Blog
21 July 2017


Tatuaggio all’hennè, attenzione ai rischi

A cura di Welly

Il tatuaggio all’hennè è un’alternativa al tatuaggio tradizionale che presenta il vantaggio di essere temporaneo e anche indolore nella sua applicazione. Ecco quindi che in estate attira immancabilmente tutti quei giovani e giovanissimi (anche bambini) che vogliono sfoggiare un disegno o una scritta senza incorrere nelle ire di quei genitori che non approverebbero un segno indelebile sul corpo dei propri figli. Senonché la sicurezza di tali tatuaggi è ora messa in discussione da uno studio dell’equipe della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Perugia, realizzato da un’equipe diretta dalla Prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria e recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health. Si scopre qui che l’hennè naturale viene spesso mescolato con un potente colorante, la para-fenilendiammina (PPD), che è uno dei più potenti allergeni da contatto. Le conseguenze, per coloro che sono allergici al composto, possono essere reazioni violente con gonfiore e rossore. Altre manifestazioni comprendono prurito, eritemi, vescicole e bolle, orticarie, linfoadenopatie, persino febbre. E, nonostante un’adeguata terapia e l’apparente risoluzione del problema, si può manifestare una ipopigmentazione nella zona del tatuaggio, anche a distanza di un anno dalla sua applicazione. La legge europea in proposito è chiara: la para-fenilendiammina, in campo cosmetico, è ammessa solo per le tinture per capelli e in una concentrazione molto bassa, mai superiore al 6%. E comunque il prodotto deve riportare un’etichetta che segnali la presenza della PPD oppure che metta in guardia su possibili reazioni allergiche. Va da sè che non tutti i tatuatori aggiungono para-fenilendiammina all’hennè naturale ma è bene accertarsi della sicurezza del prodotto al momento dell’applicazione, evitando l’acquisto su Internet di kit che non presentano garanzie così come sarebbe bene non fidarsi dei tatuatori improvvisati, come se ne incontrano sempre più sulle spiagge italiane.

thumb_555.jpg


14 July 2017


Il caffè di lunga vita

A cura di Welly

Il caffè e le sue proprietà sono oggetto di studi e valutazioni da decenni: assolta da tempo la caffeina, il cui effetto stimolante ha valore positivo se assunta in quantità moderata, si è passati negli ultimi anni ad associare il caffè anche a diverse patologie per cui potrebbe avere capacità protettive. La notizia ripresa oggi da vari siti, è che tra le proprietà del caffè vi sarebbe anche quella di allungare la vita. Una tesi portava avanti da due studi entrambi condotti su campioni numericamente sostanziosi e pubblicati contemporaneamente su Annals of Internal Medicine. Uno studio porta la firma di 48 ricercatori coordinati da un epidemiologo dell’International Agency for Research on Cancer, Marc Gunter ed ha preso in esame ben 520.000 persone provenienti da 10 diversi paesi europei; l’altro, condotto da Wendy Setiawan della University of Southern California, ha riguardato 185.000 persone di etnia afroamericana, nippoamericana, latinoamericana e caucasica. Un campione significativo, dunque, sia sul piano della quantità che della provenienza geografica che ha dato risultati omogenei. Per cui i bevitori di caffè (quello anglosassone, cioè molto diluito, ma equiparabile all’espresso che ne concentra la medesima quantità di composti) hanno un rischio di morte inferiore del 12% rispetto a coloro che non bevono caffè, che sale fino al 18% tra coloro che ne bevono tre o più tazze al giorno. Lo studio dice però che anche il caffè decaffeinato può essere associato a una maggiore longevità, e questo perché le proprietà salutari della bevanda non vanno individuate nella caffeina ma in altri composti dagli effetti antiossidanti come i polifenoli, gli acidi clorogenici e i diterpeni. Le malattie dell’apparato digerente e quelle cardiovascolari sono quelle su cui il caffè eserciterebbe un maggiore effetto protettore: è la novità più importante rispetto ai diversi altri studi condotti negli ultimi anni dai quali pure era emerso un legame tra caffè e longevità.

