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04 giugno 2014


Vai col liscio in allegria!

A cura di Alberto&Alberto

Vai col liscio! L'espressione è abusata e non più immediatamente riconducibile al suo significato originario, che per anni è stato legato esclusivamente al ballo di coppia nato e sviluppatosi in Romagna, accompagnato dai ritmi della mazurca, del valzer e della polka.

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Da fenomeno prettamente regionale (e anche sub-regionale, dal momento che esiste un liscio romagnolo ed un emiliano), dagli anni '50 del secolo scorso il liscio si è diffuso in tutta Italia, grazie anche a musicisti ed orchestre dall'ottima tecnica e inventiva a partire da Secondo Casadei, detto lo "Strauss di Romagna" per il suo talento compositivo. Il nipote Raoul e la televisione, a partire dai primi anni '70, ne hanno amplificato la popolarità, facendo del liscio un fenomeno trans-generazionale: Raoul Casadei, in particolare, ha cercato di "traghettare" il liscio nel nuovo millennio attraverso la definizione di "musica solare", prima di cedere il testimone al figlio Mirko.

Nel suo sito Internet, si legge come Raoul Casadei abbia cercato, con la sua musica, di abbattere le barriere sociali e generazionali, in nome di un comune divertimento, sottraendo le sale da ballo al pubblico abituale dei "Signori" e portando a ballare anche le persone dalle modeste possibilità economiche.

Io credo però che uno dei meriti che vanno riconosciuti a Casadei e a tutti gli artisti che l'hanno preceduto a seguito, è quello di far ballare, e quindi muoversi e divertirsi, le persone in età avanzata, attraverso una danza dalle movenze semplici  - per inciso, il termine 'liscio' deriva dal fatto che per ballarlo bisogna 'strusciare' i piedi.

Se dunque in Romagna, le sale da ballo (o "balere") dove ballare il liscio sono un'istituzione, esse sono pure diffuse un po' ovunque in Italia, nelle grandi città come in provincia, assumendo un ruolo molto importante per le persone anziane che, nei limiti delle loro possibilità, possono ballare, distrarsi, socializzare, persino innamorarsi, star bene ai ritmi di una musica allegra, "solare" appunto.

Vi sono, tuttavia, anche molti virtuosi del genere, tanto che oggi il liscio figura anche, come ballo di coppia, tra le danze sportive e come tale è stato codificato e regolamentato per le apposite gare. E ciò nonostante il suo "Re", com'è stato definito Raoul Casadei, abbia appeso la chitarra al chiodo da diversi anni ormai. Per dedicarsi al suo grande orto biologico, che consente alla sua numerosa famiglia di nutrirsi in modo sano. Un vero "Re del Benessere", diremmo.




27 maggio 2014


Il tempo delle ciliegie

A cura di Alberto&Alberto

Sono rosse (ma rigorosamente bipartisan), sono succose, allegre, buonissime. E fanno pure bene. Le ciliegie stanno arrivando, o meglio stanno arrivando quelle di stagione perché poi si sa che oggi ogni frutto è disponibile tutto l'anno e però mangiare una ciliegia a novembre non è come mangiarla a fine maggio, nel momento in cui la natura ha fato il suo corso.

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Una tira l'altra e il rischio di un'indigestione è sempre in agguato, quando arrivano le ciliegie a tavola. E dire che tra le sue proprietà possiede quella di contenere (relativamente) pochi zuccheri e di apportare poche calorie, ciò che lo rende tra gli alimenti più presenti nelle diete dimagranti. E ancora, tra i suoi pregi: la presenza di vitamina C, di vitamina A e di potassio, così come altre vitamine e minerali in quantità minore e poi polifenoli e fibre. Mangiare ciliegie aiuta le funzioni intestinali, facilita la diuresi, produce effetti antiossidanti, (grazie alla presenza dei flavonoidi e di antociani), antiinfiammatori, sedativi. Pare che la ciliegia (o meglio il suo succo) favorisca il sonno grazie alla presenza della melatonina, l'ormone che regola il ciclo sonno-veglia.

