Internet, riportando anche numerose interviste nelle quali il 38enne membro dell'associazione "I colori del sorriso" torna spesso e volentieri sul tema della necessità di restituire il sorriso e l'allegria a tutti quei bambini che lo hanno perso o dimenticato ("per far sorridere il cielo" è il suo slogan).

Un'attività, la sua, che lo vede coinvolto da diversi anni. Il suo sito (www.ilpimpa.it) documenta altri progetti da lui promossi o condotti in Egitto, dove sostiene le attività ludico-scolastiche in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Alessandria d’Egitto rimasto colpito dalla Rivoluzione del 2011 e a Baghdad, dove si è formato un gruppo di animatori-claun (lui predilige la denominazione 'claun' a quella anglosassone) sotto la sua guida.

Poi c'è stata e ci sarà nuovamente l'attività in Italia, tra scuole e sopratutto ospedali,  dove si è spesso recato per portare la "clownterapia" nei reperti pediatrici o tra i malati terminali, seguendo i dettami del più celebre "Patch" Adams, del quale ci occupammo in uno dei primissimi post di questo blog.

L'attuale impegno di Marco Rodari a Gaza si è reso più importante e impellente con il recente riacuirsi nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Così che anche la vita stessa del clown è oggi in pericolo. Ma lui sembra non curarsene: "Se c'è un posto dove vale la pena morire, è proprio davanti al sorriso di un bambino”, ha affermato.

Una bella testimonianza di allegria e benessere, come vorremmo leggerne più spesso.


09 September 2014


Buon compleanno, biliardino!

A cura di Alberto&Alberto

Dell'anniversario dei 65 anni del "calcio balilla" - o biliardino - ho sentito parlare qualche giorno fa alla radio apprendendo che è relativo all'inizio della produzione in Italia, mentre l'invenzione vera e propria risale a diversi anni prima e non in Italia. Dove anche l'origine del termine ufficiale - calcio balilla, appunto - non è chiara, forse derivata dall'uso che ne facevano i reduci della Seconda Guerra Mondiale (già "balilla" nell'epoca fascista) con intenti riabilitativi.

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Fatto sta che il primo a produrre i biliardini nel 1947 è stato un francese, Marcel Zosso, che li ha introdotti in Italia due anni dopo, mentre negli Stati Uniti il gioco si diffondeva più o meno negli stessi anni, dopo il ritorno a casa dei reduci dai fronti europei.

Ciò per quanto riguarda la produzione industriale. In realtà l'invenzione viene attribuita al tedesco Broto Wachter negli anni a cavallo tra i '20 e i '30 del secolo scorso, gli stessi durante i quali prodotti molto simili al biliardino furono realizzati anche in Francia e Spagna.

Oggi presente in tutto il mondo, con regole e modalità di gioco che variano da paese in paese (e nel caso dell'Italia, quasi da regione a regione), il calcio balilla ha un suo regolamento internazionale che viene applicato durante le competizioni che vengono organizzate anche a livello mondiale. Leggo, però, che tali regole rendono il "biliardino" un gioco più "statico" di quanto non siamo abituati a conoscerlo. Dunque meno allegro, direi.

Trovo decisamente più entusiasmante la partita "da bar". Con la immancabili polemiche su ciò che è lecito fare e ciò che non lo è (come il leggendario "girin girello", come lo conoscevo io, ovvero la pratica di far ruotare il giocatore su se stesso), l'allegro chiasso provocato dallo sferragliare di stecche un po' arruginite, le coppie variamente assortite che vedono sfidarsi i padri contro i figli, i mariti contro le mogli, amici contro sconosciuti.

A rifletterci, oltre che ad allenare i riflessi e aiutare la coordinazione, e oltre che a divertire s'intende, il biliardino è anche un vero totem "bio", non necessitando di elettricità ed essendo costituito in gran parte di un materiale nobile come il legno. Rispetto ai giochi elettronici è anche decisamente più economico: con una monetina si possono giocare partite anche di parecchi minuti. E qualche furbetto, se il gestore è distratto, potrà prolungarle a piacimento con antichi artifizi quale quello di bloccare la manopola che rilascia le palline con una moneta o con lo stecco di un gelato.

Il suo fascino resta irresistibile e intramontabile, anche a distanza di 65 anni: personalmente, se ne scorgo un biliardino in in luogo pubblico e sono in compagnia (possibilmente in numero pari!), la reazione è quasi immediata: chi sta in difesa?




02 September 2014


Il camin di nostra vita

A cura di Alberto&Alberto

Provo da sempre una irresistibile attrazione nei confronti dei camini, e non sono il solo. Nel tempo ho verificato che ci sono tante persone cui il camino trasmette una sensazione non solo di caldo (il che è ovviamente scontato o scottato? ah ah) ma di qualcosa che è evidentemente e umanamente ancestrale e quindi non riconducibile a ricordi personali (che pure ci sono). Quando mi trovo in una casa in cui c'è un camino e apprendo che non viene mai acceso (pigrizia, incuria, talvolta anche timore) quasi mi arrabbio e confesso che provo qualcosa che si avvicina molto al sentimento non proprio edificante dell'invidia: io non ce l'ho!

