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27 giugno 2017


Braccio di Ferro, il benessere negli spinaci

A cura di Alberto&Alberto

Nato quasi un secolo fa (nel 1919, per la precisione) dalla penna del disegnatore Elzie C. Segar, Braccio di Ferro (Popeye, in originale) è stato protagonista di migliaia di strips, cartoni animati e anche di uno sfortunato film del 1980, interpretato da Robin Williams e diretto da Robert Altman. Per non parlare di un videogioco molto popolare tra i giovanissimi nei primi anni '80, me compreso.

Insieme a Paperino e a pochi altri, Braccio di Ferro ha segnato la mia infanzia così come quella di generazioni precedenti e successive alla mia. La sua popolarità negli ultimi anni, però, è decaduta per lasciare il posto soprattutto a quei supereroi - da Superman all'Uomo Ragno, che il cinema americano ha saputo abilmente promuovere.

E però persiste un'abitudine, tra la maggior parte dei genitori, quella di invogliare i bambini a mangiare spinaci: "Così diventi forte come Braccio di Ferro"!

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L'allusione è naturalmente al fatto che gli spinaci contengono ferro, una sostanza preziosa per il nostro organismo e importante per la crescita di bambini e adolescenti. Soprattutto, nella prima infanzia una eventuale carenza di ferro (che non è presente solo negli spinaci, ma anche negli alimenti di origine animale, ovvero carne e pesce, oltre che nei legumi, nell'indivia e nel radicchio verde) può ostacolare il giusto sviluppo psicomotorio del bambino.

In questo senso, l'intuizione di Segar è stata meritoria anche se basata su presupposti non del tutto corretti. Quando il disegnatore, infatti, volle caratterizzare Braccio di Ferro come grande mangiatore di spinaci, da cui origina la sua forza, la scienza dell'alimentazione non era evoluta come oggi. Il fatto, quindi, che gli spinaci contenessero una dose elevata di ferro più elevata rispetto agli altri alimenti, era fondato su una credenza popolare, non supportata da analisi precise in merito. Analisi che arrivarono molti anni dopo la nascita di Braccio di Ferro e che decretarono che la presenza di ferro negli spinaci era assai inferiore a ciò che si credeva (circa 3 milligrammi per 100gr. di foglie).

Tuttavia, la 'vulgata' resiste e ancora oggi Braccio di Ferro è considerato come virtuoso della sana alimentazione e uno stimolo a consumare spinaci per i bambini, a dispetto del suo sapore non molto gradevole, specialmente per i più piccoli. Un vegetale che ha altre e forse anche più importanti proprietà, come quella di prevenire l'anemia, di favorire la depurazione e di fissare, grazie al suo elevato contenuto di clorofilla, il calcio, il fosforo e il magnesio nelle nostre ossa. Con controindicazioni, però, per chi soffre di patologie reumatiche, calcoli renali od osteoporosi, a causa della presenza negli spinaci dell'acido ossalico, che è un composto aggressivo.

Del cartoon che propongo qui ho un ricordo molto nitido, nonostante siano passati molti anni dall'ultima volta che l'ho visto. E di seguito, spiego perché.



Perché Braccio di Ferro è sì un autorevole 'testimonial' del benessere però ammetto che il mio personaggio preferito del cartoon, quello che mi ha regalato più allegria, è sempre stato Poldo Sbaffini (Wimpy, nell'originale), leggendario e insaziabile "sbafatore" di panini: non proprio un esempio di virtù alimentare!


20 giugno 2017


Star bene giocando con le parole

A cura di Alberto&Alberto

Ho più di un amico con il quale condivido, ogni qual volta mi ritrovo a trascorrervi un po' di tempo, la consuetudine di giocare con le parole.

I giochi di parole mi hanno sempre divertito ed è una pratica che mi viene istintiva, mettendo in conto che alcune delle persone con le quali interloquisco non li comprendono oppure non li colgono immediatamente. Alcune reagiscono anche con fastidio - se ci troviamo in un ambito di serietà - ma a me viene così naturale… che spesso non ne posso proprio farne a meno! Mettendo in conto anche qualche inevitabile imbarazzo.

Ma quando invece mi trovo a contatto con persone che condividono questa mia - chiamiamola pure "deformazione linguistica" - allora mi sento davvero bene, riconoscendo quel fantastico fenomeno che è l'empatia e godendo della condivisione di una passione, se non una vera inclinazione.