Infine, per la serie "non si butta mai niente": persino i peduncoli delle ciliegie pare che possiedano proprietà salutari, dato il contenuto di polifenoli e sali di potassio che favoriscono anch'essi la diuresi ma combattono anche affezioni come la gotta. Non che si debbano ingerire così come sono, i peduncoli; vanno "trattati" in un certo modo e poi preparati in forme fruibili come ad esempio una tisana.

Tanto allegri, sono i cestini pieni di ciliegie mature al punto giusto quanto sono tristi le ciliegie avvizzite o ammaccate. Vanno ben conservate, quindi. Dalla pagina dedicata alle ciliegie su benessere.com apprendo che vanno comprate già mature, non troppo piccole; devono avere un colore acceso e la polpa deve risultare soda al tatto e non molle. Dopodiché potranno transitare nel nostro frigorifero, prima di essere consumate, ma non più di un paio di giorni.

E se poi, per motivi diversi, non siamo riusciti a mangiarle nei tempi giusti, guai a buttarle! Anche se non più freschissime, restano un ingrediente prezioso per marmellate, canditi, sciroppi, gelati e torte. Possono persino passare dal frigorifero al forno, per accompagnare piatti di carne, sia come salsa che come contorno. E sono presenze ricorrenti in decine di ricette, anche di piatti insospettabili come il risotto o il carpaccio di pesce.

Qualcosa di più sulle ciliegie ce lo dice il Direttore del Mercato Agroalimentare di Vignola - la località famosa proprio per i suoi frutti particolarmente pregiati - nel breve filmato che ho postato qui sotto.




20 maggio 2014


Il riso fa buona memoria

A cura di Alberto&Alberto

Che ridere faccia bene e aiuti a vivere meglio è una considerazione al limiti del banale. Ma non c'è nulla di banale nella scienza ed è interessante sapere come le ricerche nel campo della neuropsicologia cerchino ed individuino quali sono le correlazioni effettive tra il buonumore e il benessere. Al riguardo, sono stati diffusi recentemente i risultati di due studi, l'uno presentato all'Experimental Biology Meeting di San Diego e l'altro condotto dal Prof. Matthew Ansfield della Lawrence University nel Wisconsin.

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Il primo studio si basa sull'azione del cortisolo, il cosiddetto "ormone dello stress", il quale a partire da una certa età può intervenire negativamente sulla memoria e la capacità di apprendimento delle persone. Se dunque, come sostiene lo studio, l'ilarità può influenzare il livello di cortisolo se ne deduce che più si ride (o si sorride), più si allunga la vita del nostro cervello.

Lo studio è stato naturalmente supportato da una serie di esperimenti. Come quello effettuato su due gruppi di persone adulte, uno dei quali affetto da diabete e l'altro "sano". Entrambi sono stati sottoposti per alcuni giorni alla visione di un video divertente della durata di circa 20 minuti. Alla fine dell'esperimento, si è riscontrato che le persone affette da diabete avevano registrato un significativo abbassamento dei livelli di cortisolo nel sangue e che quelle sane dimostravano un miglioramento nelle capacità di memoria. Dell'esperimento ha fatto parte anche un gruppo "di controllo", ovvero di persone che non sono state sottoposte alla visione del video e che non hanno giovato di alcun miglioramento.

Diverso l'esperimento condotto dal Prof. Ansfield il quale ha messo insieme un campione di 160 persone di entrambi i sessi e ha proiettato loro alcuni film horror. Ebbene, molti di loro tendevano a sorridere quanto più i film mostravano scene raccapriccianti e ciò perché riuscivano così, spontaneamente, a contrastare positivamente il disagio interiore provocato dalla visione.

