Blog
13 maggio 2013


Maccarone… io te distruggo!

A cura di Alberto&Alberto

Qualche anno fa una importante emittente radiofonica fece un sondaggio tra i propri ascoltatori, invitandoli a scegliere quale fosse per loro la migliore battuta di sempre nel cinema italiano. La più votata risultò essere "Maccarone... m'hai provocato e io te distruggo, adesso, maccarone! Io me te magno!" pronunciata da Alberto Sordi nella celebre scena degli spaghetti di "Un americano a Roma".

Una battuta, quella di Sordi, totalmente improvvisata così come l'intera sequenza (per la quale fu sufficiente un unico 'ciak', a partire da un esile canovaccio), il che la dice lunga sulla genialità di un attore che non finiremo mai di rimpiangere.

L'immagine di Sordi che si avventa su un piatto di "maccheroni" dopo aver allontanato l'indigesta pietanza che nel suo immaginario doveva essere prediletta dagli americani (una fetta di pane con marmellata, latte, yogurt e… mostarda!), campeggia da anni nelle cucine di tanti italiani, oltre che in tante pizzerie e trattorie, specie nella Capitale. Una vera icona che mette sempre allegria e che bene si associa, quindi, con il benessere a tavola.

thumb_112.jpg

Curioso, invece, il destino della suddetta battuta che pur essendo celeberrima (o forse proprio per questo) viene quasi sempre citata erroneamente, talvolta sostituendo 'spaghetti' a 'maccheroni', 'sfidato' a 'provocato' e così via. Nulla di male, si intende, perché il senso resta comunque immutato, ma va da sé che quasi nessuno si ricorda la frase corretta e si resta quasi sempre sorpresi nel riascoltarla dalla viva voce dell'attore.



Che dire? Che forse un Oscar, sia pure alla carriera, non avrebbe sfigurato nel medagliere di uno degli attori più amati e geniali di tutti i tempi!


06 maggio 2013


El(i)ogio degli Elii

A cura di Alberto&Alberto

Domani, 7 maggio, esce il nuovo album di Elio e le Storie Tese. Lo so: da anni il termine 'album' è diventato una prerogativa solo dei puristi e dei collezionisti, ma a me piace ancora chiamarli cosi. Tanto più che il nuovo lavoro del gruppo milanese si intitola, facendo il verso ad un celebre disco dei Beatles, "Album Biango". Ne ho già ascoltato alcune tracce in anteprima, oltre ai due brani che hanno presentato a Sanremo qualche mese fa, e posso garantire che è all'altezza delle aspettative. Le mie, quanto meno.

La prima volta che ho ascoltato gli Elii dal vivo (noi fans li chiamiamo così) fu a Roma, credo fosse il 1990, in una tendostruttura che si trovava nel quartiere dell'Eur. Fino ad allora li avevo intravisti solo in televisione, nella trasmissione "Lupo Solitario" andata in onda un paio di anni prima. Non mi avevano impressionato. Non sembravano più che dei cabarettisti e alla loro musica non avevo neppure fatto molto caso. Ma quel concerto fu una folgorazione: grazie anche all'abilità del cantante nello scandire bene tutte le parole dei testi e renderli quindi comprensibili, mi sono sorpreso a ridere a crepapelle per l'intera durata del concerto. Una cosa che non mi era mai capitata. Ma mi sarebbe capitata ancora, tornando più e più volte ai loro concerti, anche con i miei figli che li adorano.

Ricordo che nei giorni successivi a quella prima volta mi sono procurato il loro primo Lp appena uscito e che, in barba alle leggi del mercato, aveva un titolo che immaginate di averlo dovuto chiedere al negoziante: "Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu"!
Testi alla mano e con ascolti ripetuti, ancora tante risate e la conferma di un'ironia capace di non risparmiare niente e nessuno pur senza mai essere offensiva. Giochi di parole abilissimi: in "John Holmes", dedicato al celebre porno attore (!) Elio canta: 30 centimetri di dimensione artistica/su di ciò la critica è concorde/nel ritenermi sudicio". In un altro brano affrontavano un tema che non avresti mai pensato potesse ispirare una canzone ("Cassonetto differenziato per il frutto di peccato", un titolo che è tutto un programma) o in un altro ancora elencavano diligentemente tutti i rifiuti corporali ("Silos").