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I giochi di parole hanno forme e derivazioni diverse: personalmente, a seconda delle circostanze, mi ritrovo spesso a parafrasare o storpiare il titolo di un film o di un libro, a trasformare proverbi o modi di dire, a raddoppiare lettere o sottrarle. Sempre in mancanza - lo ammetto - della consapevolezza che ogni operazione che io effettuo su una frase o su una parola corrisponde ad una definizione ben precisa, codificata dagli esperti (un maestro riconosciuto del genere è Stefano Bartezzaghi, figlio del famoso enigmista Pietro, già allievo di Umberto Eco e docente della Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, dove insegna Teorie della Creatività e Semiotica.).

Già premesso come, per me, giocare con le parole sia una pratica spontanea e fonte di allegria e quindi benessere, mi sono interrogato sull'origine di questa mia attitudine. Trovando una risposta - o meglio una "non risposta" - su una forte autorevole quale l'Enciclopedia Treccani. Dove leggo che una "solo teorie psicologiche e teorie dell’umorismo, oltre a qualche affondo teorico nel campo retorico, si sono poste il problema di quale funzione possa avere l’attitudine umana a giocare con le parole." e che "una teoria del gioco di parole, semplicemente, non è mai esistita".


13 giugno 2017


Il benessere negli alberi

A cura di Alberto&Alberto

"Cos'è che ti mette allegria e ti dona benessere?" chiedo ad un'amica durante una pausa di un lavoro che stiamo conducendo insieme. "Abbracciare gli alberi", mi risponde senza esitare. Il gesto è tutt'altro che bizzarro, penso io, cercando di ricordare se e quando ho mai abbracciato un albero. Ricordo con certezza, però, di essermi talvolta seduto poggiando la schiena ad un albero e di averne ricavato una piacevole sensazione.

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Entrambi i gesti - abbracciare gli alberi o poggiarvisi a stretto contatto - sono tra i cardini di una pratica che si chiama silvoterapia. Un vero e proprio metodo di cura e di prevenzione, riconosciuta come tale quasi un secolo fa. Il metodo si fonda sul contatto tra l'uomo e i boschi nelle più diverse forme: le suddette, ma anche una semplice passeggiata, una corsa, la pratica di una disciplina sportiva. L'aria dei boschi trae la sua salubrità dagli alberi apportando benefici che vanno dall'attivazione della circolazione sanguigna all'aumento dei globuli rossi.

In un saggio pubblicato pochi anni fa, “Blinded by Science” (Bendati dalla scienza ufficiale), l'autore Matthew Silverstone sostiene che gli alberi sono in grado di agire favorevolmente su malattie mentali, sul disturbo di deficit di attenzione e iperattività, sui livelli di concentrazione, sui tempi di reazione, sulla depressione e sulle emicranie.

Non c'è nulla di esoterico, si intende. Il fatto è che, nelle foreste, l'aria contiene quantità elevate di ioni negativi di ossigeno, le cosiddette "vitamine dell'aria" che stimolano il sistema immunitario, innestando processi che giovano sia all'organismo che alla sfera psichica ed emozionale.

Nell'affollata galleria di testi che si trovano in Rete riguardo la pratica di abbracciare gli alberi e la silvoterapia, mi imbatto in un articolo pubblicato pochi mesi fa sulla versione online del settimanale "Panorama" nel quale si parla di "forest bathing", pratica diffusa in Giappone e in altri paesi orientali (Shinrin-yoku è la sua denominazione originale) per cui le persone possono trarre giovamento per alcuni problemi di salute, grazie al contatto con un albero piuttosto che con un altro. Per cui il tiglio, ad esempio, agirebbe positivamente sul sistema nervoso e il melograno per il sistema cardiocircolatorio.

In Italia, dal 2012, l'ecodesigner Marco Nieri e l'agronomo Marco Mencagli stanno studiando le proprietà benefiche delle piante in un contesto specifico, quello del parco naturale dell’Oasi Zegna, nell'Alta Valsessera, un'area incontaminata e Sito di Interesse Comunitario. Qui piante ed alberi vengono monitorati con il metodo del Bioenergetic Landscape, che attribuisce ad ogni specie vegetali determinate caratteristiche energetiche un grado di influire in modi diversi sull'organismo umano. Caratteristiche che si possono apprendere tramite delle apposite segnaletiche messe a punto dai due studiosi nei tre, differenti percorsi all'interno del parco.

Sempre nell'Oasi Zegna vengono organizzati periodicamente degli appuntamenti per far conoscere e praticare il forest bathing. Che come abbiamo visto può consistere anche solo in una salutare passeggiata nei boschi. Nieri e Mencagni sostengono che una passeggiata quotidiana di quattro ore per tre giorni consecutivi produrrebbe effetti salutari destinati a durare a lungo. Ma buoni risultati si possono ottenere anche con una singola passeggiata di 5km, purché nel periodo estivo, quello di massima fogliazione e quindi di maggiore ricchezza di sostanze volatili benefiche.

