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09 September 2014


Buon compleanno, biliardino!

A cura di Alberto&Alberto

Dell'anniversario dei 65 anni del "calcio balilla" - o biliardino - ho sentito parlare qualche giorno fa alla radio apprendendo che è relativo all'inizio della produzione in Italia, mentre l'invenzione vera e propria risale a diversi anni prima e non in Italia. Dove anche l'origine del termine ufficiale - calcio balilla, appunto - non è chiara, forse derivata dall'uso che ne facevano i reduci della Seconda Guerra Mondiale (già "balilla" nell'epoca fascista) con intenti riabilitativi.

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Fatto sta che il primo a produrre i biliardini nel 1947 è stato un francese, Marcel Zosso, che li ha introdotti in Italia due anni dopo, mentre negli Stati Uniti il gioco si diffondeva più o meno negli stessi anni, dopo il ritorno a casa dei reduci dai fronti europei.

Ciò per quanto riguarda la produzione industriale. In realtà l'invenzione viene attribuita al tedesco Broto Wachter negli anni a cavallo tra i '20 e i '30 del secolo scorso, gli stessi durante i quali prodotti molto simili al biliardino furono realizzati anche in Francia e Spagna.

Oggi presente in tutto il mondo, con regole e modalità di gioco che variano da paese in paese (e nel caso dell'Italia, quasi da regione a regione), il calcio balilla ha un suo regolamento internazionale che viene applicato durante le competizioni che vengono organizzate anche a livello mondiale. Leggo, però, che tali regole rendono il "biliardino" un gioco più "statico" di quanto non siamo abituati a conoscerlo. Dunque meno allegro, direi.

Trovo decisamente più entusiasmante la partita "da bar". Con la immancabili polemiche su ciò che è lecito fare e ciò che non lo è (come il leggendario "girin girello", come lo conoscevo io, ovvero la pratica di far ruotare il giocatore su se stesso), l'allegro chiasso provocato dallo sferragliare di stecche un po' arruginite, le coppie variamente assortite che vedono sfidarsi i padri contro i figli, i mariti contro le mogli, amici contro sconosciuti.

A rifletterci, oltre che ad allenare i riflessi e aiutare la coordinazione, e oltre che a divertire s'intende, il biliardino è anche un vero totem "bio", non necessitando di elettricità ed essendo costituito in gran parte di un materiale nobile come il legno. Rispetto ai giochi elettronici è anche decisamente più economico: con una monetina si possono giocare partite anche di parecchi minuti. E qualche furbetto, se il gestore è distratto, potrà prolungarle a piacimento con antichi artifizi quale quello di bloccare la manopola che rilascia le palline con una moneta o con lo stecco di un gelato.

Il suo fascino resta irresistibile e intramontabile, anche a distanza di 65 anni: personalmente, se ne scorgo un biliardino in in luogo pubblico e sono in compagnia (possibilmente in numero pari!), la reazione è quasi immediata: chi sta in difesa?




26 August 2014


Alle Terme, largo ai giovani!

A cura di Alberto&Alberto

Fino a non molti anni fa dicevi "terme" e pensavi a luoghi di cura per anziani afflitti da gotta o reumatismi, qualcosa a metà tra un ospizio e un nosocomio. Oggi, la maggior parte degli stabilimenti termali, invece, sono luoghi di benessere e relax per tutte le età, dove alle pratiche termali tradizionali si sono affiancate altre attività, dalla riabilitazione sportiva alla cura del corpo fino alla prevenzione per patologie non necessariamente legate alla terza età.

Si scrive "terme" ma si può leggere, ad esempio, "beauty farm", ove alcune strutture offrono servizi di benessere che un tempo erano prerogativa dei soli Centri specializzati come ad  esempio i massaggi antistress o l'impacco antiossidante o, ancora, la doccia solare. Con il valore aggiunto che i siti termali si trovano spesso a breve distanza da luoghi di interesse turistico o culturale, così che un soggiorno alle terme si presenta come una vacanza completa, in cui conciliare il divertimento con la cura di sé, sia psichica che fisica.