12_1367823863.jpg

Il secondo album - uscito due anni dopo - era se possibile anche migliore del primo (e il titolo ancora più impronunciabile: "Italyan, rum casusu çikti"). Mi apparve definitivamente chiaro che gi Elii, oltre a scrivere testi che rasentavano la genialità, erano dei musicisti estremamente dotati tecnicamente e ispirati dal punto di vista compositivo, capaci di destreggiarsi tra i generi più diversi e di fare un uso creativo e a tratti sorprendente della tecnologia. In quell'album c'era la loro prima canzone di successo, "Pipppero" per la quale avevano registrato e poi 'campionato' nientemeno che il coro femminile della tv di stato bulgara, già protagonista di un paio di album che circolavano da qualche tempo tra i musicofoli più raffinati ("Le Mystère des Voix Bulgares").

Anche con i testi si stavano superando, moltiplicando i riferimenti alla cultura popolare degli anni '70, qualche anno prima della catalogazione revival decisamente più 'mainstream' di Fabio Fazio e Claudio Baglioni e della loro "Anima mia". Mi sono davvero divertito (e mi diverto ancora) a riconoscere quei segni della mia adolescenza: i borselli da uomo ("Uomini col borsello", guest star un insospettabilmente ironico Riccardo Fogli, antica voce dei Pooh), il comico del cinema muto Ben Turpin (riscoperto proprio da una trasmissione tv degli anni '70, come ho già ricordato in un precedente post), e tanto lessico dell'epoca, da 'cingomma' al posto di chewing gum, a 'matusa' (con cui peraltro, faccio ancora personalmente e quotidianamente i conti), limonare. Fino ai miei prediletti artifizi per evitare le 'parolacce' nei momenti d'ira ('vaffancuore').

Qualcuno potrà rubricare tutto questo (e altro) come 'cazzeggio' (mi si passi il termine a smentita di quanto prima). Non è assolutamente così. Ci sono sapienza e intelligenza in buona parte del repertorio - oggi assai congruo - di Elio e le Storie Tese - tanto sul piano dei testi che della musica. E anche del lodevole rigore, tanto che quando furono definitivamente consacrati al successo popolare con il trionfo del secondo posto al Festival di Sanremo (ma dovevano essere i vincitori) lo furono non perché avevano snaturato la loro proposta in nome del consenso ma perché il grande pubblico li aveva semplicemente - e direi anche miracolosamente - capiti. Ciò che è accaduto a distanza di 17 anni, quando hanno portato a Sanremo la loro geniale "Canzone mononota" e in tempi (ahinoi perduranti) di banalità musicale hanno nuovamente conquistato pubblico e critica (e un ulteriore secondo posto) senza abdicare alla loro originalità, anzi, con una canzone più ardita di quella precedente.

Nel frattempo, gli Elii non hanno mai riposato sugli allori di un meritato successo ma hanno proseguito a mantenere sempre alta la qualità della loro musica e dei loro testi.

Ricordo l'emozione che mi colpì la prima volta che ascoltai una delle loro canzoni che sarebbe poi diventata uno dei loro cavalli di battaglia nelle esibizioni dal vivo, "Tapparella", contenuta dell'album "Eat the Phikis" del 1996 (quello che in copertina raffigura uno squalo con l'apparecchio odontoiatrico!). Qui il divertimento provocato dal testo interlocutorio  - un adolescente dialoga con un gruppo di compagni di scuola che lo respingono ad una festa -, si sposa con una base musicale che inizia con un giro di chitarra nello stile di Jimi Hendrix e termina con una citazione di "Impressioni di settembre" della Premiata Forneria Marconi. Ebbene, questa canzone mi ha tanto divertito quanto commosso perché, pur nell'ironia e nell'iperbole, riusciva superbamente ad evocare la mia adolescenza che evidentemente è stata anche la loro: vi si parla delle feste del sabato nel periodo della scuola media, tra tapparelle abbassate per ballare i lenti, il rito del gioco della bottiglia, le aranciate amare e la spuma come massime trasgressioni bevitorie. Una canzone, "Tapparella" che mi commuove, mi diverte ma che mi fa anche sentire bene, perché la percepisco come una condivisione con persone (gli Elii) che non conosco di persona ma che hanno vissuto le mie stesse esperienze e che sanno restituirmele come io meglio non saprei fare, seppure filtrate dall'ironia. Più recentemente ho provato la stessa sensazione con una canzone meno 'struggente', "Gargaroz" (dal cd "Studentessi" del 2008) ove si racconta di una madre che convince il figlio a sottoporsi all'asportazione delle tonsille nella prospettiva di mangiare tanti gelati (al limone!).

