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10 ottobre 2017


Zibaldone di allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Oggi a caccia di frasi e di aforismi dedicati ai temi dell’allegria e del benessere, ne trovo subito una che proviene da lontano: la pronunciò quello che viene considerato il “padre” del giornalismo inglese, Joseph Addison: “L’allegria è soprattutto, fomento di salute.” Qualche anno dopo, lo scrittore irlandese Arthur Murphy sentenziava: “L’allegria è l'ingrediente principale nel composto della salute.” Ma ben prima di loro, con l’argomento si era cimentato il saggista Robert Burton che ne “L’anatomia della malinconia,” (1621) osservava che “L’allegria è il principale motore che abbatte i muri della malinconia ed è una cura sufficiente in se stessa.”

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“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”, scriveva Sant’Agostino, mentre il francese Pierre Véron: “L'allegria allevia la fatica.”.

Per Goethe “Un compagno allegro è una carrozza in un viaggio a piedi” e per Mark Twain “Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro.”

Maestro di aforismi, il newyorchese Christian Nestell Bovee scrisse che “L’allegro vive più a lungo in termini di anni, e successivamente nella nostra considerazione. L'allegria è il prodotto della bontà.” Più caustico, da comico qual è, l’olandese Kees van Kooten “Per un uomo grasso non c'è altro da fare che fingere di essere una persona allegra.”

David Herbert Lawrence, l’autore di “L’amante di Lady Chatterley”, scrisse: “Mi erano venuti dei pensieri tetri sul futuro, così lasciai tutto e mi misi a fare un po' di marmellata. È sorprendente come rallegra l'animo di una persona il tritare le arance e spazzare il pavimento.” Beh, forse l’animo suo (pensando soprattutto al pavimento).

Si consolava, invece, Antonio Gramsci che dal carcere scriveva: “Lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto.

Il poeta tedesco Matthias Claudius: “Tutto il denaro e tutto il bene ci procurano a dire il vero molte cose: ma non la salute, il sonno ed il buon umore.” E qui la mente corre ai recenti Premi Nobel per la Medicina Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young e ai loro studi sui ritmi circadiani. Che ci hanno ricordato, in questi giorni, quanto sia importante un buon sonno per il nostro benessere psicofisico.

“L’allegria è contagiosa, e riesce sempre ad evitare che le persone si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine, e dalle difficoltà.” lo ha scritto Paulo Coelho, un paio di secoli dopo che Benjamin Franklin incitava: “Sii allegro, i problemi che ti angosciano di più sono quelli che non accadranno mai.”

Disse di se la soprano Beverly Sills: “Io non sono felice, sono allegra. C'è una differenza. Una donna felice non ha per niente preoccupazioni. Una donna allegra ha preoccupazioni, ma ha imparato come gestirle.” E la nostra Monica Vitti: “Il segreto della mia comicità? La ribellione di fronte all'angoscia, alla tristezza e alla malinconia della vita.

Infine Papa Francesco: “Colui che isola la sua coscienza dal cammino del popolo di Dio non conosce l'allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza.


03 ottobre 2017


Anche le piante giocano

A cura di Alberto&Alberto

Era da qualche tempo che volevo occuparmi della vita delle piante, anzi la “vita segreta”, visto che se ne sa davvero poco anche se alcune evidenze portano a pensare ad interazioni che vanno oltre le conoscenze della botanica tradizionale.

L’occasione mi arriva ora da un articolo pubblicato un paio di giorni fa da Repubblica (proposto anche nella versione on line) che si intitola appunto “La vita segreta delle piante” riprendendo, non so quanto consapevolmente, il titolo di un libro pubblicato nel lontano 1973 che dette origine anche ad un documentario del 1979, noto anche per la bella colonna sonora di Steve Wonder.

Partiamo proprio dal libro, opera di due ricercatori inglesi, Peter Tompkins e Christopher Bird. I due studiosi vi illustravano i risultati di alcuni esperimenti atti a dimostrare che le piante non sono organismi passivi ma che possiedano  la capacità di comunicare, percepire gli eventi, memorizzarli arrivando persino a provare emozioni.

