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23 dicembre 2013


Tutti allegri con Zalone

A cura di Alberto&Alberto

Arrivo buon ultimo a scrivere di Checco Zalone e dello straordinario successo del suo film "Sole a catinelle". Con il vantaggio, però, di aver letto diversi articoli sul film e aver riscontrato, una volta tanto, un po' di sano rispetto nei confronti di un fenomeno popolare, ciò che non sempre accade.
50 milioni di euro è il più alto incasso mai ottenuto a un film in Italia, un primato che Zalone aveva già raggiunto con il suo film precedente, "Che bella giornata". Ma il vero primato del quale il comico pugliese può andare veramente fiero è quello di aver divertito tutti, dal meridionale al settentrionale, dal povero al ricco, dall'intellettuale all'ignorante. Tutti a ridere di se stessi, in fondo, ma comunque a ridere. Perché Zalone conosce diversi modi di divertire e li usa tutti, con molta intelligenza, così da strappare una risata anche ai più refrattari alla comicità.

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Ricordo di aver visto per la prima volta Checco Zalone nel programma televisivo che lo ha lanciato, "Zelig". Faceva la parodia dei cantanti cosiddetti neo-melodici, e notai immediatamente che era una spanna sopra tutti gli altri comici che partecipavano al programma. Nei mesi successivi lo vidi fare diverse imitazioni di cantanti - Carmen Consoli, Jovanotti - veramente esilaranti, che poi andavo a rivedermi su YouTube insieme agli amici. Nel frattempo avevo saputo che Checco Zalone era un nome d'arte (Che cozzalone! - si dice in Puglia di quelli che a Roma sono chiamati "burini"), che il suo vero nome era Luca Medici e che era laureato in Giurisprudenza. E avevo scoperto che padroneggiava sia il pianoforte che la chitarra, scrivendo lui stesso le canzoni. Insomma, sono stato un fan della prima ora, anche se leggendo oggi la sua biografia su Wikipedia scopro di essermi perso diversi momenti della sua carriera televisiva.

Ho visto i suoi film appena usciti nelle sale (anzi, a dire la verità li ho visti almeno un paio di volte ciascuno) ed ho avuto la conferma di un grandissimo talento comico, tanto più grande perché spiazzante, difficilmente incasellabile, privo di paragoni. Anche l'utilizzo della parolaccia - una facile scorciatoia per molti comici - è assolutamente diverso da quello degli altri. Come già hanno evidenziato in tanti, la sua comicità non è né rozza né gratuita ma ha la straordinaria capacità di arrivare a tutti. Tutti si esce dal cinema con il sorriso, grandi e piccini, ciascuno con in mente la sua gag o battuta preferita. E nessuno che si offenda minimamente alle sue "scorrettezze".

Zalone è, insomma, unico, anche nella sua capacità di gestire una carriera che si sta rivelando più fortunata di quanto nessuno si sarebbe potuto immaginare ai suoi esordi. Se proprio si deve individuare un suo limite, credo sia quello della non esportabilità della sua comicità che resta saldamente ancorata alla battuta intraducibile e a riferimenti che appartengono strettamente al nostro paese. Il solo fatto, tuttavia, di avere messo d'accordo tutti, in un'Italia proverbialmente rissosa, mi sembra molto significativo. Ecco perché Checco Zalone, dunque, non solo mette allegria ma fa anche bene.




16 dicembre 2013


Franco&Ciccio, elogio dell'idiozia

A cura di Alberto&Alberto

Da bambino, mi divertivo moltissimo con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, andavo a vedere i loro film ed ero felice quando apparivano come ospiti in qualche programma televisivo. I miei genitori deprecavano questa mia passione: mia madre, in particolare, non li sopportava, trovava la loro comicità ai limiti dell'idiozia e non mancava mai di sottolinearlo. Tuttavia, io non mi lasciavo influenzare da loro. Il benessere passa anche attraverso la difesa dei propri gusti e delle proprie scelte.

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Va detto che l'opinione di mia madre non era isolata. Più o meno come accadde con Totò, Franco & Ciccio erano praticamente ignorati dalla critica e dall'élite intellettuale. Con le debite eccezioni: proprio come Totò che si ritrovò a lavorare con Pasolini e Rossellini, anche i due comici siciliani ebbero i propri estimatori tra alcuni grandi registi, come lo stesso Pasolini ("Che cosa sono le nuvole"), Federico Fellini che volle Ciccio Ingrassia nel suo "Amarcord" così come Elio Petri ("Todo modo") fino ai fratelli Taviani che scelsero la coppia per un episodio del loro "Kaos", tratto dalle novelle di Luigi Pirandello.

