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01 agosto 2017


Il benessere nei piedi nudi

A cura di Alberto&Alberto

Via le scarpe, via i calzini e… via! Lo facciamo pressoché sempre quando ci troviamo in spiaggia, talvolta sui prati, quasi mai in città. Ma quando lo facciamo proviamo un innegabile sensazione di libertà e allegria, a diretto contatto con la terra con la quale ci sembra di "ricongiungerci" dopo la lunga parentesi invernale.

Camminare a piedi nudi è quanto di più naturale possa esserci: per i bambini, togliersi le scarpe, è un gesto spontaneo (chi ne ha, sa quante volte lo fanno a casa), per gli adulti molto meno e ci sarebbe da riflettere su quanto la scarpa abbia un valore protettivo forse sopravvalutato.

Ma c'è anche chi - e quanto pare sono sempre di più - ama camminare a piedi nudi per la città, ove il piacere di essere scalzi supera evidentemente il pericolo di incappare nelle insidie delle strade, dai vetri ai sassi ai mozziconi di sigaretta accesi ecc.

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Si chiamano "barefooters" i seguaci di una pratica (Il Barefooting, appunto) nata in Nuova Zelanda, diffusa ben presto negli Stati Uniti e poi in Europa, Italia compresa. Nel nostro paese è nata anche una associazione, il "Club dei Nati Scalzi" che per alcuni anni è stato solo un luogo virtuale su Internet e che dal 2006 invece organizza periodicamente incontri tra gli appassionati delle camminate a piedi a nudi.

I vantaggi della pratica (in italiano Gimnopodismo o Scalzismo), a parte il piacere che essa trasmette, sono molteplici e in gran parte legati al benessere individuale. Ne elenco alcuni: la libertà di movimento del piede ha un effetto preventivo su patologie alla schiena, alle anche e alle ginocchia; la camminata a piedi nudi, inoltre, attiva la muscolatura di cosce e glutei, sostiene i dischi intervertebrali e la spina dorsale, riduce le vene varicose e stimola la circolazione sanguigna. Lasciare che i piedi vengano direttamente a contatto con superfici fresche aumenta le difese immunitarie in coloro che soffrono di malattie da raffreddamento. Esistono poi delle connessioni tra una cattiva salute dei piedi e patologie anche gravi come le cardiopatie, le malattie dell'apparato digerente e persino i tumori e le malattie renali. Oltre a ciò, i sostenitori del Barefooting osservano come la mancanza di scarpe aiuti il piede ad essere sempre asciutto e inodore.

Insomma più vantaggi che svantaggi, si direbbe, eppure c'è da riscontrare una persistente diffidenza verso chi cammina a piedi nudi in città, considerato uno stravagante se non "fuori di testa" (oltre che di scarpa). Preconcetti che i barefooters cercano di combattere muovendosi in gruppo (ma non chiamateli "settari"!) e dando così un'impressione di normalità a ciò che dovrebbe essere in effetti normale ma che la cultura occidentale considera invece disdicevole.

Pur affermando nel loro sito di non voler fare proselitismo (e non c'è motivo di non credergli), gli associati del Club dei Nati Scalzi hanno "postato" su YouTube alcuni video delle loro "imprese". Ne ho scelto uno, amatoriale ma molto eloquente (anche se un po' prolisso), girato a Venezia nel novembre del 2011. Occhio al simpatico slogan: su e giù per le calli senza calli!


25 luglio 2017


Wow Therapy, l’allegria fa bene al cuore

A cura di Alberto&Alberto

Wow!’ è l’espressione che nei fumetti (talvolta anche nella realtà) rappresenta lo stupore. La “Wow Therapy” è un nuovo termine che si associa alla cosiddetta “psicologia positiva”; il nesso è che stupirsi delle piccole gioie quotidiane, valorizzare gli aspetti positivi della vita, cogliere il meglio di ciò che ci circonda aiuta a ridurre lo stress e a vivere meglio.

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Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un comunicato che ho visto poi ripreso da vari giornali, on line e non, in cui si presentava questo approccio della “Wow Therapy” come risolutivo nei confronti di uno stato d’animo generalmente portato alla negatività. Generalmente, sì, lo dicono le statistiche: il 48,7% degli italiani non sa apprezzare gli aspetti positivi della giornata; il 58,2%, poi, è stressato dal lavoro, il 55,4% dalla vita frenetica quotidiana, il 52,3% è preoccupato dalle proprie condizioni economiche.