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Su Wikipedia apprendo che ci sono illustri precedenti, con ricerche condotte già nella prima parte del secolo scorso, alcune delle quali teorizzavano addirittura relazioni tra la musica tra le armonie musicali e forme delle piante, ove la musica classica, ad esempio, produce effetti positivi sui vegetali mentre musiche più “aspre” producono effetti opposti. Significativa, in questo senso, la testimonianza che trovo in Rete di un viticultore, Giancarlo Cignozzi, che ha sperimentato come la musica di Mozart, diffusa tra le vigne che danno origine al suoi Brunello di Montalcino, abbia consentito un 35-40 % in più di incremento foliario e addirittura del 200-300% in più nel frutto.

L’articolo di Repubblica citato aggiunge un altro tassello a queste affascinanti teorie che portano a guardare le piante che ci circondano sotto una nuova luce. “Anche le piante giocano” è l’incipit legato alle ultime scoperte di un professore dell’Università di Firenze, Stefano Mancuso, anche direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Il docente ha appena pubblicato un libro intitolato “Botanica, viaggio nell’universo vegetale” negli stessi giorni in cui giunge in libreria un altro volume sull’argomento, “La timidezza delle chiome”, opera in questo caso di un giovane perito forestale e tree climber, Pietro Maroè.

Secondo Mancuso, ad esempio, i movimenti che compiono i girasoli poco dopo essere sbocciati, che possono sembrare apparentemente insensati, equivalgono a quelli compiuti dai cuccioli di animali che sperimentano la vita sociale. A riprova, il fatto che un girasole che nasce e cresce in forma isolata, non sopravvive a una successiva integrazione con i suoi “simili”.

Esempi che assimilano il comportamento delle piante a quelle di organismi più vitali sono molteplici e riguardano anche l’interazione con gli animali e con gli esseri umani. Maroè, appassionato di arrampicata sugli alberi, sostiene ad esempio che ci sono alcuni alberi, che sono stati potati maldestramente, i quali lo “rifiutano”, ovvero non gli permettono di salire tra i rami come avviene, invece, con alberi più “sani”.

Al concetto di vitalità delle piante, e quindi a loro proprietà energetiche, sono legate discipline come la fitoterapia e la floriterapia, ovvero l’utilizzo dei Fiori di Bach per trattare le più diverse patologie.

C’è anche una teoria recente, ripresa da Mancuso, per cui le piante si comporterebbero nei confronti degli insetti come veri “spacciatori di droga”, premiando, attraverso sostanze che danno dipendenza quegli organismi che si dimostrano più attivi nel trasporti di polline che danno quindi alle piante maggiore possibilità di riproduzione.

Il nostro spazio non ci concede di fornire ulteriori esempi, che sono davvero tanti e che aprono delle prospettive inedite non solo alla botanica ma anche al nostro rapporto con le piante, invitandoci a trattarli con maggiore rispetto… Non solo per il loro benessere ma anche per il nostro!


26 settembre 2017


Balla che ti passa!

A cura di Alberto&Alberto

Si astengano dalla lettura i provetti ballerini: questo post è dedicato a tutti coloro che - anche se più o meno "negati" per la danza e che rifuggono spaventati e inorriditi dagli inviti in discoteca - si sono sorpresi almeno una volta a ballare da soli, in casa o sul luogo di lavoro, lontano dagli sguardi (e soprattutto dai giudizi!) altrui e a ritmi più o meno veloci, ma provando un'incontrollabile sensazione di allegria.

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E dire che ballare farebbe bene a tutti, ma proprio a tutti, come insegnano anche diversi studi che hanno teorizzato o anche dimostrato, come la cosiddetta "danzaterapia" può curare con efficacia disturbi di carattere psicologico come nevrosi, psicosi, disturbi alimentari, comportamenti ossessivi, depressioni, disturbi del linguaggio e problematiche post-traumatiche. E il tutto senza alcuna controindicazione!

