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15 April 2014


30 anni con le Soleil

A cura di Alberto&Alberto

Il circo è una delle forme di spettacolo e intrattenimento più popolari da tempo immemore, con un altissimo indice di gradimento soprattutto tra i bambini. E almeno fino a qualche decennio fa, il rito circense si è ripetuto pressoché uguale, tra acrobazie di trapezisti, intermezzi comici con clowns e soprattutto numeri con animali - leoni, tigri, elefanti, ippopotami, giraffe e qualunque quadrupede si facesse più o meno addomesticare o più spesso "piegare" alle esigenze dello spettacolo.

Una sempre maggiore coscienza animalista, dagli anni '70 in poi, ha gettato un'ombra sulla pratica circense nella sua forma più tradizionale. Il primo ad infrangere la tradizione credo sia stato Jean-Baptiste Thierrée che nel 1970 creò Le Cirque Baptiste, destinato alla fama negli anni successivi con il nome prima di Le Cirque Bonjour e poi di Cirque Imaginaire e il coinvolgimento di quella che sarebbe diventata la sua compagna di vita, Victoria Chaplin. Ancora oggi solo con il nome ulteriormente mutuato in Le cirque invisible, la compagnia prosegue a mietere successi nel mondo con le irresistibili parodie dei rituali del circo classico.

Uno dei maggiori meriti riconosciuti della compagnia Thierrée/Chaplin è quello di avere affermato il rispetto nei confronti degli animali nei loro spettacoli sebbene ispirati al circo, utilizzando comunque piccoli animali domestici.

Quasi quindici anni dopo il debutto del Cirque Baptiste un ex mangiatore di fuoco canadese di nome Guy Laliberté si è spinto ancora più in là, eliminando del tutto la presenza degli animali in uno spettacolo ancora più vicino al circo tradizionale di quanto non fosse Le Cirque Imaginaire, seppure probabilmente ispirato a quest'ultimo.

Avete capito che stiamo parlando di Le Cirque du Soleil, che quest'anno festeggia il trentennale della sua fondazione che avvenne in un tendone nella zona del porto di Montreal (dove tutt'ora ha il suo quartier generale) e che oggi annovera spettacoli fissi o itineranti in ogni luogo del mondo.

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Le Cirque du Soleil, più di quanto non lo fosse il bellissimo spettacolo di Thierrée/Chaplin (che io vidi nei primi anni '80, all'apice del successo della coppia) si può definire un circo a tutti gli effetti, annoverando i suoi elementi fondamentali come i numeri acrobatici e quelli dei clown ma con l'assenza assoluta di animali e con un allestimento artistico (scenografie, costumi, musiche) degno di un musical di Broadway.

Nel corso degli anni gli spettacoli del Cirque du Soleil si sono moltiplicati: alcuni proseguono ad essere replicati in appositi tendoni in giro per il mondo, altri hanno trovato casa (in esclusiva!) in alcuni luoghi molto frequentati (ah, quanto vorrei assistere a "Love", ispirato alle canzoni dei Beatles, da diversi anni in pianta stabile nella lontana Las Vegas…) ma tutti sono caratterizzati dalla presenza di artisti provenienti dalle migliori scuole circensi, come quella russa o cinese, adattandosi allo stile inconfondibile messo a punto dal suo fondatore.

L'emozione che si prova guardando volteggiare i trapezisti o gli equilibristi in uno spettacolo di Le Cirque du Soleil è pari o talvolta persino superiore a quello che si prova assistendo alle evoluzioni dei ginnasti alle Olimpiadi: si assiste ad una sfida continua alla gravità e alle possibilità offerta dal corpo umano, dove il gesto, la musica e le luci si fondono mirabilmente offrendo un mix unico di divertimento e ammirazione.

E a beneficiarne non è solo il pubblico ma la collettività tutta: per desiderio di Guy Laliberté, infatti, gli introiti di alcuni spettacoli del Cirque du Soleil vengono regolarmente devoluti in beneficenza o a sostenere la formazione di nuovi, giovani artisti  mentre tutti gli accessori di scena sono prodotti in un laboratorio che si trova in una zona degradata di Montreal, sostenendo la sua riqualificazione (è stato costruito su una ex discarica), addirittura producendo l'energia elettrica necessaria utilizzando il gas metano proveniente dal sottosuolo.

Allegria e benessere allo stato puro, quindi. E non è un caso che uno dei loro spettacoli più celebrati (e più memorabili, tra quelli cui ho avuto modo di assistere) si chiama emblematicamente "Alegría". Posto qui sotto una 'clip' dello spettacolo che rende bene l'idea dell'arte di Le Cirque du Soleil, per chi (ben pochi, voglio sperare) ancora non li conoscono.