Una campagna sociale, “Io mi meraviglio” ha coinvolto qualche tempo fa 1200 persone e 50 esperti di medicina e psicologia. L’obiettivo dello studio promosso da Bibite Sanpellegrino era quello di capire quale fosse lo stato d’animo quotidiano degli italiani. Ai suddetti risultati, seguono quelli relativi agli aspetti positivi della vita: le piccole gioie, per gli italiani, sono rappresentati dall’ammirare un bel tramonto (15%), dal sorriso dei bambini (12,3%), dal sentirsi stimati (10,2%). Infine c’è chi gioisce della compagnia degli amici (4,55) e chi di un bacio o un abbraccio dalla persona amata (5,8%).

L’importanza del buonumore e della positività lo abbiamo più volte (anzi settimanalmente) ribadito in questo blog. Gli studi in materia si susseguono da anni: tra gli ultimi quello della Columbia University da cui risulta che le persone arrabbiate o stressate hanno una maggiore possibilità di sviluppare malattie cardiache rispetto a chi vive la vita con entusiasmo. E il nesso tra negatività e malattie cardiovascolari è confermato anche dall’European Heart Journal mentre, sempre recentemente, The Times riprende studi scientifici in campo medico e psicologico per arrivare alle stesse conclusioni.

In cosa differisce la “Wow Therapy” da altre discipline psicologiche come la terapia del sorriso et similia? Non molto credo ma penso che anche con gli abiti del marketing, l’allegria è sempre benvenuta. E per la cronaca, riporto qui di seguito le 5 regole della “Wow Therapy” (sul alcuni siti diventano arbitrariamente otto ma immagino possano essere integrate a piacere!):

1) TO BE REALISTIC. È importante porsi degli obiettivi realistici e raggiungibili. Inutile tormentarsi perché non ci si può permettere un atollo delle Maldive, si rischia di non apprezzare le meraviglie che ci circondano.
2) BICCHIERE MEZZO PIENO. Di fronte ad una situazione che suscita emozioni negative, è importante chiedersi se esiste anche qualche aspetto positivo che non è stato notato.
3) OK ALLA ROUTINE. Fare attenzione alle sensazioni positive che alcune azioni quotidiane provocano in noi: il profumo del caffè la domenica mattina, la bella sensazione di stanchezza che si prova dopo una corsa faticosa, la gratificazione che ci dà nostro figlio quando ci regala un disegno, ecc.
4) ALLENAMENTO EMOTIVO. È importante allenarsi a distinguere meglio i propri vissuti e le emozioni che si provano. In questo modo le persone si possono rendere conto che provano sentimenti/emozioni variegatissimi e che certe esperienze procurano sorpresa, gratificazione, commozione, entusiasmo, tenerezza, sollievo e incoraggiamento.
5) LARGO ALLE NOVITÀ. Iniziare a fare qualcosa di nuovo, che rompa in parte con le abitudini, come variare il percorso che solitamente facciamo a piedi per andare al lavoro, andare in piscina, cambiare palestra, ecc. Qualcosa, al quale nessuno credeva, potrebbe stupire.

Sulla “Wow Therapy” non trovo contributi video in Rete. Così che oggi posto il primo video intitolato allo stupore che attira la mia attenzione, contenente immagini davvero sorprendenti.


18 luglio 2017


Chi va in treno, va sano e va lontano

A cura di Alberto&Alberto

Oggi più che mai il treno è il mezzo più giusto per spostarsi, per lavoro o per diletto: è (abbastanza) ecologico, (abbastanza) economico e (tanto) romantico, nel senso più largo del termine. E comodo. Sali a bordo e puoi fare di tutto: leggere un libro, guardare un film, ascoltare musica, dormire, e intanto il treno corre verso la tua destinazione, talvolta arrivando prima ancora che tu te ne renda conto. A me è sempre piaciuto durante il viaggio, almeno per qualche minuto, guardare fuori dal finestrino e vedere il paesaggio mutare rapidamente, con i colori che si confondono davanti agli occhi. Ma mi piace anche chiuderli, gli occhi, e lasciarmi cullare dal movimento e dal rumore dello sferragliare (anche se oggi quasi impercettibile, con i treni moderni).