Sulla base di una bella versione 'live' di "Tapparella' (con qualche variazione rispetto al testo originale) gli Elii ne hanno tratto un video davvero spassoso.



Potrei scrivere ancora a lungo di Elio e le Storie Tese, magari sottolineando ancora la loro perizia di musicisti che ti rifanno alla perfezione un'aria di Rossini sul palco dell'Ariston o l'intricatissimo Frank Zappa in qualche locale underground o suonano con un mito come Carlos Santana uscendone a testa alta. Chissà, magari un giorno ci tornerò su. Concludo con dire che domani. 7 maggio, io acquisterò il Cd (quello vero, non quello 'impalbabile" in formato MP3) degli Elii e per un'oretta mi estranierò dal mondo, con in mano il libretto per seguire in religiosa attenzione i testi. Per dirla con un altro glorioso e talentuoso gruppo questo sì degli anni '70, il Banco del Mutuo Soccorso: Non mi rompete!


29 aprile 2013


L'ipocondriaco Allen

A cura di Alberto&Alberto

"Una volta mi sono svegliato con una macchia sul collo che per me era chiaramente un melanoma. All’ospedale mi diagnosticarono un succhiotto benigno". Lo ha scritto Woody Allen - e chi altri, sennò? - sul New York Times che gli aveva commissionato, pochi mesi fa, un articolo sull'ipocondria, che è uno dei tratti distintivi del geniale attore e regista newyorchese e non solo, pare, nella sua produzione artistica ma nella vita reale.

Campione di autoironia, autore di alcune delle più esilaranti battute degli ultimi decenni (sparse tra film, racconti, articoli e raccolte di aforismi), in Allen convivono da sempre un'anima ilare e dissacratoria ed un'altra profondamente tragica e pessimista. Non a caso, i suoi modelli dichiarati sono i fratelli Marx e Ingmar Bergman, i cui film del secondo notoriamente non ti strappano una sola risata.

12_1367223356.jpg

Pur inseguendo negli ultimi anni più il secondo modello che il primo, Allen ha proseguito a divertire (e - speriamo per lui - a divertirsi) con i suoi film fino ad oggi, anche se la sua comicità si è andata via via raffinando dagli esordi, quando inanellava una gag dopo l'altra, anche visive oltre che verbali.

Sull'ipocondria, in particolare, c'è tutto un repertorio alleniano che prima o poi qualcuno vorrà prendersi la briga di catalogare. Ma quello che voglio qui rimarcare è che la genialità di Allen ha fatto sì che si potesse ridere o sorridere anche di quello che in psicologia viene catalogato come un disturbo somatoforme - leggasi, in proposito la trattazione su benessere.com.

Maestro di cinema, più volte premio Oscar (e recordman di candidature personali: ben 23!), Allen è riuscito con i suoi film (e con la sua produzione letteraria) a farci ridere su qualsiasi argomento, compresa la morte ("Il segreto credo che sia non pensare che la morte è la fine, ma pensarla piuttosto come un modo molto efficace di ridurre le vostre spese." - da "Amore e guerra", 1975).

Personalmente, le mie gag preferite sono legate al suo rapporto con le donne che è al centro di quasi tutti i film che lui ha interpretato, oltre che diretto. Un film che ho visto decine di volte e che segue ancora a divertirmi è "Provaci ancora Sam" (1972) che tra l'altro è uno dei pochi che non ha diretto (ma è sua la sceneggiatura). Godetevi questa scenetta tratta dal film:



Sempre in "Provaci ancora, Sam" è contenuta un'altra, celebre battuta di Allen sull'ipocondria: "Dio che depressione, forse è meglio se prendo un'altro paio di aspirine, solo che cosi sono 2... 4... 6 aspirine, sto diventando aspirinomane. Qua finisce che me le sbriciolo dentro un pezzo di giornale e me le fumo."


