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17 October 2017


Alla ricerca dell'allegria perduta

A cura di Alberto&Alberto

Avete presente la 'madeleine' di Proust? Per chi non avesse letto, o studiato, "Alla ricerca del tempo perduto", la madeleine è quel biscottino di origine francese a forma di conchiglia che risveglia nello scrittore la memoria dell'infanzia che a sua volta ispira tutta la saga letteraria proustiana. L'"effetto madeleine", se ci pensate, ricorre nella vita di tutti noi, non necessariamente provocato da un sapore ma anche da un odore, una fotografia, una canzone o qualsiasi altra cosa abbiamo rimosso, ma non cancellato, per tanti anni. Certo, è molto difficile che, una volta che ci siamo imbattuti nella nostra 'madeleine', saremmo capaci o sufficientemente ispirati per creare un capolavoro destinato a lasciare un segno nella storia della letteratura mondiale. Potrà accaderci più facilmente, però, di "riconnetterci" con un'epoca della nostra vita nella quale non avevamo responsabilità, conflitti con noi stessi e con gli altri. Quando eravamo tutti innocenti. L'infanzia, l'epoca della spensieratezza.

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È un momento davvero prezioso, quello. Perché consente, anche se per un lasso di tempo generalmente molto limitato, di ritrovare una sensazione 'pura', scevra da tutte le sovrastrutture generate dalle esperienze effettuate nell'adolescenza e poi nella maturità. Perché questo accada, è necessario però che si ponga una effettiva distanza tra noi e la nostra 'madeleine', cioè che non se ne sia più assaggiata una (per rimanere nell'esempio del biscottino) dall'infanzia ad oggi.

La Rete è piena di "madeleine" e non è necessario ingegnarsi molto per trovarle. Anzi, l'effetto memoria è ancora più dirompente quando si innesta in modo imprevedibile, per puro caso. Sicuramente è accaduto anche a voi di cercare una immagine su "Google" e ottenere, oltre ai risultati desiderati, anche immagini totalmente estranee alla ricerca effettuata. Non saprei, però, quale ricerca stessi effettuando, qualche giorno fa, quando - quasi impercettibile insieme a decine di miniature - si è materializzata la figura di Mr. Magoo.

Certo è Mr. Magoo mancava ai miei occhi da tanti anni, dall'infanzia appunto, e che la sola immagine - pur minuscola - mi ha proiettato in un attimo nell'"età dell'innocenza", dell'allegria istintiva e del benessere puro.

È molto probabile che i cartoons di Mr. Magoo siano stati replicati, negli anni, sui vari canali satellitari per bambini, che peraltro frequento abbondantemente per motivi genitoriali. Un benevolo capriccio del destino, però, ha voluto che lo incontrassi nuovamente in età adulta, allorché non ho potuto fare a meno di andarmi a rivedere qualche cartoon. E anche a documentarmi un po'.

Mr. Magoo è stato protagonista di 53 cortometraggi realizzati tra il 1949 e il 1959 e di alcuni lungometraggi, sempre a cartoni animati. Apprendo solo ora (ma, onestamente, mi pare una forzatura) che il personaggio del vecchietto con una miopia ai limiti della cecità che si ostina a comportarsi come se vedesse, era una satira del maccartismo imperante all'epoca negli Stati Uniti ("Egli simboleggia l'uomo miope che non vede oltre il proprio naso" cit. Wikipedia).

Nel 1997 ispirò un film 'live action' con protagonista il comico Leslie Nielsen, ho un vago ricordo della sua uscita in Italia, ma comunque non lo vidi e fece fiasco al botteghino, negli Usa come da noi (e non a causa mia, ovviamente). Ho rivisto invece la "mitica" sigla iniziale (la posto qui sotto) e la mia madeleine è diventata ancora più saporita




10 October 2017


Zibaldone di allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Oggi a caccia di frasi e di aforismi dedicati ai temi dell’allegria e del benessere, ne trovo subito una che proviene da lontano: la pronunciò quello che viene considerato il “padre” del giornalismo inglese, Joseph Addison: “L’allegria è soprattutto, fomento di salute.” Qualche anno dopo, lo scrittore irlandese Arthur Murphy sentenziava: “L’allegria è l'ingrediente principale nel composto della salute.” Ma ben prima di loro, con l’argomento si era cimentato il saggista Robert Burton che ne “L’anatomia della malinconia,” (1621) osservava che “L’allegria è il principale motore che abbatte i muri della malinconia ed è una cura sufficiente in se stessa.”