Ma il punto non è questo: penso a quei momenti in cui muoversi a tempo di musica, ovvero "sentire" la musica non solo con le orecchie ma con il corpo, emerge come un riflesso incondizionato, legato all'estemporaneità del caso, si tratti di una canzone che passa inaspettatamente alla radio (qualcuno di voi la ascolta ancora? Io sì!) o di una musica allegra messa nel lettore CD, magari durante una giornata un po' triste. Non deve essere un caso se, come si può leggere nell'articolo su Psicologia e Danza contenuto nel nostro sito, fin dalle popolazioni primitive l’essere umano ha sentito il bisogno di esprimere le proprie emozioni, i propri vissuti, i propri sentimenti attraverso i movimenti ritmici della danza.

Grassi o magri, agili o goffi nei movimenti, tutti possono sincronizzare i propri movimenti con la musica, senza bisogno di conoscere i passi dei vari balli che si possono comunque imparare nelle tante scuole e palestre nelle nostre città. Senza considerare che, una volta imparato a ballare, si può utilizzare la danza come uno straordinario e pressoché infallibile strumento di socializzazione e - perché no - di seduzione

Se penso ai miei ballerini preferiti, i primi nomi che mi vengono in mente sono quelli di due "performers" diversissimi, per genere e generazioni, ma entrambi secondo me insuperabili: Fred Astaire e Michael Jackson. Il primo, soprattutto, mi ha sempre incantato perché provvisto di una tale grazia ed eleganza che sembra ballare anche quando è fermo! Quella che propongo qui sotto, è una delle sue performance che preferisco, non so nemmeno descrivere le sensazioni di allegria e benessere che riesce a trasmettermi ogni volta che la vedo… E c'è anche la sua partner d'elezione, l'indimenticabile Ginger Rogers! Heaven… I'm in Heaven…





19 settembre 2017


Stanlio & Ollio, una serata in allegria

A cura di Alberto&Alberto

Un cofanetto di DVD che raccoglie alcuni film interpretati da Stanlio & Ollio campeggia da qualche anno nella mia nutrita videoteca, acquistato sull’onda della nostalgia di lontane visioni nelle sale parrocchiali d’un tempo, che usavo frequentare durante la mia infanzia.

Tuttavia, solo ieri sera ho avuto l’opportunità di presentare due tra i miei comici preferiti di sempre al mio figlio più piccolo (9 anni), mentre ci trovavamo insieme nel “lettone” e dopo che avevo rinunciato a guardare sul PC un film piuttosto noioso e francamente incomprensibile.

Pensando, a quel punto, di vedere qualcosa insieme a lui ma senza voler fare troppo tardi (la scuola è ricominciata!), mi è venuto in mente che probabilmente lui non sapesse ancora chi erano (chi sono!) Stanlio & Ollio. Dunque ho aperto la pagina di You Tube, digitato i nomi dei due e il primo risultato è stato “Pugno di ferro”, una comica di una ventina di minuti (quindi compatibili con le esigenze di sonno di mio figlio).

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La scelta, seppure casuale, non poteva essere migliore: “Pugno di ferro” (Any Old Port!, 1932) è una sequela di gag esilaranti che ritrae Stan Laurel & Oliver Hardy nel periodo più fecondo, ben rappresentativo del loro affiatamento e della capacità di gestire tempi e modi della comicità.

A colpire il mio bimbo, prima di tutto, la “parlata” di Ollio. Nel caso di “Pugno di ferro” il doppiatore è il grande Carlo Croccolo, già “spalla” di Totò in tanti film ma sappiamo bene come Oliver Hardy era stato già doppiato più volte da Alberto Sordi, che iniziò la sua carriera proprio vincendo un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer che cercava un interprete adeguato al ruolo. Sordi (complice anche il direttore della MGM che ne riconobbe il talento) impostò il doppiaggio utilizzando il suo timbro basso, dunque allontanandosi non di poco dal timbro originale dell’attore americano che era “tenorile”. Ma fece scuola: tutti i doppiatori di Hardy che si sono succeduti nel tempo si sono rifatti all’impostazione del grande attore romano e la voce “italiana” di Ollio è diventata iconica.

