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23 maggio 2017


Allegria su due ruote

A cura di Alberto&Alberto

In molte città, specialmente nel Nord Italia, andare in bicicletta più che una pratica è un'abitudine, se non una necessità. Una sana abitudine: al di là del ciclismo vero e proprio, sport che in Italia vanta un'antica e solida tradizione, pedalare fa sempre bene, è un buon allenamento per il sistema cardiovascolare, si adatta alle proprie condizioni organiche e non sovraccarica muscoli ed articolazioni.

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Per alcuni la bicicletta è una vera e propria fedele compagna di vita, da utilizzare quotidianamente per ogni spostamento, tanto più in quei piccoli centri che presentano percorsi pianeggianti.

Per quelli, invece, come il sottoscritto che vivono in una grande città, dove le distanze sono più ampie e le strade insidiose sia per l'intenso traffico che per la loro conformazione, andare in bicicletta rappresenta un avvenimento.

Per farsi un bel giro in bicicletta in una città come Roma, difficilmente si potrà partire da casa ma si dovrà caricare il mezzo nel portabagagli dell'automobile per trasportarlo fino alla prossimità di un percorso da effettuare in sicurezza, si tratti di una villa o di una pista ciclabile. Pur avendo oggi in carica un sindaco che incoraggia i cittadini a muoversi in bicicletta, dando lui stesso l'esempio, la Capitale resta una città assai ostica per le due ruote, dalla periferia al centro.

Tuttavia sono tanti i romani che, specialmente la domenica mattina quando circolano meno automobili, si riversano con le loro biciclette sui percorsi che costeggiano il Tevere o nelle strade del centro; o ancora a Villa Pamphili o a Villa Borghese dove anche chi non possiede una propria bicicletta ne può affittare una.

I "ciclisti della domenica" sono spesso impacciati, poco resistenti alla fatica e molto (e giustamente) guardinghi. Ma quasi sempre sorridono. Perché in tutti i casi succitati, andare in bicicletta è un rito festoso, un momento di allegria, meglio se condiviso con amici o con le persone care.

Invidio coloro che hanno la possibilità di spostarsi quotidianamente in bicicletta perché fanno bene a se stessi e all'ambiente. Però segnalo che anche l'eccezionalità ha i suoi vantaggi, a partire da quello di divertirsi. In quanto al benessere, beh… c'è pur sempre lo spinning!

Curiosa ed affascinante la storia della bicicletta, bene riassunta in un vecchio filmato dell'Istituto Luce che potete vedere qui sotto.



16 maggio 2017


Acquafitness, allegria e benessere in acqua

A cura di Alberto&Alberto

Il nuoto è una delle attività che offre maggiori benefici per chi lo pratica: a parte l'attività sportiva vera e propria, viene spesso e volentieri indicato a chi soffre di problemi osteo-articolari così come a coloro che necessitano di riabilitarsi a seguito di un infortunio. Di contro, ha lo svantaggio di essere abbastanza noioso, sia perché è una pratica individuale sia perché si fonda sulla ripetizione di gesti predefiniti.

L'acquafitness nasce come alternativa al fitness in palestra in un contesto particolarmente favorevole: se l'acqua, infatti, sostiene il corpo al punto da portarlo quasi all'assenza di gravità, l'esercizio fisico in acqua consente di evitare il sovraccarico sulle articolazioni e i traumi e microtraumi a livello osteo-muscolare che si possono verificare invece a terra, specialmente negli esercizi dove c'è uno spostamento verticale del baricentro.

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Lezioni di gruppo a ritmo di musica con interazione tra insegnante e praticanti: sono questi gli elementi che rendono l'acquafitness una pratica divertente, oltre che ovviamente sana. Un collaboratore di benessere.com ha contato oltre 70 discipline che si possono praticare in acqua; qui mi limiterò ad indicare le più note e diffuse, descrivendone le principali caratteristiche.

