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12 September 2017


Se Giovanni è all'heavy

A cura di Alberto&Alberto

Giovanni all'heavy (gioco di parole tra il nome del famoso musicista Giovanni Allevi e il termine 'heavy' che identifica uno stile musicale legato al rock) è una pagina Facebook che conta ad oggi circa 73.000 followers, in gran parte musicisti o comunque amanti della musica.

Una pagina né informativa, né divulgativa ma prettamente satirica; si scherza sulle fisime dei musicisti, sui luoghi comuni (molti post insistono sul ruolo negletto dei bassisti nei gruppi o sulla sopravvalutazione dei cantanti), vengono lanciati sondaggi, il tutto generalmente tramite 'meme', che per chi non lo sapesse sono immagini arricchite da scritte divertenti.

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Il livello di interazione è piuttosto alto: gli utenti non si limitano ad esprimere il loro apprezzamento per un post piuttosto che per un altro ma commentano in gran numero, talvolta anche - soprattutto i neofiti, immagino - prendendo sul serio ciò che serio non è mai e dunque alimentando futili polemiche. Ma sono una minoranza: in realtà si sta imponendo come una piccola comunità virtuale che accetta di prendersi in giro e a ricambiare con allegria.

Ce n'è un po' per tutti: per la proverbiale 'purezza' dei jazzisti, per coloro che non conoscono o usano impropriamente i termini musicali, per quei musicisti anche noti (anzi, soprattutto noti) la cui produzione risulta particolarmente ripetitiva (ce n'è uno particolarmente preso di mira ma di cui non faccio il nome).

Personalmente, i post che mi divertono di più sono i "sondaggi", che di scientifico non hanno nulla ma sui quali ogni utente è chiamato a dire la sua. Più in particolare, c'è un filone recente che è tra i miei preferiti, perché si lega alla mia passione per i giochi di parole (già manifesta in un mio precedente post).

Il moderatore chiede, ad esempio, di cambiare una lettera al titolo di una canzone e spiegare il significato del nuovo titolo oppure di togliere una lettera al nome di un gruppo musicale o di un cantante ottenendo comunque una parola o frase di senso compiuto.

Qualche esempio: nel primo caso un utente risponde "Finché la banca va" spiegando che il titolo fa riferimento ad una profetica Orietta Berti che analizza strategie economico-politiche del libero mercato, offrendone una lungimirante interpretazione filogovernativa. Oppure "L'asola che non c'è" in cui Bennato racconta l'impossibilità di abbottonare una camicia.

Nel secondo caso: "Reato Zero, rabbioso cantautore che rivendica la propria innocenza dopo un'adolescenza trascorsa in carcere minorile", oppure "Ariano Celentano, cantante molleggiato con il mito della razza" o ancora "Little Toy, famoso sammarinese autore e interprete di canzoncine per bambini" (avrete capito che si tratta rispettivamente di Renato Zero, Adriano Celentano e Little Tony).

Ce n'è di che leggere e in gran parte divertirsi: i commenti al primo post sono stati ben 344 e al secondo 589!

Non mi sembra di aver mai ceduto prima alle simpatiche provocazioni di Giovanni all'heavy fino ad un paio di sere fa, quando un post mi ha particolarmente "stuzzicato". Il sondaggio recitava: "Scrivi il testo di una canzone che travisavi da bambino". Qui mi sono sentito toccato dal vivo. Nel senso che attraverso gli anni mi è capitato più volte di leggere testi di canzoni ascoltate durante l'infanzia (ma a dire il vero anche durante l'adolescenza) e scoprire che sì, alcune parole erano diverse da quelle che nel frattempo si erano sedimentate nella mia memoria.