Più in là, nella visione del film, il bimbo si è lasciato conquistare dalla mimica facciale di Stan “Stanlio” Laurel, una maschera di comicità cui tanti attori sarebbero stati debitori.

Abbiamo riso tanto, io forse anche più di lui, e mi è venuto in mente quanto scrissi proprio qui oltre 4 anni fa, agli albori di “Allegria e Benessere”, raccontando del "bambino che torno ad essere ogni volta che rivedo una comica di Stanlio & Ollio”.

Il cucciolo d’uomo mi ha lasciato, dirigendosi verso la sua camera, con una frase: “A me non piacciono i film in bianco e grigio (sic), ma quelli di Stanlio & Ollio sì”. Non sapeva cosa che lo aspetta nei prossimi giorni e settimane: ci sono ancora da conoscere Charlie Chaplin, Buster Keaton, Mack Sennet e poi, più in là, le commedie di Billy Wilder e Ernst Lubitsch…


12 settembre 2017


Se Giovanni è all'heavy

A cura di Alberto&Alberto

Giovanni all'heavy (gioco di parole tra il nome del famoso musicista Giovanni Allevi e il termine 'heavy' che identifica uno stile musicale legato al rock) è una pagina Facebook che conta ad oggi circa 73.000 followers, in gran parte musicisti o comunque amanti della musica.

Una pagina né informativa, né divulgativa ma prettamente satirica; si scherza sulle fisime dei musicisti, sui luoghi comuni (molti post insistono sul ruolo negletto dei bassisti nei gruppi o sulla sopravvalutazione dei cantanti), vengono lanciati sondaggi, il tutto generalmente tramite 'meme', che per chi non lo sapesse sono immagini arricchite da scritte divertenti.

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Il livello di interazione è piuttosto alto: gli utenti non si limitano ad esprimere il loro apprezzamento per un post piuttosto che per un altro ma commentano in gran numero, talvolta anche - soprattutto i neofiti, immagino - prendendo sul serio ciò che serio non è mai e dunque alimentando futili polemiche. Ma sono una minoranza: in realtà si sta imponendo come una piccola comunità virtuale che accetta di prendersi in giro e a ricambiare con allegria.

Ce n'è un po' per tutti: per la proverbiale 'purezza' dei jazzisti, per coloro che non conoscono o usano impropriamente i termini musicali, per quei musicisti anche noti (anzi, soprattutto noti) la cui produzione risulta particolarmente ripetitiva (ce n'è uno particolarmente preso di mira ma di cui non faccio il nome).

Personalmente, i post che mi divertono di più sono i "sondaggi", che di scientifico non hanno nulla ma sui quali ogni utente è chiamato a dire la sua. Più in particolare, c'è un filone recente che è tra i miei preferiti, perché si lega alla mia passione per i giochi di parole (già manifesta in un mio precedente post).

Il moderatore chiede, ad esempio, di cambiare una lettera al titolo di una canzone e spiegare il significato del nuovo titolo oppure di togliere una lettera al nome di un gruppo musicale o di un cantante ottenendo comunque una parola o frase di senso compiuto.

Qualche esempio: nel primo caso un utente risponde "Finché la banca va" spiegando che il titolo fa riferimento ad una profetica Orietta Berti che analizza strategie economico-politiche del libero mercato, offrendone una lungimirante interpretazione filogovernativa. Oppure "L'asola che non c'è" in cui Bennato racconta l'impossibilità di abbottonare una camicia.

Nel secondo caso: "Reato Zero, rabbioso cantautore che rivendica la propria innocenza dopo un'adolescenza trascorsa in carcere minorile", oppure "Ariano Celentano, cantante molleggiato con il mito della razza" o ancora "Little Toy, famoso sammarinese autore e interprete di canzoncine per bambini" (avrete capito che si tratta rispettivamente di Renato Zero, Adriano Celentano e Little Tony).