Ma poi è vero che - anche in questo caso come Totò - Franco & Ciccio interpretarono decine di film, sfruttati fino all'inverosimile dai produttori: nel solo anno 1964 il loro nome figurava in ben 22 pellicole, totalizzando un incasso pari al 10% di tutti i film italiani! Uno stakanovismo che certamente non giovava al loro profilo artistico, visto che si trattata di titoli tutt'altro che memorabili.

Tornando alla loro comicità, era indubbiamente "basica", fondata sulle regole più elementari e quindi in grado di raggiungere un pubblico vastissimo (a parte mia madre). La loro fisicità e diversità era un ingrediente fondamentale del loro successo, in questo assimilabili ad altre famose coppie comiche come Stanlio & Ollio o Gianni & Pinotto. Anche la sicilianità giocò a loro favore: fino alla loro apparizione, gli attori comici provenivano per lo più da Roma, da Napoli o al massimo da Milano e dunque rappresentarono una novità.

La loro carriera come coppia, agli inizi degli anni '70, subì una battuta d'arresto, dovuta a reciproche incomprensioni sul piano personale che emersero più volte nel corso del decennio. Ma ogni qual volta la coppia si ricomponeva - perlopiù per progetti televisivi - era come se non si fossero mai separati.

Certo, oggi al pubblico dei giovanissimi la loro comicità potrà apparire un po' stantia però non è difficile intravedere nelle coppie comiche di oggi - penso ai "Soliti idioti" che sono un fenomeno per nulla disprezzabile a parer mio e in ogni caso moderno - tracce della loro eredità artistica. A pensarci adesso, se ho superato la mia iniziale ritrosia verso "I soliti idioti" - che divertono molto i miei figli - l'ho fatto anche memore della mia osteggiata (ma in fin dei conti tollerata) passione infantile per Franco & Ciccio.

Oggi, ogni qual volta mi imbatto in Franco & Ciccio - qualche vecchio film, qualche sketch in replica - scopro che anche se i miei gusti in fatto di comicità si sono raffinati già durante l'adolescenza, mi piacciono ancora tantissimo. Anzi, forse ancora più di prima perché riconosco il loro "mestiere", comprendo la loro profonda conoscenza dei meccanismi che portano il pubblico a ridere e a divertirsi, ammiro la loro capacità di sembrare affiatati a dispetto di un rapporto personale non sempre idilliaco.

Ancora meglio che al cinema, dove erano pressoché ingabbiati nel genere parodistico che imperava all'epoca (ne fu vittima anche lo stesso Totò per un lungo periodo), Franco & Ciccio davano il loro meglio nelle loro apparizioni televisive, quando recuperavano il repertorio dell'avanspettacolo, che fu il loro trampolino di lancio. Esemplare questo sketch che "posto" qui sotto, tratto da una puntata dedicata al varietà del programma Rai "Milleluci" del 1974. Occhio ai tempi comici: molti attori di oggi, tempi così se li sognano!


09 dicembre 2013


Allegria e malessere

A cura di Alberto&Alberto

Non si scherza con la salute. Il vecchio adagio è sempre valido, comunque lo si voglia interpretare e cioè: 1) bisogna fare attenzione alla propria salute senza sottovalutare con leggerezza i segnali di un malessere; 2) è inopportuno fare ironia o malignare su persone colpite da qualsiasi malattia.
Pur sempre rispettoso delle regole di buon senso, debbo ammettere che mi sono però molto divertito quando, qualche giorno fa, una amica mi ha mostrato sulla Rete alcune copertine di un mensile (inesistente) che ribalta il concetto di benessere in "malessere" con intenti satirici. Nel mirino, ovviamente, c'è il fenomeno del salutismo e di tutta la produzione mediatica che ne consegue, dalle riviste ai programmi televisivi, dai corsi ai siti web dedicati (compreso benessere.com che però è nato, come si dice, in "tempi non sospetti").
Di seguito, due copertine a mo' di esempio:

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Non è stato difficile trovare l'artefice di questa trovata, è un musicista romano di 37 anni, Emanuele Martorelli, che però collabora anche come articolista, vignettista e umorista per diverse riviste e quotidiani.

