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13 January 2017


Uno smartphone ci salverà?

A cura di Welly

Contrordine, il cellulare fa bene alla salute! Vabbè, non è che ci si riferisca ad una improbabile scoperta di effetti positivi da parte delle onde elettromagnetiche che si prosegue a sospettare possano provocare danni all’organismo, bensì all’opportunità che gli smartphone vengano usati per contrastare ansia e depressione e preservare la salute mentale. Sul sito di La Stampa leggo oggi di uno studio pubblicato dal Journal of Medical Internet Research e condotto da ricercatori della Northwestern University su un campione di 100 persone cui sono stati diagnosticati problemi psichiatrici. A tali persone è stato chiesto di utilizzare, per circa due mesi e diverse volte al giorno, degli smartphone a scopo di gioco; ebbene tutti, ma proprio tutti, ne hanno ricavato benefici a livello mentale. Allo scopo erano state ideate, sempre dai ricercatori della Northwestern University, delle ‘app’ con potenziali effetti positivi sul cervello; “Boost Me” (una specie di agenda che consente di pianificare cose o azioni gratificanti) e “Social Force” (creato proprio perché gli utenti potessero tornare in contatto con le persone positive che avevano perso di vista). Qualcosa di simile è stato sperimentato anche da noi, in Piemonte, dove 30 anziani affetti dal morbo di Alzheimer sono stati invitati a sfidarsi in gruppo con giochi di memoria e logica: anche questo studio, a cura del geriatra Fausto Fantò e della psicologa Chiara Niger, ha rilevato una correlazione tra l’allenamento mentale e un rallentamento dei sintomi della malattia. Se ne deduce che tali strumenti, siano essi ludici o ‘social’, possano essere utilizzati preventivamente, già a partire dai 30 anni di età, quando cioè inizia il declino cognitivo. A questo proposito, la dottoressa Niger consiglia di adottare due buone abitudini quotidiane: leggere a voce alta e fare giochi enigmistici. Quali? La studiosa non ha dubbi: il Sudoku (con cui personalmente mi diletto periodicamente già da qualche anno, evviva!) e il “Bersaglio”, il gioco che richiede l’associazione di parole e che vanta tanti appassionati tra i lettori della Settimana Enigmistica.

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06 January 2017


Brrr... Ci facciamo un vin brulè?

A cura di Welly

Benessere è anche scaldarsi durante un inverno meterologicamente incostante ma ora decisamente virato verso il freddo, un po' in tutta Italia. Scaldarsi con gusto, perché no? e dunque con una bevanda calda ma preparata ad arte, da gustare per strada, seduti su una panchina o a casa, da soli o in compagnia. Sul sito di Repubblica ho trovato qualche giorno fa un articolo illustrato sui drink invernali più diffusi con alcol annesso, dal nostro vin brulè all'irish coffee e ne offro qui una panoramica parziale. Il vin brulè, per la verità, non è una esclusiva italiana ma, con piccole varianti, è una tradizione di vari paesi: in quelli anglosassoni si chiama mulled wine e in Germania e Austria Gluhwein e la ricetta base comprende vino (rosso, generalmente), cannella, chiodi di garofano, buccia d'arancia, limone e zucchero, il tutto bollito per circa 10 minuti, mescolato e filtrato con un colino prima di essere servito. Oltre a scaldare, il vin brulè è un ottimo rimedio per contrastare i sintomi influenzali, con effetti anche antisettici, antibatterici e balsamici. Decisamente irlandese, fin dal nome, è invece l'Irish coffee che si prepara con il whisky irlandese, appunto, cui si aggiungono caffè bollente, zucchero di canne e panna fresca liquida (da mettere per ultima e senza mescolarla con il resto). Meno conosciuta da noi è il "Grog", molto diffusa invece in Nord Europa, composto a base di rum, succo di limone, succo di mela, cannella e zucchero. Il rum è anche alla base della ricetta del punch, insieme a tè nero, cannella, arance e zucchero. Il 'bombardino', molto amato dai frequentatori della montagna, si fa con il Vov (zabaione 'corretto' con il marsala), il rum e la panna montata mentre il sidro di mele caldo (un 'must' nei freddi inverni inglesi) con il tè, limone, timo, cannella, anice stellato, limone, sidro di mele e whisky. Tra le altre bevande segnalate dall'articolo anche il 'Parampampoli', tipico della Valsugana, con una ricetta che viene gelosamente custodita dalla famiglia che la tramanda ma che include diverse varianti non molto dissimili dall'originale: gli ingredienti irrinunciabili sono caffè, zucchero, vino, grappa e miele. Ad ogni bevanda il suo specifico bicchiere o tazza: gustarle da un contenitore in plastica può togliere la metà del piacere!