08 April 2014


Allegria e benessere a tavola. Con Heinz Beck.

A cura di Alberto&Alberto

Pochi chef, per quanto mi è dato di sapere per esperienza diretta, sommano nel loro lavoro i concetti di allegria e benessere. Heinz Beck è uno di questi: una persona solare, positiva, profondamente innamorata del suo lavoro (così come dell'Italia nel quale si è trasferito da esattamente 20 anni), innovativa. Universalmente apprezzato (bastano tre stelle e cinque forchette Michelin?), dotato di indicibile talento (provare per credere), lo chef del Ristorante La Pergola di Roma (per citare solo il più "stellato" tra i suoi ristoranti) è uomo di grande umanità e capacità di condividere il suo entusiasmo con chiunque si trovi davanti.

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Beck studia, sperimenta, esplora nuove frontiere del gusto e dell'estetica culinaria e, al contrario di altri colleghi, non passa mai di moda. Soprattutto non perde mai di vista una premessa per lui fondamentale: far star bene a tavola, non solo durante un pranzo o una cena ma anche dopo, utilizzando sempre prodotti genuini, dall'origine accertata e scelti personalmente, con un "rigore tedesco" che non può che giovare all'obiettivo finale: piatti certamente elaborati, con accostamenti che la maggior parte di noi potrebbero trovare inconsueti, per questo sorprendenti ma anche sempre sani, rispettosi del delicato equilibrio sul quale poggia il nostro organismo.

L'ho incontrato qualche giorno fa, per la prima volta, e ha subito conquistato me come - ne sono certo - tutti quelli che hanno assistito ad Eataly a Roma, alla presentazione di un progetto che lo vede collaborare con l'equipe medica del Policlinico Gemelli di Roma. Un progetto che si articola in due iniziative. La prima riguarda la consulenza dello chef nei pasti che vengono somministrati quotidianamente ai degenti del Policlinico, almeno quelli che debbono sottoporsi ad un particolare regime alimentare (circa il 20% dei ricoverati). Partendo dal presupposto che una degenza in ospedale sia di per sé una condizione sfortunata e talvolta lunga e desolante, Beck augura che almeno il momento del pasto possa apportare un po' di conforto, grazie a piatti che pur non potendo essere ai livelli di un grande ristorante siano quantomeno gustosi e anche piacevoli alla vista. Un'impresa solo apparentemente semplice, perché deve fare i conti con le varie patologie e con le conseguenti e inevitabili restrizioni nell'alimentazione. La sapienza e l'esperienza di Beck, però, vanno proprio in questa direzione: grazie ad alcuni artifizi è possibile rendere una pietanza generalmente scialba ed insipida in una pietanza gustosa e ben "impiattata", in modo da regalare un momento di sano benessere a chi si trova in una situazione disagevole. "Avrei potuto cucinare per un giorno i miei piatti per tutti i degenti del Gemelli o di un altro ospedale e sentirmi in pace con la mia coscienza" - ha affermato Beck durante l'incontro a Eataly - "ma non è quello che mi interessa:  l'iniziativa che mi vede confrontarmi con gli specialisti della nutrizione del Policlinico Gemelli è qualcosa che va oltre la mia persona, un modello che potrà proseguire anche oltre il mio impegno e che potrà essere adottato da altri istituti di cura."

La seconda iniziativa, in effetti, allarga gli orizzonti del progetto ben oltre il tempo della degenza. Sotto il simpatico titolo di Gemelli@Fornelli è on line da qualche giorno un sito web cui possono accedere i pazienti dismessi (ma anche persone che soffrono di disturbi alimentari, o semplici curiosi) ai quali viene chiesto di selezionare una determinata patologia per essere reinviati ad apposite pagine Facebook dove si potranno inoltrare domande (o postare foto, filmati, racconti) ed ottenere in breve tempo delle risposte relative alla corretta alimentazione legata a quella patologia. "Le mie conoscenze tecniche e tecnologiche" - sostiene Heinz Beck - "possono essere trasferite in ambito domestico, a basso costo".

Il progetto è coerente con la filosofia gastronomica di Beck che, come accennavo all'inizio, ha impostato tutta la sua attività di chef sulla alimentazione sana. E che mi ha ricordato come sia importante mangiare cinque volte al giorno, con porzioni giuste senza mai esagerare, evitare i cibi precotti e soprattutto rispettare il momento del pasto che deve essere sempre un momento di sana convivialità. Allegria e benessere, appunto.


01 April 2014


Contrordine: il fumo fa bene!

A cura di Alberto&Alberto

PESCE D'APRILE!!!!!

