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08 aprile 2014


Allegria e benessere a tavola. Con Heinz Beck.

A cura di Alberto&Alberto

Pochi chef, per quanto mi è dato di sapere per esperienza diretta, sommano nel loro lavoro i concetti di allegria e benessere. Heinz Beck è uno di questi: una persona solare, positiva, profondamente innamorata del suo lavoro (così come dell'Italia nel quale si è trasferito da esattamente 20 anni), innovativa. Universalmente apprezzato (bastano tre stelle e cinque forchette Michelin?), dotato di indicibile talento (provare per credere), lo chef del Ristorante La Pergola di Roma (per citare solo il più "stellato" tra i suoi ristoranti) è uomo di grande umanità e capacità di condividere il suo entusiasmo con chiunque si trovi davanti.

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Beck studia, sperimenta, esplora nuove frontiere del gusto e dell'estetica culinaria e, al contrario di altri colleghi, non passa mai di moda. Soprattutto non perde mai di vista una premessa per lui fondamentale: far star bene a tavola, non solo durante un pranzo o una cena ma anche dopo, utilizzando sempre prodotti genuini, dall'origine accertata e scelti personalmente, con un "rigore tedesco" che non può che giovare all'obiettivo finale: piatti certamente elaborati, con accostamenti che la maggior parte di noi potrebbero trovare inconsueti, per questo sorprendenti ma anche sempre sani, rispettosi del delicato equilibrio sul quale poggia il nostro organismo.

L'ho incontrato qualche giorno fa, per la prima volta, e ha subito conquistato me come - ne sono certo - tutti quelli che hanno assistito ad Eataly a Roma, alla presentazione di un progetto che lo vede collaborare con l'equipe medica del Policlinico Gemelli di Roma. Un progetto che si articola in due iniziative. La prima riguarda la consulenza dello chef nei pasti che vengono somministrati quotidianamente ai degenti del Policlinico, almeno quelli che debbono sottoporsi ad un particolare regime alimentare (circa il 20% dei ricoverati). Partendo dal presupposto che una degenza in ospedale sia di per sé una condizione sfortunata e talvolta lunga e desolante, Beck augura che almeno il momento del pasto possa apportare un po' di conforto, grazie a piatti che pur non potendo essere ai livelli di un grande ristorante siano quantomeno gustosi e anche piacevoli alla vista. Un'impresa solo apparentemente semplice, perché deve fare i conti con le varie patologie e con le conseguenti e inevitabili restrizioni nell'alimentazione. La sapienza e l'esperienza di Beck, però, vanno proprio in questa direzione: grazie ad alcuni artifizi è possibile rendere una pietanza generalmente scialba ed insipida in una pietanza gustosa e ben "impiattata", in modo da regalare un momento di sano benessere a chi si trova in una situazione disagevole. "Avrei potuto cucinare per un giorno i miei piatti per tutti i degenti del Gemelli o di un altro ospedale e sentirmi in pace con la mia coscienza" - ha affermato Beck durante l'incontro a Eataly - "ma non è quello che mi interessa:  l'iniziativa che mi vede confrontarmi con gli specialisti della nutrizione del Policlinico Gemelli è qualcosa che va oltre la mia persona, un modello che potrà proseguire anche oltre il mio impegno e che potrà essere adottato da altri istituti di cura."

La seconda iniziativa, in effetti, allarga gli orizzonti del progetto ben oltre il tempo della degenza. Sotto il simpatico titolo di Gemelli@Fornelli è on line da qualche giorno un sito web cui possono accedere i pazienti dismessi (ma anche persone che soffrono di disturbi alimentari, o semplici curiosi) ai quali viene chiesto di selezionare una determinata patologia per essere reinviati ad apposite pagine Facebook dove si potranno inoltrare domande (o postare foto, filmati, racconti) ed ottenere in breve tempo delle risposte relative alla corretta alimentazione legata a quella patologia. "Le mie conoscenze tecniche e tecnologiche" - sostiene Heinz Beck - "possono essere trasferite in ambito domestico, a basso costo".