Mi è venuto subito in mente "Il tempo di morire" di Lucio Battisti i cui primi versi recitano "Motocicletta, 10 HP" (cioè dieciaccapi) e che all'uscita del disco alla fine degli anni '60 a me suonava chiaramente come "Motocicletta riesci a capir". Dunque ho raccolto l'invito e postato quanto sopra. Nel giro di pochi minuti, decine di utenti postavano la mia stessa frase mentre altri commentavano - tra il divertimento e lo stupore - di come fossero caduti nello stesso equivoco (con piccole varianti, tipo "riesci a capì" o addirittura dichiarando di aver equivocato anche il proseguo della canzone con "tutta comandi" al posto di "tutta cromata" e con "E guai se dici sì" al posto di "è tua se dici sì".

Sottratte un paio di ore al sonno ma in uno stato di intima allegria e di piacevole condivisione, ho atteso di vedere gli altri commenti che si dipanavano ad un ritmo incessante raggiungendo infine (ma il numero potrebbe crescere nei prossimi giorni) il numero di quasi 500.

Cito quindi alcune "perle", non mie, tra quelle che mi hanno più divertito. "Marcello è sempre più blu" al posto di "Ma il cielo è sempre più blu" (Rino Gaetano). "Bello, bello e impossibile... con gli occhi neri e il tuo SAPONE DI ORIENTALE" (Gianna Nannini). "Amor mio basto io, grandi occhi e gran divani avrò per teee. (Mina). "In fondo all'anima c'è l'immensi e immenso amore" (Battisti). A proposito di quest'ultima, la travisavo anch'io da bambino, proprio così e come me altri, a leggere i commenti. Tra cui ce n'è uno, di una utente che c'è rimasta male perchè pensava ancora, in età adulta, che il testo fosse quello (seppure incomprensibile)! Il primo utente ha quindi tempestivamente e generosamente precisato che si trattava di "Cieli immensi e immenso amore".

Certo, molti commenti sono chiaramente forzati, tradendo lo spirito del "sondaggio", cioè inventati al momento, alcuni volgarmente storpiati, altri francamente incomprensibili. Ma sicuramente sincero è quell'utente che pensava che Edoardo Vianello cantasse "Noi siamo quelli che nelle QUATTR'ORE (invece che EQUATORE) vediamo per primi la luce del sole, siamo i Watussi..." o quello che dai Rokes percepiva "C'è una STRADA (invece che STRANA) espressione nei tuoi occhi" dei Rokes.

Mi sono interrogato su questi travisamenti che in parte erano dovuti ai limiti cognitivi della fanciullezza ma forse anche dalla scarsa fedeltà di molti apparecchi riproduttivi degli anni '60 e '70, come i mangiadischi, gli stereo delle automobili e le radio monofoniche che non consentivano di cogliere alcune sfumature. In più i testi delle canzoni non erano così disponibili come lo sono oggi grazie a Internet, non erano quasi mai riportati sui 45 giri o sulle audiocassette.

Trovare un po' di persone disponibili a rievocare e scherzare sulle proprie ingenuità ha rallegrato una mia serata di fine estate.


05 September 2017


Metti il buonumore a tavola

A cura di Alberto&Alberto

Il buon umore si costruisce anche con la dieta. Lo leggo stamattina su un articolo pubblicato sulla pagina Web del TgCom24 del maggio scorso: tratta di come il cibo, o almeno certi alimenti in particolare, possano favorire il benessere e la serenità. Dipende, ovviamente, dal loro contenuto, dalla presenza di sostanze che abbiano la capacità di agire favorevolmente con il nostro cervello.
La dopamina è una di queste, un trasmettitore nervoso che regola il piacere ed è sua volta sintetizzata da due aminoacidi, la tirosina e la fenilalanina. Perché ciò avvenga, però, è necessario assumere quest'ultima che non viene prodotta naturalmente dall'organismo. Ecco dunque come i cibi ricchi di proteine come carne, pesce, uova e formaggi aiutino la produzione di dopamina favorendo così il benessere.

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L'ormone della serenità è invece considerata la serotonina, la cui produzione è anch'essa legata ad un aminoacido, il triptofano, il quale viene veicolato e regolato dall'insulina a sua volta favorita dall'assunzione di carbodrati: l'avena, in particolare, è considerato più di altri il cibo del benessere.