Ce n'è di che leggere e in gran parte divertirsi: i commenti al primo post sono stati ben 344 e al secondo 589!

Non mi sembra di aver mai ceduto prima alle simpatiche provocazioni di Giovanni all'heavy fino ad un paio di sere fa, quando un post mi ha particolarmente "stuzzicato". Il sondaggio recitava: "Scrivi il testo di una canzone che travisavi da bambino". Qui mi sono sentito toccato dal vivo. Nel senso che attraverso gli anni mi è capitato più volte di leggere testi di canzoni ascoltate durante l'infanzia (ma a dire il vero anche durante l'adolescenza) e scoprire che sì, alcune parole erano diverse da quelle che nel frattempo si erano sedimentate nella mia memoria.

Mi è venuto subito in mente "Il tempo di morire" di Lucio Battisti i cui primi versi recitano "Motocicletta, 10 HP" (cioè dieciaccapi) e che all'uscita del disco alla fine degli anni '60 a me suonava chiaramente come "Motocicletta riesci a capir". Dunque ho raccolto l'invito e postato quanto sopra. Nel giro di pochi minuti, decine di utenti postavano la mia stessa frase mentre altri commentavano - tra il divertimento e lo stupore - di come fossero caduti nello stesso equivoco (con piccole varianti, tipo "riesci a capì" o addirittura dichiarando di aver equivocato anche il proseguo della canzone con "tutta comandi" al posto di "tutta cromata" e con "E guai se dici sì" al posto di "è tua se dici sì".

Sottratte un paio di ore al sonno ma in uno stato di intima allegria e di piacevole condivisione, ho atteso di vedere gli altri commenti che si dipanavano ad un ritmo incessante raggiungendo infine (ma il numero potrebbe crescere nei prossimi giorni) il numero di quasi 500.

Cito quindi alcune "perle", non mie, tra quelle che mi hanno più divertito. "Marcello è sempre più blu" al posto di "Ma il cielo è sempre più blu" (Rino Gaetano). "Bello, bello e impossibile... con gli occhi neri e il tuo SAPONE DI ORIENTALE" (Gianna Nannini). "Amor mio basto io, grandi occhi e gran divani avrò per teee. (Mina). "In fondo all'anima c'è l'immensi e immenso amore" (Battisti). A proposito di quest'ultima, la travisavo anch'io da bambino, proprio così e come me altri, a leggere i commenti. Tra cui ce n'è uno, di una utente che c'è rimasta male perchè pensava ancora, in età adulta, che il testo fosse quello (seppure incomprensibile)! Il primo utente ha quindi tempestivamente e generosamente precisato che si trattava di "Cieli immensi e immenso amore".

Certo, molti commenti sono chiaramente forzati, tradendo lo spirito del "sondaggio", cioè inventati al momento, alcuni volgarmente storpiati, altri francamente incomprensibili. Ma sicuramente sincero è quell'utente che pensava che Edoardo Vianello cantasse "Noi siamo quelli che nelle QUATTR'ORE (invece che EQUATORE) vediamo per primi la luce del sole, siamo i Watussi..." o quello che dai Rokes percepiva "C'è una STRADA (invece che STRANA) espressione nei tuoi occhi" dei Rokes.

Mi sono interrogato su questi travisamenti che in parte erano dovuti ai limiti cognitivi della fanciullezza ma forse anche dalla scarsa fedeltà di molti apparecchi riproduttivi degli anni '60 e '70, come i mangiadischi, gli stereo delle automobili e le radio monofoniche che non consentivano di cogliere alcune sfumature. In più i testi delle canzoni non erano così disponibili come lo sono oggi grazie a Internet, non erano quasi mai riportati sui 45 giri o sulle audiocassette.

Trovare un po' di persone disponibili a rievocare e scherzare sulle proprie ingenuità ha rallegrato una mia serata di fine estate.


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