Il progetto è coerente con la filosofia gastronomica di Beck che, come accennavo all'inizio, ha impostato tutta la sua attività di chef sulla alimentazione sana. E che mi ha ricordato come sia importante mangiare cinque volte al giorno, con porzioni giuste senza mai esagerare, evitare i cibi precotti e soprattutto rispettare il momento del pasto che deve essere sempre un momento di sana convivialità. Allegria e benessere, appunto.


01 aprile 2014


Contrordine: il fumo fa bene!

A cura di Alberto&Alberto

PESCE D'APRILE!!!!!

… ma non credo che ci siate cascati, per quanto alcuni storici pesci d'aprile, pur nella loro stramberia e improbabilità, sono andati clamorosamente a segno. Penso, ad esempio, a quello che fece la BBC agli inglesi nel 1957, quando trasmise un servizio nel quale si vedevano delle persone che raccoglievano spaghetti dagli alberi in Ticino, provocando diverse richieste di telespettatori su come procurarsi le prodigiose piante (a beneficio dei numerosi creduloni dell'epoca, va detto che gli spaghetti nell'Inghilterra degli anni '50 erano praticamente sconosciuti!).

Questo ed altri celebri scherzi vengono rievocati in un servizio Rai di qualche anno fa che potete vedere alla fine del post.

Le origini del pesce d'aprile sono sconosciute; alcune ipotesi sono riassunte nella pagina dedicata di Wikipedia dove però manca quella riportata dall'Enciclopedia Treccani che individua l'inizio dell'usanza a Firenze, dove alcuni burloni usavano inviare i sempliciotti ad acquistare del pesce in una particolare piazza, ove del pesce trovavano solo l'effigie.

Origini a parte, la tradizione di fare scherzi il 1 aprile è diffusa in molti paesi del mondo, in particolare in Europa. Ed è interessante scoprire come si sia trasferita, negli ultimi anni, soprattutto sul web. Prendendo in considerazione solo il 2013, la palma dello scherzo meglio congegnato va nientemeno che a Google, che l'anno scorso diffuse la notizia dell'avvento di Google Nose, un servizio in beta disponibile per smarthphone, computer e table con il quale un utente avrebbe potuto scaricare e percepire i più diversi odori. Da segnalare che il servizio è stato inserito, ovviamente per un solo giorno, sul menu del motore di ricerca e che gli fu anche dedicata una pagina promozionale con tanto di video di presentazione.

Altri scherzi sono stati concepiti e diffusi dagli staff di YouTube (che ha annunciato la chiusura del servizio), di Street View (che ha diffuso la notizia della localizzazione del tesoro di un noto pirata al largo del Madagascar), di Twitter (da quel giorno l'utilizzo delle vocali nei messaggi sarebbe stato a pagamento) e di Nokia, che si apprestava a mettere sul mercato un forno a microonde con schermo interfacciato a Windows 8.

Scherzi notevoli, non c'è dubbio. Ma il mio prediletto resta il classico pesce di carta da attaccare a tradimento sulla schiena del professore a scuola; sempre che egli sia dotato di sano senso dell'umorismo!



24 marzo 2014


È primavera, svegliatevi bambini/e

A cura di Alberto&Alberto

Quando venerdì scorso ho scoperto che, per nulla annunciata nei giorni precedenti, era il primo giorno di primavera ho pensato che da quando non ci sono più le mezze stagioni non si notano neanche più le stagioni!

L'appunto è un po' triste e poco consono al tono di queste nostre note settimanali. Ma va da sé che la primavera c'è, o almeno ci sarà, incoraggiandoci ad uscire un po' più spesso, a goderci qualche sana passeggiata, a cogliere nell'aria il profumo dei fiori, ad alleggerire il nostro abbigliamento (e anche il nostro spirito!) e a sentire sulla pelle il calore del sole, insomma: a stare bene!