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Il "flirt" tra giovani e terme non nasce oggi: qua e là, in Italia, esistono diversi siti termali aperti a tutti e a qualsiasi ora, meta da sempre di gruppi di ragazzi e ragazze (specialmente di notte) che vi cercano conforto dal freddo, sfidando in qualche caso il buio pesto e la non facile accesibilità.

Neppure la frequenza diffusa delle Terme è una novità assoluta, basti pensare che già 2000 anni fa, ai tempi dei Romani, si passò in breve tempo da un utilizzo delle acque minerali sulfuree come sussidio per l'igiene e per la cura di alcune patologie (nonché per lenire le ferite riportate in guerra) a luoghi di incontro, di socializzazione e di relax, come accade nuovamente oggi. Nel Tardo Impero accadde anche che attorno alla Terme furono costruiti maestosi complessi molto elaborati dal punto di vista architettonico e decorativo, accanto ai quali trovavano posto sale per lo svago e l'attività sociale e ricreativa. Una consuetudine, questa, che terminò nel Medioevo, con l'affermarsi del Cristianesimo durante il quale gli stabilimenti termali sopravvissuti alle varie guerre e razzie, tornarono ad essere dei luoghi meramente curativi.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Se non che oggi alcuni siti termali offrono molto di più di quanto non offrissero i pur lussuosi bagni romani: palestre, campi sportivi, alberghi attrezzatissimi, discoteche, animazione e ottima cucina. Per non parlare della presenza di strutture congressuali, per conciliare lavoro e relax.

Vi ho invogliato? Su benessere.com è presente una ricca panoramica di siti termali italiani, con cenni storici e ampie descrizioni, anche dei loro quasi sempre interessanti dintorni. A ciascuno il suo!


19 August 2014


Elogio del doppiaggio

A cura di Alberto&Alberto

Doppiaggio sì, doppiaggio no. Una controversia divide praticamente da sempre coloro che sono a favore della pratica di sostituire le voci originali degli attori di film e telefilm con quelle delle lingue di appartenenza e coloro che considerano il doppiaggio una profanazione del lavoro dell'attore, per il quale la voce rappresenta un fattore fondamentale.

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Comunque la si pensi, non vi è dubbio che il doppiaggio abbia svolto un ruolo importante in Italia per la diffusione del cinema, dei suoi personaggi, delle sue storie e delle emozioni che è in grado di darci: la conoscenza delle lingue è stata a lungo appannaggio di una élite e dunque il doppiaggio, almeno fino a qualche decennio fa, non è stato neanche messo in discussione. Se oggi si polemizza più che in passato è pur vero che l'offerta di cinema in lingua originale è quantomai vasta: nelle sale cinematografiche, nelle versioni home-video (dove è possibile ascoltare le voci in originale e leggere i sottotitoli nella propria lingua o anche nella lingua originale, o non visualizzarli affatto) e nelle pay tv.

La maggioranza, almeno per il momento, proseguirà a prediligere i film doppiati. Non senza ragioni: attraverso la comprensione del testo, lo spettatore potrà ridere o emozionarsi nei momenti giusti, senza lo "sfalsamento" imposto dalla lettura dei sottotitoli. I quali, tra l'altro, distraggono da quanto sta accadendo in quel momento sullo schermo. Uno dei più grandi registi di tutti i tempi, Stanley Kubrick, era un tenace sostenitore del doppiaggio e anche molto scrupoloso nello scegliere personalmente le varie voci da prestare ai suoi personaggi, nelle varie lingue.

E allora, tutto ciò premesso, vale la pena ricordare che il doppiaggio in Italia - più che in ogni altro paese al mondo - è stato sempre fatto con estrema cura, contando su grandi professionalità che comprendono traduttori, adattatori, doppiatori e tecnici. Per quanto riguarda i doppiatori, è innegabile che certe voci abbiano contribuito al successo di alcuni attori più di altre, si pensi al caso di Oreste Lionello e Woody Allen: lo stesso Allen ha affermato "Oreste Lionello mi ha reso per anni un attore molto migliore di quanto non fossi veramente. Ci siamo conosciuti personalmente e mi è sempre sembrato un uomo molto amabile e la mia grande popolarità in Italia è in gran parte dovuta a lui."