Devo ammettere che dopo aver visto diverse copertine di "Starmale" (sottotitolo: mensile di cose brutte, malessere e disagi), proprio stamattina mi sono imbattuto in edicola in una nuova rivista (l'ennesima!) dedicata al benessere e leggendone i titoli (questi veri!) sulla copertina mi sono divertito a ribaltarli proprio come ha fatto e sta facendo Martorelli. Però a lui, da umorista qual è, riesce evidentemente meglio. Tra l'altro, oltre a parodiare i concetti del benessere, lui aggiunge altre simpatiche notazioni come quella che campeggia sulla copertina del numero di ottobre: "Numero speciale tutto in 2D" (che non significa nulla, ovviamente).

A parte quelli che avete appena visto, voglio offrirvi qui un breve campionario di altri titoli di "Starmale" che mi hanno particolarmente divertito.

Dal numero di dicembre, ad esempio si può leggere:
"Un efficace e rapido make up con colla vinilica e pece"
"Lasciarsi le aspettative alle spalle"
"Far ricadere le colpe dei propri sbagli sulla Cina"
e a proposito di hi-tech (la rivista è evidentemente eclettica!):
"Arriva l'iPhone 8, eliminati i bug: via gli sms e le chiamate".

Sul sito www.starmale.net, oltre alle copertine, anche la riproduzione di alcune rubriche interne. Come l'oroscopo, ad esempio, che per quanto riguarda il Sagittario esordisce così:
"Il Sagittario è, in apparenza, uno dei segni più ponderati di un oroscopo che da troppo tempo li sopravvaluta immeritatamente".

Dal numero di settembre:
"Indossare la psoriasi con stile ed eleganza"
"Arrivano i dolori pre parto maschili"
"Ecco il gel al pesto: capelli in ordine per un pasto nutriente"
"Mangiare rapidamente elidendo la masticazione"

Infine - sublime - per la rubrica "La parola all'esperto":
"Tramutare la malinconia in disperazione".


02 dicembre 2013


Allegro ma non troppo?

A cura di Alberto&Alberto

Mi sono reso conto che nel nostro blog ci siamo occupati spesso di musica, intesa come veicolo di allegria e buonumore e dunque di benessere. Personalmente ho scritto di musica leggera, di rock, di pop, di swing, di jazz ma mai di musica classica, che vanta come gli altri generi tante occasioni di allegria. Il fatto è che (me ne vergogno un po') io non sono molto esperto in materia. Tuttavia, ho voluto fare qualche ricerca sulla Rete per tentare di stilare una lista di quelli che sono considerati i brani più allegri nel 'mare magnum' della musica classica e sinfonica. Come immaginavo, le risposte sono tantissime e non sempre concordanti. Vediamone alcune.

Un titolo che ricorre spesso nelle 'playlist' degli internauti è il canone di Pachebel, il cui titolo esatto è "Canone e giga in re maggiore per tre violini e basso continuo". Il brano è celeberrimo ma sull'effetto allegria avrei qualcosa da obiettare.
Restando nel barocco, "gettonatissimo" è Vivaldi e le sue Quattro Stagioni. Non solo la Primavera (segnalazione che appoggio) ma anche l'estate (III movimento) e persino l'Autunno (II movimento). Il III movimento dell'estate, francamente, lo trovo più ansiogeno che allegro, e nell'autunno di allegria (musicale, intendo) ne trovo ben poca. Decisamente allegro da Vivaldi, fin dal nome, è il Gardellino (Op. 10 n. 3 - Concerto per flauto, archi e basso continuo in Re maggiore).

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Ahi, l'entusiasmo dei musicofili. C'è chi si spinge a dire che tutta la produzione di Mozart è all'insegna della allegria, dimenticando che il grande compositore aveva scritto anche Requiem, che allegro non può certo essere. Ad ogni modo chi ha voluto entrare nel dettaglio ha segnalato:
- Il Rondo alla turca
- il K.138 Divertimento in F 1st mov. Allegro
- il K.137 Divertimento
- La Suonata per violino n. 35 k 526
- La Piccola Serenata Notturna K545
- Le Sinfonie 35, 36, 40 e 41
- La Sinfonia Concertante per Violino e Viola K 364
- L'Overture delle "Nozze i Figaro"
- L'Overture del "Flauto magico"
- Serenata per Fiati "Gran Partita" K361
- Il Concerto per clarinetto K 622,
- Il Concerto n. 21 per piano i
- Il Concerto n. 5 per violino;

Mi sono preso la briga di andare a sentire alcuni di questi brani e ho compreso che l'allegria nella musica, a quanto pare, è un concetto abbastanza opinabile. Ciò non è affatto un male, anzi ci dice molto sui diversi sentimenti che uno stesso brano può suscitare in una persona piuttosto che su in un'altra.
Nella mia modestissima conoscenza del genere, però, suppongo siamo un po' tutti d'accordo sull'allegria che trasmettono i valzer di Strauss (padre e figlio) così che sono rimasto un po' perplesso nel riscontrare che sono poco citati nelle liste che circolano in rete.