22 aprile 2013


Come si sta bene nel sottomarino giallo!

A cura di Alberto&Alberto

Qualche anno fa - quattro e mezzo per l'esattezza - non potei essere presente al momento in cui il mio ultimogenito entrava nella nostra casa per la prima volta. Dopodiché il mio figlio più grande mi ha raccontato di averlo accolto con le note di "Yellow Submarine" dei Beatles. Non gli ho mai chiesto la ragione di questa scelta, probabilmente aveva agito spontaneamente. Ma non basta pensare che volesse subito condividere con il fratellino la sua passione per i "fab four" perché altrimenti avrebbe scelto canzoni che lui gradiva e ascoltava più frequentemente, come "Help" ad esempio.
No, la scelta è ricaduta su "Yellow Submarine" perché è una canzone allegra, positiva, solare, amata da tutti. Con quel gesto, mio figlio maggiore ha voluto dare una sorta di 'imprinting' di benessere al suo fratellino che in effetti oggi sta crescendo allegro, positivo, solare. Davvero!

12_1366615885.jpg

Paul McCartney scrisse "Yellow Submarine" nel 1966 partendo dall'idea di scrivere una canzone per bambini, che fosse musicalmente orecchiabile e dal testo semplice ed immediato. La ideò una sera, disteso sul letto, e la completò i giorni seguenti con l'aiuto di John Lennon e del cantautore Donovan, cui si deve la frase "Sky of blue, sea of green".

La prima registrazione della canzone fu effettuata il 26 maggio 1966 e consisteva nella semplice esecuzione da parte dei quattro musicisti. Solo una settimana dopo, il 1 giugno, il gruppo tornò nuovamente negli studi di Abbey Road per completarla con quei rumori ed effetti sonori vari che avrebbero costituito l'"anima" della canzone. Sempre desiderosi di sperimentare con tutto ciò che si trovavano a disposizione, i Beatles si intrufolarono dentro un ripostiglio degli studi di registrazione e ne uscirono con tutto ciò che pensavano potesse essere utile per la canzone: fischietti, trombette, campanelli e molto altro. John Lennon ebbe l'intuizione di soffiare con un tubo di gomma in una tinozza piena d'acqua e insieme ai Beatles furono coinvolte varie persone, tra cui Brian Jones dei Rolling Stones (a lui toccò fare tintinnare dei bicchieri), la sua fidanzata Marianne Faithfull, la moglie di George Harrison Pattie Boyd e tutti i collaboratori del gruppo.

Inclusa nell'album "Revolver" ma anticipata dalla pubblicazione come singolo (i 45 giri dell'epoca) "Yellow Submarine" era cantata da Ringo Starr che secondo una consuetudine inaugurata qualche anno prima doveva cantare almeno una canzone per ogni album, per accontentare i suoi fans. La sua immediatezza e la sua forza espressiva ispirarono gli sceneggiatori chiamati a scrivere un film a cartoni animati che avessero come protagonisti i Beatles, così che la sua fama è oggi legata ad un film che oggi viene considerato tra i capolavori dell'animazione di tutti i tempi, "Yellow Submarine", appunto.



"Yellow Submarine" è universalmente considerata come la canzone più allegra e spensierata dei Beatles (artisticamente superiore, peraltro, ad altre 'canzonette' di stampo infantile come "All Together Now" o "Ob-La-Di, Ob-La-Da"). Tuttavia personalmente, se penso a quale canzone del gruppo mi trasmette una sensazione di benessere (e sono tantissime!) mi viene subito in mente "Here, There and Anywhere" che era nello stesso album che conteneva "Yellow Submarine", "Revolver".


08 aprile 2013


Abba, l'allegria si fa musica

A cura di Alberto&Alberto

Qualche anno fa, mi è capitato di vedere in Dvd un documentario sugli Abba, realizzato sulla scia del grande successo che stava riscuotendo a Londra il musical ispirato alle loro canzoni. Immagino che non debba spiegare chi erano gli Abba: sto parlando del più grande gruppo pop svedese di tutti i tempi, il cui grande successo in patria seppe riverberarsi - nel corso degli anni '70 - pressoché in tutto il mondo.

