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21 aprile 2017

Se il telefonino ci fa ammalare

Prendiamo familiarità con queste due parole: nomofobia e ringxiety. La prima denomina il timore di non essere raggiunti al telefono cellulare, timore che può sfociare facilmente nell’ossessività. La seconda - crasi tra squillo (ring) e ansia (anxiety) - denomina la tendenza a tenere costantemente sotto controllo il display del telefonino per non perdere eventuali telefonate o messaggi in arrivo. Della prima, in particolare, si sta parlando in questi giorni a Firenze al XVIII Congresso Mondiale di Psichiatria Dinamica, dove si è chiarito che la nomofobia non può essere classificata come un normale disturbo d’ansia ma come una dipendenza e dunque come una patologia. E come per le altre dipendenze, la nomofobia causa interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito cerebrale della ricompensa con manifestazioni che comprendono attacchi di panico, mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea. La tendenza ad essere costantemente connessi e a non perdere mai di vista il proprio telefonino colpisce in particolare persone nella fascia di età che va dai 18 ai 25 anni, accomunati dalla bassa autostima e dai problemi nelle relazioni sociali, per cui sentono la necessità di essere sempre in contatto con gli altri. Questo secondo i dai diffusi dall’Università Federale di Rio de Janeiro. Un’altra ricerca, stavolta proveniente dall’ente di ricerca britannico YouGov, ci dice che 6 ragazzi su 10 tra i 18 e i 29 anni portano il telefonino con sé anche quando vanno a coricarsi, che il 53% manifestano stati d’ansia in caso di batteria scarica, credito terminato o mancanza di connessione. La nomofobia, secondo uno studio americano effettuato dal centro di riabilitazione mentale Morningside Recovery, colpisce circa i due terzi della popolazione americana, decisamente maggiore di quella riscontrata in India dal Dipartimento di Medicina di Comunità, che attribuisce la sindrome al 18% della popolazione. Come si guarisce dalla nomofobia? Al Congresso di Firenze, è stato presentato uno studio della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, che ha monitorato e analizzato oltre 100 testate internazionali di settore e su un panel di 150 esperti di psichiatria dinamica. Il risultato è che la terapia ideale per guarire dalla nomofobia è rappresentata dalla terapia di gruppo in forma di psicodramma, per librare le emozioni e prendere coscienza del problema, viatico per la sua risoluzione.

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  • Tema: Pillole di benessere
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