Mi viene in mente Ferruccio Amendola che seppe dare con la sua voce carattere e personalità a Robert De Niro. Una voce talmente bella e importante, quella di Amendola, da essere scelta anche per altri grandi attori del cinema americano degli anni '70 come Al Pacino, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman e Al Pacino; capitava, talvolta, che qualcuno di questi attori dovessero dividersi lo schermo ed ecco allora che un doppiatore veniva sostituito da un altro di pari autorevolezza. Fu il caso, ad esempio, di Giancarlo Giannini chiamato a prestare la sua voce ad Al Pacino in "Heat", lasciando ad Amendola il doppiaggio di De Niro. Innegabile anche il contributo offerto dallo stesso Amendola al successo dei film che avevano per protagonisti i personaggi di Nico Giraldi e del "Monnezza", interpretati dall'attore cubano Tomas Milian che con quella voce viene ancora identificato.

Il doppiaggio italiano è nato nel 1931, favorito dalla bassa alfabetizzazione del paese, dalle restrizioni del regime fascista nei confronti delle pellicole straniere per svilupparsi ulteriormente dopo la guerra, grazie al Piano Marshall che comprese un ingente contributo economico riservato proprio al doppiaggio. Da allora si sono formati migliaia di professionisti del settore, che includono ovviamente moltissimi attori ed attrici che affiancano il doppiaggio all'attività principale nel cinema, in televisione e soprattutto in teatro.

Il doppiaggio avrà ancora vita lunga ma l'augurio è che la qualità resti elevata, almeno com'è stata fino ad oggi. Solo così potremmo proseguire a ridere dove c'è da ridere e non guastarci la visione di un film al cospetto di voci sgraziate o inadeguate.

L'avvento di YouTube ha favorito la realizzazione e diffusione di doppiaggi amatoriali, con intenti quasi sempre ironici. Un certo successo lo stanno riscuotendo i "finti" doppiaggi di Hitler, con immagini tratte da "La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler" con Bruno Ganz e voci dialettali per amplificare l'effetto comico. Ne posto uno tra i tanti…


12 August 2014


Sopra la panca?

A cura di Alberto&Alberto

"Apelle figlio d'Apollo fece una palla di pelle di pollo tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta d'Apelle figlio d'Apollo."
Alzi la mano chi non si è mai cimentato, da bambino ma anche da adulto, con questo famosissimo scioglilingua.

Si direbbe che è parte della natura dell'uomo "parlante" quella di sfidare se stessi - o gli altri - a chi riesce a pronunciare correttamente parole o frasi create proprio per mettere in difficoltà la capacità di linguaggio. Prova ne sia che già il poeta latino Quinto Ennio, vissuto nel II secolo a.C., ne coniò uno: "O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti" ("O Tito Tazio, tiranno, tu ti attirasti disgrazie tanto grandi!", dal primo libro degli Annali.).

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Non c'è paese o lingua che non abbia il suo "scioglilingua", più o meno conosciuto e diffuso. Da noi ce ne sono alcuni che conoscono pressoché tutti, come quello della "capra sopra la panca" o il già citato "Apelle, figlio di Apollo…". E, ancora, "Tre tigri contro tre tigri" (che fu anche il titolo di un film e che ha la variante "Tigre intriga tigre"), "Trentatré trentini entrarono a Trento..", "A quest'ora il questore in questura non c'è!" e quello per i più virtuosi - anche se è meno difficile da ripetere di quanto sembri - "Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, tu ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l' arcivescovo di Costantinopoli?".