thumb_554.jpg


07 July 2017


Attenti alla salute nei cubetti

A cura di Welly

Fa veramente caldo. Al nord come al sud (per non dire delle isole). E il caldo chiama refrigerio, un po’ di conforto da ricercare in una bevanda fresca, meglio se con ghiaccio. Ma c’è ghiaccio e ghiaccio, ci dicono dall’Istituto Nazionale per il Ghiaccio Alimentare (INGA, ebbene esiste anche questo) come pure dalla televisione inglese, la BBC, che ha condotto un’inchiesta dagli esiti davvero allarmanti. Partiamo da quest’ultima: gli emissari della Tv hanno “battuto” alcune caffetterie del Regno Unito (comprese quella della popolare catena Starbucks) e hanno scoperto che il ghiaccio che viene utilizzato per raffreddare per le bevande era contaminato con batteri in una percentuale del 30%. La notizia è stata ripresa qualche giorno dal sito di La Repubblica, specificando che la contaminazione consiste nella presenza di tracce di batteri fecali coliformi dovuta a vari fattori: la qualità dell’acqua, la conservazione del ghiaccio, l’igiene dei locali dove vengono preparate e somministrate le bevande e infine le superfici con le quali il ghiaccio viene a contatto. Esistono rimedi per scongiurare ogni tipo di contaminazione del ghiaccio (sia esso prodotto industrialmente o in ambito casalingo) e sono elencati in un vademecum predisposto dalla INGA (lo si può trovare sul sito www.ghiaccioalimentare.it e sul quello del Ministero della Salute). Qui segnaliamo solo che il ghiaccio cosiddetto alimentare (e quindi sicuro dal punto di vista sanitario) è tale solo se preparato con acqua potabile ove la potabilità deve rimanere tale anche dopo il processo di raffreddamento, riservando attenzione ai processo di manipolazione e conservazione. Nell’articolo del sito di Repubblica, sono riportate alcune regole per assicurarsi un ghiaccio innocuo fatto in casa: tra le altre si suggerisce di pulire regolarmente il vano refrigerante ogni qual volta si accumulano residui di cibo, di lavare accuratamente le vaschette porta ghiaccio, di refrigerare l’acqua alla temperatura di -18°C e poi di conservarla ad una temperatura minima di - 5/10°C, di isolare le vaschetta portaghiaccio dagli altri alimenti contenuti nel freezer, di rinnovare il ghiaccio (se non utilizzato) per non più di un mese. Assicurarsi, infine, che siano puliti gli utensili da utilizzare per prelevare il ghiaccio e traferirlo dal portaghiaccio ad altri contenitori!

thumb_552.jpg


30 June 2017


Ipertensione e Parkinson, il binomio è malsano

A cura di Welly

L’ipertensione è una condizione caratterizzata da un aumento dei valori della pressione arteriosa ed è il principale fattore di rischio per la patologie cardiovascolari: se i valori della pressione aumentano, il cuore deve compiere uno sforzo supplementare e alla lunga può aumentare di volume mentre il sangue che scorre con pressione elevata può danneggiare i vasi, con ripercussioni su cuore, cervello, reni e occhi. La terapia medica è mirata quindi a portare la pressione ai valori i più possibili normali tramite farmaci “ipotensivi”. Ed è importante curarsi, se ipertesi, non solo per scongiurare le situazioni di cui sopra ma anche - la scoperta è recente - per alleviare i sintomi della malattia di Parkinson. Ipertensione e Parkinson, insomma, sono collegati, come documentato in un lavoro presentato al 3° Congresso dell’Accademia europea di neurologia (EAN) tenutosi ad Amsterdam, i cui risultati sono citati in un articolo apparso stamattina sul sito on line di La Stampa. La ricerca, di provenienza italo-inglese, è stata condotta analizzando i dati provenienti dal database dell’associazione promossa dall’attore Michael J. Fox, da anni affetto dalla malattia di Parkinson. Da qui emerso che i malati di Parkinson che sono anche ipertesi hanno sintomi motori più gravi dei pazienti “normotesi”, come una maggiore rigidità muscolare e un rallentamento delle attività motorie volontarie. Il Dott. Beniamino Giordano del Neurodegeneration Imaging Group del King’s College di Londra, che ha presentato la ricerca al congresso di Amsterdam, precisa che si tratta di dati preliminari e che la comprensione dei nessi tra ipertensione e Parkinson è ancora in una fase iniziale. Ma l’obiettivo è chiaro: se il nesso sarà definitivamente dimostrato, allora i farmaci antiipertensivi si renderebbero particolarmente utili per rallentare la progressione della malattia, con conseguente miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

thumb_550.jpg


23 June 2017


Bianco o integrale pari sono?