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Per quello che mi riguarda, dopo il primo attimo di sorpresa rispetto ad un evento cui non mi sentivo preparato, ho colto subito un'occasione di personale divertimento richiamando alla memoria, mentre mi tagliavo la barba, le canzoni che conosco che citano la primavera fin dal titolo (per dire "I giardini di marzo" o "Fiori rosa, fiori di pesco" di Lucio Battisti, non valgono). Le elenco qui, aggiungendone qualcuna cui non ho pensato subito ma che sono il frutto di una breve ricerca sulla Rete.

1) Il primo giorno di primavera.
La prima canzone che mi è venuta in mente. Un successo del 1969 dei Dik Dik. Che si ripeterono dopo pochi mesi con "Primavera, primavera". Ma il singolo immediatamente successivo era "Io mi fermo qui"!

2) E' primavera, svegliatevi bambine
Che in realtà era il sottotitolo di "Mattinata fiorentina" e fu portata al successo da Alberto Rabagliati. L'unica versione da me conosciuta (ma è celebre anche quella di Claudio Villa) è quella di mia madre, che quando la cantava a me e i miei fratelli per svegliarci, l'aveva cambiata in "E' primavera, svegliatevi bambini", e si fermava a questa strofa, non potendo avvalersi della rima sulla strofa successiva che termina con "cascine".

3) Maledetta primavera
Loretta Goggi. E l'aggettivo "maledetta" non sembra usato in senso dispregiativo ma tutto sommato affettuoso.

4) Primavera
Su una base contagiosamente allegra, nel 1997, Marina Rei cantava " Oh, respiriamo l'aria e viviamo aspettando primavera, nanana".

5) Cervo a primavera
"Io rinascerò cervo a primavera" oppure anche "…gabbiano da scogliera". A quanto pare, per Riccardo Cocciante (ma non solo per lui), primavera è sinonimo di rinascita…

La ricerca su Internet mi consegna invece i seguenti, ulteriori titoli:
"Primavera" di Ludovico Einaudi
"Primavera" di Luca Carboni
"Primavera" di Angelo Branduardi
"Primavera" di Mango
"Canto di primavera" del Banco del Mutuo Soccorso
"Anna di primavera" di Ivano Fossati
"Questa primavera" di Pino Daniele
"Primavera in anticipo" di Laura Pausini
"Risveglio di primavera" di Franco Battiato
"Primavera a Sarajevo" di Enrico Ruggeri
"Inverno a primavera" dei Modà
"Primavera di Praga" di Francesco Guccini
"Era l'inizio della Primavera" - Franco Battiato

Tacendo di tutte la canzoni straniere sul tema, tra le quali cito solo - per il titolo latinofono - "Primavera" di Santana.

Da cinefilo, tuttavia, durante quel delicato momento di rasatura del quale dicevo all'inizio, ho rischiato di tagliarmi per l'ilarità sopraggiunta quando mi è venuta in mente "Springtime for Hitler" (Primavera per Hitler) di Mel Brooks che si ascolta e soprattutto si vede nel film  "Per favore non toccate le vecchiette" dello stesso Brooks ("The Producers", in originale; per chi non se lo ricordasse e a beneficio della comprensione della sequenza che posto qui sotto, vi si racconta di una coppia di impresari teatrali che producono un musical che sarà per loro redditizio solo se si rivelerà un fallimento ma…).




03 marzo 2014


Il cinema a casa, ma in allegria...

A cura di Alberto&Alberto

Per apprezzare veramente un film non c'è niente di meglio che vederlo in una sala cinematografica, dove il buio e il silenzio (ah, quando era veramente tale e non si veniva distratti dalla suoneria dei telefonini!) favoriscono la concentrazione, la comprensione e soprattutto il flusso di emozioni. Personalmente amo molto andare al cinema da solo, abbandonarmi alla visione del film e, alla fine, riflettere su ciò che ho visto, senza sentirmi obbligato a commentare - o rivelare - le mie sensazioni a chicchessia. Ciò non vuol dire che non ami andare in cinema in coppia, o con la famiglia o con uno o più amici… ma insomma, a me spesso e volentieri piace così!