Fin qui i più noti. Ci sono poi quelli in dialetto, molto spassosi; come questo, ad esempio, in bergamasco: "Ti che ti tachet i tac/ tachem i tac aca mi/ mi tacat i tac a ti che ti tachet i tac?/ tachei ti i tò tac/ ti che ti tachet i tac" ("tu che attacchi i tacchi/attacca i tacchi anche a me/io attaccare i tacchi a te che attacchi i tacchi?/attaccateli te i tuoi tacchi/tu che attacchi i tacchi").

Alcuni che trovo in Rete e non avevo mai sentito prima: "Sette scettici sceicchi sciocchi con la sciatica a Shanghai" o " Sessantasei assassini andarono ad Assisi/tutti e sessantasei assassinandosi" (variante un po' macabra dei Trentatré trentini), "Pio Pietro Paolo Pula, pittore palermitano pinse pittura per poco prezzo. Prepotente popolo, pagate presto Pio Pietro Paolo Pula per partire per Palermo propria patria."

Insomma: Filastrocca sciogligrovigli/con la lingua ti ci impigli/ma poi te la sgrovigli/basta che non te la pigli! E non se la "pigliano", a quanto pare, questi due giovani che hanno postato su You Tube una vera e propria conversazione composta tutta da scioglilingua, cui vanno tutti i miei complimenti|




05 August 2014


Scarabeo, una serata in allegria

A cura di Alberto&Alberto

È di gran lunga il mio gioco da tavolo preferito, lo Scarabeo. In passato ho amato molto anche Monopoli e Risiko, ma a parte la durata spropositata delle partite (nel caso di Risiko, sono a conoscenza di persone che hanno giocato anche per notti intere!), trovo che entrambi i giochi richiedano una buona dose di fortuna, più che di abilità. Invece si può dire che con lo Scarabeo, il giocatore la fortuna se la crea da solo, in un certo senso. Con un po' di concentrazione, con buona capacità di associazione, in una parola: usando la testa. Per fare un po' di sana ginnastica mentale.

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Per i neofiti, ammesso che ce ne siano: lo Scarabeo è un gioco da tavolo che prevede la sfida tra due, tre o quattro giocatori che devono formare una parola utilizzando le lettere a loro disposizione, estratte a sorte all'inizio della partita. Per comporre una parola sull'apposito tabellone, il giocatore deve però sfruttare almeno una lettera di una parola già composta, un po' come accade con le parole crociate. Ogni parola dà al giocatore un punteggio che deriva dal totale dei punti riportati su ogni lettera (o tessera), che corrisponde alla frequenza con cui la lettera stessa compare nella lingua italiana in ordine inversamente proporzionale (es.: la "Q" vale 10 punti mentre la "E" ne vale 1). Sul tabellone, inoltre, sono riportate anche delle caselle speciali che consentono al giocatore di raddoppiare o anche triplicare il valore della singola lettera.

Il gioco è una variante italiana dello "Scrabble", più conosciuto fuori dai nostri confini e con regole leggermente diverse, a partire dal numero di caselle del tabellone (225 caselle per lo Scrabble, 289 per lo Scarabeo) e delle lettere inizialmente a disposizione del giocatore (7 lettere a testa nello Scrabble, 8 nello Scarabeo). Vi sono altre differenze, non molto sostanziali ma è da dire che è lo Scrabble e non lo Scarabeo ad essere giocato nei tornei italiani, nonostante la più ampia popolarità del secondo nel nostro paese.

Eccellere nel gioco, l'uno e l'altro, è tutt'altro che semplice: a parte la conoscenza del vocabolario, è necessario osservare attentamente le possibilità che si hanno al momento del proprio turno, a come comporre una parola più lunga possibile, come sfruttare al massimo le caselle "speciali", come "giocarsi" il jolly (la tessera che raffigura uno scarabeo) o a come mettere in difficoltà l'avversario. Il tutto, entro il tempo scandito da una clessidra.

Qualcuno obietterà che è estate e il cervello vorrebbe anch'esso riposare con noi: vero, ma perché non stimolarlo un po' senza rinunciare a divertirsi? Perché il divertimento, con lo Scarabeo è assolutamente garantito.


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