Sostanze organiche che favoriscono il buonumore e il benessere sono gli Omega 3 e le vitamine. I primi si trovano nel pesce azzurro e nel salmone in ottima quantità come pure negli sgombri e nelle aringhe. Le vitamine, invece, dominano nella frutta e nella verdura, e l'effetto sull'umore è rappresentato dalla loro facoltà di favorire la trasformazione del triptofano in serotonina.

Tra i "cibi del buon umore" si annoverano le uova per il loro contenuto di magnesio, vitamine e minerali che aiutano a preservare le funzioni cognitive, la frutta secca anch'essa ricca di omega 3 (noci e mandorle, in primis), come pure i semi di lino e di girasole (si possono aggiungere nello yogurt o nell'insalata).

Il miele favorisce la calma. effetto che si ottiene anche mangiando un po' di cioccolato fondente grazie alla presenza dei flavonoidi; ma il piacere del cioccolato si spinge anche oltre e una dieta salutare ne può davvero beneficiare: ne abbiamo scritto in questo spazio tempo fa e per un ripasso cliccare qui.


29 August 2017


L'allegria di Topo Gigio va in mostra

A cura di Alberto&Alberto

E' una figura davvero molto familiare e amata, quella di Topo Gigio, il pupazzo inventato nel 1959 dall'autrice televisiva e animatrice Maria Perego e dal marito Federico Caldura. Ne scrivo oggi leggendo la notizia che il personaggio sarà protagonista della 53a edizione di "Un milione di giocattoli", mostra mercato del giocattolo d'epoca e da collezione che si svolgerà il 17 settembre a Cremona, frazione Cavatigozzi. L'ingresso sarà gratuito e con orario continuato dalle 9.30 alle 16. (info sul sito www.aigec.it opp. 349 8669571).

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In mostra, ci saranno i tanti pupazzi realizzati negli anni nei più diversi materiali, dalla stoffa alla plastica, alla ceramica. Con Topo Gigio, saranno presenti anche altri personaggi a lui legati, come l'amico Ino e la fidanzata Rosy Rosicchia. Ma la vera protagonista sarà la nostalgia.

La nostalgia della sua ironia sottile ma compresa da tutti, dell'innocenza che traspariva dagli occhi azzurri, di quella voce inconfondibile pur nel susseguirsi di vari doppiatori: il primo fu nientemeno che Domenico Modugno, agli esordi televisivi del personaggio tra il 1959 e il 1960, quando poi il testimone passò a Peppino Mazzullo, che lo mantenne per oltre 4 decenni, dal 1961 al 2006 (dopo una breve parentesi dal 2007 al 2009, quando fu doppiato da Davide Garbolino, dal 2010 la sua voce è di Leo Valli).

La nostalgia anche di un'Italia che riusciva ad esportare alla grande la propria creatività: Topo Gigio è apparso in trasmissioni televisive in tanti paesi del mondo, ottenendo ovunque notevole successo: negli Stati Uniti, in particolare, ha figurato ben 92 volte in una delle trasmissioni più popolari e seguite di tutti i tempi, l'Ed Sullivan Show.

Topo Gigio non è stato solo ospite di tanti spettacoli e varietà sul piccolo schermo: è stato 'testimonial' di una famosa marca di biscotti, protagonista di serie incentrate su di lui, ha ispirato libri e fumetti, ha inciso alcuni dischi ed ha figurato in due film, uno già nel 1961 ("Le avventure di Topo Gigio") e uno realizzato addirittura in Giappone nel 1969, "Topo Gigio e la guerra del missile", paese nel quale è stato al centro anche di una serie animata composta da 34 episodi nel 1988, "Bentornato Topo Gigio".

Un 'brand' planetario, quindi, la cui vasta diffusione non ha minimamente intaccato quello spirito di allegria e di tenerezza che sono alla base del personaggio. Personalmente, pur senza averlo più "frequentato" dagli anni della mia infanzia, ho ancora nelle orecchie quell'irresistibile intercalare: "Ma cosa mi dici mai!"