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30 December 2016


Quando uccide il crepacuore

A cura di Welly

Ha destato molta sensazione la morte, a distanza di un giorno l'una dall'altra, di due stelle hollywoodiane, figlia e madre: il 27 dicembre è scomparsa Carrie Fisher, la celebre Principessa Leila della saga di "Guerre stellari" per le conseguenze di un infarto che l'aveva colpita qualche giorno prima. Il giorno dopo, mentre stava organizzando i funerali della figlia, l'attrice Debbie Reynolds (tra le sue interpretazioni più celebri quella in "Cantando sotto la pioggia" accanto a Gene Kelly) è stata invece colpita da un ictus. Almeno così riportavano i giornali. Leggo oggi sul sito del Corriere della Sera che a stroncare la vita dell'attrice 83enne è una entità clinica ben precisa, ancora sconosciuta fino a qualche anno fa e identificata per la prima volta negli anni '90 del secolo scorso. Si tratta della Sindrome di Tako-Tsubo conosciuta anche come “Broken Heart Syndrome". Come dire "crepacuore" (una scheda esauriente sulla patologie la si trova su benessere.com). La Sindrome esordisce con sintomi simili a quella di un infarto miocardico o di una sindrome coronaria acuta ma la sua specificità consiste nell’essere correlata a stress psichici intensi come possono essere delle forti emozioni, paura, panico, spaventi o lutti, come nel caso di Debbie Reynolds. Uno studio francese di dieci anni fa che prendeva in considerazione una serie di casi studiati a partire dal 2001 ha evidenziato come la Sindrome colpisca sopratutto le donne in condizioni di post-menopausa. In molti casi, una diagnosi tempestiva e corretta può salvare la vita di chi viene colpito dalla Sindrome, riuscendo addirittura a fare completamente regredire la malattia nel giro di poche settimane. Non è stato il caso, evidentemente, della Reynolds. Che non è l'unico caso celebre di "crepacuore" legato alla scomparsa di una persona amata. L'articolo del Corriere ne elenca alcuni: Giulietta Masina che morì 5 mesi dopo la scomparsa del marito Federico Fellini, così come pure Sandra Mondaini dopo Raimondo Vianello. Il cantante country Johnny Cash morì quattro mesi dopo la morte della moglie e collega June Carter (era il 2003) mentre il fato accomuna la Reynolds con il fratello di Pino Mango, Giovanni, che morì appena un giorno il cantante, dopo aver accusato un malore al suo funerale. Poche ore hanno separato la scomparsa del politico Giovanni Amendola da quella della moglie Germaine Lecocq e pochi giorni quella dei due giovani americani, Katie e Dalton Prager, che hanno ispirato il romanzo (e il film) "Colpa delle stelle".

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23 December 2016


La salute della pelle da dieci alimenti

A cura di Welly

Come difendere la pelle dal freddo dell'inverno? Sul Corriere della Sera si suggerisce di farlo con l'alimentazione, elencando quei cibi che possono fornire all'epidermide tutte quelle vitamine, minerali e sostanze nutritive che contrastano o prevengono secchezza e irritazioni. Si comincia con il melograno, che con la ricchezza di polifenoli antiossidanti tra i quali l'acido ellagico, può ridurre la degradazione del collagene e quindi la comparsa delle rughe. Troviamo poi inaspettatamente le patate dolci, per via del loro contenuto di vitamina A (dall'effetto riparatore della pelle) e di betacarotene che favorisce l'idratazione. Vitamina A è presente in buona quantità anche nel cavolo mentre nelle uova si trovano sia le vitamine A e E (che favoriscono il rinnovamento dell'epidermide) che la vitamina B5, Omega 3 e vitamina D, tutti nutrienti della pelle. La regina delle vitamine per la pelle è però la vitamina C, per il suo alto potere antiossidante come pure segnala uno studio pubblicato recentemente sull'American Journal of Clinical Nutrition: bene, quindi, mangiare o bere agrumi, arance, limoni, pompelmi e lime. E, ancora, le noci sono utili a contrastare i radicali liberi e l'invecchiamento della pelle grazie alla presenza dell'acido alfa-linolico mentre le ostriche si distinguono per essere la migliore fonte alimentare di zinco che favorisce la riproduzione cellulare. La salute della pelle viene tutelata dai semi di girasole per il suo contenuto di vitamina E, dal salmone per gli Omega 3 e vitamina D e l'olio di germe di grano per i grassi buoni che accrescono la luminosità della pelle mentre la vitamina E e le ceramidi aiutano a levigare la pelle e a migliorarne l'idratazione. Buon appetito e buon bellezza!

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16 December 2016


È boom dei latti vegetali

A cura di Welly

Il latte vegetale, o meglio le bevande che al latte possono assomigliare per colore, densità e talvolta sapore ma che non provengono dalla mammella di un mammifero, è sempre più gradito dagli italiani. Lo dice un’indagine della Nielsen citata in un articolo che trovo oggi sul sito del quotidiano La Stampa per cui nel 2015 risulta che 8,5 milioni di famiglie ne hanno acquistato almeno una confezione. Parliamo del latte di soia, di avena, di riso ma anche di orzo, frumento, legumi e semi. Bevande che chiamiamo latte solo per convenzione ma senza che la denominazione venga citata espressamente sulle confezioni, poiché proibita dalla legge (per cui “La denominazione legale di Latte è riservata esclusivamente alla commercializzazione del prodotto della secrezione mammaria normale, ottenuto mediante una o più mungiture, senza alcuna aggiunta o sottrazione”, Reg. CE 1308/2013.). La domanda è: dal momento che i latti vegetali sono indicati nel caso di intolleranza al lattosio o di allergia alle proteine del latte vaccino, la loro massiccia diffusione è legata all'aumento di tali patologie? La risposta è no: nel caso dell'allergia alle proteine del latte, in particolare, si tratta di una condizione piuttosto rara. I motivi del boom sono quindi altri e sono elencati nell'articolo citato. A cominciare dalla crescente adesione di molte persone alla dieta vegana, così come a quella ovo vegetariana per arrivare alle diagnosi errate, poiché spesso basate su metodiche non scientificamente validate, di intolleranza al lattosio o altre allergie alimentari. Nulla di male nel consumarli, certo, però un po' di sana informazione al riguardo non guasta. Ed è dunque bene sapere che se si escludono latte e latticini dalla propria dieta senza che ci sia una reale necessità, si corre il rischio di incorrere in carenze nutrizionali, ciò che vale soprattutto per i bambini e per i ragazzi in fase di crescita.

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