L'acquagym è la semplice ginnastica in acqua: i movimenti sono necessariamente più lenti di quelli che vengono effettuati sulla terraferma, per effetto della densità dell'acqua che è circa dieci volte maggiore di quella dell'aria. In pratica, l'acqua diventa una specie di attrezzo da allenamento paragonabile ai bilancieri e ai manubri.

L'acquaerobica porta in acqua le caratteristiche proprie dell'aerobica a terra, rendendo i gesti più efficaci e sopratutto prevenendo, come già detto, eventuali traumi alle ossa e alle articolazioni.

L'acquastep si avvale di uno step (pedana) che viene fissata sul fondo della piscina con delle piccole ventose. Gli esercizi, anche qui, sono gli stessi che vengono effettuati in palestra solo che qui per mantenere l'equilibrio si devono muovere le braccia, con effetto tonificante della parte superiore del corpo, a partire dagli addominali.

L'acquabuilding si pratica per ottenere il potenziamento della muscolatura e la scultura del corpo, come avviene pure per il "terrestre" bodybuilding, con utilizzo di appositi attrezzi che richiamano i pesi e i bilancieri dell'attività in palestra.

L'Hydrobike (o acquabike) si esegue su speciali bici acquatiche immerse in piscina ad una profondità che consente di mantenere coperta dall'acqua la gran parte del corpo fino al busto in modo tale da allenare, oltre che le gambe, anche braccia, dorso e spalle.

L'acquawalking è probabilmente l'attività più semplice poiché si tratta semplicemente di camminare in acqua: i benefici sono quelli di rendere le gambe e le caviglie più sottili e toniche, oltre che di rassodare i glutei e svolgere un'azione antigonfiore della parte inferiore del corpo.

L'acquatraining è invece tra le attività più faticose: viene infatti praticato in acqua in posizione di galleggiamento, senza cioè toccare il fondo della piscina; una speciale cintura aiuta a mantenersi a galla per poter effettuare agevolmente gli esercizi.

Tra le discipline emergenti, l'acquapalming, che può essere approfondito qui.


09 maggio 2017


Una risata ci guarirà

A cura di Alberto&Alberto

Una Giornata Mondiale, si sa, non si nega a niente e a nessuno, figuriamoci al buonumore. Due giorni fa, domenica 7 maggio, era per l’appunto la Giornata Mondiale della Risata che si festeggia ogni prima domenica di maggio e accende i riflettori sull’importanza di ridere, relativamente al benessere che  ciò comporta. Al tema, La Repubblica (on line) ha dedicato l’altro giorno un articolo nel quale ha riportato alcuni studi che hanno dimostrato come ridere sia “la via più semplice ed economica per raggiungere il benessere fisico e mentale, tanto nella vita quotidiana quanto nel lavoro”.

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Il Prof. Lee Berk della loma Linda University di Los Angeles, ad esempio, ha evidenziato il collegamento tra risata e cervello: la prima riesce a far sviluppare nel secondo alcune frequenze che sincronizzano l’attività neuronale migliorando così la memoria. Altri studiosi, stavolta di Oxford si sono invece focalizzati sulla soglia del dolore, che aumenta del 10% a seguito di un quarto d’ora trascorso a ridere insieme agli amici. Interessante anche la scoperta del Prof. Maciej Buchowski della Vanderbilt University di Nashville, per il quale la risata può tornare utile in un programma di dimagrimento: ridere per 10-15 minuti equivale a 50 calorie bruciate.

Sono molteplici gli effetti del buonumore sulla salute: la risata rilascia endorfine, sostanze chimiche dotate di una potente attività analgesica ed eccitante, ma aiuta anche a prevenire le malattie cardiovascolari, giova al cervello, come già segnalato, e favorisce il contrasto all’ansia e alla depressione.