Ci sono film e film, tuttavia e i film comici, in particolare, si vedono più volentieri in compagnia, in virtù dell'effetto contagioso che accompagna l'allegria. Per questo, nonostante resti un fan assoluto e irriducibile del "cinema al cinema", non ho mai disdegnato di vedere un film in casa con gli amici ma prediligendo in questo caso la leggerezza, il divertimento, il disimpegno.

Per una allegra serata di cinema casalingo con gli amici, suggerisco film comici che tutti hanno già visto ma cui la visione collettiva conferisce una dimensione diversa, legata al piacere di stare e divertirsi insieme, tra battute da anticipare, risate anche sguaiate, reciproca complicità e libertà assoluta di commento.

Esiste un filone, più che un genere, molto adatto allo scopo che è quello del cinema cosiddetto "demenziale" che, a dispetto dell'aggettivo apparentemente denigratorio, è stato frequentato da registi, autori ed attori di acclarato talento, altre volte impegnati in - mettiamola così - maggiore "spessore artistico".

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Prendiamo il caso del trio di registi conosciuti come ZAZ, iniziali dei cognomi dei due fratelli Jerry e David Zucker e di quello di Jim Abrahams. Jerry Zucker ha diretto una commedia sentimentale diventata un vero classico come "Ghost" e un film avventuroso, "Il primo cavaliere" con Sean Connery nei panni di Re Artù e Richard Gere in quelli di Lancillotto. Insieme, però, i tre hanno firmato quello che è diventato negli anni un vero classico del cinema comico, nonché "demenziale" che è "L'aereo più pazzo del mondo". Spassosa parodia del genere catastrofico, in particolare di "Airport '75", il film inanella una gag dietro l'altra e anche se può sembrare oggi un po' datato, stando al ritmo e ad una certa ingenuità delle trovate visive, resta uno dei miei film preferiti tra quelli da (ri)vedere con gli amici, garanzia di risate e allegria generale. In subordine, vanno bene anche altri film realizzati precedentemente dal trio, come "Ridere per ridere" (da loro scritto e prodotto, ma diretto da John Landis, "maestro" del genere) o "Top secret" e la serie di "Una pallottola spuntata".

E, ancora, per una serata davvero allegra tra amici e senza troppe remore nel divertirsi con situazioni e battute "demenziali", suggerisco di inserire nel lettore DVD uno dei seguenti titoli (ve li elenco in ordine alfabetico, premettendo che la lista potrebbe essere ancora più lunga, resto disponibile per ulteriori suggerimenti):

"Alta tensione" (1977) di Mel Brooks
"Animal House" (1978) di John Landis
"Arrapaho" (1984) di Ciro Ippolito
"Austin Powers – Il Controspione" (1997) di Jay Roach
"Balle spaziali" (1987) di Mel Brooks.
"Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan" (2006) di Larry Charles
"Brian di Nazareth" (1979) di Terry Jones
"Brüno" (2009) di Larry Charles.
"Decameron Pie" (2007) di David Leland
"Disaster Movie" (2008) di Jason Friedberg, Aaron Seltzer
"Donne amazzoni sulla Luna" (1987) di Joe Dante, John Landis e altri
"L'esorciccio" (1975) di Ciccio Ingrassia
"Fatal Instinct" (1993) di Carl Reiner
"Flesh Gordon" (1974) di Howard Ziehm
"Le folli notti Del Dottor Jerryl" (1963) di Jerry Lewis
"Fusi di testa" (1992) di Penelope Spheeris
"Hot Shots! " (1991) di Jim Abrahams
"Ku Fu? Dalla Sicilia con furore" (1974) di Nando Cicero
"La pazza storia del mondo" (1981) di Mel Brooks
"Porky’s" (1981) di Bob Clark
"Riposseduta" (1990) di Bob Logan
"Scary Movie" (2000) di Keenen Ivory Wayans
"Scemo e più scemo" (1995) di Peter Farrelly
"Scuola di polizia" (1984) di Hugh Wilson
"I sette magnifici Jerry" (1965) di Jerry Lewis
"Shaolin Soccer" (2001) di Stephen Chow Sing-chi
"Il silenzio dei prosciutti" (1993) di Ezio Greggio
"Ultimo tango a Zagarol" (1973) di Nando Cicero
"Zoolander" (2001) di Ben Stiller