Gli studi sono stati ripresi da Assomensana, un'associazione no-profit formata da neuropsicologi che si occupano espressamente di anti-aging dell'intelletto: "Il sorriso - si legge in un loro comunicato stampa - aleggia sulle labbra sia in condizioni piacevoli sia in quelle spiacevoli e, in tutti e due i casi, migliora lo stato d'animo e la salute dell'organismo". "Una bella risata a cadenza quotidiana e costante potrebbe combattere non solo lo stress ma anche la smemoratezza e il declino mentale". Come? Lo spiega il Presidente dell'Associazione, Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccati: "Il meccanismo del processo è facilmente intuibile e ormai conosciuto: lo stress, e quindi l’ormone, il cortisolo, ad esso collegato, ostacola la costruzione e l’immagazzinamento dei ricordi, riducendo così le potenzialità della memoria.  Dal punto di vista scientifico, il cortisolo interferisce con il buon funzionamento delle cellule dell’ippocampo, la struttura del cervello che ha il compito di conservare i ricordi a lungo termine".

All'uopo, gli esperti di Assomensana hanno anche stilato una sorta di "Decalogo" del buon umore che comprende una serie di suggerimenti per esercitare le proprie capacità di pensare positivamente. Le trovate alla pagina http://www.assomensana.it/Associazione/Comunicato-stampa/assomensana-invita-a-ridere.php




13 maggio 2014


Gira che ti rigira… per star bene!

A cura di Alberto&Alberto

Nella mia terrazza è una presenza familiare da diversi anni ed ogni volta che penso che abbia fatto il suo tempo, ecco che qualcuno dei miei figli lo riprende tra le mani e lo fa ruotare sul bacino. A volte mi sfidano a fare altrettanto con esiti - debbo dire - per me sconfortanti (ma per loro assai divertenti).

Sto parlando dell'hula hoop, il cerchio in plastica che ha segnato i giochi di tante generazioni a partire dal 1958, l'anno nel quale fu lanciato da due americani che lavoravano in una azienda produttrice di giocattoli che ripresero un'idea di una società australiana che appena un anno prima aveva iniziato a produrre degli anelli in legno; l'idea di Richard Knerr e Arthur "Spud" Melin fu quella di realizzare gli anelli in plastica, in colori diversi e di promuoverne l'utilizzo ludico; un successo clamoroso, se si pensa che solo nei primi 6 mesi dalla sua commercializzazione, negli Stati Uniti ne furono venduti ben 20 milioni di pezzi!

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Naturalmente si trattava dell'uovo di Colombo, visto che a giocare con i cerchi erano già gli Egizi ma la differenza consisteva nell'utilizzo della plastica, che alla fine degli anni '50 era in rapida diffusione e che consentiva appunto di realizzare oggetti leggeri ed elastici, perfetti per giocare. Anche il nome del cerchio ha origini remote anche se non troppo: è da attribuire agli inglesi che nel XIX secolo osservarono e documentarono una tradizione nelle isole Hawaii, una danza chiamata "hula" che consisteva nel roteare il bacino.

Più recente, invece, l'utilizzo dell'hula hoop non solo per divertirsi ma anche per allenare il fisico. Dando vita ad una vera e propria disciplina, chiamata hula-fit, che nasce ovviamente nelle palestre americane nell'ambito di quelle pratiche che vanno sotto il nome di "funny fitness", pensate per coloro che sono piuttosto insofferenti nei confronti dell'attività fisica, a meno che non vengano stimolate dalla possibilità di allenarsi divertendosi.

A giudicare da quello che leggo su benessere.com i benefici dell'hula-fit sono notevoli: si parla di 50/100 Kcal bruciate in soli 10 minuti di esercizio, grazie al fatto che far ruotare il cerchio con i fianchi garantisce un ottimo lavoro lipolitico, stimolando anche tutti i distretti muscolari se i movimenti vengono variati; anche l'attività aerobica è significativa, dato l'intenso esercizio cardiorespiratorio. Ulteriori benefici sono rappresentati dal miglioramento del flusso sanguigno e delle capacità di equilibrio.