… ma non credo che ci siate cascati, per quanto alcuni storici pesci d'aprile, pur nella loro stramberia e improbabilità, sono andati clamorosamente a segno. Penso, ad esempio, a quello che fece la BBC agli inglesi nel 1957, quando trasmise un servizio nel quale si vedevano delle persone che raccoglievano spaghetti dagli alberi in Ticino, provocando diverse richieste di telespettatori su come procurarsi le prodigiose piante (a beneficio dei numerosi creduloni dell'epoca, va detto che gli spaghetti nell'Inghilterra degli anni '50 erano praticamente sconosciuti!).

Questo ed altri celebri scherzi vengono rievocati in un servizio Rai di qualche anno fa che potete vedere alla fine del post.

Le origini del pesce d'aprile sono sconosciute; alcune ipotesi sono riassunte nella pagina dedicata di Wikipedia dove però manca quella riportata dall'Enciclopedia Treccani che individua l'inizio dell'usanza a Firenze, dove alcuni burloni usavano inviare i sempliciotti ad acquistare del pesce in una particolare piazza, ove del pesce trovavano solo l'effigie.

Origini a parte, la tradizione di fare scherzi il 1 aprile è diffusa in molti paesi del mondo, in particolare in Europa. Ed è interessante scoprire come si sia trasferita, negli ultimi anni, soprattutto sul web. Prendendo in considerazione solo il 2013, la palma dello scherzo meglio congegnato va nientemeno che a Google, che l'anno scorso diffuse la notizia dell'avvento di Google Nose, un servizio in beta disponibile per smarthphone, computer e table con il quale un utente avrebbe potuto scaricare e percepire i più diversi odori. Da segnalare che il servizio è stato inserito, ovviamente per un solo giorno, sul menu del motore di ricerca e che gli fu anche dedicata una pagina promozionale con tanto di video di presentazione.

Altri scherzi sono stati concepiti e diffusi dagli staff di YouTube (che ha annunciato la chiusura del servizio), di Street View (che ha diffuso la notizia della localizzazione del tesoro di un noto pirata al largo del Madagascar), di Twitter (da quel giorno l'utilizzo delle vocali nei messaggi sarebbe stato a pagamento) e di Nokia, che si apprestava a mettere sul mercato un forno a microonde con schermo interfacciato a Windows 8.

Scherzi notevoli, non c'è dubbio. Ma il mio prediletto resta il classico pesce di carta da attaccare a tradimento sulla schiena del professore a scuola; sempre che egli sia dotato di sano senso dell'umorismo!



24 March 2014


È primavera, svegliatevi bambini/e

A cura di Alberto&Alberto

Quando venerdì scorso ho scoperto che, per nulla annunciata nei giorni precedenti, era il primo giorno di primavera ho pensato che da quando non ci sono più le mezze stagioni non si notano neanche più le stagioni!

L'appunto è un po' triste e poco consono al tono di queste nostre note settimanali. Ma va da sé che la primavera c'è, o almeno ci sarà, incoraggiandoci ad uscire un po' più spesso, a goderci qualche sana passeggiata, a cogliere nell'aria il profumo dei fiori, ad alleggerire il nostro abbigliamento (e anche il nostro spirito!) e a sentire sulla pelle il calore del sole, insomma: a stare bene!

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Per quello che mi riguarda, dopo il primo attimo di sorpresa rispetto ad un evento cui non mi sentivo preparato, ho colto subito un'occasione di personale divertimento richiamando alla memoria, mentre mi tagliavo la barba, le canzoni che conosco che citano la primavera fin dal titolo (per dire "I giardini di marzo" o "Fiori rosa, fiori di pesco" di Lucio Battisti, non valgono). Le elenco qui, aggiungendone qualcuna cui non ho pensato subito ma che sono il frutto di una breve ricerca sulla Rete.

1) Il primo giorno di primavera.
La prima canzone che mi è venuta in mente. Un successo del 1969 dei Dik Dik. Che si ripeterono dopo pochi mesi con "Primavera, primavera". Ma il singolo immediatamente successivo era "Io mi fermo qui"!

2) E' primavera, svegliatevi bambine
Che in realtà era il sottotitolo di "Mattinata fiorentina" e fu portata al successo da Alberto Rabagliati. L'unica versione da me conosciuta (ma è celebre anche quella di Claudio Villa) è quella di mia madre, che quando la cantava a me e i miei fratelli per svegliarci, l'aveva cambiata in "E' primavera, svegliatevi bambini", e si fermava a questa strofa, non potendo avvalersi della rima sulla strofa successiva che termina con "cascine".

3) Maledetta primavera
Loretta Goggi. E l'aggettivo "maledetta" non sembra usato in senso dispregiativo ma tutto sommato affettuoso.

4) Primavera
Su una base contagiosamente allegra, nel 1997, Marina Rei cantava " Oh, respiriamo l'aria e viviamo aspettando primavera, nanana".

