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16 settembre 2014


Un clown italiano tra i bambini di Gaza

A cura di Alberto&Alberto

Mi ha colpito, qualche giorno fa, il breve servizio video apparso sul sito di Repubblica relativo a Marco Rodari, il "clown" di Leggiuno (VA) che da qualche settimana si trova (ma non è la prima volta) in Medio Oriente per un campo di volontariato e che ha deciso di prolungare il suo soggiorno, che avrebbe dovuto essere di poche settimane, per proseguire a portare allegria tra i bambini che vivono perennemente con la paura dei bombardamenti e della morte.

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Attualmente, Rodari si trova dunque a Gaza City: intrattiene i bambini, per un progetto promosso dalla Parrocchia della Sacra Famiglia e tiene un corso di magia con ragazzi disabili. Permette loro di recarsi, incontrarsi e di giocare in una parrocchia guidata da un missionario argentino dell'ordine del Verbo Incarnato, frequentata sia da bambini cristiani che musulmani.

Ho scoperto che di Rodari (detto "Il Pimpa") e della sua attività si sono occupati negli ultimi mesi diversi giornali e siti Internet, riportando anche numerose interviste nelle quali il 38enne membro dell'associazione "I colori del sorriso" torna spesso e volentieri sul tema della necessità di restituire il sorriso e l'allegria a tutti quei bambini che lo hanno perso o dimenticato ("per far sorridere il cielo" è il suo slogan).

Un'attività, la sua, che lo vede coinvolto da diversi anni. Il suo sito (www.ilpimpa.it) documenta altri progetti da lui promossi o condotti in Egitto, dove sostiene le attività ludico-scolastiche in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Alessandria d’Egitto rimasto colpito dalla Rivoluzione del 2011 e a Baghdad, dove si è formato un gruppo di animatori-claun (lui predilige la denominazione 'claun' a quella anglosassone) sotto la sua guida.

Poi c'è stata e ci sarà nuovamente l'attività in Italia, tra scuole e sopratutto ospedali,  dove si è spesso recato per portare la "clownterapia" nei reperti pediatrici o tra i malati terminali, seguendo i dettami del più celebre "Patch" Adams, del quale ci occupammo in uno dei primissimi post di questo blog.

L'attuale impegno di Marco Rodari a Gaza si è reso più importante e impellente con il recente riacuirsi nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Così che anche la vita stessa del clown è oggi in pericolo. Ma lui sembra non curarsene: "Se c'è un posto dove vale la pena morire, è proprio davanti al sorriso di un bambino”, ha affermato.

Una bella testimonianza di allegria e benessere, come vorremmo leggerne più spesso.


09 settembre 2014


Buon compleanno, biliardino!

A cura di Alberto&Alberto

Dell'anniversario dei 65 anni del "calcio balilla" - o biliardino - ho sentito parlare qualche giorno fa alla radio apprendendo che è relativo all'inizio della produzione in Italia, mentre l'invenzione vera e propria risale a diversi anni prima e non in Italia. Dove anche l'origine del termine ufficiale - calcio balilla, appunto - non è chiara, forse derivata dall'uso che ne facevano i reduci della Seconda Guerra Mondiale (già "balilla" nell'epoca fascista) con intenti riabilitativi.

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Fatto sta che il primo a produrre i biliardini nel 1947 è stato un francese, Marcel Zosso, che li ha introdotti in Italia due anni dopo, mentre negli Stati Uniti il gioco si diffondeva più o meno negli stessi anni, dopo il ritorno a casa dei reduci dai fronti europei.

Ciò per quanto riguarda la produzione industriale. In realtà l'invenzione viene attribuita al tedesco Broto Wachter negli anni a cavallo tra i '20 e i '30 del secolo scorso, gli stessi durante i quali prodotti molto simili al biliardino furono realizzati anche in Francia e Spagna.

Oggi presente in tutto il mondo, con regole e modalità di gioco che variano da paese in paese (e nel caso dell'Italia, quasi da regione a regione), il calcio balilla ha un suo regolamento internazionale che viene applicato durante le competizioni che vengono organizzate anche a livello mondiale. Leggo, però, che tali regole rendono il "biliardino" un gioco più "statico" di quanto non siamo abituati a conoscerlo. Dunque meno allegro, direi.

Trovo decisamente più entusiasmante la partita "da bar". Con la immancabili polemiche su ciò che è lecito fare e ciò che non lo è (come il leggendario "girin girello", come lo conoscevo io, ovvero la pratica di far ruotare il giocatore su se stesso), l'allegro chiasso provocato dallo sferragliare di stecche un po' arruginite, le coppie variamente assortite che vedono sfidarsi i padri contro i figli, i mariti contro le mogli, amici contro sconosciuti.