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Posso trascorrere un tempo indeterminato e interminabile ad osservare ed ascoltare la legna che scoppietta, abbandonandomi a quella piacevolissima sensazione di relax che accompagna la fluida circolazione dei pensieri e delle idee. Lo stesso rito dell'accensione mi mette di buonumore e per questo, quando ho l'opportunità di occuparmene io anche se per un camino altrui, non mi tiro mai indietro.

A riprova del fascino irresistibile che suscita il camino, il fatto che quando esplose il fenomeno dell'home video, più o meno nella metà degli anni '80, uno dei prodotti più venduti era il VHS che riproduceva in "loop" l'immagine di un camino acceso (ma andava forte anche il "finto" acquario!). Ancora oggi, sul mercato vi sono diverse possibilità di ovviare alla mancanza di un camino: sulla Rete vedo la disponibilità di un camino costruito artigianalmente da un falegname, con tanto di decorazioni che richiamano la montagna; solo che va a corrente, ovvero è provvisto di una luce che dovrebbe evocare un fuoco vero (ma a giudicare dalla foto che accompagna il prodotto, è richiesto anche un bello sforzo di fantasia da parte dell'utente)!

Vi sono poi camini finti che però svolgono le stesse funzioni di quelli veri: in assenza di canna fumaria, il calore può essere prodotto, anziché dalla legna, dall'elettricità, dal bioetanolo o dal gas. Tra quelli invece semplicemente decorativi, non mi sembra male quello elettrico che funziona a led.

In ogni caso, niente a confronto con quello vero. Per quanto la pubblicità dei suddetti prodotti rimarchi il vantaggio di poter fare a meno di fuliggine e fumo, il fuoco di un vero camino alimentato a legna resta insuperabile per le suggestioni che offre, per il suo odore acre ma piacevolmente familiare, per i suoi colori e per quell'aura "romantica" che viene spesso rappresentata anche al cinema. E di un alimento cotto su una brace naturale, ne vogliamo parlare?




26 August 2014


Alle Terme, largo ai giovani!

A cura di Alberto&Alberto

Fino a non molti anni fa dicevi "terme" e pensavi a luoghi di cura per anziani afflitti da gotta o reumatismi, qualcosa a metà tra un ospizio e un nosocomio. Oggi, la maggior parte degli stabilimenti termali, invece, sono luoghi di benessere e relax per tutte le età, dove alle pratiche termali tradizionali si sono affiancate altre attività, dalla riabilitazione sportiva alla cura del corpo fino alla prevenzione per patologie non necessariamente legate alla terza età.

Si scrive "terme" ma si può leggere, ad esempio, "beauty farm", ove alcune strutture offrono servizi di benessere che un tempo erano prerogativa dei soli Centri specializzati come ad  esempio i massaggi antistress o l'impacco antiossidante o, ancora, la doccia solare. Con il valore aggiunto che i siti termali si trovano spesso a breve distanza da luoghi di interesse turistico o culturale, così che un soggiorno alle terme si presenta come una vacanza completa, in cui conciliare il divertimento con la cura di sé, sia psichica che fisica.

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Il "flirt" tra giovani e terme non nasce oggi: qua e là, in Italia, esistono diversi siti termali aperti a tutti e a qualsiasi ora, meta da sempre di gruppi di ragazzi e ragazze (specialmente di notte) che vi cercano conforto dal freddo, sfidando in qualche caso il buio pesto e la non facile accesibilità.

Neppure la frequenza diffusa delle Terme è una novità assoluta, basti pensare che già 2000 anni fa, ai tempi dei Romani, si passò in breve tempo da un utilizzo delle acque minerali sulfuree come sussidio per l'igiene e per la cura di alcune patologie (nonché per lenire le ferite riportate in guerra) a luoghi di incontro, di socializzazione e di relax, come accade nuovamente oggi. Nel Tardo Impero accadde anche che attorno alla Terme furono costruiti maestosi complessi molto elaborati dal punto di vista architettonico e decorativo, accanto ai quali trovavano posto sale per lo svago e l'attività sociale e ricreativa. Una consuetudine, questa, che terminò nel Medioevo, con l'affermarsi del Cristianesimo durante il quale gli stabilimenti termali sopravvissuti alle varie guerre e razzie, tornarono ad essere dei luoghi meramente curativi.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Se non che oggi alcuni siti termali offrono molto di più di quanto non offrissero i pur lussuosi bagni romani: palestre, campi sportivi, alberghi attrezzatissimi, discoteche, animazione e ottima cucina. Per non parlare della presenza di strutture congressuali, per conciliare lavoro e relax.

Vi ho invogliato? Su benessere.com è presente una ricca panoramica di siti termali italiani, con cenni storici e ampie descrizioni, anche dei loro quasi sempre interessanti dintorni. A ciascuno il suo!


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