5) Cervo a primavera
"Io rinascerò cervo a primavera" oppure anche "…gabbiano da scogliera". A quanto pare, per Riccardo Cocciante (ma non solo per lui), primavera è sinonimo di rinascita…

La ricerca su Internet mi consegna invece i seguenti, ulteriori titoli:
"Primavera" di Ludovico Einaudi
"Primavera" di Luca Carboni
"Primavera" di Angelo Branduardi
"Primavera" di Mango
"Canto di primavera" del Banco del Mutuo Soccorso
"Anna di primavera" di Ivano Fossati
"Questa primavera" di Pino Daniele
"Primavera in anticipo" di Laura Pausini
"Risveglio di primavera" di Franco Battiato
"Primavera a Sarajevo" di Enrico Ruggeri
"Inverno a primavera" dei Modà
"Primavera di Praga" di Francesco Guccini
"Era l'inizio della Primavera" - Franco Battiato

Tacendo di tutte la canzoni straniere sul tema, tra le quali cito solo - per il titolo latinofono - "Primavera" di Santana.

Da cinefilo, tuttavia, durante quel delicato momento di rasatura del quale dicevo all'inizio, ho rischiato di tagliarmi per l'ilarità sopraggiunta quando mi è venuta in mente "Springtime for Hitler" (Primavera per Hitler) di Mel Brooks che si ascolta e soprattutto si vede nel film  "Per favore non toccate le vecchiette" dello stesso Brooks ("The Producers", in originale; per chi non se lo ricordasse e a beneficio della comprensione della sequenza che posto qui sotto, vi si racconta di una coppia di impresari teatrali che producono un musical che sarà per loro redditizio solo se si rivelerà un fallimento ma…).




17 March 2014


Peanuts, mica noccioline…

A cura di Alberto&Alberto

Che quello di Linus e Charlie Brown non sia un fumetto come un altro, mi è stato chiaro fin dall'adolescenza. Al disegno semplice ed immediato si accompagnano talvolta aforismi e massime, spesso si citano autori e musicisti, le vignette si prestano ad una lettura superficiale e ad una più profonda, lo humour è tanto immediato quanto spesso sottile e sinuoso.

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Umberto Eco, in Italia, fu tra i primi a comprendere la grandezza dei Peanuts e del suo autore, Charles M. Shultz, in un'epoca in cui il fumetto era considerato un genere di serie B, anzi non era quasi del tutto considerato. Nell'introduzione alla prima raccolta delle strisce pubblicata in Italia, Eco paragonò Schultz ad un poeta, la cui opera era accostabile a quella di J.D. Salinger che qualche anno prima aveva scosso l'America con il suo "giovane Holden". Ne colse perfettamente l'universalità, che resta il tratto distintivo del fumetto: "Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato.", affermò, prima di analizzare e approfondire i tratti di ciascun personaggio, individuandone caratteristiche che certamente sarebbero sfuggite al lettore più distratto.

Il futuro autore di "Il nome della Rosa", inoltre, individuò nella ripetizione uno dei punti di maggiore forza del fumetto di Schultz, ove una singola situazione rappresentata in una striscia acquista significato (e, direi, amplifica il divertimento) solo quando viene replicata in un'altra striscia. Un buon esempio è quello del cane Snoopy alle prese con le sue velleità letterarie: la soluzione grafica è di per sè spassosa, con il cane miracolosamente in bilico sul tetto della sua cuccia con una macchina da scrivere. Ogni suo scritto inizia immancabilmente con la frase "Era una notte buia e tempestosa" (desunta dall'incipit di un racconto dello scrittore britannico Edward Bulwer-Lytton) e ogni nuova striscia offre una nuova variazione, sancendo l'impossibilità di un racconto compiuto. Più che a Bulwer-Lytton, Eco volle rendere omaggio a Snoopy quando volle iniziare "Il nome della rosa" con la frase "Era una bella mattina di fine novembre".

Situazioni analoghe si ritrovano nelle strisce che vedono Lucy adagiata sul pianoforte del suo amato Schroeder per cui lui suona (Beethoven, quasi sempre e quasi sempre non parla) e lei fa commenti al vetriolo.

Le strisce di Peanuts hanno nutrito e proseguono tutt'oggi a nutrire il mio spirito. Mi divertono ma spesso mi hanno fatto riflettere e talvolta riaffiorano alla memoria inaspettatamente. Come quando decido di rileggere qualche classico della letteratura russa e ripenso a quella striscia immortale nella quale Linus sta leggendo "I fratelli Karamazov" e la sorella Lucy gli chiede "Non ti disturbano tutti quei nomi russi"? E lui: "No, quando ne trovo uno che non so pronunciare mi limito a guardarlo". Sublime.




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