22 August 2017


Disco music, allegria in pista

A cura di Alberto&Alberto

Come osservavamo nel post della settimana scorsa dedicato al quarantennale della “Febbre del sabato sera” e ai Bee Gees, la maggior parte della musica che viene suonata nelle discoteche da diversi anni a questa parte, risulta indigesta a chi non è appassionato di techno o house. Non è così con la classica disco music, quella degli anni ’70 per intenderci, che risulta invece gradita ai più, e indipendentemente dall’età degli ascoltatori.

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Le canzoni di Barry White, dei KC & The Sunshine Band, di Donna Summer o Gloria Gaynor, d’altronde, risuonano ancora nelle discoteche e nelle radio di tutto il mondo, accolte con la stessa allegria che contagiava i frequentatori delle piste da ballo dell’epoca d’oro del genere, tra il 1974 e il 1977.

Non solo discoteca: molti brani di disco music, durante quegli anni, ottenevano clamorosi riscontri di vendite, figurando spesso al primo posto delle classifiche. Ricordo ancora come Barry White, per alcuni mesi del 1974, era riuscito a dominare la Top 10 italiana (!) con più brani contemporaneamente. O l’impatto che ebbe, per il genere, la svolta elettronica imposta dall’italiano Giorgio Moroder con la produzione dell’ex modella Donna Summer e l’exploit di canzoni lunghe, ammalianti e insolitamente ipnotiche come “Love to Love You Baby” e “I Feel Love”. O quando persino i gruppi e artisti rock dovettero piegarsi alla disco imperante, sciorinando brani da dancefloor come "Da Ya Think I'm Sexy?" (Rod Stewart), "I Was Made For Lovin' You" (Kiss), "Miss you" (Rolling Stones), "Another One Bites the Dust" (Queen). E dire che la disco nacque anche come reazione contro il dominio della musica rock ! (cfr. Wikipedia)

Ma veniamo all’oggi. Artiste come Gloria Gaynor e Amii Stewart girano ancora in lungo e largo per il nostro Paese (e non solo), riproponendo successi come “Reach Out I'll Be There”, “Never Can Say Goodbye”, “I Will Survive” o “Knock on Wood” (che poi in gran parte erano brani di rhythm'n'blues degli anni '60 riadattati nel ritmo e nelle sonorità).

Lo stile unico degli Chic, caratterizzato dalla chitarra di Nile Rodgers, aveva entusiasmato negli anni ’70 con hit come “Le Freak” e “Good Times”. Dopo che il loro sound è stato riscoperto e riproposto dal duo elettronico francese dei Daft Punk (“Get Lucky”), Rodgers è tornato sulla cresta dell’onda, con ulteriori collaborazioni e tour mondiali. Lo stesso già citato Giorgio Moroder, sempre grazie al ripescaggio ad opera dei Daft Punk, all’età di 76 anni è più attivo che mai con dischi e performance da disc-jockey nelle discoteche più in voga del pianeta.

KC & the Sunshine Band, capitanati da Harry Wayne Casey, furono tra i primi artisti ad avere un successo internazionale con un brano di disco music, “Get down tonight”, nell’agosto del 1975. Seguirono i trionfi di "(That's the way) I like it”, "I'm Your Boogie Man”, "(Shake, Shake, Shake) Shake Your Booty”. Dopo anni di oblio si sono riaffacciati proprio quest’anno sulle scene con un nuovo singolo, "Movin' your body", il primo dopo oltre tre lustri.

L’allegria è ancora rinnovata per tutti quando alla radio trasmettono (come avviene con regolarità), classici come “Disco Inferno” dei The Trammps, “Kung fu Fighting” di Carl Douglas, “Born to be Alive” di Patrick Hernandez, “YMCA” dei Village People, “Daddy Cool” dei Boney M, “We Are Family” delle Sister Sledge o “You make me feel” di Sylvester. Per non parlare dei classici di disco music ad opera degli Abba, di Michael Jackson e, naturalmente, dei Bee Gees.