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“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”, scriveva Sant’Agostino, mentre il francese Pierre Véron: “L'allegria allevia la fatica.”.

Per Goethe “Un compagno allegro è una carrozza in un viaggio a piedi” e per Mark Twain “Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro.”

Maestro di aforismi, il newyorchese Christian Nestell Bovee scrisse che “L’allegro vive più a lungo in termini di anni, e successivamente nella nostra considerazione. L'allegria è il prodotto della bontà.” Più caustico, da comico qual è, l’olandese Kees van Kooten “Per un uomo grasso non c'è altro da fare che fingere di essere una persona allegra.”

David Herbert Lawrence, l’autore di “L’amante di Lady Chatterley”, scrisse: “Mi erano venuti dei pensieri tetri sul futuro, così lasciai tutto e mi misi a fare un po' di marmellata. È sorprendente come rallegra l'animo di una persona il tritare le arance e spazzare il pavimento.” Beh, forse l’animo suo (pensando soprattutto al pavimento).

Si consolava, invece, Antonio Gramsci che dal carcere scriveva: “Lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto.

Il poeta tedesco Matthias Claudius: “Tutto il denaro e tutto il bene ci procurano a dire il vero molte cose: ma non la salute, il sonno ed il buon umore.” E qui la mente corre ai recenti Premi Nobel per la Medicina Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young e ai loro studi sui ritmi circadiani. Che ci hanno ricordato, in questi giorni, quanto sia importante un buon sonno per il nostro benessere psicofisico.

“L’allegria è contagiosa, e riesce sempre ad evitare che le persone si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine, e dalle difficoltà.” lo ha scritto Paulo Coelho, un paio di secoli dopo che Benjamin Franklin incitava: “Sii allegro, i problemi che ti angosciano di più sono quelli che non accadranno mai.”

Disse di se la soprano Beverly Sills: “Io non sono felice, sono allegra. C'è una differenza. Una donna felice non ha per niente preoccupazioni. Una donna allegra ha preoccupazioni, ma ha imparato come gestirle.” E la nostra Monica Vitti: “Il segreto della mia comicità? La ribellione di fronte all'angoscia, alla tristezza e alla malinconia della vita.

Infine Papa Francesco: “Colui che isola la sua coscienza dal cammino del popolo di Dio non conosce l'allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza.


03 October 2017


Anche le piante giocano

A cura di Alberto&Alberto

Era da qualche tempo che volevo occuparmi della vita delle piante, anzi la “vita segreta”, visto che se ne sa davvero poco anche se alcune evidenze portano a pensare ad interazioni che vanno oltre le conoscenze della botanica tradizionale.

L’occasione mi arriva ora da un articolo pubblicato un paio di giorni fa da Repubblica (proposto anche nella versione on line) che si intitola appunto “La vita segreta delle piante” riprendendo, non so quanto consapevolmente, il titolo di un libro pubblicato nel lontano 1973 che dette origine anche ad un documentario del 1979, noto anche per la bella colonna sonora di Steve Wonder.

Partiamo proprio dal libro, opera di due ricercatori inglesi, Peter Tompkins e Christopher Bird. I due studiosi vi illustravano i risultati di alcuni esperimenti atti a dimostrare che le piante non sono organismi passivi ma che possiedano  la capacità di comunicare, percepire gli eventi, memorizzarli arrivando persino a provare emozioni.

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Su Wikipedia apprendo che ci sono illustri precedenti, con ricerche condotte già nella prima parte del secolo scorso, alcune delle quali teorizzavano addirittura relazioni tra la musica tra le armonie musicali e forme delle piante, ove la musica classica, ad esempio, produce effetti positivi sui vegetali mentre musiche più “aspre” producono effetti opposti. Significativa, in questo senso, la testimonianza che trovo in Rete di un viticultore, Giancarlo Cignozzi, che ha sperimentato come la musica di Mozart, diffusa tra le vigne che danno origine al suoi Brunello di Montalcino, abbia consentito un 35-40 % in più di incremento foliario e addirittura del 200-300% in più nel frutto.