Resterebbe da dire sui significati simbolici che richiamano il gesto di abbracciare un albero. Ne trovo una efficace sintesi nel video che posto qui sotto.




06 giugno 2017


Soggiornare in B&B, tra allegria e benessere

A cura di Alberto&Alberto

Il rapporto tra qualità e prezzo, l'atmosfera casalinga, la posizione spesso prestigiosa e panoramica. Questi e di più i motivi che hanno decretato il successo, da qualche anno a questa parte, dei B&B, o bed&breakfast, la formula di soggiorno nelle abitazioni private che comprende il pernottamento e una prima colazione a prezzi più contenuti rispetto ai classici alberghi.

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In confronto con altre formule similari di soggiorno, come l'agriturismo, uno dei vantaggi dei B&B è quello di instaurare, spesso ma non necessariamente, un rapporto diretto con i proprietari, che amano a loro volta interagire con i loro ospiti, condividendo con loro i propri spazi e offrendo preziosi consigli sul territorio nel quale si soggiorna e sulle sue opportunità. Talvolta, gli stessi proprietari delle case che ne affittano una o più stanze, sono attrezzati per offrire loro stessi delle attività agli ospiti, da passeggiate nei dintorni ai corsi di cucina, alla pratica di sport e molto altro.

L'accoglienza nei B&B è, generalmente, più genuina e divertente di altre attività ricettive. Essa consente di "entrare", con la dovuta riservatezza ed educazione, nella vita quotidiana delle persone che ci ospitano; personalmente mi è capitato più volte di consumare la prima colazione insieme a loro o di intrattenermi con loro a fine giornata, scambiando impressioni e sensazioni, apprendendo usi e costumi diversi dai miei, in ogni caso ampliando le mie conoscenze. Talvolta condividendo anche della sana allegria.

I B&B sono sparsi più o meno su tutto il territorio italiano (siamo i più attivi su questo fronte a livello internazionale) e possono essere dislocati in città, in campagna, nei centri o nelle periferie. Io prediligo quelli che si trovano nei centri storici delle piccole cittadine; soggiornarvi dà quasi l'impressione di essere un vero "residente" e non un semplice turista.

Regolamentati da leggi regionali che discendono da una legislazione nazionale del turismo del 2001, i B&B devono osservare delle regole ben precise, pur non essendo particolarmente gravoseonerose per chi decide di intraprendere tale attività per incrementare l'introito familiare. Pulizia, igiene e correttezza nell'esercizio sono garanzie per l'ospite che raramente vengono disattese, specie oggi che qualsiasi negligenza viene regolarmente segnalata sul Web, a beneficio di chi deve effettuare la propria scelta.

Se non si hanno informazioni dirette da parte di chi vi ha già soggiornato, il Web è d'altronde e indiscutibilmente la fonte primaria per poter individuare e scegliere il B&B che fa al proprio caso, utilizzando sia i portali di prenotazioni turistiche generiche o i siti specializzati, che ve ne sono ormai parecchi. Si consiglia di leggere attentamente le informazioni che vengono fornite, prediligendo quelle strutture che sono più generose di particolari: è bene sapere, infatti, che i B&B possono essere ad utilizzo esclusivo dell'ospite o condivisi con i padroni di casa, che possono annoverare il bagno in comune o meno, che possono offrire servizi come la connessione Internet, la televisione o altro di cui si abbia bisogno.

Per chi non abbia mai soggiornato in un B&B, ma anche per chi conosce e apprezza la formula, una preziosa occasione è rappresentata da un'iniziativa che quest'anno giunge alla sua nona edizione. Si tratta del B&B Day, la Giornata Nazionale del Bed&Breakfast per cui migliaia di strutture in tutta Italia offriranno una notte gratis per chi vorrà pernottare per un weekend di due o tre giorni nella prima settimana di marzo. Nel dettaglio: per chi prenota il 7 e l'8 marzo pagherà solo per la notte di quest'ultimo, chi prenota per il 6 e il 7 marzo beneficierà della prima notte gratis e per chi prenota il 6, 7 e l'8 marzo potrà pernottare gratuitamente nella notte del 7.

Se in Italia quello del B&B è esploso negli ultimi anni come un vero fenomeno, è pur vero che la formula è praticata da tante famiglie quasi in ogni luogo del mondo. Con tante modalità e caratteristiche differenti, in qualche caso all'insegna dell'assoluta originalità. Come nel caso di una struttura che ho trovato pubblicizzata su YouTube e che ha luogo a Salinas, in California, dove si può trascorrere la notte in bungalow a contatto diretto con animali come elefanti, zebre, scimmie, canguri e persino orsi!