A rifletterci, oltre che ad allenare i riflessi e aiutare la coordinazione, e oltre che a divertire s'intende, il biliardino è anche un vero totem "bio", non necessitando di elettricità ed essendo costituito in gran parte di un materiale nobile come il legno. Rispetto ai giochi elettronici è anche decisamente più economico: con una monetina si possono giocare partite anche di parecchi minuti. E qualche furbetto, se il gestore è distratto, potrà prolungarle a piacimento con antichi artifizi quale quello di bloccare la manopola che rilascia le palline con una moneta o con lo stecco di un gelato.

Il suo fascino resta irresistibile e intramontabile, anche a distanza di 65 anni: personalmente, se ne scorgo un biliardino in in luogo pubblico e sono in compagnia (possibilmente in numero pari!), la reazione è quasi immediata: chi sta in difesa?




26 agosto 2014


Alle Terme, largo ai giovani!

A cura di Alberto&Alberto

Fino a non molti anni fa dicevi "terme" e pensavi a luoghi di cura per anziani afflitti da gotta o reumatismi, qualcosa a metà tra un ospizio e un nosocomio. Oggi, la maggior parte degli stabilimenti termali, invece, sono luoghi di benessere e relax per tutte le età, dove alle pratiche termali tradizionali si sono affiancate altre attività, dalla riabilitazione sportiva alla cura del corpo fino alla prevenzione per patologie non necessariamente legate alla terza età.

Si scrive "terme" ma si può leggere, ad esempio, "beauty farm", ove alcune strutture offrono servizi di benessere che un tempo erano prerogativa dei soli Centri specializzati come ad  esempio i massaggi antistress o l'impacco antiossidante o, ancora, la doccia solare. Con il valore aggiunto che i siti termali si trovano spesso a breve distanza da luoghi di interesse turistico o culturale, così che un soggiorno alle terme si presenta come una vacanza completa, in cui conciliare il divertimento con la cura di sé, sia psichica che fisica.

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Il "flirt" tra giovani e terme non nasce oggi: qua e là, in Italia, esistono diversi siti termali aperti a tutti e a qualsiasi ora, meta da sempre di gruppi di ragazzi e ragazze (specialmente di notte) che vi cercano conforto dal freddo, sfidando in qualche caso il buio pesto e la non facile accesibilità.

Neppure la frequenza diffusa delle Terme è una novità assoluta, basti pensare che già 2000 anni fa, ai tempi dei Romani, si passò in breve tempo da un utilizzo delle acque minerali sulfuree come sussidio per l'igiene e per la cura di alcune patologie (nonché per lenire le ferite riportate in guerra) a luoghi di incontro, di socializzazione e di relax, come accade nuovamente oggi. Nel Tardo Impero accadde anche che attorno alla Terme furono costruiti maestosi complessi molto elaborati dal punto di vista architettonico e decorativo, accanto ai quali trovavano posto sale per lo svago e l'attività sociale e ricreativa. Una consuetudine, questa, che terminò nel Medioevo, con l'affermarsi del Cristianesimo durante il quale gli stabilimenti termali sopravvissuti alle varie guerre e razzie, tornarono ad essere dei luoghi meramente curativi.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Se non che oggi alcuni siti termali offrono molto di più di quanto non offrissero i pur lussuosi bagni romani: palestre, campi sportivi, alberghi attrezzatissimi, discoteche, animazione e ottima cucina. Per non parlare della presenza di strutture congressuali, per conciliare lavoro e relax.

Vi ho invogliato? Su benessere.com è presente una ricca panoramica di siti termali italiani, con cenni storici e ampie descrizioni, anche dei loro quasi sempre interessanti dintorni. A ciascuno il suo!


12 agosto 2014


Sopra la panca?

A cura di Alberto&Alberto

"Apelle figlio d'Apollo fece una palla di pelle di pollo tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta d'Apelle figlio d'Apollo."
Alzi la mano chi non si è mai cimentato, da bambino ma anche da adulto, con questo famosissimo scioglilingua.

Si direbbe che è parte della natura dell'uomo "parlante" quella di sfidare se stessi - o gli altri - a chi riesce a pronunciare correttamente parole o frasi create proprio per mettere in difficoltà la capacità di linguaggio. Prova ne sia che già il poeta latino Quinto Ennio, vissuto nel II secolo a.C., ne coniò uno: "O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti" ("O Tito Tazio, tiranno, tu ti attirasti disgrazie tanto grandi!", dal primo libro degli Annali.).