L’articolo di Repubblica citato aggiunge un altro tassello a queste affascinanti teorie che portano a guardare le piante che ci circondano sotto una nuova luce. “Anche le piante giocano” è l’incipit legato alle ultime scoperte di un professore dell’Università di Firenze, Stefano Mancuso, anche direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Il docente ha appena pubblicato un libro intitolato “Botanica, viaggio nell’universo vegetale” negli stessi giorni in cui giunge in libreria un altro volume sull’argomento, “La timidezza delle chiome”, opera in questo caso di un giovane perito forestale e tree climber, Pietro Maroè.

Secondo Mancuso, ad esempio, i movimenti che compiono i girasoli poco dopo essere sbocciati, che possono sembrare apparentemente insensati, equivalgono a quelli compiuti dai cuccioli di animali che sperimentano la vita sociale. A riprova, il fatto che un girasole che nasce e cresce in forma isolata, non sopravvive a una successiva integrazione con i suoi “simili”.

Esempi che assimilano il comportamento delle piante a quelle di organismi più vitali sono molteplici e riguardano anche l’interazione con gli animali e con gli esseri umani. Maroè, appassionato di arrampicata sugli alberi, sostiene ad esempio che ci sono alcuni alberi, che sono stati potati maldestramente, i quali lo “rifiutano”, ovvero non gli permettono di salire tra i rami come avviene, invece, con alberi più “sani”.

Al concetto di vitalità delle piante, e quindi a loro proprietà energetiche, sono legate discipline come la fitoterapia e la floriterapia, ovvero l’utilizzo dei Fiori di Bach per trattare le più diverse patologie.

C’è anche una teoria recente, ripresa da Mancuso, per cui le piante si comporterebbero nei confronti degli insetti come veri “spacciatori di droga”, premiando, attraverso sostanze che danno dipendenza quegli organismi che si dimostrano più attivi nel trasporti di polline che danno quindi alle piante maggiore possibilità di riproduzione.

Il nostro spazio non ci concede di fornire ulteriori esempi, che sono davvero tanti e che aprono delle prospettive inedite non solo alla botanica ma anche al nostro rapporto con le piante, invitandoci a trattarli con maggiore rispetto… Non solo per il loro benessere ma anche per il nostro!


26 September 2017


Balla che ti passa!

A cura di Alberto&Alberto

Si astengano dalla lettura i provetti ballerini: questo post è dedicato a tutti coloro che - anche se più o meno "negati" per la danza e che rifuggono spaventati e inorriditi dagli inviti in discoteca - si sono sorpresi almeno una volta a ballare da soli, in casa o sul luogo di lavoro, lontano dagli sguardi (e soprattutto dai giudizi!) altrui e a ritmi più o meno veloci, ma provando un'incontrollabile sensazione di allegria.

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E dire che ballare farebbe bene a tutti, ma proprio a tutti, come insegnano anche diversi studi che hanno teorizzato o anche dimostrato, come la cosiddetta "danzaterapia" può curare con efficacia disturbi di carattere psicologico come nevrosi, psicosi, disturbi alimentari, comportamenti ossessivi, depressioni, disturbi del linguaggio e problematiche post-traumatiche. E il tutto senza alcuna controindicazione!

Ma il punto non è questo: penso a quei momenti in cui muoversi a tempo di musica, ovvero "sentire" la musica non solo con le orecchie ma con il corpo, emerge come un riflesso incondizionato, legato all'estemporaneità del caso, si tratti di una canzone che passa inaspettatamente alla radio (qualcuno di voi la ascolta ancora? Io sì!) o di una musica allegra messa nel lettore CD, magari durante una giornata un po' triste. Non deve essere un caso se, come si può leggere nell'articolo su Psicologia e Danza contenuto nel nostro sito, fin dalle popolazioni primitive l’essere umano ha sentito il bisogno di esprimere le proprie emozioni, i propri vissuti, i propri sentimenti attraverso i movimenti ritmici della danza.