30 maggio 2017


Quando il furto è lecito…

A cura di Alberto&Alberto

La scorsa primavera sono stato invitato, con la mia famiglia, a festeggiare il compleanno di un'amica in un campeggio che ha luogo presso un lago.
Per un bel po' di tempo abbiamo mangiato, bevuto, conversato ed infine, dopo la torta e il brindisi di rito, ci siamo messi tutti ad "oziare" sulla riva del lago. Personalmente stavo giusto socchiudendo gli occhi, godendomi quella piacevole brezza primaverile di metà pomeriggio, mentre i bambini stuzzicavano un gruppo di povere oche malcapitate, quando qualcuno ha urlato: "Ragazzi!" (pensavo si rivolgeva ai bambini e invece ce l'aveva con me e con i miei non più giovanissimi amici!) "Giochiamo!".

Giochiamo???? E a che cosa??? La risposta, da me invero un po' temuta, è stata: "A rubabandiera!".

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E vabbè, Rubabandiera. Non è che io non abbia mai giocato a rubabandiera, e ci mancherebbe. Il fatto è che, quando gioco, ESIGO regole precise, si tratti pure di un gioco estemporaneo tra amici, senza un premio in palio (che sia in denaro o altro) e dunque per puro divertimento.
E so che quando si tratta di "rubabandiera" (ma potrei citare anche tanti altri giochi, campestri o no) le regole non sono mai chiare.

Non ho fatto storie, comunque. Abbiamo giocato, ci siamo divertiti (tanto quanto i bambini), ci siamo impegnati e se abbiamo discusso di regole e infrazioni lo abbiamo fatto in modo divertito e divertente, com'è giusto e normale tra persone che si conoscono da tanto tempo.

Però il dubbio mi è rimasto: quali sono le regole di "rubabandiera"? Sulla Rete mi viene incontro, prima di tutti, Wikipedia (ma guarda un po'!).

Le regole sembrerebbero quelle comunemente conosciute e che noi abbiamo applicato nella circostanza descritta. Si comincia con il tracciare una linea nella metà del campo nel quale si vuole giocare (diciamoci la verità: non sempre lo si fa o si ha la possibilità di farlo) poi si tracciano due linee alla medesima distanza da quella centrale (e qui casca l'asino: di solito ci si regola ad occhio, ed ecco che una eventuale inesattezza può falsare il gioco, avvantaggiando una squadra al posto di un'altra). Prima o dopo questa operazione, si saranno intanto formate due squadre di pari numero e si sarà stabilito chi farà il "porta-bandiera" che sarà anche il giudice del gioco.
I membri di ogni squadra si dovranno quindi allineare lungo il segno tracciato e a ciascuno di essi verrà assegnato un numero. Il "porta-bandiera si sarà invece posizionato ad un lato della metà del campo con un fazzoletto tra le mani (la "bandiera", appunto) e il braccio teso. Egli quindi chiamerà un numero e i giocatori corrispondenti a tale numero di entrambe le squadra correranno verso di lui. Scopo del gioco è quello di prendere (o meglio "rubare") "la bandiera" dalla mano del porta-bandiera senza sconfinare nel campo avversario e portarla dietro la linea da dove si è partiti, senza essere neppure sfiorati dalla mano dell'antagonista (in questo caso, quest'ultimo si aggiudicherà il punto).
Wikipedia segnala anche che se i due giocatori afferrano entrambi la bandiera, si può decidere di annullare il punto e ricominciare il gioco chiamando un altro numero; aggiunge che si può anche ricominciare con gli stessi giocatori. E che vi è anche la possibilità, una volta che un giocatore ha "rubato" la bandiera, di rincorrerlo e strappargli la bandiera tra le mani, aggiudicandosi direttamente il punto.

In ogni caso, ma questo vale per qualsiasi gioco, è meglio mettersi d'accordo prima sulle regole. E anche in questo caso, non è detto che non si sollevino comunque obiezioni: ad esempio, se un giocatore è partito in una posizione leggermente avanzata rispetto ad un altro (un "classico"!).

Si fa per ridere, comunque, ed in effetti ci si diverte giocando a "rubabandiera", anche quando qualcuno contesta la regolarità del gioco (trovando immancabilmente pieno consenso presso i giocatori della propria squadra).

E il benessere? Beh, a parte che muoversi all'aria aperta fa sempre bene, c'è da dire che specialmente ad una certa età giocando a "rubabandiera" si scopre improvvisamente che non si ha più lo scatto di una volta e che alla fine ci si ritrova praticamente senza fiato. E magari si prende la solenne decisione di dedicarsi, da allora in poi, ad un po' di sana attività fisica.

Su Youtube ho visto decine di filmati amatoriali di amici che giocano a rubabandiera, francamente un po' troppo simili tra loro e ripetitivi. Così, per non far torto a nessuno, ne ho scelto uno davvero inconsueto (e divertente).




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