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17 luglio 2018


A teatro con allegria

A cura di Alberto&Alberto

Assistere ad uno spettacolo teatrale è un'esperienza di per sé sempre emozionante. Che si tratti di teatro leggero o drammatico, la presenza degli attori sulla scena in carne ed ossa fa sì che la rappresentazione non sia mai uguale a se stessa e sempre diversa risulti anche la risposta del pubblico nei confronti degli attori.

Parlando di teatro leggero, una delle più grandi gratificazioni per gli attori è quella di suscitare l'allegria e le risate degli spettatori. Naturalmente se il copione lo prevede. Ma, copione a parte, sarà la bravura e il "mestiere" dell'attore a far sì che la battuta sia lanciata nei tempi e nei toni giusti, ciò che spesso il copione non indica.

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Alcune commedie, per testo, personaggi e situazioni, fanno certamente ridere più di altre.  E far ridere è una vera e propria arte nella quale si sono cimentati autori fin quasi dalla nascita del teatro, nell'epoca dell'Antica Grecia.

Ma quali sono le commedie teatrali più divertenti? Ancora una volta mi affido ai giudizi della Rete per scoprire - ma guarda un po'! - che le più gettonate sono quelle scritte da Georges Feydeau, Eduardo Scarpetta e Neil Simon, con qualche preferenza anche per Eugene Ionesco, Carlo Goldoni e Oscar Wilde. Nessuna sorpresa, quindi, anche se un mio personale sondaggio (offline) mi porta dalle parti di "Rumori fuori scena" ("Noises Off") di Michael Frayn, che negli ultimi trent'anni è stata una delle commedie più rappresentate proprio in virtù di un testo che viene considerato un "congegno ad orologeria" di comicità, anche nella sua riduzione cinematografica (regia di Peter Bogdanovich, 1992).

Attraverso quasi quattro secoli, tanti spettatori si sono divertiti e ancora si divertono con William Shakespeare che ha scritto "Amleto", "Re Lear" e "Macbeth" ma anche commedie come "Le allegre comari di Windsor", "La bisbetica domata", "Sogno di una notte di mezza estate". E se poi qualche lettore - soprattutto tra i più giovani - può storcere il naso, perché ritiene di divertirsi con una comicità temporalmente più vicina, sappia che la comicità non conosce epoche: anche quando solletica gli istinti più "bassi", sarà sempre possibile trovare riferimenti più o meno velati a testi classici. Perché i meccanismi della comicità sono sempre gli stessi da tempo immemore e oggi chi vuole far ridere non deve fare altro che aggiornarli e farli sembrare nuovi. La bravura di un comico è tutta lì.

Alle origini della commedia, c'è un genere di festa ("komos") in omaggio al dio del vino, caratterizzata da allegria ludica, smodata e chiassosa; festoso resta ancora il rito di assistere ad una commedia a teatro, ove l'allegria è maggiore quanto più viene condivisa.


10 luglio 2018


Allegra e sana: è la birra!

A cura di Alberto&Alberto

Chi beve birra campa cent'anni. Una iperbole, certo, ma con più di un fondo di verità. La birra fa in effetti bene, se bevuta con moderazione: è poco calorica, contiene vitamine, potassio e sali minerali, vitamina B6 e polifenoli (che notoriamente contrastano le malattie cardiovascolari e i radicali liberi), potassio e magnesio; infine, il luppolo, l'ingrediente che serve a compensare la dolcezza del malto, ha proprietà sedative, digestive, batteriostatiche, lassative e depurative.

Ma il piacere psicofisico, dove lo mettiamo? Sorseggiare un bel bicchiere di birra fresca, in estate e in compagnia, è un rito festoso che mette allegria solo a vederlo.

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Dopodiché c'è birra e birra. Fino a qualche anno fa siamo stati abituati ad acquistare e consumare birre di "marca", realizzate industrialmente dalle multinazionali che possono - tutt'oggi - permettersi anche campagne pubblicitarie milionarie.

Non se lo possono permettere, invece, le tante piccole aziende che sono emerse più recentemente per produrre ovunque in Italia la cosiddetta birra "artigianale", protagoniste di un boom recente che ha il merito di farci conoscere prodotti davvero squisiti, per tutti i gusti e le tasche. E che fanno ancora più bene di quelle più conosciute e ciò perché il procedimento di lavorazione è diverso: la birra artigianale viene detta "cruda", in quanto  non viene pastorizzata e quindi non sottoposta a temperature troppo elevate mantenendo pressoché intatte le sue proprietà salutari.

Attorno al boom della birra artigianale stanno nascendo da tempo diverse iniziative - fiere, esposizioni, festival - che consentono di approfondire la conoscenza della bevanda, anche sotto il profilo del procedimento di lavorazione che alcuni locali propongono addirittura "a vista", nel concetto di "km 0".

Perché allegria e benessere con la birra restino tali, è ovviamente importante non superare una certa soglia nel consumo: il consiglio è di limitarsi a 2, massimo 3 bicchieri da 0,25, meglio se durante i pasti...