Grassi o magri, agili o goffi nei movimenti, tutti possono sincronizzare i propri movimenti con la musica, senza bisogno di conoscere i passi dei vari balli che si possono comunque imparare nelle tante scuole e palestre nelle nostre città. Senza considerare che, una volta imparato a ballare, si può utilizzare la danza come uno straordinario e pressoché infallibile strumento di socializzazione e - perché no - di seduzione

Se penso ai miei ballerini preferiti, i primi nomi che mi vengono in mente sono quelli di due "performers" diversissimi, per genere e generazioni, ma entrambi secondo me insuperabili: Fred Astaire e Michael Jackson. Il primo, soprattutto, mi ha sempre incantato perché provvisto di una tale grazia ed eleganza che sembra ballare anche quando è fermo! Quella che propongo qui sotto, è una delle sue performance che preferisco, non so nemmeno descrivere le sensazioni di allegria e benessere che riesce a trasmettermi ogni volta che la vedo… E c'è anche la sua partner d'elezione, l'indimenticabile Ginger Rogers! Heaven… I'm in Heaven…





19 September 2017


Stanlio & Ollio, una serata in allegria

A cura di Alberto&Alberto

Un cofanetto di DVD che raccoglie alcuni film interpretati da Stanlio & Ollio campeggia da qualche anno nella mia nutrita videoteca, acquistato sull’onda della nostalgia di lontane visioni nelle sale parrocchiali d’un tempo, che usavo frequentare durante la mia infanzia.

Tuttavia, solo ieri sera ho avuto l’opportunità di presentare due tra i miei comici preferiti di sempre al mio figlio più piccolo (9 anni), mentre ci trovavamo insieme nel “lettone” e dopo che avevo rinunciato a guardare sul PC un film piuttosto noioso e francamente incomprensibile.

Pensando, a quel punto, di vedere qualcosa insieme a lui ma senza voler fare troppo tardi (la scuola è ricominciata!), mi è venuto in mente che probabilmente lui non sapesse ancora chi erano (chi sono!) Stanlio & Ollio. Dunque ho aperto la pagina di You Tube, digitato i nomi dei due e il primo risultato è stato “Pugno di ferro”, una comica di una ventina di minuti (quindi compatibili con le esigenze di sonno di mio figlio).

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La scelta, seppure casuale, non poteva essere migliore: “Pugno di ferro” (Any Old Port!, 1932) è una sequela di gag esilaranti che ritrae Stan Laurel & Oliver Hardy nel periodo più fecondo, ben rappresentativo del loro affiatamento e della capacità di gestire tempi e modi della comicità.

A colpire il mio bimbo, prima di tutto, la “parlata” di Ollio. Nel caso di “Pugno di ferro” il doppiatore è il grande Carlo Croccolo, già “spalla” di Totò in tanti film ma sappiamo bene come Oliver Hardy era stato già doppiato più volte da Alberto Sordi, che iniziò la sua carriera proprio vincendo un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer che cercava un interprete adeguato al ruolo. Sordi (complice anche il direttore della MGM che ne riconobbe il talento) impostò il doppiaggio utilizzando il suo timbro basso, dunque allontanandosi non di poco dal timbro originale dell’attore americano che era “tenorile”. Ma fece scuola: tutti i doppiatori di Hardy che si sono succeduti nel tempo si sono rifatti all’impostazione del grande attore romano e la voce “italiana” di Ollio è diventata iconica.

Più in là, nella visione del film, il bimbo si è lasciato conquistare dalla mimica facciale di Stan “Stanlio” Laurel, una maschera di comicità cui tanti attori sarebbero stati debitori.

Abbiamo riso tanto, io forse anche più di lui, e mi è venuto in mente quanto scrissi proprio qui oltre 4 anni fa, agli albori di “Allegria e Benessere”, raccontando del "bambino che torno ad essere ogni volta che rivedo una comica di Stanlio & Ollio”.

Il cucciolo d’uomo mi ha lasciato, dirigendosi verso la sua camera, con una frase: “A me non piacciono i film in bianco e grigio (sic), ma quelli di Stanlio & Ollio sì”. Non sapeva cosa che lo aspetta nei prossimi giorni e settimane: ci sono ancora da conoscere Charlie Chaplin, Buster Keaton, Mack Sennet e poi, più in là, le commedie di Billy Wilder e Ernst Lubitsch…


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