Nel dettaglio, riportiamo quanto formulato, proprio in occasione della Giornata Mondiale della Risata, da Stefano Lagona, ideatore del corso "La terapia del sorriso: efficacia ed applicazione nei contesti di cura”.

Della riduzione dello stress si è detto. Ma ridere, segnala Lagona, può essere producente anche nell’ambito lavorativo, migliorando le nostre prestazioni, favorendo le relazioni con i colleghi, sostenendo il lavoro di gruppo. D’altronde sempre la risata rafforza le relazioni interpersonali in quanto attiva sentimenti positivi.

Meno scontata la notizia che la risata favorisce la produzione di reazioni tale da attivare il sistema immunitario e i linfociti killer, quelli che individuano e distruggono le cellule tumorali, tra le altre.

Insomma, è la scienza a dirci come allegria e benessere siano strettamente correlate. E a chi si chiede come si fa a ridere in mancanza di stimoli adeguati, ricordiamo che esistono diverse tecniche, alcune delle quali sono già parte dei corsi di Master Certified Coach e che si ritrovano anche nelle lezioni di Yoga della Risata, di cui ci siamo già occupati in passato.


02 maggio 2017


La Pimpa, allegria dai padri ai figli

A cura di Alberto&Alberto

Nella storia della letteratura, della musica, dell'arte in generale non si contano gli esempi di padri e di madri che sono stati ispirati creativamente dai loro figli. Tantissimi i libri di favole o di storie, ad esempio, scritte dopo averle improvvisate prima del bacio della buonanotte: uno degli esempi più sorprendenti è quello della popstar Madonna che con il suo "Le rose inglesi" conquistò nel 2003 la vetta della classifica dei libri più venduti, contraddicendo per una volta la sua immagine trasgressiva.

Credo, però, che creare qualcosa per i propri figli faccia bene prima di tutto a chi crea. Credo che scrivere o comporre per i bambini, infatti, sia praticamente impossibile se non ci si "connette" con la nostra infanzia recuperando al nostro interno i sentimenti più puri e innocenti. Con successivo beneficio, ovvio.

Citavo l'episodio eclatante di Madonna, ma ne abbiamo uno in Italia che anch'esso appare come un'espressione di "schizofrenia", talmente lontani sono i mondi che egli rappresenta. Sto parlando di Francesco Tullio Altan, o meglio Altan, uno degli autori satirici più amati d'Italia le cui vignette appaiono sulla prima pagina di Repubblica e nelle pagine di apertura di L'Espresso, già inventore dell'operaio metalmeccanico e comunista Cipputi.

Lo stesso Altan che nel 1975, ispirato proprio dalla figlia e spinto dalla voglia di divertirla, ha creato la cagnolina Pimpa e il coloratissimo mondo che la circonda, dapprima pubblicata sul Corriere dei Piccoli e poi protagonista di libri e cartoni animati di successo in tutto il mondo.

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Vero è che c'era stato il precedente di un altro fumetto per bambini da parte di Altan, pubblicato nel 1970 in Brasile dove viveva all'epoca e che dopo la Pimpa egli avrebbe creato altri personaggi per bambini, Kika e Kamillo Kromo. Ma la Pimpa è la Pimpa, un vero capolavoro di allegria e di fantasia, mette di buonumore solo a vederla, con i suoi improbabili pois rossi e la lingua sempre a penzoloni.

Disegnatore più che abile, con la Pimpa Altan ha dovuto evidentemente compiere uno sforzo di regressione della sua tecnica: i tratti della Pimpa, così come quelli degli altri personaggi degli albi e dei cartoons, sono infatti essenziali, quasi come se fossero stati concepiti da un bambino. Ma, come si diceva, in un certo senso è proprio così: per la Pimpa, Altan ha dovuto ritrovare il bambino che è in lui e che è in ognuno di noi.

E questo sforzo è stato fatto per amore. Rinnovato in occasione dell'arrivo di una nipotina che gli ha più recentemente ispirato il personaggio della paperina Olivia.