La pratica dell'hula-fit, inoltre, contempla il supporto della musica durante l'esecuzione, e ciò rende l'attività ancora più piacevole. A meno che non si voglia forzare la mano - o meglio il bacino - come coloro che fin dagli anni '60 si cimentano nel primato da Guinness, attualmente detenuto (da quanto riportato su Wikipedia) da una statunitense che nell'aprile  del 1987 ha stabilito il record di ben 90 ore trascorsi a far ruotare il mitico cerchio!

Personalmente, trovo assai più divertente quello che fa con l'hula hoop la ballerina del filmato che posto qui sotto!


29 aprile 2014


La faccina che tutti rallegra

A cura di Alberto&Alberto

Allegria = benessere e siamo tutti d'accordo. Ma ciò che rende allegro me non è detto che rendi allegro te o altri, e ciò diventa più evidente nelle diverse culture e latitudini. Traslando il concetto di allegria in semplice positività, ho pensato e cosa potesse funzionare da minimo comune denominatore tra diverse età, culture, sensibilità e quant'altro ci renda differenti o unici e la risposta che mi sono dato è racchiusa nello "smile", quella faccina sorridente oggi molto usata nei social network ma le cui origini, aldilà della convenzionalità del segno oggi universalmente conosciuto, risalgono alle espressioni figurative più ancestrali. Una su tutte, una pietra del 2500 a.C., oggi conservata nel Museo di Scienze Naturali di Nimes (qui sotto riprodotta a destra).

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Lo Smile (o Smiley), così come ormai graficamente definito (faccina sorridente con tratto nero su sfondo giallo) , ha origini precedenti all'avvento della Rete. E sembra sia nato, con qualche controversia rispetto all'effettivo "inventore", per scopi meramente commerciali. Accadde nel 1963 ad opera di un certo Harvey Ball che disegnò l'icona per una compagnia di assicurazioni e che per la sua invenzione ricevette un compenso di $45, senza ulteriori vantaggi. Ball non registrò il simbolo così come non lo fece neppure un altro pubblicitario, David Stern, che si attestò, quattro anni dopo, il merito di aver codificato graficamente la "faccina sorridente".

La storia della controversia legata all'invenzione dello "smile" e della sua diffusione è bene riassunta (in inglese) sul sito The Straight Dope, nell'articolo "Who invented the smiley face?" dal quale attinge ampiamente la pagina dedicata di Wikipedia.

La quale, però, fa anche riferimento alla registrazione del marchio Smiley, avvenuto solo nel 1971 da parte dello statunitense Franklin Loufrani che creò una società ad hoc, Smileyworld Ltd.

Accoppiato allo slogan "Buona giornata" ("Have a happy day"), la faccina fece la fortuna di due fratelli, Bernard e Murray Spain, agli inizi degli anni '70, che seppero commercializzarla in varie forme, a partire dai classici "bottoni". Senza, tuttavia, negare la primigenia dell'idea ad Harvey Ball.

Lo "smile" è stato in seguito oggetto di diverse dispute legali tra i personaggi sopracitati o i loro eredi (nel caso di Harvey Ball). Cosa di per sé abbastanza deplorevole, in quanto riferita ad un simbolo è stato usato anche per promuovere i concetti di pace e fratellanza, ad esempio durante gli anni della guerra in Vietnam.

Nell'epoca di Internet, tuttavia, nessuno sembra reclamarci diritti quando commentiamo le affermazioni o i giudizi di qualcuno utilizzando quello che si è imposto come l'"emoticon" più popolare, in nome del sentimento positivo che vogliamo trasmettere. E che - (quasi) sempre - viene positivamente recepito.

Nessuna controversia sull'origine della immortale "Smile" scritta da Charlie Chaplin per il suo "Tempi moderni" e che qui sotto posto nella bella versione di Michael Jackson.




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