Che l'estate cominci e cin cin!





03 luglio 2018


Chiedi chi erano i Brutos

A cura di Alberto&Alberto

Solo a guardarli in fotografia, suscitano subito ilarità: i Brutos sono stati un enorme fenomeno di popolarità, uno tra i pochi che ha valicato i nostri confini eppure, dopo il 'boom' degli anni '60, vivono sopratutto nel ricordo di chi guardava la televisione in quegli anni.

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Erano cinque e si erano formati a Torino, debuttando nell'avanspettacolo nel 1957. E proprio in un teatro torinese, l'anno successivo, nacque casualmente quello che sarebbe diventato il loro cavallo di battaglia: uno di loro, Jack "il bello" (in realtà si chiamava Giacomo Guerrini) cantava una canzone e gli altri quattro gli facevano le smorfie attorno e gli rovinavano l'esibizione. Un esempio classico del loro sketch più popolare, lo trovate qui sotto, anche se la definizione non è delle migliori.



Italiani sì, ma portatori di un genere di comicità che travalicava il linguaggio, basandosi fondamentalmente sulla mimica facciale, ecco la ragione principale della loro esportabilità: uno di loro, Gerry Bruno, si dipingeva tutti i denti di nero tranne uno, con l'effetto di sembrare (quasi) completamente sdentato, gli altri tre si vestivano in modo strano, facevano facce buffe o reciproci dispetti (memorabili gli schiaffi che colpivano immancabilmente Gianni Zullo). Tra loro c'era anche Aldo Maccione, che sarebbe poi diventato un famoso attore cinematografico in Francia (dove vive tutt'oggi).

I bambini (me compreso) impazzivano letteralmente per loro. E non solo i bambini: si narra che a Città del Messico, nel periodo della loro massima popolarità, dovette intervenire la polizia per calmare gli spettatori che non erano riusciti ad entrare nel locale stracolmo ove si esibivano!

Una serie di cambiamenti nella formazione originale, dalla metà degli anni '60, rappresentò l'inizio del loro declino ma poi a partire dagli anni '90 hanno ricominciato a prendere parte ad alcune trasmissioni televisive: l'ultima volta fu nel 2002 in un programma di Pippo Baudo.

Il nome glielo aveva dato una donna delle pulizie di un teatro nel quale si esibivano agli esordi: trovandoli al mattino ancora nei camerini, stavolti da una notte in bianco, disse loro: "Siete molto simpatici ma anche tanto brutti!"


19 giugno 2018


Viva il primo caffè (e anche il secondo)

A cura di Alberto&Alberto

Sarà una questione d'abitudine ma al mattino non riesco quasi ad alzarmi dal letto se non dopo aver bevuto il caffè che amorevolmente mi prepara uno dei miei figli. A quel punto mi alzo e sono pronto ad affrontare la giornata. Beh, quasi pronto: dopo essermi lavato e vestito, arriva il momento del secondo caffè, quello che si accompagna alla colazione e i cui effetti si sentiranno per l'intera giornata.

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Un rito, il mio, che immagino mi accomuni a tanti italiani per i quali il caffè è una sorta di "carburante" per avviare il "motore" del nostro organismo, a partire dal cervello. Privato, talvolta per giocoforza, del primo caffè della giornata, mi sono ritrovato ad essere di cattivo umore almeno fino al momento in cui finalmente ho preso tra le mani la amata tazzina.

Sui benefici o meno che può apportare il caffè c'è da anni una disputa che sembra non avere fine. C'è chi sostiene che il caffè abbia numerose proprietà che favoriscono la salute (e persino la longevità) e chi pone invece l'accento sui vari effetti collaterali che può provocare, come nervosismo, pressione alta, tachicardia. Nel caso delle donne, inoltre, si sostiene che  il caffè aumenti la ritenzione idrica favorendo così la cellulite.

Gli studi più recenti, tuttavia, propendono verso una valutazione positiva del caffè, purché assunto con moderazione (personalmente io non mi spingo oltre quelle prime due tazzine mattutine, ma un terzo caffè - a debita distanza temporale dai primi - non è generalmente controindicato). Qualche eccezione alla mia regola la faccio sopratutto se mi trovo a soggiornare a Napoli, dove il caffè è particolarmente buono (si dice per via dell'acqua).

Per quanto riguarda gli effetti benefici, quindi, si parla di una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, di contrasto delle malattie neurodegenerative, di protezione del fegato dall'insorgenza di cirrosi, di effetto antiossidante, persino di protezione da alcune forme di tumore.

Come ha ricordato tempo faun articolo su Repubblica on line, quello dell'effetto negativo del caffè sul sistema cardiocircolatorio sembrerebbe un falso mito da sfatare con studi che attestano invece una riduzione del rischio di ictus.