Concludo con una lista per nulla organica di altri brani che i musicofili della Rete individuano come 'allegri' e sul quale, se volte, potete pronunciarvi:
- "La Moldava" di B. Smetana
- La Carmen di Bizet
- la Sinfonia Italiana n. 4 di F. Mendelssohn
- la Danza Ungherese n. 5, 7 e 19 di J. Brahms
- Il Preludio Atto 1 della Traviata di G. Verdi
- L'Overture dei Vespri Siciliani di G. Verdi
- I Concerti Brandeburghesi di J.S. Bach
- Il Concerto per pianoforte n.2 primo tempo di D. Shostakovich
- I Quadri di un'esposizione di M. Mussorgskij
- La Suite dallo Schiaccianoci di P. I. Cajkovskij
- Il Minuetto di L. Boccherini
- La Gazza Ladra di G. Rossini
- L'Inno alla Gioia dalla 9ª Sinfonia di Ludwig van Beethoven


25 novembre 2013


Il buongiorno si 'sente' dal mattino

A cura di Alberto&Alberto

L'offerta pressoché illimitata della televisione di questi ultimi anni, tra digitale terrestre, pay tv e quant'altro (per non parlare di Internet) ci ha fatto resi tutti pressoché schiavi del tubo catodico e ci ha fatto dimenticare la grandezza di quell'altro, straordinario mezzo di intrattenimento che è la radio.

Io la ascolto solo quando guido l'automobile. Prediligendo, almeno fino a qualche settimana fa, perlopiù i programmi musicali e specialmente quelli nei quali lo speaker si limita a qualche rapido dato sul brano che sta per trasmettere o ha trasmesso, senza cioè tirarla troppo per le lunghe. Con eccezioni solo per i giornali radio e alle notizie sul traffico.

Più o meno tre settimane fa, però, passando di stazione in stazione, mi trovo ad ascoltare le voci dei comici Greg e Lillo, che si producono in una spassosa parodia dei "radiodrammi" di una volta. Risate generali in macchina, tra me e i miei figli. E il giorno dopo il rito della risata mattutine si ripete. Per ripetersi ancora nei giorni successivi, fino all'ultima puntata che attendevamo tutti con un certo timore, quello di dover presto rinunciare a quella risata che così bene ci predisponeva nei confronti della giornata.

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Senonché scopriamo che il "radiodramma" di Greg e Lillo era terminato per lasciare il posto nientemeno che a Fiorello. Che è tornato su RadioDue portando la sua "edicola" che da diverso tempo poteva essere vista (o ascoltata) soltanto sul web. Si tratta della replica del programma che va in onda la mattina presto da un bar di Roma, dove Fiorello insieme ad un gruppo di amici e passanti commentano le notizie del giorno, condendole con battute e soprattutto con la contagiosa ironia del conduttore. Talvolta anche con ospiti eccellenti (stamattina, per dirne una, c'era Laura Pausini, molto scherzosa anche lei).

Segue un altro programma che conoscevo solo di fama (va in onda di diversi anni) e al quale adesso mi sono affezionato. È "Il ruggito del coniglio", condotto dai due simpatici Antonello Dose e Marco Presta, con pubblico presente nello studio radiofonico. Anche qui si parla di attualità in modo leggero e scanzonato, anche con interventi telefonici dei radioascoltatori. Purtroppo, dopo una mezzoretta di ascolto li devo lasciare (a malincuore) perché il dovere a quel punto chiama.



Durante il resto della giornata, se devo prendere la macchina la mia prima scelta è sempre RadioDue. Dove ho scoperto anche altri programmi, come "Un giorno da pecora" dove i politici si fanno un po' masochisticamente "sbertucciare" dai due bravissimi conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Ci sono altri buoni programmi di attualità come "Caterpillar", ottimi programmi di musica (ad esempio "Pop Corner" e "Juke Box all'idrogeno) e a metà pomeriggio tornano Greg e Lillo (e Alex Braga) con il loro programma "610" pieno di sketches davvero divertenti. E sempre i due comici sono anche protagonisti di un esilarante "Almanacco" che va in onda in diversi momenti della giornata. Che poi si conclude con altrettanta allegria di come è cominciata.

Il benessere dal servizio pubblico, chi lo avrebbe mai detto?


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