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Niente traffico, niente semafori, niente smog, zero stress: il treno è un mezzo sano. E affascinante, presenza ricorrente nella letteratura, nel cinema, nelle canzoni. Per quanto riguarda il cinema, in particolare, un treno è tra i protagonisti delle prime proiezioni pubbliche dei fratelli Lumiere: sembra che alla visione di "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat", gli spettatori avevano l'impressione che un vero treno li stesse investendo, così da farli fuggire terrorizzati.

Sui treni del cinema si commettono delitti ("Assassinio sull'Orient Express" dal romanzo di Agatha Christie), si ricompongono famiglie ("Il treno per il Darjeeling") o ci si avvia verso un tragico destino ("A 30 secondi dalla fine"). Se si fa per ridere, se ne vedono delle belle, come per lo sketch di Totò in treno con l'onorevole Trombetta o la cricca di Mandrake (Gigi Proietti) in "Febbre da cavallo" costretta a percorrere su e giù i vagoni per non farsi sorprendere senza biglietto dal controllore.

Sulla Rete ho trovato una lista davvero impressionante di canzoni che hanno il treno nel titolo, sia italiane che straniere. Ma instintivamente, io associo il treno a quello "dei desideri/nei miei pensieri all'incontrario va" dell'"Azzurro" di Celentano, secondo solo al treno che parte alle 7 e 40 di battistiana memoria (poi sostituito dal volo che parte alle 8 e 50).

A tutti coloro che useranno il treno per spostarsi quest'estate: una scelta felice, che darà alle vacanze un pizzico di allegria in più!


11 luglio 2017


Despacito, allegria da record

A cura di Alberto&Alberto

Non accade spesso, quantomeno da diversi anni a questa parte, che il successo di una canzone abbia una vita oltremodo lunga: oggi si tende a consumare tutto con la rapidità imposta dalla Rete con tendenze che si avvicendano continuamente seppellendo quelle precedenti.

Per sopravvivere alla spietata legge del consumo e durare più di due o tre mesi (quando va bene), una canzone deve quindi avere qualcosa di veramente speciale. Deve cioè penetrare nella mente e nel cuore dell’ascoltatore e avere la capacità di radicarvisi, in modo tale che a ogni ascolto corrispondi un momento di piacere e benessere costantemente rinnovato.

È quello che sta accadendo con il tormentone dell’estate “Despacito” del cantante portoricano Luis Fonsi con il rapper Daddy Yankee, che però non è uscito nella tarda primavera (come si usa per i brani che ambiscono alla popolarità sotto l’ombrellone) bensì a gennaio scorso. E che da gennaio a oggi ha collezionato una serie impressionante di record: certo, non si può più parlare di milioni di copie fisiche vendute ma di milioni di contatti in Rete sì, ed è così che è accaduto praticamente in tutto il mondo.

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Ma qual è il ‘quid’ che ha consentito ad una canzone non tanto dissimile da molte altre, di raggiungere un tale, duraturo successo? Difficile dirlo, tanto più che se questo ‘quid’ fosse ben definito, esso sarebbe subito adottato da qualsiasi musicista o compositore in cerca di visibilità. Neppure l’autore di “Despacito” sa spiegare il segreto del suo successo, si è limitato a dichiarare di essere stato consapevole di avere scritto una buona canzone, una canzone in grado di divertire e di fare ballare.

I numeri del successo sono impressionanti: leggo su un articolo pubblicato sul sito dell’Ansa che il video nel giugno scorso aveva quasi raggiunto i 2 miliardi di visualizzazioni (oggi ha superato i 2 miliardi e mezzo), che ha avuto uno straordinario successo anche in un mercato “difficile” come quello statunitense (è il terzo brano in lingua spagnola ad aver mai raggiunto la prima posizione nelle classifiche, il primo in quelle inglesi) e che solo in Italia ha conquistato 6 dischi di Platino.

Il successo nel ritmo? Può darsi, qui un po’ di novità infatti si trova, essendo il brano non propriamente un reggaeton (genere portoricano che mescola reggae, dancehall e hip hop) ma una contaminazione tra reggaeton e pop latino, così come, nell’arrangiamento, un’azzeccata (per quanto non proprio inedita) combinazione tra sonorità elettroniche ed etniche.