Quel che è certo è che il caffè contiene diversi nutrienti che contribuiscono alla buona salute dell'organismo, come le vitamine B2, B3, B5,  manganese, potassio, magnesio, vitamine e i sali minerali.

Ma quel che più conta per me è che il caffè è buono (se è buona la miscela, la tostatura ed è preparato correttamente), sorseggiarlo è un gran piacere e, specialmente nella nostra cultura, si lega spesso ad altrettanto piacevoli momenti di socialità.


12 giugno 2018


Elogio del doppiaggio

A cura di Alberto&Alberto

Doppiaggio sì, doppiaggio no. Una controversia divide praticamente da sempre coloro che sono a favore della pratica di sostituire le voci originali degli attori di film e telefilm con quelle delle lingue di appartenenza e coloro che considerano il doppiaggio una profanazione del lavoro dell'attore, per il quale la voce rappresenta un fattore fondamentale.

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Comunque la si pensi, non vi è dubbio che il doppiaggio abbia svolto un ruolo importante in Italia per la diffusione del cinema, dei suoi personaggi, delle sue storie e delle emozioni che è in grado di darci: la conoscenza delle lingue è stata a lungo appannaggio di una élite e dunque il doppiaggio, almeno fino a qualche decennio fa, non è stato neanche messo in discussione. Se oggi si polemizza più che in passato è pur vero che l'offerta di cinema in lingua originale è quantomai vasta: nelle sale cinematografiche, nelle versioni home-video (dove è possibile ascoltare le voci in originale e leggere i sottotitoli nella propria lingua o anche nella lingua originale, o non visualizzarli affatto) e nelle pay tv.

La maggioranza, almeno per il momento, proseguirà a prediligere i film doppiati. Non senza ragioni: attraverso la comprensione del testo, lo spettatore potrà ridere o emozionarsi nei momenti giusti, senza lo "sfalsamento" imposto dalla lettura dei sottotitoli. I quali, tra l'altro, distraggono da quanto sta accadendo in quel momento sullo schermo. Uno dei più grandi registi di tutti i tempi, Stanley Kubrick, era un tenace sostenitore del doppiaggio e anche molto scrupoloso nello scegliere personalmente le varie voci da prestare ai suoi personaggi, nelle varie lingue.

E allora, tutto ciò premesso, vale la pena ricordare che il doppiaggio in Italia - più che in ogni altro paese al mondo - è stato sempre fatto con estrema cura, contando su grandi professionalità che comprendono traduttori, adattatori, doppiatori e tecnici. Per quanto riguarda i doppiatori, è innegabile che certe voci abbiano contribuito al successo di alcuni attori più di altre, si pensi al caso di Oreste Lionello e Woody Allen: lo stesso Allen ha affermato "Oreste Lionello mi ha reso per anni un attore molto migliore di quanto non fossi veramente. Ci siamo conosciuti personalmente e mi è sempre sembrato un uomo molto amabile e la mia grande popolarità in Italia è in gran parte dovuta a lui."

Mi viene in mente Ferruccio Amendola che seppe dare con la sua voce carattere e personalità a Robert De Niro. Una voce talmente bella e importante, quella di Amendola, da essere scelta anche per altri grandi attori del cinema americano degli anni '70 come Al Pacino, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman e Al Pacino; capitava, talvolta, che qualcuno di questi attori dovessero dividersi lo schermo ed ecco allora che un doppiatore veniva sostituito da un altro di pari autorevolezza. Fu il caso, ad esempio, di Giancarlo Giannini chiamato a prestare la sua voce ad Al Pacino in "Heat", lasciando ad Amendola il doppiaggio di De Niro. Innegabile anche il contributo offerto dallo stesso Amendola al successo dei film che avevano per protagonisti i personaggi di Nico Giraldi e del "Monnezza", interpretati dall'attore cubano Tomas Milian che con quella voce viene ancora identificato.

Il doppiaggio italiano è nato nel 1931, favorito dalla bassa alfabetizzazione del paese, dalle restrizioni del regime fascista nei confronti delle pellicole straniere per svilupparsi ulteriormente dopo la guerra, grazie al Piano Marshall che comprese un ingente contributo economico riservato proprio al doppiaggio. Da allora si sono formati migliaia di professionisti del settore, che includono ovviamente moltissimi attori ed attrici che affiancano il doppiaggio all'attività principale nel cinema, in televisione e soprattutto in teatro.

Il doppiaggio avrà ancora vita lunga ma l'augurio è che la qualità resti elevata, almeno com'è stata fino ad oggi. Solo così potremmo proseguire a ridere dove c'è da ridere e non guastarci la visione di un film al cospetto di voci sgraziate o inadeguate.

L'avvento di YouTube ha favorito la realizzazione e diffusione di doppiaggi amatoriali, con intenti quasi sempre ironici. Un certo successo lo riscuotono da tempo i "finti" doppiaggi di Hitler, con immagini tratte da "La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler" con Bruno Ganz e voci dialettali per amplificare l'effetto comico. Ne posto uno tra i tanti…


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