24 febbraio 2014


A Carnevale ogni Zorro vale

A cura di Alberto&Alberto

Inizia il Carnevale e spero di imbattermi anche quest'anno in qualche bambino travestito da Zorro. Mi mette allegria: era il mio travestimento preferito da bambino e richiama un personaggio che mi è sempre stato molto simpatico.

Mi mette allegria anche il fatto che Zorro possa farsi ancora largo, nell'immaginario dei bambini, tra i vari supereroi (che restano tra i più gettonati) come Spiderman o Batman e che non sia stato ancora "rottamato" insieme alle maschere più classiche come Arlecchino e Pulcinella (questi ormai davvero introvabili!).

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Zorro, com'è noto, non ha alcun superpotere. È abilissimo con la spada (Z!) ed è un cavallerizzo provetto ma nulla di più. Ciò, tuttavia, lo rende simpatico, a parte che simpatico lo è di suo, dotato di grande ironia oltre che di coraggio e di valori positivi. Ho sempre trovato divertente il fatto che gli basti indossare una mascherina sugli occhi (o una benda dotata di fessure) per non essere riconosciuto, dagli amici ma soprattutto dai nemici. Per la verità, Superman in questo lo batte: a lui basta togliere gli occhiali che indossa il suo alterego, Clark Kent, per diventare un'altra persona!

L'altro giorno leggevo un articolo in cui si raccontava come un nuovo approccio psicoanalitico, negli Stati Uniti, contempli che il paziente, durante le sedute, legga a voce alta i fumetti dei supereroi con l'obiettivo di aumentare la propria autostima. I nomi, a quanto pare, sono i soliti: Superman, Batman, l'Uomo Ragno. E perché non Zorro? Privo di superpoteri e quindi umano come noi, il personaggio contiene in sé un potenziale di empatia decisamente superiore a quello di Hulk & Co.

Più di molti altri personaggi del genere "avventuroso", Zorro ha mantenuto più o meno inalterata la sua fama nel tempo anche se la produzione di film o albi a fumetti è decisamente diminuita: di appena pochi anni fa sono due film interpretati da Antonio Banderas ("La maschera di Zorro" e "The Legend of Zorro", quest'ultimo del 2005) ma per ritrovare il giustiziere mascherato al cinema bisogna tornare alla metà degli anni '70. Il suo debutto al cinema risale al 1920, appena un anno dopo la sua prima apparizione in assoluto, nel romanzo breve "La maledizione di Capistrano" di Johnston McCulley; lo interpretava Douglas Faibanks ed ebbe un successo straordinario aprendo le porte ad una produzione davvero notevole per quantità, comprendendo anche vari cartoons, albi a fumetti, romanzi, film apocrifi e parodie. Oltre a Fairbanks e Banderas, nel tempo il personaggio è stato interpretato tra gli altri da Tyrone Power e Alain Delon ma il mio Zorro preferito, e credo non valga solo per me, è quello di Guy Williams, protagonista della serie di telefilm realizzati alla fine degli anni '50 ma che in Italia furono trasmessi tra la fine degli anni '60 e gli inizi dei '70. Ne posto qui sotto la celebre sigla. Buon carnevale!




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