Come già accadde anni fa con “Gangnam Style” di Psy (quasi tre miliardi di visualizzazioni su Yu Tube) siamo quindi di fronte ad un vero fenomeno sul quale tanto ci si interroga quanto ci si diverte. Un bonus di divertimento provvede a fornirlo il gruppo di videomaker The Jackal (già oggetto di un nostro post un paio d’anni fa) che ha realizzato due video satirici ispirati al successo di “Despacito”. Nel loro piccolo, anche qui un’operazione azzeccata: i due video hanno totalizzato, nel momento in cui scrivo, rispettivamente 3.137.811 e 2.521.707 di visualizzazioni. Come dire che i tormentoni hanno anche il loro, imprevedibile indotto

Anziché il video di “Despacito” (che evidentemente hanno visto tutti), posto qui sotto il primo dei suddetti video, intitolato emblematicamente “Gli effetti di Despacito sulla gente”.


04 luglio 2017


Nei parchi divertimento, tra allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Lo dice la parola stessa: parchi “divertimento”. E in effetti è difficile non lasciarsi andare ad un po’ di sana allegria tra un giro sulle montagne russe ed una scivolata veloce verso il fresco delle piscine. Che ci sia poi uno stretto nesso tra allegria e benessere, come da principio fondante di questo blog, ce lo ribadiscono da Aqualandia, il parco acquatico di Jesolo, che come tutti i parchi ha riaperto i battenti con l’avvento della bella stagione, già a fine maggio. Aqualandia è uno dei parchi storici d’Italia: l’inaugurazione risale al 1989 e da allora è stato segnalato per dieci volte come il miglior parco a tema acquatico d’Italia.

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Cito Aqualandia perché dal loro ufficio stampa, qui a benessere.com abbiamo ricevuto il documento “I parchi di divertimento e i 10 benefici per la salute” che ci aiuta ad addentrarci nel tema odierno, non senza ricordare come in Italia siano presenti decine di parchi divertimenti, per tutti i gusti e le età e di varie tipologie che vanno dai parchi acquatici, come Aqualandia appunto, ai parchi faunistici come i giardini zoologici e gli zoosafari, i parchi avventura, i parchi per bambini e i parchi a tema. Tra questi ultimi Gardaland, secondo i dati forniti tempo fa dal Ministero dei Beni Culturali, risulta essere nientemeno che la terza attrazione turistica a livello nazionale dopo il Colosseo e il Musei Vaticani.

Tornando al documento fornitoci da Aqualandia: esso mette prima di tutto in evidenza il fatto che i parchi divertimenti impongono diverse ore di movimento, che si traducono in circa 10 chilometri compiuti in un giorno senza che questo costi particolarmente fatica ma con conseguenze di un consumo stimato tra le 500 e le 1000 calorie. La stessa adrenalina provocata dalle attrazioni dei parchi, provoca un consumo di calorie. Il documento cita una ricerca effettuata da scienziati e ingegneri del Thrill Laboratory per cui una discesa adrenalinica consentirebbe di bruciare fino a 70 calorie per corsa.

Riduzione dello stress a seguito delle emozioni ricevute, come pure il miglioramento dell’umore fino a provare eccitazione per le endorfine prodotte -gli “ormoni della felicità” - che si traduce poi in sensazioni di serenità e calma. Energie di profondo benessere, tonificazione dei muscoli, workout apparentemente casuale ma performante, superamento delle paure, migliore condivisione nelle relazioni e socializzazione con persone nuove sono gli altri benefici indotti da una giornata trascorsa nei parchi divertimento.

Se insomma le vie del benessere non sono proprio infinite, quella di un parco divertimenti mi sembra proprio una via da percorrere, almeno una volta nella vita. Anche per chi non è particolarmente incline alle forti emozioni che possono provocare (soprattutto per le persone più sensibili) le attrazioni più spericolate (che però sono anche le più “gettonate”, specialmente dai giovani). Perché nei parchi vi sono anche spettacoli da godere, giochi più tranquilli e rilassanti e strutture architettonicamente e tecnologicamente evolute semplicemente da ammirare. L’allegria, insomma, è davvero assicurata per tutti. E, quindi, benessere per tutti.


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