A cura di Welly

Anni di sacrifici alimentari legati al consumo di pane integrale, anziché bianco, ed ecco che i dubbi si fanno strada: ma sarà vero che il pane integrale sia più salutare di quello bianco, quando quest’ultimo ha subito un processo di raffinazione che ne ha ridotto la presenza di fibre e proteine? I dubbi emergono da una ricerca del Weizmann Institute of Science di Israele, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e ripresa oggi dal sito di Repubblica. Lo studio israeliano ha preso in oggetto venti volontari (pochi, per la verità) che sono stati sottoposti ad una dieta che comprendeva per una settimana il consumo di pane integrale e per un’altra di pane bianco. Prima e dopo ogni settimana, sono stati monitorati i valori nel sangue. E qui la sorpresa: alcuni volontari che avevano mangiato pane bianco presentavano un livello di zuccheri aumentato, così come pure alcuni di quelli che avevano mangiato pane integrale. Ergo, tra pane bianco e pane integrale non vi sarebbe alcuna differenza clinica. O meglio: l’impatto che il pane di un tipo o di un altro ha sul nostro organismo è da considerarsi soggettivo. E legato al nostro microbiota, ovvero l’insieme dei microorganismi (batteri, funghi, virus, protisti) che convivono nel nostro corpo senza danneggiarlo, quella che viene comunemente chiamata flora batterica. Sarebbe lui a determinare l’effetto di un alimento piuttosto che un altro sul nostro organismo. Una teoria che troverebbe corrispondenza anche da un’altra ricerca condotta qualche anno fa e pubblicata dalla stessa Cell Metabolism con un campione di volontari più ampio. Nulla di definitivo, però: siamo ancora nel campo delle ipotesi e il pane integrale, salvo più documentate smentite, resta da preferire a quello bianco, per quantità superiore di proteine e fibre.

thumb_549.jpg


Offerta del mese
Biochef Axis Cold!Il Meglio a Poco Prezzo!
Offerta del mese

BioChef Axis è il primo estrattore di succo orizzontale della marca australiana BioChef. La filosofia di questa casa produttrice consiste nell'offrire la più alta qualità al miglior prezzo.Robot da cucina: fa pasta (spaghetti e noodles), baguette, sorbetti, gelati, omogeneizzati, salse, latte vegetale, burro di frutta secca e molto altro!BioChef Axis Cold Press Juicer è un eccellente estrattore lento, masticatore orizzontale e robot da cucina.Tutte le parti mobili sono fatte in Tritan!

Vedi prodotto

Novità
Bio-mex Formato Maxii!!850g incluse 2 spugne speciali rettangolari
Novit del mese

Bio-mex .. Grazie ai suoi componenti naturali, biologici e degradabili e’ un aiuto indispensabile per la pulizia della casa e per la gastronomia, scioglie il calcare e il grasso dalle superfici.Ideale per la pulizia e la cura di: acciaio, alluminio, argento, oro, rame, ottone, smalto, stagno, vetro, plastica liscia, legno laccato, ceramica, piastrelle, wc, lavandini, vasche da bagno, lavelli, piani di cottura, pentole, scarpe da ginnastica!
Inoltre e’ anche economico perche' puo' essere un buon sostituto a molti detersivi!
Vedi prodotto

Prenota la tua vacanza benessere!

Cerca

http://www.benessere.com/aec/privacy.htm


copyright © 1999-2017 A.E.C. Advertising and Electronic Commerce srl - CONTATTI | PUBBLICITÀ | SHOPPING ON-LINE | COOKIE POLICY | PRIVACY

A.E.C. Advertising and Electronic Commerce srl - Piazza Pontida, 7, 24122 Bergamo (Italia)
CF/P.IVA 02657150161 | REA: BG-312569 | Capitale sociale 100000 € interamente versato

Società con unico socio, soggetta all’attività di direzione e coordinamento di GUADAFIN s.r.l.