Non era così scontata, questa longevità della disco music che ha ormai travalicato il semplice revival. L’allegria, d’altronde, non conosce tempo


15 August 2017


40 anni di febbre e di allegria

A cura di Alberto&Alberto

Forse se ne parlerà di più l’anno prossimo, quando cadrà il quarantennale dall’uscita nelle sale cinematografiche italiane (13 marzo 1978). Ma “La febbre del sabato sera”, film epocale per diversi motivi e comunque una delle pellicole musicali più belle e amate della Storia del Cinema, data in realtà 1977, uscito negli Stati Uniti il 16 dicembre di quell’anno.

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Il successo del film, negli Usa come in Italia come altrove, fu travolgente in linea con il cognome del suo protagonista allora misconosciuto e poi diventato, dopo quella pellicola, uno degli attori più amati e popolari di tutti i tempi. Una fama imperitura, quella di “La febbre del sabato sera”, solo in parte da attribuire al carisma di John Travolta e all’ottima fattura della pellicola, diretta dal bravo John Badham. Un film che – lo ricordiamo – era iscrivibile nel genere drammatico e che affrontava temi seri come – citiamo da Wikipedia – l’emigrazione, l’uso degli stupefacenti nelle discoteche, il razzismo e la guerra tra bande.

Ma tutto questo passa quasi in secondo piano rispetto alla fama conquistata dalla sua colonna sonora, che metteva insieme alcuni successi dell’allora emergente disco music e canzoni di un gruppo pop che si era abilmente (e intelligentemente) riciclato con il genere: i Bee Gees.

Benché per un certo periodo, alla fine degli anni ’60, i Bee Gees avevano inanellato una serie di “hit” tali da farli competere con i Beatles e con altri famosi gruppi del periodo, il gruppo formato dagli australiani fratelli Gibb, aveva conosciuto un periodo di crisi all’inizio del decennio successivo da cui si risollevarono cavalcando l’onda del fenomeno di un genere nato nella comunità nera all’inizio degli anni ’70 e poi evoluto in varie direzioni incrociando anche il genere vocale, di cui erano proprio campioni i Bee Gees.

Stayin’ Alive”, “Night Fever”, “More Than a Woman” e “You Should Be Dancing”, per citare solo i titoli presenti nella colonna sonora della “Febbre del sabato sera” scritti ed eseguiti dal gruppo (ma sia prima che dopo, i Bee Gees hanno visto trionfare nelle classifiche anche altri brani in stile ‘disco’) sono canzoni che ancora oggi trasmettono allegria ad alto tasso transgenerazionale. Se pure chi oggi ha più di trent’anni fatica generalmente (o rifiuta, non senza buoni motivi) ad adeguarsi all’evoluzione che ha conosciuto la musica da discoteca dagli anni ’80 in poi, quelle canzoni sono conosciute e gradite pressoché da tutti. Sono assurte, con merito, alla statura di “classici”. Sono stati oggetto (lo è stato anche il film, per la verità) di innumerevoli tentativi di imitazione, talvolta anche riusciti ma sempre un passo indietro rispetto agli originali.

Mi è capitato di partecipare a serate in discoteca in cui la ‘scaletta’ dei brani del momento veniva spezzata dalla riproposizione di “Stayin’ Alive”, o “Night Fever”. E’ quello il momento in cui sulla pista da ballo si riversano tutti, ma proprio tutti, magari muovendosi in maniera goffa o comunque appesantita dall’età avanzata ma il richiamo resta irresistibile. E il divertimento sempre assicurato.

(Tornerò, la prossima settimana, a scrivere della disco music degli anni ’70 che tanta allegria ha regalato a livello planetario, raccontando le sue origini e i suoi sviluppi, ma soffermandomi soprattutto su quei brani la cui onda ci travolge allegramente ancora oggi).


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