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Non c'è paese o lingua che non abbia il suo "scioglilingua", più o meno conosciuto e diffuso. Da noi ce ne sono alcuni che conoscono pressoché tutti, come quello della "capra sopra la panca" o il già citato "Apelle, figlio di Apollo…". E, ancora, "Tre tigri contro tre tigri" (che fu anche il titolo di un film e che ha la variante "Tigre intriga tigre"), "Trentatré trentini entrarono a Trento..", "A quest'ora il questore in questura non c'è!" e quello per i più virtuosi - anche se è meno difficile da ripetere di quanto sembri - "Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, tu ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l' arcivescovo di Costantinopoli?".

Fin qui i più noti. Ci sono poi quelli in dialetto, molto spassosi; come questo, ad esempio, in bergamasco: "Ti che ti tachet i tac/ tachem i tac aca mi/ mi tacat i tac a ti che ti tachet i tac?/ tachei ti i tò tac/ ti che ti tachet i tac" ("tu che attacchi i tacchi/attacca i tacchi anche a me/io attaccare i tacchi a te che attacchi i tacchi?/attaccateli te i tuoi tacchi/tu che attacchi i tacchi").

Alcuni che trovo in Rete e non avevo mai sentito prima: "Sette scettici sceicchi sciocchi con la sciatica a Shanghai" o " Sessantasei assassini andarono ad Assisi/tutti e sessantasei assassinandosi" (variante un po' macabra dei Trentatré trentini), "Pio Pietro Paolo Pula, pittore palermitano pinse pittura per poco prezzo. Prepotente popolo, pagate presto Pio Pietro Paolo Pula per partire per Palermo propria patria."

Insomma: Filastrocca sciogligrovigli/con la lingua ti ci impigli/ma poi te la sgrovigli/basta che non te la pigli! E non se la "pigliano", a quanto pare, questi due giovani che hanno postato su You Tube una vera e propria conversazione composta tutta da scioglilingua, cui vanno tutti i miei complimenti|




05 agosto 2014


Scarabeo, una serata in allegria

A cura di Alberto&Alberto

È di gran lunga il mio gioco da tavolo preferito, lo Scarabeo. In passato ho amato molto anche Monopoli e Risiko, ma a parte la durata spropositata delle partite (nel caso di Risiko, sono a conoscenza di persone che hanno giocato anche per notti intere!), trovo che entrambi i giochi richiedano una buona dose di fortuna, più che di abilità. Invece si può dire che con lo Scarabeo, il giocatore la fortuna se la crea da solo, in un certo senso. Con un po' di concentrazione, con buona capacità di associazione, in una parola: usando la testa. Per fare un po' di sana ginnastica mentale.

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Per i neofiti, ammesso che ce ne siano: lo Scarabeo è un gioco da tavolo che prevede la sfida tra due, tre o quattro giocatori che devono formare una parola utilizzando le lettere a loro disposizione, estratte a sorte all'inizio della partita. Per comporre una parola sull'apposito tabellone, il giocatore deve però sfruttare almeno una lettera di una parola già composta, un po' come accade con le parole crociate. Ogni parola dà al giocatore un punteggio che deriva dal totale dei punti riportati su ogni lettera (o tessera), che corrisponde alla frequenza con cui la lettera stessa compare nella lingua italiana in ordine inversamente proporzionale (es.: la "Q" vale 10 punti mentre la "E" ne vale 1). Sul tabellone, inoltre, sono riportate anche delle caselle speciali che consentono al giocatore di raddoppiare o anche triplicare il valore della singola lettera.

Il gioco è una variante italiana dello "Scrabble", più conosciuto fuori dai nostri confini e con regole leggermente diverse, a partire dal numero di caselle del tabellone (225 caselle per lo Scrabble, 289 per lo Scarabeo) e delle lettere inizialmente a disposizione del giocatore (7 lettere a testa nello Scrabble, 8 nello Scarabeo). Vi sono altre differenze, non molto sostanziali ma è da dire che è lo Scrabble e non lo Scarabeo ad essere giocato nei tornei italiani, nonostante la più ampia popolarità del secondo nel nostro paese.

Eccellere nel gioco, l'uno e l'altro, è tutt'altro che semplice: a parte la conoscenza del vocabolario, è necessario osservare attentamente le possibilità che si hanno al momento del proprio turno, a come comporre una parola più lunga possibile, come sfruttare al massimo le caselle "speciali", come "giocarsi" il jolly (la tessera che raffigura uno scarabeo) o a come mettere in difficoltà l'avversario. Il tutto, entro il tempo scandito da una clessidra.

Qualcuno obietterà che è estate e il cervello vorrebbe anch'esso riposare con noi: vero, ma perché non stimolarlo un po' senza rinunciare a divertirsi? Perché il divertimento, con lo Scarabeo è assolutamente garantito.


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