12_1365410402.jpg

Dicevo del documentario: ad un certo punto si vede il gruppo arrivare in Australia per una serie di concerti. Ad attenderli e salutarli, una folla immensa e festante, quale mi era capitato di vedere (sempre nei documentari) solo per i Beatles.

L'immagine mi colpì. Mi chiesi come mai un quartetto pop dalla lontana Svezia, composto da due coppie di coniugi, dal look terribilmente kitsch, neanche tanto carini (ad eccezione della fascinosa, platinata Agnetha) e canzoni anni luce lontane dal rock potesse scatenare una tale isteria di massa. La risposta poteva essere una sola: le canzoni degli Abba regalavano (e regalano ancora) allegria, gioia, benessere. E quella folla australiana era lì per ringraziare di quella allegria, per celebrarla insieme, per esaltare la forza unificatrice della musica popolare.

Gli Abba, com'è noto, si sciolsero nel 1982, a seguito delle inevitabili tensioni seguite alla fine di entrambi i matrimoni. A quel punto avevano venduto oltre 375 milioni di dischi in tutto il mondo ma il loro successo era destinato a sopravvivere al loro scioglimento (si stima che i loro dischi continuino a vendere al ritmo di 2-3 milioni l'anno).

Il musical "Mamma mia" e il film che ne è stato tratto (con una strepitosa Meryl Streep) ne ha rinvigorito il mito facendoli scoprire anche ai giovanissimi: l'omonima canzone così come altri successi come "Dancing Queen" o "Fernando" figurano oggi nelle playlist di milioni di i-pod.

Resistendo ad ogni tentazione di 'reunion' (economicamente, va detto, non ne avrebbero alcun bisogno: restano tra i musicisti più ricchi del globo, ad un certo punto il loro patrimonio superava quello del Re di Svezia!), gli Abba hanno accuratamente evitato ogni confronto con il loro glorioso passato e il pubblico potrà continuare ad immaginarli così, con i loro costumi sgargianti a sfidare costantemente il buon gusto ma ad esaltare l'allegria di una proposta musicale che dalla fredda e lontana Svezia è riuscita miracolosamente ad arrivare negli angoli più sperduti della terra.



Presto vi parlerò anche dei Beatles. Nel frattempo, pensate: qual è la canzone dei 'fab four' che vi mette più allegria?


Offerta del mese
Biochef Axis Cold!Il Meglio a Poco Prezzo!
Offerta del mese

 

BioChef Axis è il primo estrattore di succo orizzontale della marca australiana BioChef. La filosofia di questa casa produttrice consiste nell'offrire la più alta qualità al miglior prezzo.Robot da cucina: fa pasta (spaghetti e noodles), baguette, sorbetti, gelati, omogeneizzati, salse, latte vegetale, burro di frutta secca e molto altro!BioChef Axis Cold Press Juicer è un eccellente estrattore lento, masticatore orizzontale e robot da cucina.Tutte le parti mobili sono fatte in Tritan!

 

Vedi prodotto

Novità
Bio-mex Formato Maxii!!850g incluse 2 spugne speciali rettangolari
Novit del mese

 

Bio-mex .. Grazie ai suoi componenti naturali, biologici e degradabili e’ un aiuto indispensabile per la pulizia della casa e per la gastronomia, scioglie il calcare e il grasso dalle superfici.Ideale per la pulizia e la cura di: acciaio, alluminio, argento, oro, rame, ottone, smalto, stagno, vetro, plastica liscia, legno laccato, ceramica, piastrelle, wc, lavandini, vasche da bagno, lavelli, piani di cottura, pentole, scarpe da ginnastica!
Inoltre e’ anche economico perche' puo' essere un buon sostituto a molti detersivi!
Vedi prodotto

Prenota la tua vacanza benessere!

Cerca

http://www.benessere.com/aec/privacy.htm


copyright © 1999-2018 Vertical Booking S.r.l. - CONTATTI | PUBBLICITÀ | SHOPPING ON-LINE | COOKIE POLICY | PRIVACY

Vertical Booking S.r.l. - Piazza Pontida, 7, 24122 Bergamo (Italia)
CF/P.IVA 02657150161 | REA: BG-312569 | Capitale sociale 100000 € interamente versato