Sostiene Altan che i bambini smettono di leggere la Pimpa attorno ai 5-6 anni per via della sua estrema semplicità; ha anche confessato che alcuni "piccoli" fans, una volta divenuti grandicelli, dicono ufficialmente addio alla Pimpa tramite il suo sito. Quegli stessi bambini che sicuramente, una volta divenuti adulti, si imbatteranno in un albo della Pimpa e si ritroveranno a viaggiare con la fantasia, ritrovando il bambino che è sempre in loro...


25 aprile 2017


E c'è anche la Teatroterapia

A cura di Alberto&Alberto

Scrivevo, tempo fa, del teatro leggero e del divertimento che esso riesce ad offrire praticamente da secoli, grazie all'arguzia e alla perizia di tanti commediografi.

Da qui, mi sono incuriosito su un altro aspetto del teatro, ovvero la possibilità di utilizzare la rappresentazione e la recitazione come mezzi per raggiungere l'equilibrio interiore, e quindi il benessere.

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L'insieme degli interventi che partono dal teatro per costruire un percorso di prevenzione del benessere, educazione, integrazione e cambiamento si chiama Teatroterapia, una delle discipline della più ampia Arteterapia.

Ne ha scritto su benessere.com, in modo chiaro ed esaustivo, la psicologa Monica Monaco ed è dal suo testo che attingo per entrare un po' nello specifico della disciplina.

La Teatroterapia, secondo la definizione che ne offrì Walter Orioli, pioniere della disciplina e autore di alcuni volumi sull'argomento è "la messa in scena dei propri vissuti, nel contesto di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica che derivano dall’arte dell’attore."

Si tratta, in pratica, di un uso terapeutico della recitazione per cui l'"attore", nel momento in cui recita, riesce ad esprimere delle parti di se stesso che tende normalmente a rifiutare o nascondere nella vita reale fino a "gettare via la maschera", ovvero accedere alla propria, vera identità.

Fondamentale, nella Teatroterapia, è la modalità di gruppo per cui ciascuno è lasciato libero di esprimersi, senza essere giudicato sia verbalmente che non, in modo tale da attivare una comunicazione interiore e nello stesso tempo relazionarsi con gli altri.

Il percorso è strutturato in tre tappe: la prima, chiamata "processo primario pre-espressivo" è costituito da esercizi di movimento, contatto, vocalizzazione, senza un vero testo da interpretare ma immergendosi già in un contesto che permette di prendere coscienza di sè. Si passa poi al "processo secondario espressivo" per cui si costruisce un personaggio a partire da alcune sperimentazioni che comprendono anche la simulazione di oggetti o animali. Infine vi è il "processo terziario post-espressivo" che prevede un vero e proprio allestimento scenico in cui prendono forma compiuta quelle che fino a quel momento erano state solo improvvisazioni.

I contesti di applicazione della Teatroterapia, conclude la Dott.ssa Monaco, possono essere i più diversi: da quello a scopo preventivo ed educativo finalizzato a sostenere la crescita personale, la conoscenza e il potenziamento di parti di sé e della propria personalità; a scopo riabilitativo, indirizzato a tipologie di persone come i detenuti, gli ex carcerati, i tossicodipendenti così come anche coloro che hanno avuto seri problemi di ordine medico o psicologico fino agli anziani che, attraverso la Teatroterapia, hanno la possibilità di mantenere attiva la memoria verbale e motoria e infine c'è l'ambito più specificatamente terapeutico ove si offrono la possibilità di integrazione tra parti sane e parti malate, alla scoperta della propria autenticità che non è stata intaccata dalle nevrosi, dai disturbi borderline o da forme di autismo.

Per citare il titolo del testo della Dott.ssa Monaco, la Teatroterapia è "il benessere in scena", un modo anche divertente e stimolante di prendersi cura di se stessi.


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